Pablo Neruda

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la letteratura (1971)
Pablo Neruda

Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliecer Neftalí Reyes Basoalto (1904 – 1973), poeta cileno.

Citazioni di Pablo Neruda[modifica]

  • Oggi lasciate | che sia felice, | io e basta, | con o senza tutti, | essere felice | con l'erba | e la sabbia, | essere felice | con l'aria e la terra, | essere felice | con te, con la tua bocca, | essere felice. (da Ode al giorno felice, in Odi elementari, traduzione di Roberta Bovaia, Guanda)
  • Che hai, che abbiamo, | che ci accade? | Ahi il nostro amore è una corda dura | che ci lega ferendoci | e se vogliamo | uscire dalla nostra ferita, | separarci, | ci stringe un nuovo nodo e ci condanna | a dissanguarci e a bruciarci insieme. (da L'amore, ne I versi del capitano, a cura di Giuseppe Bellini, Passigli)
  • Il bimbo che non gioca non è un bimbo, però l'uomo che non gioca ha perso per sempre il bimbo che viveva in lui e che gli mancherà molto. (da Confesso che ho vissuto, traduzione di Giulio Stocchi e Savino D'Amico, SugarCo, 1974)
  • L'amore, mentre la vita ci incalza, | è semplicemente un'onda alta sopra le onde. (da Cento sonetti d'amore, traduzione di Roberta Bovaia, Guanda)
  • Amo l'amore dei marinai | che baciano e se ne vanno. || Lasciano una promessa. | Mai più ritornano. || In ogni porto una donna attende: | i marinai baciano e se ne vanno. || Una notte si coricano con la morte | nel letto del mare. (da Farewell, in Crepuscolario, a cura di Giuseppe Bellini, Passigli)
  • Amo l'amore che si suddivide | in baci, letto e pane. || Amore che può essere eterno | e può esser fugace. || Amore che vuol liberarsi | per tornare ad amare. (da Farewell, in Crepuscolario)
  • Bella, | come nella pietra fresca | della sorgente, l'acqua | apre un ampio lampo di spuma, | così è il sorriso del tuo volto, | bella. (da Bella, ne I versi del capitano)
  • La poesia è sempre un atto di pace. Il poeta nasce dalla pace come il pane nasce dalla farina. (da Confesso che ho vissuto)
  • La parola è un'ala del silenzio. (dal sonetto XLIV, in Cento sonetti d'amore, a cura di Giuseppe Bellini, Passigli)
  • È così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio. (da Posso scrivere i versi..., in Venti poesie d'amore e una canzone disperata, traduzione di Giuseppe Bellini, Nuova Accademia Editrice, 1963)
  • Per questo devo tornare | a tanti luoghi futuri | per incontrarmi con me stesso | ed esaminarmi senza sosta, | senz'altro testimone che la luna | e poi fischiare di gioia | calpestando pietre e zolle, | senz'altro compito che esistere, | senz'altra famiglia che la strada. (Il vento, in Fine del mondo)
  • La pazzia, una certa pazzia, va molte volte a braccetto con la poesia. (da Confesso che ho vissuto)
  • L'uomo vuol essere pesce e uccello, | il serpente vorrebbe avere ali, | il cane è un leone spaesato, | l'ingegnere vuol essere poeta, | la mosca studia per rondine, | il poeta cerca di imitare la mosca, | ma il gatto | vuole solo esser gatto | ed ogni gatto è gatto | dai baffi alla coda, | dal fiuto al topo vivo, | dalla notte fino ai suoi occhi d'oro. (da Ode al gatto)
  • Io non ricordo a che età, né dove, | se nel grande, umido sud, o sulla temibile | costa, sotto il breve grido del gabbiano, | toccai una mano ed era la mano di Walt Whitman: | solcai la terra con i piedi nudi, andai sull'erba, | sulla ferma rugiada di Walt Whitman. | Durante tutta la mia gioventù questa mano mi tenne compagnia | questa rugiada, sua fermezza di pino patriarcale, | la sua vastità di prateria, la sua missione di pace circolatoria. | Senza sdegnare i doni della terra né la copiosa | curva del capitello né l'iniziale purpurea della saggezza, | tu mi hai insegnato ad essere americano, hai sollevato | i miei occhi ai libri, verso il tesoro dei grani: | ampio nella chiarità nella pianura mi hai fatto vedere | l'alto monte tutelare | - Attraverso echi sotterranei per me hai raccolto ogni cosa, | tutto quel che è spuntato è stato da te raccolto galoppando nell'alfalfa, | cogliendo papaveri per me, visitando fiumi, | accudendo la sera alle cucine.[1]
  • [Riferito a Walt Whitman] Però canta nelle stazioni suburbane la tua voce, | e sui moli vespertini, come acqua scura la tua parola. | Il tuo popolo bianco negro, popolo di poveri popolo semplice | come tutti i popoli, non dimentica la tua campana: | si riunisce cantando sotto la magnitudine della tua vita spaziosa. | Cammina tra i popoli con il tuo amore carezzando | il puro crescere della fraternità sulla terra.[1]

Attribuite[modifica]

  • Muore lentamente chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
[Citazione errata] Questo è il primo verso di una poesia dal titolo ¿Quién muere? diffusasi via posta elettronica e riportata su molti siti web. La poesia viene attribuita erroneamente a Pablo Neruda, come confermano la Fundación Pablo Neruda e Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, editore delle opere di Neruda in Italia. Passigli ha infatti precisato: «Chi conosce la sua poesia si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento». La poesia appartiene in realtà alla scrittrice e poetessa brasiliana Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961.[2]

Poesie erotiche[modifica]

  • È qualcosa che mi rapisce da dentro e mi cresce | immensamente vicino, quando lei è al mio fianco, | è come una marea che s'infrange nei suoi occhi | e bacia la sua bocca, i suoi seni e le sue mani. || Tenerezza di dolore, e dolore d'impossibile, ala dei desideri terribili, | che si agita nella notte della mia carne e della sua | con una forza acuta di frecce nel cielo. (II, È come una marea)
  • Fuggi. Allontanati. Estinguiti. La mia anima deve stare sola. | Deve crocefiggersi, scheggiarsi, girare, | versarsi, corrompersi da sola, | aperta alla marea dei pianti, | bruciando nel ciclone delle furie, | eretta tra i monti e gli uccelli, | annichilirsi, sterminarsi sola, | abbandonata e unica come un faro di spavento. (III, Sei tutta di spume)
  • La tua voce, il tuo viso pallido, la tua tenerezza, i tuoi occhi. | La sottile carezza che ti fa bruciare tutta. | Le due braccia che emergono come giunchi di stupore. | Tutto il tuo corpo acceso di biancore nel ventre. | Le gambe pigre. Le ginocchia. Le spalle. | La chioma di ali nere che volano attorno. | I ragni scuri del pube in riposo. (VII, Anima mia!)
  • Liberami da me. Voglio uscire dalla mia anima. | Io sono questo essere che geme, che brucia, che soffre. | Io sono questo essere che attacca, che urla, che canta. | No, non voglio essere così. | Aiutami a rompere queste porte immense. (VIII, Riempiti di me)

[Pablo Neruda, Poesie erotiche, traduzione di Roberta Bovaia, Guanda]

Venti poesie d'amore e una canzone disperata[modifica]

  • Perché tu possa ascoltarmi | le mie parole | si fanno sottili, a volte, | come impronte di gabbiani sulla spiaggia. (V – Perché tu possa ascoltarmi)
  • Non assomigli più a nessuna da quando ti amo. (XIV – Giochi tutti i giorni con la luce dell'universo)
  • Voglio fare con te | quello che la primavera fa con i ciliegi. (XIV – Giochi tutti i giorni con la luce dell'universo)
  • Mi ricevi | come il vento la vela. | Ti ricevo | come il solco il seme. (Canzone del maschio e della femmina)

[Pablo Neruda, Venti poesie d'amore e una canzone disperata, traduzione di Roberta Bovaia, Guanda.]

Citazioni su Pablo Neruda[modifica]

  • Dacci le tue fiamme, la poesia di fuoco che marcò tiranni, traditori e lacchè. (Miguel Ángel Asturias)
  • Lo diceva Neruda che di giorno si suda – Ma la notte no! – | Lo diceva Picasso, io di giorno mi scasso – Ma la notte no! (Quelli della notte)
  • Un poeta più vicino alla morte che alla filosofia; più vicino al dolore che all'intelligenza; più vicino al sangue che all'inchiostro. (Federico García Lorca)
  • Un uomo vero che ormai sa che il giunco e la rondine sono più eterni della guancia dura della statua. (Federico García Lorca)

Note[modifica]

  1. a b Da Ode a Walt Whitman; citato in Didier Tisdel Jaén, Homenaje a Walt Whitman, traduzione di Biancamaria Tedeschini Lalli, ed. University of Alabama Press, 1969, pp. 30-32.
  2. Cfr. Lorenzo Masetti, Lo diceva Neruda... e Fulvio Totaro, "Non è di Neruda quella poesia e lui non avrebbe gradito la citazione", la Repubblica, 25 gennaio 2008.

Altri progetti[modifica]