Arthur Conan Doyle

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle (1859 – 1930), scrittore scozzese.

Citazioni di Arthur Conan Doyle[modifica]

  • Il modo migliore per recitare una parte è quello di viverla. (da L'avventura del detective morente, ne L'ultimo saluto)
  • Il ripudio delle nostre stesse parole è il più grande sacrificio che ci viene richiesto dalla verità. (da Il parassita, in Tutti i racconti fantastici e dell'orrore)

Il mastino dei Baskerville[modifica]

Incipit[modifica]

Sherlock Holmes, che generalmente scendeva molto tardi al mattino tranne che nelle non rare occasioni quando rimaneva alzato tutta la notte, era già seduto al tavolo della colazione. Mi fermai sul tappeto accanto al caminetto a raccogliere il bastone dimenticato la sera prima dal nostro visitatore. Era un bel bastone col pomo rotondo, del tipo comunemente chiamato «Malacca». Proprio sotto l'impugnatura c'era una larga fascia d'argento con l'iscrizione «A James Mortimer, M.R.C.S. dai suoi amici del C.C.H.» e la data «1884». Era proprio il tipo di bastone adatto a un medico di famiglia vecchio stampo – dignitoso, solido, e rassicurante.

Citazioni[modifica]

  • Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare.
  • Tutto ciò che non è noto appare straordinario.
  • Lo studio dei ritratti di famiglia è sufficiente per convertire un uomo alla dottrina della reincarnazione.
  • Ben malvagio dev'essere l'uomo che non abbia una donna che lo pianga. (cap. XIII)

Il ritorno di Sherlock Holmes[modifica]

Incipit[modifica]

Era la primavera del 1894. Tutta Londra e tutti gli ambienti più alla moda erano rimasti colpiti e sconvolti dall'assassinio dell'onorevole Roland Adair, avvenuto in circostanze straordinarie e inspiegabili. Il pubblico era già al corrente di quei particolari del delitto che erano emersi dalle indagini condotte dalla polizia anche se in quell'occasione molti dettagli erano stati tenuti nascosti, poiché i capi d'accusa erano talmente tanti e precisi che non era necessario divulgare i fatti per intero. Solo oggi, dopo che sono trascorsi dieci anni, mi è consentito fornire gli anelli mancanti di quella incredibile catena di eventi. Il delitto era già sensazionale in sé e per sé, ma mai quanto l'inconcepibile sequenza di circostanze che mi sconvolsero e stupirono più di ogni altro evento della mia vita avventurosa.

Citazioni[modifica]

  • Ciò che un uomo può inventare, un altro può scoprire. (da L'avventura degli omini danzanti)
  • Il miglior antidoto al dolore è il lavoro. (da L'avventura della casa vuota)
  • Il tocco supremo dell'artista – sapere quando fermarsi. (da L'avventura del costruttore di Norwood)

Il segno dei quattro[modifica]

Incipit[modifica]

Sherlock Holmes prese il suo flacone dall'angolo della mensola del caminetto e la sua siringa ipodermica da un elegante astuccio di marocchino. Con le dita lunghe e nervose infilò l'ago sottile e arrotolò la manica sinistra della camicia. Per un po', osservò pensoso l'avambraccio muscoloso e il polso, costellati di innumerevoli segni di punture. Alla fine, infilò con gesto deciso la siringa, premette il pistone e si abbandonò nella poltrona di velluto con un lungo sospiro di soddisfazione.

Citazioni[modifica]

  • Alcuni fatti andrebbero soppressi o, quanto meno, trattati con un giusto senso delle proporzioni.
  • Eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.
  • L'amore è una cosa davvero straordinaria e sottile: eravamo lì, due persone che non si erano mai incontrate prima di quel giorno, non si erano mai scambiate una parola né uno sguardo affettuoso; eppure, in quel momento di pericolo, le nostre mani si erano istintivamente cercate. Non ho mai smesso di stupirmene ma, in quel momento, sembrò la cosa più naturale del mondo che io mi volgessi a lei e, come spesso mi ha ripetuto, lei si volgesse istintivamente a me per conforto e protezione. Rimanemmo così, tenendoci per mano come due bambini, e malgrado l'oscurità materiale e morale che ci circondava, c'era la pace nei nostri cuori.
  • La prova principale della vera grandezza di un uomo è la sua percezione della propria piccolezza.
  • Non faccio mai eccezioni. Un'eccezione contraddice la regola.
  • Non posso vivere se non faccio lavorare il cervello. Quale altro scopo c'è nella vita?
  • Per me un cliente non è che un'unità, un fattore in un problema.
  • Quella dell'investigazione è, o dovrebbe essere, una scienza esatta e andrebbe quindi trattata in maniera fredda e distaccata.
  • Sono proprio le soluzioni più semplici quelle che in genere vengono trascurate.

La compagnia bianca[modifica]

  • Due fiumi possono avere la stessa sorgente, eppure possono essere uno limpido e l'altro torbido.
  • È facile per chi sta al sole predicare a chi rimane nell'ombra.
  • Non è poi tanto che siamo partiti da Twynham, Alleyne così dolce e femmineo, e tu, enorme e imbarazzato dalla tua gigantesca corporatura; e ora Alleyne è lo scudiero più valoroso e tu l'arciere più vigoroso che mai siano stati a Bordeaux, mentre io sono sempre lo stesso Samkin, con qualche peccato in più sulla coscienza e qualche corona di meno nella borsa.

Le avventure di Sherlock Holmes[modifica]

Incipit[modifica]

Luca Lamberti[modifica]

Uno scandalo in Boemia

Per Sherlock Holmes lei era la donna. Raramente l'ho sentito riferirsi a questa persona in altro modo; ai suoi occhi ella primeggiava su tutte le altre e le oscurava. Non si può dire che provasse qualcosa di simile a un innamoramento verso questa Irene Adler, dal momento che tutte le emozioni e in particolare l'amore erano aborrite dalla sua mente fredda, precisa e mirabilmente equilibrata. Credo incarnasse il più perfetto meccanismo di osservazione e di ragionamento mai esistito; ma come amante si sarebbe trovato in una posizione ingannevole. Non parlava mai delle più delicate passioni umane, e quando lo faceva era con un sogghigno di disprezzo.
Per l'osservatore che era in lui le passioni servivano a rivelare le motivazioni reali delle azioni umane, ma per l'abile ragionatore ammettere tali intrusioni nel suo temperamento prudente e perfettamente equilibrato equivaleva a introdurre un fattore di disturbo che poteva inficiare i risultati della sua mente. Un'emozione forte in una natura come la sua lo avrebbe irritato più di quanto avrebbe potuto fare della sabbiolina in uno strumento sensibile o un'incrinatura in una delle sue potenti lenti di ingrandimento. Eppure per lui non c'era che una donna, e quella donna, sebbene di dubbia e discutibile memoria, era appunto la defunta Irene Adler.
[Arthur Conan Doyle, Le avventure di Sherlock Holmes, in "Sherlock Holmes. Tutti i racconti", traduzione di Luca Lamberti, Einaudi, 2011. ISBN 9788858404935]

Nicoletta Rosati Bizzotto[modifica]

Uno scandalo in Boemia

Per Sherlock Holmes ella è sempre la donna. Raramente l'ho sentito accennare a lei in altro modo. Ai suoi occhi, supera e annulla tutte le altre esponenti del suo sesso. Non che egli provasse un'emozione simile all'amore nei confronti di Irene Adler. Tutte le emozioni, e quella in particolare, erano respinte con orrore dalla sua mente fredda, precisa, mirabilmente equilibrata. A mio parere, era la più perfetta macchina pensante e ponderante che esista al mondo ma il sentimento amoroso lo avrebbe messo in una posizione falsa. Non parlava mai delle passioni più dolci se non con un sorriso ironico e beffardo. Erano utili all'osservazione — uno strumento eccellente per sollevare il velo che ricopre motivi e azioni dell'umanità. Ma, per un professionista del ragionamento, ammettere questi elementi estranei nel delicato macchinario di precisione del proprio temperamento equivaleva ad introdurre in esso un fattore di distrazione che avrebbe potuto pregiudicarne tutti i risultati mentali. Per un carattere come il suo, un granello di sabbia in uno strumento particolarmente delicato o un'incrinatura in una delle sue potenti lenti non gli avrebbero arrecato maggior disturbo di un'emozione profonda. Pure, non esisteva per lui che un'unica donna, e quella donna era Irene Adler, di dubbia e discutibile memoria.
[Arthur Conan Doyle, Le avventure di Sherlock Holmes, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006]

Citazioni[modifica]

  • Da molto tempo il mio assioma è che le piccole cose sono di gran lunga le più importanti. (da Un caso di identità)
  • È un errore enorme teorizzare a vuoto. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, anziché il viceversa. (da Uno scandalo in Boemia)
  • Il crimine è una cosa comune. La logica è una cosa rara. Quindi, lei dovrebbe concentrarsi più sulla logica che sul crimine. (da L'avventura dei faggi rossi)
  • Il mio sistema personale che voi, Watson, conoscete bene: un sistema fondato sull'osservazione di piccole cose. (da Il mistero di Boscombe Valley, traduzione di Rossana Guarnieri, Fabbri Editori, 2002)
  • La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza. (da La lega dei Capelli Rossi)
  • «Mi ha salvato dalla noia», rispose sbadigliando. «Ahimè! già la sento tornare. La mia vita non è che un continuo sforzo per sfuggire alla banalità dell'esistenza. E questi piccoli problemi mi aiutano». (da La lega dei capelli rossi)
  • La singolarità è quasi sempre un indizio. Più un crimine è anonimo e banale, più è difficile scoprire il colpevole. (da Il mistero di Boscombe Valley)
  • Nulla è più innaturale dell'ovvio. (da Un caso di identità)
  • «Proprio così», rispose accendendosi una sigaretta e sprofondando in poltrona. «Lei vede, ma non osserva. C'è una netta differenza. Per esempio, lei ha visto spesso i gradini che dall'ingresso portano in questa stanza». «Spessissimo».[...] «Quanti sono?» «Quanti? Non lo so». «Appunto! Non ha osservato. Eppure, ha visto. Questo è il nocciolo. Ora, io so che i gradini sono diciassette perché li ho visti ma li ho anche osservati.[...]». (da Uno scandalo in Boemia).
  • Tutto ciò è divertente, anche se elementare, Watson. (da Un caso di identità)
  • La vita è infinitamente più bizzarra di qualsiasi fantasia l'uomo possa concepire. Non oseremmo nemmeno immaginare ciò che in effetti non sono che eventi comuni della nostra esistenza. Se potessimo volare, tenendoci per mano, fuori da quella finestra per osservare dall'alto questa grande città, scoperchiare gentilmente i tetti e osservare le stranezze che accadono, le coincidenze bizzarre, i piani che vengono elaborati, il meraviglioso concatenarsi degli eventi nell'arco delle generazioni e i risultati quanto mai outrè che ne derivano, qualsiasi romanzo con i suoi convenzionalismi e le sue conclusioni scontate ci apparirebbe vieto e trito. (da Un caso di identità).

Le memorie di Sherlock Holmes[modifica]

Incipit[modifica]

«Temo che dovrò andare, Watson», disse Holmes una mattina mentre ci sedevamo a colazione.
«Andare! Dove?»
«A Dartmoor; a King's Pyland.»
Non ne fui sorpreso. Anzi, mi ero stupito che non si fosse già trovato immischiato in quello straordinario evento che era ormai sulla bocca di tutti.

Citazioni[modifica]

  • Non sono fra coloro che considerano la modestia una virtù. Per un uomo dotato di logica, tutte le cose andrebbero viste esattamente come sono, e sottovalutare se stessi significa allontanarsi dalla verità almeno quanto sopravvalutare le proprie doti. (da L'interprete greco)
  • Rifiutarsi di riconoscere un pericolo quando ci pende sulla testa è da stupidi, non da coraggiosi. (da L'ultima avventura)
  • Una deduzione giusta ne suggerisce invariabilmente altre. (da Silver Blaze)
  • Il miglior modo per chiarire le idee è quello di spiegarle ad un'altra persona. (da Silver Blaze)

Uno studio in rosso[modifica]

Incipit[modifica]

Luca Lamberti[modifica]

Nel 1878 mi laureai in medicina all'Università di Londra, poi mi trasferii a Netley per frequentare la specializzazione prevista per i chirurghi militari. Dopo aver completato lì i miei studi, fui conseguentemente destinato al 5° Reggimento Fucilieri Northumberland in qualità di assistente medico. In quel periodo il reggimento era di stanza in India e, prima ancora che lo raggiungessi, scoppiò la seconda guerra afghana. Appena sbarcato a Bombay, appresi che il mio corpo d'armata aveva valicato i passi montani e si trovava già in pieno territorio nemico. Tuttavia partii lo stesso alla volta del reparto cui ero stato assegnato, insieme a molti altri ufficiali che si trovavano nella mia stessa situazione, e riuscii ad arrivare sano e salvo a Kandahar, dove trovai il mio reggimento assumendo immediatamente le mie nuove funzioni.
[Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso, in "Sherlock Holmes. Tutti i romanzi", traduzione di Luca Lamberti, Einaudi, 2009. ISBN 9788858401507]

Nicoletta Rosati Bizzotto[modifica]

Nell'anno 1878, conseguita la laurea in medicina alla London University, mi recai a Netley per seguire il corso di specializzazione come chirurgo militare. Completati i miei studi, fui regolarmente distaccato presso il Quinto Corpo Fucilieri del Northumberland in qualità di assistente chirurgo. All'epoca, il reggimento era di stanza in India e, prima che io potessi raggiungerlo, era scoppiato il secondo conflitto afghano. Sbarcando a Bombay, venni a sapere che il mio reparto aveva già attraversato i passi ed era ormai all'interno del territorio nemico. Molti altri ufficiali si trovavano, comunque, nella mia stessa situazione. Seguimmo quindi il reparto e riuscii a raggiungere sano e salvo Candahar, dove mi ricongiunsi al mio reggimento assumendo subito le mie nuove funzioni.
[Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006]

Alberto Tedeschi[modifica]

Nell'anno 1878 presi la laurea in medicina all'Università di Londra e mi trasferii a Netley per seguire il corso prescritto per i medici militari. Completati i miei studi a Netley, fui destinato al Quinto Reggimento Fucilieri Northumberland, in qualità di assistente chirurgo. A quell'epoca, il reggimento era di stanza in India e prima ancora che io l'avessi raggiunto, era scoppiata la seconda guerra afgana. Sbarcato a Bombay, seppi che le truppe, avanzate attraverso i passi montani, si trovavano già in territorio nemico. Partii ugualmente per raggiungerle, assieme a molti altri ufficiali che si trovavano nella mia stessa situazione, e riuscii ad arrivare sano e salvo a Candahar, dove trovai il mio reggimento e assunsi le mie nuove funzioni.
[Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes Uno studio in rosso, traduzione di Alberto Tedeschi, Arnoldo Mondadori Editore, 1971]

Citazioni[modifica]

  • Dove non c'è immaginazione non c'è orrore. (2006)
  • È un errore confondere ciò che è strano con ciò che è misterioso. Spesso, il delitto più banale è il più incomprensibile proprio perché non presenta aspetti insoliti o particolari, da cui si possono trarre delle deduzioni. (2006)
  • Il filo scarlatto dell'omicidio che si dipana lungo l'incolore matassa della vita; e noi abbiamo il dovere di dipanarlo, e isolarlo, e tirarlo fuori da capo a fondo. (2006)
  • Non avevo nessun parente in Inghilterra ed ero quindi libero come l'aria – o meglio, libero quanto può esserlo un uomo con una rendita di undici scellini e mezzo al giorno. (2006)
  • Non c'è niente di nuovo sotto il sole. Tutto è già stato fatto prima. (2006)
  • Nulla è piccolo per una grande mente. (2006)
  • Se le idee devono interpretare la Natura è necessario che siano altrettanto sconfinate. (2006)
  • Si dice che il genio sia infinita pazienza. [...] Come definizione è pessima, ma calza a pennello al lavoro dell'investigatore. (2006)
  • Testa, vinco io, croce perdi tu. Qualunque cosa facciano, avranno sempre dei sostenitori. Un sot trouve toujours un plus sot qui l'admire.[1] (2006)
  • «Lei mi ricorda il Dupin di Edgar Allan Poe. Non avevo idea che simili persone esistessero nella vita reale.»
    Sherlock Holmes si alzò e accese la pipa.
    «Senza dubbio, crede di farmi un complimento paragonandomi a Dupin» osservò. «Ora, secondo la mia opinione, Dupin era un mediocre. Quel suo trucco di intervenire nei pensieri del suo amico, dopo un quarto d'ora di silenzio, è pretenzioso e superficiale. Senza dubbio, Dupin aveva una certa capacità analitica, ma non era quel fenomeno che Poe sembrava considerarlo.» (1971)[2]
  • «Uno studio in rosso, no? Perché non dovremmo usare un linguaggio artistico? Nella matassa incolore della vita corre il filo rosso del delitto, e il nostro compito consiste nel dipanarlo, nell'isolarlo, nell'esporne ogni pollice.» (1971)

Incipit di alcune opere[modifica]

Il mondo perduto[modifica]

Il signor Hungerton, suo padre, era la persona con meno tatto della terra; leggero, vanesio e distratto, era un uomo buonissimo, ma assolutamente egocentrico. Se esisteva qualcosa che poteva allontanarmi da Gladys, quella era l'idea di averlo per suocero. Sono convinto che credesse con tutto il cuore che mi recassi in visita a The Chestnuts tre volte alla settimana solo per il piacere della sua compagnia, e specialmente per ascoltare le sue opinioni sul bimetallismo, un campo nel quale stava per diventare un'autorità.

Il taccuino di Sherlock Holmes[modifica]

«Ora non può nuocere», fu il commento di Holmes quando, per la decima volta in altrettanti anni, gli chiesi il permesso di poter rendere nota l'avventura che segue. E fu così che finalmente mi venne concesso di raccontare quello che, sotto certi aspetti, fu il momento culminante della carriera del mio amico.

Il vampiro del Sussex[modifica]

Sherlock Holmes aveva letto attentamente un messaggio recapitatogli con l'ultima posta. Poi, con quel ridacchiare asciutto che sulle sue labbra poteva anche sembrare una risata, me lo passò.
«Come miscela di moderno, di medievale, di pratico, e di pazzamente fan­tastico, credo che questo biglietto sia assolutamente insuperabile», disse. «Mi dica il suo pensiero in proposito, Watson.»

L'anello di Thoth[modifica]

John Vance Stuart Smith, membro della Royal Society, residente in Glover Street al n. 147/bis, era un uomo combattivo, duro e deciso, e la bontà dei suoi studi lo aveva facilmente agevolato negli ambienti scientifici internazionali.
Fin dai primordi della sua carriera, aveva sempre dimostrato notevoli capacità per gli studi più astrusi di archeologia. Più si specializzava nella disciplina dell'egittologia, e meglio si rendeva conto delle immense possibilità speculative che il campo poteva offrire alle sue ricerche.

L'ultimo saluto[modifica]

Gli amici di Sherlock Holmes saranno lieti di sapere che è ancora vivo e vegeto anche se talvolta soffre di attacchi reumatici. Da molti anni, vive in una piccola fattoria sulle Dune a cinque miglia da Eastbourne, dove passa il suo tempo dedicandosi alla filosofia e all'agricoltura. Durante questo periodo di riposo, ha rifiutato le offerte più principesche perché si occupasse di vari casi, dal momento che aveva deciso di ritirarsi per sempre. Ma l'approssimarsi del conflitto tedesco lo indusse a porre la sua eccezionale combinazione di abilità intellettuale e di energia pratica al servizio del governo.

La scure d'argento[modifica]

Il 3 dicembre 1861 il Dottor Otto von Hopstein, Regio Professore di Anatomia Comparata all'Università di Budapest e Sovrintendente del Museo dell'Accademia, venne brutalmente e insensatamente assassinato sul selciato mentre entrava nel quadrangolo universitario.
Oltre all'eminente posizione della vittima e alla sua popolarità tra gli studenti e i concittadini, ci furono altri particolari che eccitarono l'interesse della gente, attirando anche l'attenzione dell'Austria e dell'Ungheria sulla sua morte.

La valle della paura[modifica]

«Sarei indotto a pensare...», dissi.
«Anche io», convenne con impazienza Sherlock Holmes.
Credo di essere uno degli uomini più tolleranti e pazienti di questo mondo; ma confesso che quella sarcastica interruzione mi diede fastidio. «Devo proprio dire, Holmes», esclamai in tono seccato, «che a volte lei è davvero irritante.»
Era troppo immerso nei suoi pensieri per controbattere subito.

Orrore in quota[modifica]

L'idea che lo straordinario racconto, conosciuto come il Frammento Joyce-Armstrong, sia un elaborato scherzo di pessimo gusto, architettato da qualcuno afflitto da un sinistro e perverso senso dell'umorismo, è stata abbandonata da tutti quelli che hanno esaminato i fatti. Il più macabro e fantasioso dei cospiratori avrebbe esitato prima di associare le sue morbose fantasie agli incontrastati e tragici fatti che confermano la testimonianza. Sebbene le dichiarazioni contenute nel Frammento siano sorprendenti e anche mostruose, nondimeno, superando l'opinione generale sulla loro veridicità, dobbiamo adattarci alla nuova situazione.

Note[modifica]

  1. Nicolas Boileau, L'Art poétique.
  2. Riferimento al personaggio letterario Auguste Dupin presente in I delitti della Rue Morgue, La lettera rubata e Il mistero di Marie Roget.

Bibliografia[modifica]

  • Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Il mondo perduto: la valle dei dinosauri, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton, 1993.
  • Arthur Conan Doyle, Il taccuino di Sherlock Holmes, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Il ritorno di Sherlock Holmes, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton Compton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Il vampiro del Sussex, traduzione di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, in "Storie di vampiri", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton 1994. ISBN 8879834177
  • Arthur Conan Doyle, L'anello di Thoth, traduzione di Gianni Pilo, in "Storie di mummie", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1998.
  • Arthur Conan Doyle, L'ultimo saluto, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, La scure d'argento, traduzione di Gianni Pilo, in "Storie dell'orrore", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1999. ISBN 8882892492
  • Arthur Conan Doyle, La valle della paura, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Le avventure di Sherlock Holmes, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Le avventure di Sherlock Holmes, in "Sherlock Holmes. Tutti i racconti", traduzione di Luca Lamberti, Einaudi, 2011. ISBN 9788858404935
  • Arthur Conan Doyle, Le memorie di Sherlock Holmes, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Orrore in quota, traduzione di Chicchi Tomaselli, in "Millemondiestate 1986", Mondadori, 1986.
  • Arthur Conan Doyle, Tutti i racconti fantastici e dell'orrore, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton.
  • Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, Newton, 2006.
  • Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso, in "Sherlock Holmes. Tutti i romanzi", traduzione di Luca Lamberti, Einaudi, 2009. ISBN 9788858401507

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]