Alfred Hitchcock

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Alfred Hitchcock
Oscar alla memoria Irving G. Thalberg (1968)

Sir Alfred Joseph Hitchcock (1899 – 1980), regista inglese.

Citazioni di Alfred Hitchcock[modifica]

  • Anche se facessi Cenerentola, il pubblico cercherebbe qualche cadavere nella carrozza. (citato in Portala al cinema, p. 146)
  • C'è qualcosa di più importante della logica: l'immaginazione.[1]
  • Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate.
Drama is life with the dull bits cut out.[2]
  • La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana. (citato in Portala al cinema, p. 5)
  • [Ultime parole] Nessuno sa come va a finire. Una persona dovrebbe morire per sapere esattamente cosa accade dopo la morte, nonostante i cattolici abbiano le loro speranze.
One never knows the ending. One has to die to know exactly what happens after death, although Catholics have their hopes.[3]
  • Stewart può recitare qualsiasi scena, e sempre aderendo al personaggio. [...] È sempre Stewart, mai il nome del personaggio che sta interpretando. (citato in Chi c'è in quel film?, p. 367)
  • Stewart è il perfetto eroe hitchcockiano, perché è l'Uomo Qualunque messo in situazioni bizzarre. (citato in Chi c'è in quel film?, p. 368)
  • [La felicità è] Un orizzonte sereno. Nulla di preoccupante nel piatto. Solo cose creative, non distruttive. Questo dentro sé stessi, perché dentro me non sopporto i battibecchi, non sopporto tensioni fra le persone. Penso che l'odio sia solo energia sprecata. Non è affatto produttivo. Sono molto sensibile. Una parola tagliente, detta bruscamente da una persona, specie se mi è vicina, mi fa male per giorni. So che siamo solo umani, siamo stimolati da questo genere di emozioni, chiamiamole anche negative, ma quando tutte queste vengono rimosse e si può vedere davanti a noi che la strada è pulita e si sta creando qualcosa; credo che questo sia quanto più felice io voglia mai essere.
A clear horizon – nothing to worry about on your plate. Only things that are creative and not destructive. And that's within yourself, within me I can't bear quarreling, I can't bear feelings between people – I think hatred is wasted energy. It's all nonproductive. I'm very sensitive – A sharp word said by say a person who has a temper if they're close to me hurts me for days. I know we're only human, we do go in for these various emotions, call them negative emotions, but when all these are removed and you can look forward and the road is clear ahead and now you're going to create something – I think that's as happy as I would ever want to be.[4]
  • Vedi, quando la star è in pericolo, la reazione del pubblico è molto più forte che se ci fosse un caratterista – magari uno più adatto al ruolo. (citato in Chi c'è in quel film?, p. 368)

Citato in François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock

Traduzione di G. Ferrari e F. Pititto, Il Saggiatore, 2009. ISBN 88-565-0109-0

  • Per produrre suspense, nella sua forma più comune, è indispensabile che il pubblico sia perfettamente informato di tutti gli elementi in gioco. Altrimenti non c'è suspense. (p. 59)
  • La differenza tra suspense e sorpresa è molto semplice e ne parlo molto spesso. Tuttavia nei film c'è spesso confusione tra queste due nozioni. Noi stiamo parlando, c'è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt'a un tratto: boom, l'esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse. Ora veniamo al suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l'anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all'una e sa che è l'una meno un quarto – c'è un orologio nella stanza – ; la stessa conversazione insignificante diventa tutt'a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: «Non dovreste parlare di cose così banali, c'è una bomba che sta per esplodere da un momento all'altro». Nel primo caso abbiamo offerto alla platea quindici secondi di sorpresa al momento dell'esplosione. Nel secondo caso gli offriamo quindici minuti di suspense. La conclusione di tutto questo è che bisogna informare il pubblico ogni volta che è possibile, tranne quando la sorpresa è un twist, cioè quando una conclusione imprevista costituisce il sale dell'aneddoto. (pp. 60-61)
  • Mi sono spesso reso conto che certe situazioni di suspense sono irrimediabilmente compromesse quando il pubblico non capisce chiaramente la situazione. Per esempio due attori hanno i vestiti quasi uguali e il pubblico non li distingue più; le ambientazioni sono confuse, la gente non riesce a capire bene dove si stia svolgendo l'azione e, mentre lo spettatore cerca di riprendere il filo della narrazione, la scena va avanti e non provoca alcuna emozione. Bisogna costantemente chiarire. (p. 75)

Citazioni su Alfred Hitchcock[modifica]

  • Come ci ha insegnato François Truffaut, Hitchcock è un maestro per generazioni di registi e di spettatori: ogni volta che si vede un suo film è come se lo si vedesse per la prima volta, sempre con il fiato sospeso. (Aldo Grasso)
  • Hitch non ascolta veramente le scene. Ho sempre avuto l'impressione che potevi benissimo andare sul set e metterti a recitare l'elenco telefonico, e se Hitch trovava buono il modo in cui ti muovevi e reagivi, l'espressione del viso, eccetera, ti avrebbe detto: "Va bene così". (James Stewart)
  • Hitchcock disse: "Gli attori vanno trattati come mucche". Non era gentile, ma lui era un provocatore. Tutto quello che faceva aveva lo scopo di suscitare una reazione, a cominciare dai suoi film. Hitchcock era un burlone. Gli piaceva fare scherzi alla gente. Ma sapeva essere anche molto serio. Era un uomo molto intelligente. Spesso rimproverava ai film delle sua epoca di essere fotocopie di show radiofonici, di non essere abbastanza cinematografici. (Martin Landau)
  • I film di Hitchcock ti tengono sempre con il fiato sospeso, ma a volte possono essere divertenti quando meno te lo aspetti. Per questo li adoro. (Metal Gear Solid 3: Snake Eater)
  • Il cinema del filone giallo gli deve molto; tanto, tantissimo gli deve il pubblico cui il regista ha regalato ore ed ore di divertimento con un pizzico di paura. Altrimenti che mago sarebbe stato? (Bruno Amatucci)
  • Il mio rapporto con lui è stato imbarazzante, difficile e offensivo. Mi disse: "Se te ne vai, ti rovino la carriera". E così fece. (Tippi Hedren)
  • Quando un uomo da trent'anni, e attraverso cinquanta film, racconta grossomodo sempre la stessa storia – quella di un'anima alle prese con il male – e mantiene lungo questa linea unica lo stesso stile fatto essenzialmente di un modo esemplare di spogliare i personaggi e immergerli nell’universo astratto delle loro passioni, mi sembra difficile non ammettere che ci si trova per una volta di fronte a ciò che appare sempre più raro in questa industria: un autore di film. (Alexandre Astruc)
  • Sembrava un uomo tranquillo [...] e invece aveva quello sguardo che ti attraversava da parte a parte, inquietante. Un uomo difficile da capire [...] il suo sguardo, sin dalla prima volta che l'ho incontrato, lo rivelava chiaramente: era lo sguardo di un uomo che si considerava visibilmente superiore, che vedeva nella donna un bell'oggetto, ma non molto di più. (Claudia Cardinale)

Note[modifica]

  1. Citato in Focus, n. 111, p. 116.
  2. (EN) Citato in Leslie Halliwell, Hallywell's Filmgoer's Companion – HarperCollins, Londra, 1984.
  3. Citato in Sidney Gottlieb e Christopher Brookhouse, Framing Hitchcock: selected essays from the Hitchcock annual, Wayne State University Press, 2002, p. 314. ISBN 0814330614
  4. (EN) Dall'intervista A Talk with Hitchcock del 1964, presente nel programma televisivo canadese Telescope; presente nel video su YouTube.com. Citato in Maria Popova, Hitchcock's Secret to Happiness, TheAtlantic.com, 20 marzo 2012.

Bibliografia[modifica]

  • Peter Bogdanovich, Chi c'è in quel film? Ritratti e conversazioni con le stelle di Hollywood, traduzione di Roberto Buffagni, Fandango Libri, 2008.
  • Portala al cinema (The Moviegoer's Companion, Think Publishing, Londra, 2004), a cura di Rhiannon Guy, traduzione di Luigi Giacone, Einaudi, Torino, 2006. ISBN 8806183044

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]