Cinefilia

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Citazioni sulla cinefilia e i cinefili.

  • Ero diventato membro di quella che in quei giorni era una specie di massoneria, la massoneria dei cinefili, quelli che chiamavamo malati di cinema. Io ero uno degli insaziabili, uno di quelli che si siedono vicinissimi allo schermo. Perché ci mettevamo così vicini? Forse era perché volevamo ricevere le immagini per primi, quando erano ancora nuove, ancora fresche, prima che sfuggissero verso il fondo, scavalcando fila dopo fila, spettatore dopo spettatore, finché, sfinite, ormai usate, grandi come un francobollo non fossero ritornate nella cabina di proiezione. (The Dreamers - I sognatori)
  • – Guarda, non so neanche che film ho visto. Sono entrato così. Era un'ora che giravo per strada.
    – Invece sono entrato alle sei. Sei e due otto e due e dieci. L'ho visto due volte.
    – Certi film non li sopporto.
    Vertigo otto volte, Viaggio in Italia quindici volte. E tu puoi vivere senza Hitchcock e Rossellini!
    – Ma tu sei un drogato! Ma cosa vuoi farmi, un processo stasera?
    – Voi dite che René e Godard fanno dei film di evasione. Une femme est une femme è molto più engagé di tutti i film di De Santis e Lizzani e in un certo senso anche di Franco Rosi, insisto.
    – Ah, ma tu sei matto! Eh, sì, scusami, spiegati meglio. Se no vuol dire che mi stai prendendo in giro.
    – Il cinema è un fatto di stile, lo stile è un fatto morale. [...] Capitano delle cose nella vita di cui così, subito, profondamente, non si afferra il senso, ma sono importanti. Ti cambiano anche. Una carrellata per esempio. È stile, ma lo stile è un fatto morale. Mi ricordo una carrellata circolare di Nicholas Ray di 360°, che è uno dei luoghi, giuro, più altamente morali e quindi più engagé della storia del cinema. 360° di carrello, 360° di moralità.
    – Forse dovrei ridere, ma non posso.
    – Io sono un noioso che fa degli elenchi di film e il fatto è che stasera hai bisogno di stare solo, io magari ti ho scocciato.
    – Forse hai ragione. (Prima della rivoluzione)
  • I dittatori sono propensi alla cinefilia. Lenin, che detestava la musica perché era irritato dal fatto che lo faceva diventare sentimentale, considerava che tra tutte le arti il cinema poteva essere la più utile alla causa del proletariato. Hitler vedeva quasi tutte le sere in una sala cinematografica perfettamente attrezzata operette viennesi d'epoca e musical americani [...]. Anche a Stalin piacevano i musical americani e i film western e, dato che soffriva d'insonnia come Hitler e si divertiva a tenere svegli i suoi cortigiani fino a notte fonda, a volte prolungava la sessione cinematografica con una festa alcolica, durante la quale osservava in silenzio adulatori e future vittime come se stesse inventando per ognuno un copione sinistro dall'epilogo ignoto a tutti tranne che a lui. Il generale Franco non andava a letto tardi e non beveva, ma la sua passione per il cinema era altrettanto forte, al punto che scrisse la sceneggiatura di un film, Raza, che era una patetica fantasia ricamata sulla sua biografia, e una dimostrazione del fatto che il cinema può rovinare l'immaginazione di chiunque. Forse ai dittatori piacciono tanto i film perché hanno pochissime opportunità di uscire la sera e perché sono costantemente circondati da persone servili di cui non sanno più che fare. (Antonio Muñoz Molina)
  • Il potentissimo professor Guidobaldo Maria Riccardelli era un fanatico cultore del cinema d'arte. Una volta la settimana obbligava dipendenti e famiglie a terrificanti visioni dei classici del cinema. In vent'anni Fantozzi ha veduto e riveduto: Dies irae di Carlo Teodoro Dreyer – sei ore –, L'uomo di Aran di Flaherty – nove tempi –, ma soprattutto il più classico dei classici... La corazzata Kotiomkin[1] – diciotto bobine – di cui il professor Riccardelli possedeva una rarissima copia personale. (Il secondo tragico Fantozzi)
  • Oltre alla visione dei film, il cinefilo gode infatti dello scambio e si riconosce per il fatto che sarà sempre indeciso se dibattere con i suoi compagni di strada o andare al cinema. La discussione sul cinema è in sé più di un invito al viaggio, è il viaggio stesso. (Gilles Jacob)

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Note[modifica]

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