Arrigo Petacco

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Arrigo Petacco (1929 – 2018), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Arrigo Petacco[modifica]

  • [Su Norma Cossetto, vittima delle foibe] Alla memoria di Norma, la cui famiglia lamentava altri sette infoibati, nel dopoguerra venne un riconoscimento autorevole. L’Università di Padova, su proposta di Concetto Marchesi e con l’unanimità del Consiglio della facoltà di lettere e filosofia, le conferì la laurea honoris causa. In quell’occasione, qualcuno obiettò che Norma non meritava tale riconoscimento perché "non era caduta per la libertà", ma Concetto Marchesi, benché militante comunista, affermò che Norma Cossetto era caduta per l’italianità dell’Istria e che meritava più di chiunque altro quel riconoscimento.[1]
  • Cavour, Garibaldi e Mazzini sono i padri della Patria ma per la verità si odiavano, tutti quanti tra di loro si odiavano moltissimo. Cavour ha giocato Garibaldi, lo ha strumentalizzato, Garibaldi si è difeso contro di lui, Mazzini era odiato da entrambi, però la Storia li vuole tutti insieme perché tutto sommato tutti e tre hanno contribuito all'unificazione nazionale (Intervista ad Arrigo Petacco autore del "Il Regno del Sud")
  • «Crocco» però non era un patriota, bensì un criminale comune feroce e sanguinario. (da La regina del sud, Mondadori, 1992, p. 176)
  • Il Meridione non era in mano a un Paese abbandonato come lo racconta la storia risorgimentale, a Napoli c'era la ferrovia prima che a Torino, a Napoli costruivano le prime navi a vapore che a Genova non le costruivano ancora, nel Regno di Napoli c'erano le acciaierie, il ferro, la ghisa, costruivano già i ponti di ferro! C'era già in embrione una notevole promessa di sviluppo industriale. I nordisti si presero tutto, arrivò un certo Bastogi da Livorno che si prese tutto il monopolio delle ferrovie e praticamente il nord impedì al sud di crescere ed è venuto fuori quello che è venuto fuori. (Intervista ad Arrigo Petacco autore del "Il Regno del Sud")
  • L'uccisione di Umberto I – a quanto riportò [Joe Petrosino] – era il risultato di un complotto ordito a Paterson da un gruppo di affiliati alla «vera» Mano Nera: quella anarchica. Gaetano Bresci era stato estratto a sorte, quale esecutore del regicidio, mediante l'estrazione dei numeri della tombola, un sistema molto in uso anche fra i malviventi di New York. (da Joe Petrosino, Oscar Storia, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 2001, p. 51)
  • La morte di Norma Cossetto, istriana di Santa Domenica di Visinada, un paesino vicino a Visignano, è uno dei tanti episodi drammatici che simboleggiano la bestiale ondata di violenza che si abbatté sugli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia dopo l’8 settembre del 1943. Ma è forse l’unico che si può raccontare dall’inizio alla fine.[1]
  • [Su Norma Cossetto, vittima delle foibe] Norma, come racconta lo storico istriano Antonio Pitamitz, aveva 23 anni ed apparteneva ad una famiglia di possidenti. Suo padre aveva ricoperto incarichi nella locale sezione del partito fascista. Nell’estate del 1943, la giovane, iscritta all’Università di Padova e allieva del professor Concetto Marchesi, stava preparando la tesi di laurea dedicata alla storia della sua Istria. Aveva scelto il titolo dal colore della sua terra fertile e arrossata dalla presenza della bauxite: "Istria Rossa". Un soggetto classico destinato ad approfondire quella ricerca storica e culturale che da tempo conduceva per sostenere, con la testimonianza della pluricentenaria civiltà latina e veneziana, l’italianità di quelle terre che gli slavi rivendicavano. La figura di Norma era diventata familiare agli abitanti del circondario. Girava in bicicletta da un paese all’altro visitando municipi e canoniche per frugare negli archivi e sfogliare vecchie carte. Era uno studio in cui metteva tutto il suo giovanile entusiasmo, ma non poté condurlo a termine. Il 26 settembre venne infatti prelevata da una volante rossa, composta di comunisti italiani e croati, e rinchiusa nell’ex caserma dei carabinieri di Visignano. Qui i suoi carcerieri cercarono con blandizie e minacce di convincerla a collaborare e di aderire al loro movimento, ma Norma rifiutò recisamente. Fu allora trasferita insieme ad altri parenti ed amici, arrestati come lei, in un carcere di Antignana dove ebbe inizio per la giovane una straziante via crucis. Nei giorni che seguirono, la prigioniera dovette subire ogni sorta di tormenti. Fu anche legata sopra un tavolo e violentata ripetutamente dai suoi aguzzini.[1]
  • [Su Norma Cossetto, vittima delle foibe] Una donna che abitava nei pressi della scuola-prigione, udendo i suoi lamenti, ebbe il coraggio, verso sera, di avvicinarsi alle imposte: Norma, ancora legata al tavolo, invocava i genitori, chiedeva aiuto, chiedeva acqua, chiedeva pietà. Dopo giorni di sofferenza, la povera ragazza fu condotta nel paese di Santa Domenica dove il solito «Tribunale del popolo» la condannò sbrigativamente a morte insieme ad altri ventisei compagni di sventura. Per tutti, la tomba doveva essere una foiba di Villa Surani. I morituri furono legati insieme e scortati fino al luogo dell’esecuzione da sedici partigiani titini. Norma non si reggeva in piedi, ma prima di precipitarla nella voragine, i giustizieri vollero ancora approfittare di lei. E dopo avere infierito su quel povero corpo ormai inanimato, le recisero i seni e le conficcarono un legno nei genitali.[1]

L'uomo della Provvidenza[modifica]

Incipit[modifica]

Ora che, dopo avere proiettato la sua ombra inquietante su tutto il XX secolo, è stato finalmente sdoganato dall'attualità e collocato nella storia, ora che ci è consentito trattarlo in maniera asettica, come Cavour, Crispi o Giolitti, senza lasciarci sopraffare dalle emozioni, possiamo trovarci d'accordo nel dire che Benito Mussolini fu, nel bene e nel male un grande uomo, un grande rivoluzionario un grande politico, un grande statista? Nessun italiano, prima e dopo di lui, ha mai suscitato tanto entusiasmo, tanto isterismo, tanta speranza, tanto orgoglioso patriottismo e tanto dolore. Nessun italiano è stato più amato e più rinnegato, nessuno ha lasciato dietro di sé tanto amore, tanto odio e tanta rovina.

Citazioni[modifica]

  • [Mussolini] Rivoluzionario, socialista, pacifista, interventista, repubblicano, monarchico, e infine Duce e condottiero, egli si distingue da Lenin, da Hitler e dagli altri dittatori del suo tempo proprio per questa sua funambolica capacità di trasformarsi. Quelli conquistarono il potere fidando su incrollabili certezza e obbedendo a schemi precedentemente stabiliti, lui lo conquistò mutando i suoi programmi in corso d'opera con la disinvoltura di un esperto giocoliere. (cap. 1, p. 4)
  • Costretto a cercare una via d'uscita fra una destra acefala, reazionaria e spaventata e una sinistra impazzita che «voleva fare come in Russia», Mussolini riuscì, con l'uso spregiudicato della persuasione e della violenza, a organizzare un partito nuovo e diverso compiendo il «miracolo» di unire nello stesso fascio monarchici e repubblicani, cattolici e anticlericali, estremisti di destra ed estremisti di sinistra. (cap. 1, p. 4)
  • Angelica [Balabanoff] (destinata a diventare commissario del popolo del primo governo bolscevico e poi, dopo l'abiura, la ninfa Egeria dei socialdemocratici italiani) compensava la sua scarsa venustà con una vivace intelligenza. Più vecchia di otto anni del suo «Benitoscha», come lei lo chiamava, prese il giovane rivoluzionario italiano [Benito Mussolini] sotto la sua ala protettrice e lo introdusse negli ambienti della sinistra tradizionale facendogli conoscere, fra gli altri, anche un suo «ex» dal nome ancora oscuro: Vladimir Il'ič Ul'janov, poi ribattezzato Lenin. Di lui, anni dopo, Mussolini ricorderà: «Era un gran sentimentale: come me amava molto la musica». (cap. 3, p. 22)
  • I più temibili concorrenti di Hitler sono Gregor Strasser ed Ernst Röhm che godono di una popolarità quasi uguale a quella del Führer e che si oppongono alle sue aperture verso la destra economica e gli Elmetti d'acciaio[2]. (cap. 11, p. 160)

Note[modifica]

  1. a b c d Da L’esodo. La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, Mondadori, Milano, 1999, pp. 60-62, Citato in Il giorno del ricordo: una via intitolata a Norma Cossetto, legnanonews.com, 2 febbraio 2012
  2. Stahlhelm, Bund der Frontsoldaten (Elmetti d'acciaio, Lega dei soldati del fronte), organizzazione paramilitare tedesca fondata nel 1918.

Bibliografia[modifica]

Arrigo Petacco, L'uomo della Provvidenza Mussolini, ascesa e caduta di un mito, Oscar storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2006. ISBN 978-88-04-55393-9

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