A. J. P. Taylor

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Alan John Percivale Taylor (1906 – 1990), storico britannico.

Intervista di Enzo Biagi
  • Fra gli italiani la figura che mi ha appassionato di più è senz'altro Garibaldi. Credo che sia proprio lui, tutto sommato, il personaggio più degno di ammirazione nella vita pubblica del XIX secolo. (p. 232)
  • Credo che le generazioni future non avranno difficoltà nel riconoscere in Mao la figura più importante di questo secolo. (p. 233)
  • Il maggiore contributo alla storia dell'umanità è venuto dalla base, dal lavoro di una massa enorme di persone sconosciute, non dai pochi che stanno al vertice del potere. (p. 233)

[Enzo Biagi, Quante storie, Rizzoli, Milano, 1989. ISBN 88-17-85322-4]

Storia della Germania[modifica]

Incipit[modifica]

La storia tedesca è una storia di estremi. Contiene tutto fuorché moderazione e nel corso di un migliaio di anni i tedeschi hanno sperimentato tutto fuorché la normalità. Hanno dominato l'Europa e sono stati le vittime impotenti della dominazione altrui; hanno goduto di libertà senza confronti in Europa e sono caduti vittime di dispotismi ugualmente senza confronti; hanno prodotto i filosofi più profondi, i musicisti di più alta spiritualità e gli uomini politici più brutali e privi di scrupoli. «Tedesco» ha significato ora un essere così sentimentale, così pio, così leale, da risultare fin troppo buono per questo mondo; e ora un essere così violento, così privo di qualsiasi principio, così corrotto da non meritare di vivere. Entrambe le descrizioni sono vere: sia l'uno che l'altro tipo di tedeschi è esistito non solo nella stessa epoca, ma nelle medesime persone. È solo la persona normale, né particolarmente buona né particolarmente cattiva, sana, equilibrata, moderata, che non ha mai impresso il suo marchio sulla storia tedesca.

Citazioni[modifica]

  • La spinta tedesca verso oriente contro i popoli slavi, che operò in maniera costante fin dall'XI secolo, aveva due aspetti distinti. L'uno era il metodo della conquista militare, che portò alla creazione della Prussia-Brandeburgo: gli slavi vennero assoggettati, e al loro posto veniva non già il popolo tedesco, ma l'oppressore Junker[1] privo di sentimento nazionale, che nutriva invero altrettanto disprezzo per i borghesi tedeschi che per i suoi stessi contadini slavi. L'altro metodo, ch'era di gran lungo il più diffuso, consisteva nella penetrazione economica per mezzo della classe mercantile tedesca. (Capitolo I. La Germania divisa: il retaggio del Sacro Romano Impero, p. 29)
  • La Rivoluzione francese trasformò la Germania quasi altrettanto profondamente della Francia: l'antico ordine politico, ed in talune zone del paese l'antico ordine sociale, subirono un mutamento tale da divenire quasi irriconoscibili. Ma queste grandi trasformazioni ebbero luogo in maniera fondamentalmente diversa. In Francia la Rivoluzione fu l'opera del popolo francese: le sue sofferenze ed i suoi sforzi insegnarono a questo ultimo la lezione essenziale della politica, la lezione del potere. [...] In Germania, quanti desideravano le riforme liberali non fecero nulla per promuovere la loro causa; aspettarono passivamente, sia pure piagnucolando, di essere liberati dai francesi, e la forza che in Germania spalancò la porta al talento non fu la forza dei contadini tedeschi, ma quella dei contadini francesi nella sua forma organizzata dell'esercito francese. (Capitolo II. La preponderanza francese [1792-1814], p. 32)
  • L'educazione prussiana delle classi medie prima, delle masse poi, era la meraviglia dell'Europa del XIX secolo: ma pochi al di fuori della Germania ne comprendevano le finalità. Il maestro elementare, l'insegnante di scuola secondaria, il professore universitario, erano tutti servitori dello Stato prussiano, che assolvevano con entusiasmo un compito secondo in importanza solo a quello dei comandanti militari. [...] L'educazione prussiana, e più tardi quella tedesca, era una gigantesca macchina di conquista, tanto più efficace in quanto era manovrata da volontari. (Capitolo II. La preponderanza francese [1792-1814], p. 45)

Storia della prima guerra mondiale[modifica]

Incipit[modifica]

Il 28 giugno 1900 l'arciduca Francesco Ferdinando sposava la contessa Sofia Chotek: fu una cerimonia triste e dimessa. L'arciduca era l'erede al trono degli Asburgo e a tempo debito sarebbe divenuto imperatore d'Austria e re d'Ungheria e di qualche altra cosa ancora. Invece Sofia Chotek era solo una contessa, cioè non aveva titoli sufficienti per sposare un principe imperiale della casa d'Asburgo. I figli nati da quel matrimonio non potevano entrare nell'ordine di successione. Francesco Ferdinando firmò la rinunzia. La contessa pertanto non poté diventare arciduchessa né tanto meno altezza imperiale. Molti devoti sostenitori della monarchia ne trassero cattivi auspici per la dinastia degli Asburgo. Ma nessuno poteva intuire che Francesco Ferdinando aveva fissato la data della sua morte il giorno stesso delle nozze, e tanto meno che queste avrebbero portato alla morte milioni di persone. Fu infatti questo matrimonio che dette fuoco alle polveri della prima guerra mondiale.

Explicit[modifica]

Tutti i popoli lottarono per un mondo migliore pur senza perdere di vista possibili vantaggi per il loro paese. Ludendorff definì i soldati inglesi «leoni guidati da un branco di somari», ma la definizione vale non solo per gli inglesi o per i soldati: tutti i popoli si trovarono nella stessa barca. La guerra così come si andò evolvendo era troppo oltre le capacità dei generali e degli uomini politici del tempo. Clemenceau aveva detto: «La guerra è una cosa troppo seria perché si possa lasciarla ai generali». L'esperienza dimostrò che era una cosa troppo seria anche per lasciarla gli uomini politici.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • A. J. P. Taylor, Storia della Germania (The course of german history), traduzione dall'originale inglese di Alberto Aquarone, Longanesi, Milano, 1971.
  • A. J. P. Taylor, Storia della prima guerra mondiale (The First World War - An Illustrated History), traduzione di Piero Pieroni, Vallecchi, Firenze, 1967.

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