Antifonte

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Antifonte (480 a.C. circa – 411 a.C.), filosofo greco.

  • Acuta è la battuta di Antifonte: poiché uno aveva tratto un cattivo presagio dal fatto che una scrofa aveva mangiato i porcellini, Antifonte, avendola vista molto magra a causa della spilorceria del suo allevatore, disse: «Gioisci di questo segno, perché, pur essendo cosi affamata, non ha mangiato i tuoi figli!». (Clemente Alessandrino, Miscellanea, VII, 24)[1]
  • In tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo e verso la salute, e verso la malattia e verso tutti gli altri aspetti della vita. (fr. DK 87 B 2)[2]
  • Se si seppellisse un letto e la putredine del legno diventasse viva non nascerebbe un letto, ma legno. (fr. DK 87 B 15)[3]
  • Giustizia consiste nel non trasgredire alcuna delle leggi dello Stato di cui uno sia cittadino; e perciò l'individuo applicherà nel modo a lui piú vantaggioso la giustizia, se farà gran conto delle leggi, di fronte a testimoni; ma in assenza di testimoni, seguirà piuttosto le norme di natura; perché le norme di legge sono accessorie, quelle di natura, essenziali; quelle di legge sono concordate, non native: quelle di natura, sono native, non concordate. Perciò, se uno trasgredisce le norme di legge, finché sfugge agli autori di esse, va esente da biasimo e da pena; se non sfugge, no. Ma se invece violenta oltre il possibile le norme poste in noi da natura, se anche nessuno se ne accorga, non minore è il male, né è maggiore se anche tutti lo sappiano; perché si offende non l'opinione, ma la verità. (fr. DK 87 B 44 A)[2]
  • Noi rispettiamo e veneriamo chi è di nobile origine, ma chi è di natali oscuri, né lo rispettiamo, né l'onoriamo. In questo, ci comportiamo gli uni verso gli altri da barbari, poiché di natura tutti siamo assolutamente uguali, sia Greci che barbari. Basta osservare le necessità naturali proprie di tutti gli uomini [...] nessuno di noi può esser definito né come barbaro né come greco. Tutti infatti respiriamo l'aria con la bocca e con le narici. (fr. DK 87 B 44 B)[2]
  • La vita assomiglia a un effimera vigilia,[4] la lunghezza della vita alla durata, per così dire, d'un giorno; nel quale, appena dato uno sguardo alla luce, lasciamo la consegna agli altri che sopravverranno. (fr. DK 87 B 50)[3]
  • Non ci è concesso ricollocare la vita come una pedina.[5] (da Della concordia, fr. DK 87 B 52)[3]
  • Ci son di quelli che non vivono la vita presente, ma si preparano con molto zelo come se dovessero vivere non il presente, ma una qualche altra vita; e intanto il tempo si perde e fugge via. (fr. DK 87 B 53 a)[3]

Note[modifica]

  1. Citato in I presocratici, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, 2006
  2. a b c Citato in I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di Gabriele Giannantoni, traduzione di Gabriele Giannantoni et al, Laterza, 1969.
  3. a b c d Citato in I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di Gabriele Giannantoni, traduzione di Gabriele Giannantoni et al, Laterza, 19832.
  4. Nel senso di «turno di guardia».
  5. Nel senso che non si può rivivere da capo, anche se ci si pente della vita precedente. Il riferimento è al gioco greco del tavoliere.

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