Bob Dylan

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Bob Dylan, pseudonimo di Robert Allen Zimmerman (1941 – vivente), compositore, musicista e cantante statunitense, oltre che attore e regista.

Bob Dylan


Citazioni di Bob Dylan[modifica]

  • Io accetto il caos, ma non son sicuro che lui accetti me. (dalle note di copertina di Bringing It All Back Home)
I accept chaos, I am not sure whether it accepts me
  • La musica tradizionale è basata su esagrammi. Proviene dalle bibbie, da epidemie e carestie, e gira intorno alla morte. (citato in Corriere della sera, 15 luglio 2006)
  • Ma che mi dici delle canzoni che canti sulla scena? Non sono che il modo in cui la mia felicità si dipana. (da 11 Outlined Epitaphs, 6)
  • Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra, certo, ma tanto il mondo è gestito da coloro che non ascoltano mai musica. (da Tarantula, traduzione di Andrea D'Anna, Feltrinelli, 2007)
  • Sì, sono un ladro di pensieri | ma non un ladro d'anime, prego | ho costruito e ricostruito | su ciò che è in attesa | perché la sabbia sulle spiagge | scolpisce molti castelli | su quel che è stato aperto | prima della mia epoca | una parola, un motivetto, una storia, un verso | chiavi al vento per aprirmi la mente |e per garantire alle mie idee da armadio un'aria da cortile. (da 11 Outlined Epitaphs)
  • Sono Bob Dylan soltanto quando devo esserlo», il resto del tempo sono me stesso. (citato in Corriere della sera, 15 luglio 2006)
  • [Alla domanda: «Perché ha smesso di cantare canzoni di protesta?»] Tutte le mie canzoni sono canzoni di protesta. (dal film "No direction home")

Citazioni tratte da canzoni[modifica]

The Freewheelin' Bob Dylan[modifica]

  • How many roads must a man walk down | Before you call him a man? (da Blowin' in the Wind, n.° 1)
Quante strade deve percorrere un uomo | prima che lo si possa chiamare uomo?

Another Side of Bob Dylan[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1964, prodotto da Tom Wilson.

  • Good and bad, I defined these terms quite clear, no doubt, somehow. Ah, but I was so much older then, I'm younger than that now. (da My Back Pages, n.° 8)
Bene e male, ho definito questi termini abbastanza chiaramente, senza dubbio, in qualche modo. Ah, ma ero così vecchio allora, adesso sono più giovane.
  • You say you're lookin' for someone Never weak but always strong To protect you an' defend you Whether you are right or wrong Someone to open each and every door But it ain't me, babe No, no, no, it ain't me, babe It ain't me you're lookin' for, babe. (da It Ain't Me, Babe, n.° 11)

Bringing it all back Home[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1965, prodotto da Tom Wilson.

  • You don't need a weatherman to know which way the wind blows. (da Subterranean Homesick Blues, n.° 1)
Non hai bisogno di un meteorologo per sapere da che parte tira il vento
  • Well, I try my best | To be just like I am, | But everybody wants you | To be just like them. (da Maggie's farm, n.° 3)
Beh, faccio del mio meglio | per essere come sono | ma tutti vogliono | che sia come loro
  • She knows there's no success like failure, and the failure's no success at all. (da Love Minus Zero/No Limit, n.° 4)
Sa che non c'è successo come il fallimento, ed il fallimento non è per nulla un successo
  • Don't ask me nothin' about nothin', I just might tell you the truth. (da Outlaw Blues, n.° 5)
Non chiedetemi nulla a proposito di niente, potrei solo dirvi la verità
  • I might look like Robert Ford but I feel just like a Jesse James. (da Outlaw Blues, 1965)
Posso assomigliare a Robert Ford, ma mi sento come Jesse James
  • They asked me for some collateral and I pulled down my pants. (da Bob Dylan 115th Dream, n.° 7)
Mi chiesero qualche garanzia, abbassai i pantaloni
  • Even the president of the United States sometimes must have to stand naked. (da It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding), n.° 10)
Persino il presidente degli Stati Uniti qualche volta deve restare nudo

Highway 61 Revisited[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1965, prodotto da Bob Johnston.

  • How does it feel To be on your own With no direction home Like a complete unknown Like a rolling stone? (da Like a rolling stone, n.° 1)
Come ci si sente a stare da solo senza sapere dove è casa, come un completo sconosciuto, come una pietra che rotola?
  • When you got nothing, you got nothing to lose. (da Like a Rolling Stone, n.° 1)
Quando non possiedi nulla, non hai nulla da perdere.
  • The sun is not yellow, is chicken. (da Tombstone Blues, 1965)
Il sole non è giallo, è vigliacco

Blonde on Blonde[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1966, prodotto da Bob Johnston.

  • To live outside the law, you must be honest. (da Absolutely Sweet Marie, n.° 11)
Per vivere al di fuori della legge, devi essere onesto
  • Chiunque, è vero, può essere uguale a me (ovviamente), ma è anche vero che non tutti possono essere uguali a te (fortunatamente)

Infidels[modifica]

Etichetta: Sony, 1983, prodotto da Bob Dylan e Mark Knopfler.

  • You know sometimes Satan comes as a man of peace. (da Man of peace, n.° 5)
Si sa che talvolta Satana viene come un uomo di pace


Citazioni tratte dalle interviste [1][modifica]

  • I libri erano qualcosa di speciale, qualcosa di davvero speciale. Leggevo molte pagine ad alta voce e mi piaceva il suono delle parole, il loro linguaggio.
  • Non criticare quello che non puoi capire.
  • – Perché sei così preso da James Dean?

- Per la stessa ragione per cui ti piace qualcuno, credo. Riconosci in lui qualcosa di te stesso.

  • Per vivere senza leggi bisogna essere persone oneste.
  • Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.
  • Le macchine fotografiche mi fanno girare le palle. Non importa chi le usa, potrebbe essere anche un membro della mia famiglia; è che le macchine fotografiche mi danno delle sensazioni spaventose... rendono le persone spettri" (1990)
  • [Sull'armonica] La cosa è un po' vaga ma diciamo che a differenza di tutti io soffiavo più note di quante ne aspirassi. Ovviamente il modo corretto di suonare l'armonica blues era quello di Little Walter o Sonny Boy Williamson, i quali aspirano la maggior parte delle note; io invece di preferenza soffiavo, perché ero l'unico a fare una cosa del genere. Ecco come venne fuori il mio caratteristico sound di armonica e chitarra, che non avevo mai sentito fino ad allora: quasi per caso... (1978)
  • "Non consiglierei a nessuno di drogarsi, e per certo non di usare droghe pesanti; le droghe pesanti sono dei farmaci, ma l'oppio, l'hashish, l'erba... bè non sono neanche droghe. Ti alterano semplicemente un po' la mente, niente di più. Penso che tutti dovrebbero alterarsi un po' la mente, di tanto in tanto" (1966)
  • "In tutti i club circolava un sacco d'erba; era sempre stato facile trovarla in tutti i jazz club, e anche in quelli folk, e tutti i musicisti ne facevano uso... Quando vennero fuori gli allucinogeni, tutto sembrò diventare irrilevante, perché essi non avevano niente a che fare con il suonare o lo scrivere poesie... La gente si alterava il cervello e pensava di essere ciò che non era, che so, un uccello, un idrante, o chissà cosa" (1978)
  • [FOLK-ROCK]"Le cose mi andavano bene... Cantare e suonare mi davano una certa sicurezza, ma devo dire che stavo cominciando ad annoiarmi. Non potevo più salire sul palco e suonare in quel modo, perciò cominciai a pensare di abbandonare. Ormai andavo sul sicuro: sapevo cosa avrebbe fatto il pubblico, come avrebbe reagito – ormai era una cosa automatica... Quello che faccio adesso è tutta un'altra cosa. Non suoniamo rock, non è un sound duro. Certa gente lo chiama folk-rock, il che è un termine piuttosto semplicistico, buono forse per far vendere più dischi; per quel che mi riguarda, non so proprio di cosa si tratti, so solo che non può essere chiamato folk-rock. Rappresenta tutto un modo di fare le cose" (1965)
  • [GIORNALISTI]"Mi pongono sempre la domanda sbagliata, tipo: "Cos'hai mangiato per colazione?" o "Qual è il tuo colore preferito?", roba del genere. Vedi, i giornalisti che lavorano per i quotidiani sono soltanto scrittori in difficoltà, romanzieri frustrati, e sembrano sempre avere la tendenza ad appiccicarmi le più folli etichette. Hanno un sacco di idee preconcette su di me, e così io mi diverto a prenderli per i fondelli" (1965)
  • [INCIDENTE MOTOCICLISTICO]"Era mattina presto, molto presto, e mi trovavo in cima a una collina, a Woodstock. Non ricordo come accadde. Rimasi accecato dal sole... Stavo guidando controsole, e guardai in alto, anche se, ricordo, da piccolo qualcuno mi aveva detto di non farlo mai... Rimasi accecato per qualche secondo, o mi feci prendere dal panico, o qualcosa del genere, non so. Fatto sta che frenai bruscamente, la ruota posteriore si bloccò ed io volai per aria... Sara mi seguiva in auto, e così poté raccogliermi. Passai una settimana all'ospedale, poi venni trasferito a casa di questo dottore, nel suo attico. C'era un letto in quell'attico, e una finestra che dava sull'esterno. Sara rimase con me tutto il tempo" (1987)
  • [ISPIRAZIONE]"Un bel giorno del 1968, si fa per dire, le luci si spensero. Da allora ebbi più o meno una specie di amnesia... Mi ci volle un sacco di tempo prima di riuscire a fare in modo conscio quello che fino a quel momento avevo fatto inconsciamente" (1978)
  • "È difficile riuscire a essere liberi con una canzone – riuscire a farvi entrare tutto. Le canzoni hanno troppi limiti... Woody Guthrie una volta mi disse che le canzoni non devono essere tali, ma si sbagliava; devono avere una forma, per potersi adattare alla musica. Si possono modificare le parole e in parte anche la metrica, ma una struttura deve pur sempre esserci; ho raggiunto un maggiore grado di libertà con le mie canzoni più recenti, ma nonostante tutto mi sento ancora limitato. Ecco perché scrivo un sacco di poesie, se questa è la parola giusta per indicare ciò che scrivo; la poesia può creare da sé la propria forma" (1964)
  • "Ero terrorizzato dall'idea che non sarei vissuto a lungo, così scrivevo le mie poesie su qualunque cosa mi capitasse sottomano – le copertine dei miei album, di quelli di Joan, ovunque..." (1965)
  • "Non cominciai a scrivere poesie finché non ebbi terminato il liceo. Avevo diciott'anni o giù di lì quando scoprii Ginsberg, Gary Snyder, Phillip Whalen, Frank O'Hara e gli altri. Poi risalii indietro nel tempo, e cominciai a leggere i francesi, Rimbaud e Francois Villon" (1985)
  • Mi trovo a mio agio col blues perché la sua struttura è molto semplice e ti consente di dire quello che vuoi in maniera estremamente immediata. Bastano due frasi e anche solo la prima frase. È una forma piuttosto affascinante proprio a causa della sua estrema semplicità" (1989)
  • "Non sono io che ho creato Bob Dylan, Bob Dylan è sempre esistito... e sempre esisterà. Bob Dylan c'era già quando ero bambino" (1978)
  • D: Potrebbe dirmi tra i cantanti folk quanti oggi potrebbero venire classificati come cantanti di protesta?

Dylan: Non ho capito. Può ripetermi la domanda? D: Quante sono le persone che sono impegnate nello stesso ambito nel quale è attivo lei, quanti sono i cantanti di protesta? Per dirla altrimenti, quanti sono coloro che utilizzano la loro musica quale forma di protesta nei confronti delle attuali condizioni della società? Dylan: Quanti? Centotrentasei." (1965)

  • D: Si considera un cantante di protesta?

Dylan: No. Quelli che canto io sono brani matematici (1965)

  • Credo che il mio principale idolo in scena, e perfino al di fuori della scena, il personaggio che mi ballava per la mente in continuazione, era Charlie Chaplin" (1962)
  • "Suono sempre come se nessuno là fuori avesse mai sentito parlare di me. Se non si fa così, si finisce per diventare un po' troppo sufficienti e non si riesce a capire il pubblico. Si comincia a dare per scontate troppe cose" (1989)
  • Domanda: "Quanto denaro possiedi?"

Dylan: "Possiedo circa 75 milioni di dollari, tutti stipati nella fodera del mio giubbotto" (1966)

  • "Dopo che hai realizzato così tanti dischi, e gli anni continuano a passare, è come se a volte... proprio non capisci più se... beh, sto facendo ancora tutto questo perché voglio farlo, oppure perché è quello che ci si aspetta da me?" (1991)
  • "Avevo subito bisogno di un nome e ho scelto Dylan. Mi è venuto in mente così senza pensarci su troppo... Dylan Thomas non c'entrava affatto, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Ovviamente sapevo chi fosse Dylan Thomas ma non ho affatto scelto deliberatamente di riprendere il suo nome. Ho fatto più io per Dylan Thomas di quanto lui abbia mai fatto per me" (1968)
  • D: Ha qualche importante filosofia da proporre al mondo?

Dylan: Non bevo superalcolici, se è questo che intende... D: No, parlavo del mondo in generale... Dylan: Sta scherzando? Il mondo non ha bisogno di me. Cristo, sono alto soltanto un metro e cinquantacinque (1965)

  • "La gente non conosce più le canzoni folk. Voglio dire, è difficile che qualcuno le canti più, e la gente crede che coloro che suonano la chitarra acustica e che si compongono da sé i loro brani siano dei cantanti folk – ma questo non è necessariamente vero. Sono dei cantautori ma in realtà non hanno alcuna base. Quindi il mio pensiero era che se fossi rimasto ancora in circolazione avrei cantato brani folk, e in primo luogo perché li amo e ne amo i testi – voglio dire, sono delle storie incredibili, ed è da quelle che ho raccolto gran parte del mio primo materiale, cosa che faccio ancora oggi. Le canzoni folk sono ancora le migliori – anche se non sono commerciali – sono ancora migliori del novanta per cento del materiale che si ascolta alla radio" (1985)
  • "Avevo sviluppato un autentico fanatismo per quello che desideravo fare e così, dopo essermi imparato circa duecento brani di Woody Guthrie ero andato a vederlo ed avevo aspettato il momento giusto per andarlo a trovare in un ospedale di Morristown, nel New Jersey. Avevo preso un pullmann da New York e poi mi ero seduto accanto a lui e gli avevo cantato le sue canzoni" (1984)
  • "Non sarò mai più capace di realizzare un disco migliore di questo. Highway 61 revisited è davvero troppo riuscito... Su quel disco c'è molto materiale di quello che mi piacerebbe ascoltare" (1966)
  • "Non sono stato io ad autodefinirmi "leggendario". È stato un appellativo che mi è stato buttato addosso da cronisti che volevano prendersi gioco di me, oppure che volevano avere qualcosa di nuovo da dire ai loro lettori. Ma è una definizione che mi è rimasta incollata addosso. Per me è stato importante arrivare al punto più basso di questa "leggenda" e scoprire che non ha la benché minima base realistica. Quello che conta davvero non è la leggenda, ma l'arte, l'opera. Un individuo ha il dovere di fare quello che è destinato a fare... Se si cerca di inscenare la propria leggenda, non si fa altro che creare dell'artificioso clamore"

"Sono passati anni ed anni dall'ultima volta che ho letto qualcosa che mi riguardasse. La gente può pensare quello che vuole, basta che mi lasci in pace. La fama non deve interferire con la mia strada e ognuno ha il diritto di avere una propria vita privata. Anche se Dio osserva tutti e quindi non esiste niente di davvero privato, non esiste niente che possiamo davvero nascondere. Più riesci a rendere evidente ogni cosa agli occhi del potere che ti ha creato, e meno la gente riesce a scoprire e conoscere di te" (1979)

  • D. Qual è il suo autentico messaggio?

Dylan: Tieni la testa sulle spalle e portati appresso una torcia elettrica (1965)

  • "Quando ero ragazzo andare a New York era un po' come andare sulla Luna. Non è che potevi prendere un semplice aereo ed arrivarci. New York! Ed Sullivan, i New York Yankees, Broadway, Harlem... Allo stesso modo avresti potuto parlare della Cina: era un luogo in cui non andava molta gente, e dove comunque tutti quelli che ci andavano non ritornavano più" (1978)
  • "Chi c'è da ammirare oggi? Un qualche leader mondiale? E chi? In realtà potrei dire di ammirare parecchie persone. C'è un tizio che lavora in una stazione di servizio di Los Angeles – un vecchio; è quel tizio lo ammiro davvero. Cos'ha fatto? Una volta mi ha dato una mano a riparare il carburatore della mia auto..." (1986)
  • [POPOLARITA']"Non ci presto nessuna attenzione. Proprio non lo faccio. La vita è fin troppo breve e cos'è che la gente desidera più di ogni altra cosa? Vuole il tuo autografo... Nessuno di loro mi conosce e io non conosco loro. Mi vengono incontro e sono convinti di conoscermi soltanto perché io ho scritto determinate canzoni, che magari a loro hanno dato noia, e delle quali la loro mente si è subito sbarazzata. Non hanno niente a che fare con me, continuano a non conoscermi, e io continuo a non conoscere loro, e quelli mi vengono incontro come se fossi un loro fratello o sorella che non vedono da un pezzo. Questa è una cosa che non ha niente a che fare con me – credo che potrei facilmente dimostrarlo al cospetto di qualsiasi tribunale" (1986)
  • "Adesso esiste solo il Rock, con la erre maiuscola senza il roll. Il roll è finito. Rock omosessuale, Rock della classe operaia, Rock del finanziere, adesso è diventata tutta un'impresa di grande evidenza, una faccenda che riguarda l'establishment. Sai che con la Coca Cola le cose ti girano per il meglio perché te l'ha detto Aretha Franklin, e anche che il Maxwell House Coffee dev'essere ok dato che compare nelle canzoni di Ray Charles. Tutti cantano del ketchup oppure degli analgesici... All'inizio non era così, non aveva niente a che fare con i collant, né con il profumo, né tantomeno con la maionese. Eri passibile di ostracismo, se facevi una cosa del genere. Sarebbe come se Lyndon Johnson cantasse l'Internazionale di fronte alla platea del mondo intero – semplicemente ridicolo... C'è un vecchio detto: "Se vuoi battere il nemico, cantagli la sua canzone" e mi pare che sia ancora vero. Ai vecchi tempi, e qui vale un altro proverbio, "per suonare dovevi pagare un prezzo". Potevi venire scacciato da una città, oppure gettato giù da una torre – anche se ovviamente c'era sempre qualcuno sotto pronto con una rete. Non sto cercando di tracciare un solo lato della questione; ma allora era difficile farsi ascoltare, era qualcosa di radicale. Sentivi di far parte di un qualche spettacolino circense da marciapiede. Adesso si tratta del gran galà. Il materiale migliore è stato realizzato a riflettori spenti, prima che scattasse l'attenzione generale e perché no... anche prima che potesse essere definito in qualche maniera. Penso che abbiano ucciso un elemento importante del rock'n'roll. Il mondo delle grandi industrie, quando ha capito come si poteva utilizzarlo, ha tirato un grosso sospiro di sollievo e poi l'ha assassinato. Cosa gliene importava? Tutto quello che si trovano sul cammino loro lo spianano come se fossero dei bulldozer, una volta che lo hanno capito, lo assassinano, lo rendono una cosa del passato, gli erigono un bel monumento – e oggi è proprio quello che state ascoltando, la pietra tombale, un affare da un miliardo di dollari. Non sto dicendo una menzogna, ma ancora una volta, chi è che vuole ascoltare? Non si fa altro che tentare di avere del successo sulla base del nulla" (1985)
  • "Per essere un poeta non è necessario scrivere. Ci sono poeti che lavorano nelle stazioni di servizio. Non mi definisco un poeta perché non amo quella parola. Sono un artista del trapezio" (1965)
  • "Parlo per me stesso, non posso parlare per tutti gli artisti, ma sicuramente quello che dico è vero per molti di loro. Tu non sei mai soddisfatto di quello che hai fatto. C'è sempre qualcosa davanti a te che è dove tu stai andando, non è dove tu sei stato. È dove stai andando che importa e resti sempre da solo dopo che qualunque cosa che tu abbia creato è reso pubblico. Sai, è bello ma non puoi vivere sulle tue credenziali passate."
  • "La comunicazione di massa ha trasformato New York in un grande spettacolo di carnevale.

È quello che ho sentito e me ne sono andato proprio quando stava per iniziare. L'atmosfera si era trasformata: alla creatività e all'isolamento era subentrata un'attenzione sempre più rivolta verso lo spettacolo. La gente leggeva troppo sulle proprie imprese e ci credeva. Non so quando è accaduto. Forse quanto Peter, Paul e Mary sono diventati molto famosi. È successo in quel periodo. Per molto tempo sono stato famoso solo in alcuni ambienti di New York, Philadelphia e Boston, e mi andava bene così. Sono un testimone oculare di quel periodo. Uno dei sopravvissuti. Molta gente non ce l'ha fatta. O, comunque, non sono vissuti abbastanza per parlarne." "La comunicazione di massa ha ucciso tutto. L'eccesso di semplificazione. Non so che progetto ci fosse dietro tutto questo. Comunque, ben presto la gente se n'è andata."

  • "Quello che sta succedendo nella musica è una degenerazione.

Specialmente il rock & roll europeo -- è così strano. Viene tutto dall'America, ma è così lontano dalle prime cose, come quelle di Little Richard e Chuck Berry. Quello era rock & roll puro, sai? Ma cosa ne è stato? E'degenerato... Mi piacciono gli U2, però, bè, gli U2 in realtà sono piuttosto originali. Ma sono Irlandesi; sono Celtici. L'America ti bombarda con troppa porcheria. Devi fare un tentativo consapevole di stare lontano da quella spazzatura. Invece un tempo, non ricordo di avere mai fatto un tentativo consapevole di stare lontano da qualcosa."

  • "Ora riesco a guardarmi indietro e vedere che devo avere scritto quelle canzoni "nello spirito". Come "Desolation Row" -- ci stavo giusto pensando l'altra sera. Non c'è una maniera logica con la quale riesci ad arrivare a versi come quelli. Non so come l'ho scritta. È solo venuta fuori attraverso me."
  • "I più grandi artisti che abbia mai visto dal vivo? Mi piace un sacco Charles Aznavour. L'ho visto negli anni sessanta alla Carnegie Hall e mi fece letteralmente impazzire. Andai lì con qualcuno che era francese.

Howlin' Wolf, secondo me, è stato il più grande dal vivo perché non doveva muovere un dito quando si esibiva -- se vogliamo dire così, usare la parola "esibirsi". Non mi piace la gente che salta qua e là. Quando la gente pensa ad Elvis che si muoveva intorno -- lui non saltava qua e là. Si muoveva con grazia. Ad esempio, mi piace Mick Jagger. Ma vederlo saltare come fa... Non devi farlo, amico. È ancora più cool essere Ray Charles, seduto al piano, e non muovere un dito. Spingendo il ritmo e l'anima dall'altra parte. Non ha nulla a che fare con il saltare qua e là. Voglio dire, come potrebbe avere a che fare con il saltare? Showbiz -- bè, non mi piace. Non vado a vedere qualcuno saltare sul palco. Odio vedere i polli esibirsi. Lo odio. Perché si prostituiscono. Specialmente quelli che non indossano niente. Si prostituiscono dannatamente.

  • [FANS]"Quelli più vecchi, quelli della mia generazione, non vengono più a sentirmi.

Molti negli ultimi anni sono venuti ai miei concerti solo per curiosita', ma non hanno trovato quello che cercavano: non ritrovavano l'atmosfera degli anni 60 e restavano delusi. Il concerto non diceva loro nulla, né loro avevano alcun significato per me. Era una cosa che prima o poi doveva finire, e finalmente è finita. Troppi venivano a vedere il mito, mentre da parte mia c'era solo voglia di fare musica e basta. Parecchia gente sostiene che la generazione che ha vissuto gli anni '60 ha fallito, non è stata all'altezza dei propri sogni e non ha concluso nulla. Forse hanno ragione. Eppure si sono fatte cose che nessuno è stato più capace di ripetere. Oggi si vive ancora a rimorchio di ciò che è stato fatto a quei tempi, e la musica e le idee di allora sono sempre valide. Guardatevi attorno adesso: mentre una volta si condividevano miti e ideali adesso i giovani hanno come punti di riferimento McDonald o Disneyland".

  • "C'era un tempo in cui le canzoni mi venivano 3 o 4 contemporaneamente, ma quei giorni sono proprio finiti. Una volta ogni tanto, le canzoni mi arrivano come un cane da guardia al cancello e chiedono di essere scritte. Ma la maggior parte delle volte la mia mente le getta via.

Sei bloccato a domandarti se qualcuno le vuole ascoltare veramente. Lasciamo che sia qualche altro a scriverle" "Quello che ti spinge a scrivere è qualcosa che ti interessa in maniera profonda. Devi anche avere il tempo per scrivere. Devi avere l'isolamento per scrivere. E più sono le pressioni che ti vengono fatte, più difficile è farlo. Intendo dire che sembra come se ognuno voglia un pezzo del tuo tempo ad un certo punto. C'è stato un tempo in cui a nessuno importava, e quello è stato uno dei periodi più produttivi, quando a nessuno fregava niente chi io fossi. Diventi più vecchio; cominci a diventare più orientato verso la famiglia. Inizi ad avere speranze per gli altri piuttosto che per te stesso. Ma non ho niente di cui lamentarmi. Ce l'ho fatta, sai? Ho fatto quello che volevo fare. E lo sto ancora facendo."

  • "Nostalgia è sinonimo di morte"

"Non sono stato io a definirmi un mito; è un appellativo che mi hanno affidato i media, mi è rimasto appiccicato addosso ma non corrisponde assolutamente alla verita"

  • "Hanno definito un sacco di mie canzoni politiche, ma non sapevano neanche cosa fosse politica; i politici non contano, sono gli uomini di affari dietro di loro. All Along the Watchtower, è forse la mia sola canzone politica"
  • "Vorrebbero usare le mie canzoni per varie compagnie di birra, profumi ed automobili. Mi hanno proposto quella roba. Ma, diamine, non le ho scritte per quel motivo. Non è mai stato il mio genere."
  • "Il processo di registrazione è molto difficile per me. Perdo l'ispirazione molto facilmente in studio, ed è davvero molto difficile per me pensare che sto per mettere in ombra tutto quello di buono fatto precedentemente. Mi annoio facilmente, e la mia missione, che incomincia molto ampia, si affievolisce dopo poche cose andate male ..."
  • Sapevo quando realizzavo qualcosa di buono. Per esempio, "Song to Woody", sul mio primo disco: sapevo che nessuno aveva mai scritto niente di simile prima"
  • "I miei vecchi dischi sono stati fatti tanto tempo fa, e sinceramente, i dischi che erano fatti in quei giorni ed in quegli anni erano tutti buoni. Tutti avevano qualcosa di magico perché la tecnologia non andava oltre quello che stava facendo l'artista. Questo rendeva più facile fare un buon album allora rispetto ad adesso. Allora ho fatto dei dischi proprio come tanta altra gente della mia età, ed abbiamo tutti realizzato buoni dischi. Quei dischi sembrano gettare una lunga ombra. Ma quanto di questo è dato dalla tecnologia e quanto dal talento e dall'influenza, davvero non lo so.

So che non si possono più fare dischi che suonano in quel modo. La maggiore priorità ce l'ha la tecnologia, ora. Non è l'artista o l'arte, è la tecnologia che li supera."

  • "Ho visto cose stupefacenti quando ero bambino, poi basta. Quelle visioni sono state così forti che continuano a coinvolgermi ancora oggi. Producevano uno stato di meraviglia. Proiettavo me stesso verso ciò che avrei potuto fare, personalmente, umanamente, verso la creazione di ogni tipo di realtà. Sono nato e cresciuto in un posto così strano che bisogna esserci stati per poterlo immaginare."
  • "Credo che negli anni sessanta ci fosse "l'idea" che si poteva cambiare il mondo. Questa idea era più importante dell' azione concreta. La sensazione di poter agire era più importante che agire veramente. Oggi è essenzialmente questa idea che manca. Le idee sono una cosa molto potente. Le idee non possono essere uccise."
  • "Se scoprissi che uno dei miei figli si droga bè penso che gli darei un paio di schiaffi. Comunque dipenderebbe dalla droga che prende. E poi, cosa ci si può fare? Si può solo parlare, spiegare, la gente vuole fare le sue esperienze da sola. Io personalmente ho sempre agito così... E poi, certo, bisognerebbe che la gente avesse abbastanza esperienza, abbastanza senso della propria identità, abbastanza fiducia in se stessa... Per noi era diverso: prendevamo le droghe e dicevamo «facciamo un'esperienza». Ma io non sono mai stato schiavo di una droga, anche se ne ho prese di tutti i tipi.

In tutti i modi, non potete far schioccare la frusta per far vivere la gente secondo le regole che volete imporre voi... Be', tornando ai miei figli... non so cosa farei. Magari l'hanno già presa e non lo so. Anzi, la mia figlia maggiore ne ha sicuramente presa, ma io non ero da quelle parti... Oggi ci sono droghe molto più pericolose dei miei tempi. Ce n'è una che chiamano «polvere d'angelo», è un tranquillante che danno agli elefanti. E la gente la prende per planare. Credo che si possa fare tutto quello che si vuole fino al momento in cui non si capisce che bisogna assumersi la propria responsabilità, sennò tutto è fottuto."

  • "Mito, leggenda vivente, «poeta elettrico». Me ne frego. E mi rompe pure un poco. Nel momento stesso in cui mi rifilano un'etichetta, è come se alzassero una barriera tra il pubblico e me." "Non lo prendo come un complimento. Per me le parole "leggenda" o "icona" non sono che sinonimi educati per "è stato fatto fuori".
  • "La pittura mi ha sempre appassionato. Per me un film è come un quadro vivente che esce da un muro. Se Michelangelo e Cezanne tornassero in vita, farebbero i registi."
  • "A Newport mi hanno persino cacciato di scena, a fischi, nel 1965 . Poi, mi ci sono abituato ai fischi. Ne ho ricevuti anche a Parigi e a Londra, nel '66. In fondo, credo che alla gente piaccia fischiare. Come a un incontro di catch."
  • Io non ho mai pensato che uno dei miei dischi potesse influenzare il corso delle cose. Se avessi voluto agire sulla società avrei fatto altre cose... Sarei stato ad Harvard o a Yale per diventare un politico o una roba del genere."
  • "Nelle mie intenzioni "Masters of war" non è affatto una canzone politica. Per dirle ciò che penso fino in fondo, non ne so niente di politica. Sono incapace di distinguere quello che è di destra da quello che è di sinistra.

Non ragiono in questi temini. Un giorno potrò difendere un'idea che verrebbe qualificata come conservatrice ed il giorno dopo, su un altro argomento potrei sostenere una posizione che si qualificherebbe di sinistra. Capisce? Quando ho un'opinione non mi chiedo se è di destra o di sinistra. Posso restare della stessa idea su uno stesso argomento ma con angolature diverse." "Tutte le volte che canto Masters of war c'è qualcuno che scrive che si tratta di una canzone contro la guerra. Ma non c'è nessun sentimento contro la guerra in quella canzone. Io non sono un pacifista. Credo di non esserlo mai stato. Se presti attenzione alla canzone scopri che si tratta di quello che Eisenhower andava dicendo in merito ai rischi del complesso bellico-industriale nel nostro Paese. Credo profondamente che sia diritto di tutti difendersi in tutti i modi necessari."

  • "Mi chiedono perché ho scelto di chiamarmi Bob Dylan... Perché la gente cambia città, nazionalità, vita? Mi è venuto così, un giorno, diciamo che mi è caduto di bocca, che mi è piaciuto e me lo sono tenuto ma non c'è alcun rapporto col poeta Dylan Thomas. Assolutamente nessuno. Se fossi stato un fan di Dylan Thomas avrei cantato le sue poesie, o avrei scelto come nome Bob Thomas..."
  • "Perché vado sempre in giro con quegli occhiali neri? Non si tratta di una forma di aggressività. Al massimo di insicurezza. Credo di portarli soprattutto perché mi piace portarli."
  • "Penso che la politica sia uno strumento del Diavolo. Sia chiaro, penso che la politica uccida e non porti niente di vivo. La politica è corrotta, lo sanno tutti."
  • "L'insuccesso è preferibile al successo... perché l'insuccesso genera il successo, mentre il successo è un punto finale. Non ho mai avuto la sensazione di aver raggiunto il successo, e ne sono felice. Se avessi quella convinzione, non sarei qui. E da un sacco di tempo."
  • "Dove e come trovo il tempo per scrivere? Dovunque e comunque. Mi vengono continuamente idee e motivi di canzoni e annoto subito le mie idee. Non le annoto su quaderni ma su fogli staccati, come i giornalisti." (1978)
  • "Il mio amico più caro? Wow! Ecco una domanda che fa veramente pensare. Migiori amici? Cristo, se devo pensare a chi è il mio migliore amico penso che cadrò in una profonda e cupa depressione"
  • "Non c'è destra e non c'è sinistra. C'è la verità e c'è l'ipocrisia. Guardate la Bibbia: non sentite mai parlare di destra o di sinistra. Altri potranno avere idee diverse sulle cose ma io no, perché non sono tanto acuto. Detesto prendere la gente a bibbiate sulla testa ma è il solo strumento che conosco, l'unica cosa che rimane certa"
  • "Credo che le donne reggano il mondo e non credo ci sia un uomo che ha mai fatto qualcosa senza che una donna glielo abbia concesso o lo abbia incoraggiato a farlo".
  • "Cerco di scrivere canzoni il più tridimensionali possibile. Una canzone che sia unidimensionale o bidimensionale non resiste per molto tempo. È importante usare l'umorismo quando si può. Persino il rapper più violento utilizza un po' di humour".
  • "Idealismo nelle mie canzoni dei '60? Beh, in quanto scrittore e persona sei influenzato dalla cultura e dallo spirito dei tempi. Ero sulla lunghezza d'onda dello spirito di quei tempi allora così come sono sulla lunghezza d'onda di quello attuale oggi. Nessuno è immune allo spirito dei tempi. Ci influenza senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ci piaccia o meno. C'è qualcosa dello spirito culturale odierno su "Love and Theft". Penso che ci sia stato un cambiamento nel Paese all'incirca intorno al 1966. Bisogna leggere i libri di storia per accorgersene veramente, ma ci sono persone che hanno distorto la Guerra del Viet-Nam. Chiunque fossero hanno tradito gli Stati Uniti d'America. È stato l'inizio del rilevamento corporativo dell'America". (2001)
  • "Ho sempre cercato di essere un individuo, uno con un suo punto di vista. Se ho provato a fare qualcosa, è probabilmente questa, a far capire a qualcuno che è possibile fare l'impossibile. E questo è tutto. Se ho mai avuto qualcosa da dire a qualcuno è questa: tu puoi fare l'impossibile. Tutto è possibile. È così. Nient'altro".
  • [NUOVI SCRITTORI]"Non credo che ce ne siano, perché viviamo in un'altra epoca. I media sono molto invasivi. Cosa si può pensare di scrivere che non si veda ogni giorno sui giornali o in televisione? I media muovono le emozioni della gente in ogni caso. Quando c'erano tipi come William Blake, Shelley o Byron, non c'era probabilmente alcun tipo di media, solo bollettini. Potevi sentirti libero di mettere giù ogni cosa che avevi in mente. I media hanno ucciso la poesia. Assolutamente. Perché la letteratura è scritta per un pubblico. Nessuno è come Kafka, e si siede a scrivere qualcosa senza desiderare che qualcuno la legga. Ma i media fanno questo per tutti. Non puoi vedere cose più orribili di quelle che propongono i media. Le news mostrano alla gente tutto quello che neanche hanno potuto sognare e anche i pensieri che pensavano di poter sopprimere, però li vedi e così non puoi più neanche sopprimerli. Quindi cosa può fare uno scrittore se ogni idea è già esposta nei media prima che si possa coglierla e farla evolvere? Viviamo in un mondo di fantascienza nel quale ha vinto Disney, la fantascienza di Disney. È tutta fantascienza. Per questo dico che se uno scrittore ha qualcosa da dire, deve assolutamente farlo. Questo è un mondo reale. La fantascienza è diventata il mondo reale. Che noi ce ne accorgiamo o no".
  • "So che ci sono delle band in vetta alle classifiche che sono acclamate come i salvatori del rock'n'roll o cose di questo tipo, ma sono soltanto dei dilettanti. Non sono consapevoli esattamente dell'origine di quella musica... Io sono stato fortunato. Sono cresciuto in un'altra epoca. Un'epoca in cui c'erano dei grandi artisti blues, country e folk e la spinta a fare quel tipo di musica mi venne quando ero giovanissimo. Non mi sarebbe mai passato per la mente di fare musica se fossi nato al giorno d'oggi. Non ascolterei nemmeno la radio. Sono una persona severa. Non sono un "ragazzo della festa". Non mi interessano i balli rave e tutto il mucchio di altra roba simile che si vede in giro. Probabilmente oggi mi interesserebbe la matematica. Ecco cosa mi interesserebbe. O forse l'architettura. O qualcosa di questo tipo." (2001)
  • "Suzie Rotolo, la mia fidanzata di New York, mi fece apprezzare i poeti francesi ma prima di quelli c'erano stati Jack Kerouac, Ginsberg, Corso e Ferlinghetti: Gasoline, Coney Island of the Mind... Oh era fantastico. "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia" che per me ha voluto dire più di qualunque cosa mi avessero insegnato fino a quel momento... Avveniva tutto al di fuori della società, non c'era una formula da seguire, non c'era una "cultura ufficiale" o cose che era obbligatorio dire o fare per stare al passo con i tempi. L'America era ancora molto perbene, molto dopoguerra, il suo segno di distinzione era un abito di flanella grigia. McCarthy, paura dei comunisti, puritana, molto claustrofobica. Le cose che avevano valore accadevano altrove, rimanevano nascoste alla vista e ci sarebbero voluti anni prima che i media se ne accorgessero, strangolassero tutto e lo riducessero a un'idiozia. Comunque io ho fatto in tempo a vederne la fine ed è stata una cosa magica..." (1985)
  • "Se mi sento un poeta? Qualche volta. È parte di me. È parte di me il convincere me stesso che sono un poeta. Ma ci vuole molta dedizione. Molta dedizione. I poeti non guidano. I poeti non vanno al supermercato. I poeti non svuotano la pattumiera. I poeti non fanno parte dell'Associazione dei genitori e insegnanti. I poeti non vanno nemmeno a fare picchetti davanti all'ufficio delle Case popolari, o qualunque altra cosa. I poeti non parlano nemmeno al telefono. I poeti non parlano con nessuno. I poeti ascoltano molto e ... di solito sanno perché sono poeti! Sì sono... come posso dire? Il mondo non ha bisogno di altre poesie, c'è già Shakespeare. Ce n'è già abbastanza di qualunque cosa. Qualunque cosa venga in mente, ce n'è già abbastanza. Ce n'era già fin troppa con l'elettricità, forse. C'è gente che l'ha detto. C'è gente che ha detto che la lampadina era già fin troppo. I poeti vivono in campagna. Si comportano da gentiluomini. E vivono secondo il loro codice di gentiluomini e muoiono in miseria. O annegano nei laghi. Di solito i poeti finiscono molto male. Basta guardare alla vita di Keats. O a quella di Jim Morrison, se lo vogliamo chiamare un poeta".
  • "Princìpi? I soli princìpi che puoi trovare sono i princìpi della Bibbia. Nel libro dei Proverbi, ce li trovi tutti"
  • [QUANDO SCRIVI?...]"...Non so. Certe cose mi arrivano come in sogno. Ma potrei scrivere un sacco di materiale appena te ne sei andato... magari su come sei vestito. Guardo le persone come se fossero dei concetti. Non le guardo come semplici persone. Intendo da un punto di vista di osservazione superficiale. Chiunque io osservi lo osservo come un'idea... l'idea di quello che questa persona rappresenta. Questo è il modo in cui io vedo la vita. Come una cosa utilitarista. Allora si escludono delle cose finché si arriva alla sostanza di quello che conta davvero.
  • [VIDEO]"Oh, per vendere dischi hanno molta importanza, sì. Ma i video ci sono sempre stati. David Bowie li ha fatti fin da quando ha incominciato. Una volta ho visto un video e ho pensato fosse grande. Poi ho ascoltato il disco alla radio ed era un niente. Eppure il video ti fornisce un appiglio. Ne stavo giusto parlando l'altra sera con Ronnie Wood. Era andato al concerto dei Duran Duran al Garden e mi ha detto che era stato proprio buffo, perche dietro il palcoscenico c'era uno schermo gigante: che mostrava enormi primi piani dei membri del gruppo. Ogni volta che mostravano il primo piano di qualcuno il pubblico sembrava impazzito: diventavano matti, capisci? Così, mentre mostravano il primo piano di qualcuno del gruppo, il chitarrista stava facendo un assolo. Naturalmente ha pensato che stessero urlando per lui. Allora ha ripetuto lo stesso assolo per scatenare la stessa reazione ma non ha ottenuto nulla"
  • "Penso che tutte le chiavi maggiori evochino una dimensione fantastica. E le chiavi minori una dimensione sovrannaturale. Trovo che il Sol maggiore sia la chiave della forza ma anche del dolore. Il Mi maggiore è la chiave della fiducia. Il La bemolle maggiore è la chiave della rinuncia"
  • "Il mito dell'artista morto di fame è solo un mito. I grandi banchieri e le giovani signore ricche hanno dato inizio a tutto questo. Vogliono solo tenere l'artista sotto controllo. Chi dice che un artista non può avere denaro? Guarda Picasso. L' artista che fa la fame di solito fa la fame perché quelli che sono intorno a lui sono troppo affamati. Non è necessario far la fame per essere un buon artista. Devi solo avere amore, intuito e un preciso punto di vista. E devi vincere la corruzione, senza compromessi, è una prerogativa del buon artista. Non importa se hai denaro oppure no. Guarda Matisse, era un banchiere. Comunque ci sono altre cose, oltre al denaro, che determinano la ricchezza e la povertà"
  • "Quando vado a vedere un film mi aspetto di venire commosso. Non vado al cinema solo per passare il tempo o perché il film mi mostri qualcosa che non conosco. Voglio essere commosso, perché questo è il senso dell'arte e anche il senso di tutti i grandi teologi. L'arte deve trascinarti via dalla tua sedia. Il suo compito è trasportarti da una dimensione all'altra"
  • [CRITICI]«Stupidi idioti che non sanno quello che fanno... a volte quelli che insistono a interpretarti lo sono proprio – voglio dire che io tento sempre di proiettarmi nel futuro e di modificarmi col passare del tempo, giusto? Come se questa fosse una missione stupida. Quante parti posso interpretare? Stupidi, non fanno altro che rinchiuderti nei limiti della loro limitata immaginazione. Non smettono mai di pensare che qualcuno ha provato esperienze che loro non hanno mai vissuto...

A ogni modo, non è neppure l'esperienza che conta, ma è l'atteggia- mento nei confronti delle esperienze. Ci sono così tante incompren- sioni, da parte di persone che sono intrappolate nel loro piccolo mondo... e al contrario di quanto credono alcuni dei cosiddetti esperti, io non sono teso alla costante "reinvenzione" di me stesso – sono a questo punto fin da quando ho cominciato. E non sono neppure l'instancabile ricercatore di Dio sa cosa, che si è già preparato tutto da un pezzo, ed è pronto a percorrere qualsiasi strada. In nessuno dei miei brani c'è mai stato qualcosa che implicasse la mia ricerca di qualche favoloso tesoro ai piedi di un qualche misteriosissimo arcobaleno – tutto questo non è che misera propaganda... Per quanto mi riguarda, non mi sono mai considerato un individuo che guarda le cose dall'e- sterno, e tutto quello che faccio procede dall'interno verso l'esterno... Io non sono affatto un personaggio misterioso, se non per coloro che non hanno mai provato le cose che ho provato io.» [New York, 1985]

  • Henshaw: Puoi dirmi esattamente quando hai intrapreso la tua professione? Quando hai iniziato a scrivere canzoni?

Dylan: A 12 anni.

Henshaw: E scrivevi poesie a quell'epoca? Ed ora stai scrivendo un libro?

Dylan: Ho un libro già finito.

Henshaw: È già stato pubblicato?

Dylan: Lo sarà in autunno.

Henshaw: Come si intitola?

Dylan: Non te lo dirò.

Henshaw: Puoi darmi un'idea di che cosa parla?

Dylan: No. [...] Henshaw: Tu sei già conosciuto. Perché sei così ostile?

Dylan: Perché tu sei ostile con me. Tu mi stai usando. Io per te sono un oggetto. Mi è già successa questa cosa negli Stati Uniti, sai. Non c'è nulla di personale. Non ho niente contro di te. Solo non voglio essere scocciato dal tuo giornale, questo è tutto. Non voglio essere parte del tuo giornale. Perché dovrei essere d'accordo con qualcosa solo perché qualcuno possa mangiarci? Perché non dici solo che il mio nome è Kissenovitch? Sai, e che io, er, vengo da Acapulco, Messico. Che mio padre era un ladro scappato dal Sud Africa. OK. Puoi dire tutto quello che vuoi. [...] Henshaw: Come ti senti nel vedere altri gruppi che incidono le tue canzoni?

Dylan: Beh, tu come ti sentiresti se altri gruppi incidessero le tue canzoni?

Henshaw: Sarei contenta.

Dylan: Ed io mi sentirei come ti senti tu.

Henshaw: Che tipo di persone ti piace? Quale tipo di persone frequenti?

Dylan: Vorrei frequentare il tipo di persone che perseverano nel proprio lavoro. Perseverano nel proprio lavoro e lo portano a termine. E che non siano troppo nervose. Ma abbastanza nervose da non ritornare! (L'intervista di Laurie Henshaw – 12 maggio 1965)

D: Ti consideri principalmente un poeta?

R: No. Ognuno di noi ha la propria idea a proposito dei poeti. La parola non significa niente di più che la parola "casa." Ci sono persone che scrivono _po_esie e persone che scrivono po_esie_. Altre persone scrivono _poesie_. Tutti quelli che scrivono poesie tu li chiameresti poeti? C'è un certo tipo di ritmo che in un certo qual modo è visibile. Non devi necessariamente scrivere per essere un poeta. Alcune persone che lavorano nelle stazioni di carburante sono poeti. Non mi definisco un poeta perché non mi piace il termine. Sono un artista del trapezio. [...]

  • D: Hai scritto sul retro di uno dei tuoi album, "Accetto il caos ma non sono sicuro che il caos accetti me".

R: Il caos è un mio amico. È come se io accetto lui, lui accetta me.

D: Vedi il mondo come caos?

R: La verità è caos. Forse la bellezza è caos.

D: Poeti come Eliot e Yeats...

R: Non ho mai letto Yeats...

D: ...vedono il mondo come caos, lo accettano come caos e tentano di portare ordine. Stai tentando di fare una cosa del genere?

R: No. Il caos esiste e questo è tutto. Esiste da molto più tempo di me. Cosa posso farci? Non so cosa siano le canzoni che scrivo. Tutto quel che faccio è scrivere canzoni, giusto? Scrivo. E colleziono anche oggetti.

D: Chiavi inglesi?

R: Dove l'hai letto? È stata pubblicata questa cosa delle chiavi inglesi? Ho detto a questo tizio sulla costa che collezionavo chiavi inglesi, di tutte le misure e di tutte le forme, e lui non mi ha creduto. Credo che nemmeno tu mi creda. Colleziono anche fotografie. (Bob Dylan Interview – di Nora Ephron e Susan Edmiston – Agosto 1965)

  • Robbins: Già, okay... Se tu sei un poeta e scrivi parole arrangiate in una sorta di ritmo, perché ad un certo punto hai cambiato e scrivi liriche in una canzone sì da cantare le parole come fossero parte di una Gestalt?

Dylan: Dunque, non sono in grado di definire la parola poesia, nemmeno ci provo. Una volta pensavo che Robert Frost fosse poesia, altre volte ho pensato che Allen Ginsberg fosse poesia, a volte ho pensato che Francois Villon fosse poesia... Ma la poesia non è realmente confinata alla pagina stampata. Ehi, ancora, io non credo in una frase come "Guarda quella ragazza che passa! Non è poesia?" Non impazzirò per questo. Le liriche delle mie canzoni... Semplicemente avviene che possano essere un po' più strane che nella maggioranza delle altre canzoni. Per me è facile scrivere canzoni. Ho scritto canzoni per un sacco di tempo e le parole delle mie canzoni non sono state scritte soltanto per essere stampate; sono state scritte per essere lette. Se tu togli qualsiasi cosa ci sia in una mia canzone, il ritmo, la melodia e tutto il resto, io sono ancora comunque in grado di recitarla. Ad ogni modo non vedo niente di sbagliato nemmeno nelle canzoni per le quali non si è in grado di fare ciò, voglio dire, canzoni che, se gli togli il ritmo e la melodia, non stanno in piedi. Perché non è quella la loro funzione. Le canzoni sono canzoni... Non credo che ci si debba aspettare troppo. [...] Dylan: Già, tutta quella merda finisce nella stessa categoria. A nessuno piace la vendetta, giusto? Però ci sono questi tizi di Israele che, dopo VENTI anni, stanno ancora cercando di catturare quei tizi, che sono dei vecchi, amico, e che sono scappati. Dio sa che non vanno da nessuna parte e non fanno niente. E ci sono questi tizi di Israele che se ne vanno correndo per il mondo per catturarli. Hanno speso venti anni della loro vita. Se togli loro quel lavoro diventano né più ne meno che come un panettiere. Che ha la sua intera vita legata ad una sola cosa. È una cosa da pensiero fisso, senza niente altro in mezzo: "Questo è quel che è ed io devo ottenerlo". Ogni altra cosa in mezzo viene cancellata. Io non potrei farlo ma non posso realmente criticarli. Ehi: Io non posso criticare NIENTE. Non devo criticare la gente che non mi piace, perché non devo essere vicino a nessuna di queste persone. Naturalmente c'è la grande gigantesca contraddizione del Che Cosa Fare. Ehi, io non so quel che fai tu, ma tutto quel che posso fare io è disfarmi di tutte le cose da NON fare. Io non so com'è, tutto quel che so è come NON è. E finché io so questo, non ho bisogno davvero di sapere realmente com'è. Tutti sanno com'è una volta ogni tanto, ma nessuno se ne può andare in giro per tutto il tempo in una completa Utopia. Mi stavi chiedendo a proposito della poesia? Amico, la poesia è solo una stronzata, sai? Non so quel che avviene negli altri paesi, ma in questo è un totale massacro. Non è affatto poesia. La gente non legge poesia in questo paese, se lo fanno essa li offende; non la amano. Vai a scuola, amico, e che tipo di poesia leggi? Leggi Robert Frost, "The Two Roads", leggi T.S. Eliot, leggi tutte quelle stronzate ed è proprio un peccato, amico. Non c'è niente di hard, è solo una merda di uovo bollito. E poi, in cima a tutto ciò, gettano Shakespeare a qualche ragazzo che non è in grado di leggere Shakespeare al liceo, giusto? A chi piace leggere l'AMLETO, amico? Tutto quel che ti danno è IVANHOE, SILAS MARINER, TALE OF TWO CITIES, e ti tengono lontano dalle cose che tu dovresti fare. Non dovresti nemmeno andarci a scuola. Dovresti imparare le cose dalla gente. È da lì che inizia tutto. Agli inizi, dai 13 ai 19 anni, è lì che c'è tutta la corruzione. Queste persone trascurano tutto questo, giusto? C'è più sifilide tra la gente dai 13 ai 19 di quanta ce ne sia in ogni altro gruppo, ma loro non lo dicono mai. Loro non vanno mai nelle scuole a fare delle iniezioni. Ma ecco com'è. È tutta propaganda, amico.

Robbins: A proposito di tutto questo: se tu metti tutto ciò nelle liriche invece della poesia, hai una maggiore possibilità di colpire le persone che devono essere colpite?

Dylan: Sì, ma non mi aspetto alcunché da questo, capisci? Tutto quello che posso fare è essere me stesso, chiunque io sia, per le persone per le quali suono, e non cercare di ingraziarmele dicendo loro che sono qualcosa che in realtà non sono. Non dirò loro che sono il Grande Combattente per la Causa oppure il Grande Innamorato o ancora il Grande Ragazzo Genio o qualsiasi altra cosa. Perché non lo sono, amico. Perché ingannarli? [...] Robbins: Allora per chi scrivi e canti? Dylan: Non scrivo e non canto per nessuno, a dire la verità. Ehi, davvero, non mi importa quel che dice la gente. Non mi importa quel che mi fanno sembrare o quel che dicono ad altra gente che io sono. Se me ne fossi mai preoccupato te lo direi; veramente non mi interessa nulla di tutto ciò. Nemmeno vengo in contatto con queste persone. Ehi, però mi piace la gente. Ma se qualcuno viene da me e mi domanda delle cose che ha avuto in mente per un tempo così lungo, tutto quel che posso pensare io al riguardo è "Wow, amico, cos'altro può esserci nella testa di quella persona all'infuori di me? Sono così importante io, amico, da essere nella mente di una persona per un tempo così lungo che questi deve avere questa risposta?" Voglio dire, può davvero aiutarlo nella vita il fatto che io gli dica qualcosa? Ehi, andiamo... [...] Robbins: No, ha messo su quelle canzoni per dimostrare le sue argomentazioni. Ad ogni modo questo ci porta ad una domanda ovvia: perché utilizzi melodie che sono già state scritte da altri?

Dylan: In genere facevo così quando ero più o meno nel folk. Conoscevo quelle melodie; erano già lì. Lo facevo perché mi piacevano quelle melodie. Lo facevo quando non ero davvero così famoso e le canzoni non raggiungevano così tante persone, e tutti quelli che le ascoltavano le apprezzavano. Amico, io non ho mai presentato una canzone dicendo, "Ecco la canzone alla quale ho rubato la melodia". Per me non era così importante; e ancora adesso non è così importante. Non mi importa delle melodie, amico, comunque le melodie sono tutte tradizionali. E se qualcuno ne vuole accennare una e poi dire "Questo è Bob Dylan", è un affare suo, non mio. Intendo dire, se ci sono persone che vogliono pensarla così... Chiunque con un qualche minimo di senso, amico, dice che io non ho alcuna speranza... Ehi, io ho la FEDE. So che ci sono persone che sanno che questa cosa delle melodie copiate è una totale stronzata. Credo che quel tizio fosse solo molto nervoso. Non aveva davvero avuto una bella giornata e allora doveva prendersela con qualcosa. Fico. Se l'è presa con me? Ehi, se non se la fosse presa con me, se la sarebbe presa con qualcun altro, non ha importanza. Non mi crea problemi, perché a me non importa niente. Non è venuto verso di me in strada e mi ha camminato sulla testa, amico. Ehi, e poi in ogni caso l'ho fatto solo con poche delle mie canzoni. E poi quando non lo faccio, tutti dicono che sono melodie rock & roll. Non puoi soddisfare la gente, proprio non puoi. Devi saperlo, amico; a loro non gliene frega niente. (Paul J. Robbins intervista Bob Dylan – Marzo 1965)

Citazioni su Bob Dylan[modifica]

  • È stato lui il primo bianco ad affidare alla musica leggera un patrimonio di contenuti civili, una tradizione che apparteneva ai negri d'America. Una novità. E, nello stesso tempo, mi pare quasi che le canzoni di Bob Dylan siano esistite da sempre. Fossi della generazione di Dylan sarei sicuramente un suo grande fan, ma forse per quelli della mia sono state più importanti le canzoni di Guccini o di Vasco. (Alessandro Baricco)
  • [Bob Dylan e Bertolt Brecht] Entrambi hanno un messaggio: mettere fine alle cose come sono. Perfino in assenza di un qualsiasi contesto politico, le loro opere evocano, per un fuggevole momento, l' immagine di un mondo liberato e il dolore di un mondo alienato. (Herbert Marcuse)
  • Grazie a Dylan il mio '68 cominciò prima. Lo ascoltai la prima volta a casa di un professore universitario di economia, stalinista; io ero povero, coi pantaloni che non toccavano le scarpe perché erano di mio fratello più grande. C'erano tanti libri in quella casa, odore di incenso e una musica in sottofondo, una voce nasale che finiva in un'armonica... la moglie del prof mi invitò a ballare... Il più grande di tutti, ha messo in scena il common sense della nuova epoca. (Vincenzo Cerami)
  • Si dice che Fabrizio sia il Dylan italiano, perché non dire che Dylan è il Fabrizio americano? (Fernanda Pivano)

Note[modifica]

  1. Fonte: http://www.maggiesfarm.it/intervistebob.htm. (Traduzioni di Michele Murino)

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