Diogene di Sinope

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Diogene il Cinico

Diogene di Sinope detto il Cinico (412 a.C. circa – 323 a.C. circa), filosofo greco antico.

Citazioni di Diogene di Sinope[modifica]

  • [A chi lo rimproverava perché entrava in luoghi sudici] Anche il sole penetra nelle latrine, ma non ne è contaminato.[1]
  • [A chi gli disse: «Tu non sai nulla e pure fai il filosofo»] Aspirare alla saggezza, anche questo è filosofia.[2]
  • [Andando in giro di giorno con la lanterna accesa] Cerco l'uomo.[3]
  • [Interrogato su quale fosse la sua patria] Cittadino del mondo.[1]
  • [Interrogato su cosa sapesse fare, quando fu messo in vendita come schiavo] Comandare agli uomini.[4]
  • [A chi riteneva beato Callistene perché godeva degli sfarzi di Alessandro] È certo infelice, perché fa la colazione e il pranzo quando fa comodo ad Alessandro.[5]
  • [A chi gli disse: «Sei vecchio, smettila!»] È come se corressi la lunga corsa nello stadio e in vista del traguardo dovessi desistere, invece di insistere ancora.[6]
  • [A chi diceva che il popolo di Sinope l'aveva condannato all'esilio] Ed io lui a rimanere a casa.[7]
  • [A chi gli rimproverava l'esilio] Ma è per questo, o disgraziato, che mi diedi alla filosofia.[7]
  • [Interrogato su quale fosse la cosa più bella tra gli uomini] La libertà di parola.[8]
  • [A chi gli disse: «Molti ti deridono»] Ma io non mi derido.[9]
  • [Mentre si masturbava in un luogo pubblico] Magari potessi placare la fame, stropicciandomi il ventre.[8]
  • [Interrogato sul perché chiedesse qualcosa ad una statua] Mi alleno a chiedere invano.[7]
  • [Quando Perdicca minacciò di ucciderlo se non fosse andato da lui] Nulla di straordinario: anche uno scarafaggio e una tarantola saprebbero far questo.[10]
  • [Ad una donna che supplicava gli dèi in una posa sconveniente] Non pensi, o donna, che il dio possa stare dietro di te, poiché tutto è pieno della sua presenza, e che tu debba vergognarti di pregarlo scompostamente?[11]
  • [Ad un figlio che disprezzava il genitore] Non ti vergogni di disprezzare colui al quale tu devi se puoi vantarti?[12]
  • [Ad un grazioso giovinetto che parlava senza grazia] Non ti vergogni di trarre un pugnale di piombo da un fodero di avorio?[12]
  • [Ad un tale che gli disse: «Non sono adatto alla filosofia»] Perché vivi se non ti curi di vivere bene?[12]
  • [Interrogato su quale sia il tempo opportuno per sposarsi] Quando si è giovani non ancora, quando si è vecchi mai più.[9]
  • [Interrogato su quale vino bevesse volentieri] Quello degli altri.[9]
  • [Interrogato su quale vantaggio avesse tratto dalla filosofia] Se non altro, l'essere preparato ad ogni evento.[1]
  • Tutto appartiene agli dèi; i sapienti sono amici degli dèi; i beni degli amici sono comuni. Perciò i sapienti posseggono ogni cosa.[11]
  • [Interrogato su dove nell'Ellade avesse visto uomini buoni] Uomini buoni in nessun luogo, ragazzi buoni a Sparta.[13]

Citazioni su Diogene di Sinope[modifica]

  • Accanto a Diogene Antistene sembra timido. La Antichità lo chiamò "il Socrate furioso". Il poeta Cercida lo tramuta nella costellazione del Cane. Nel secolo IV d.c., l'imperatore Giuliano l'Apostata cui ripugnava il cinismo, faceva rispettose eccezioni per la persona di Diogene. "Sono convinto – diceva Barbey d'Aurevilly – che Diogene era, di suo, una persona geniale e ammodo, ma il Faubourg Saint-Germain di Atene lo aveva fatto disperare." (Alfonso Reyes)
  • Diogene si azzardò a mangiare un polpo crudo nel tentativo di eliminare la necessità di cuocere le carni. Attorniato da molti uomini, coperto da un mantellaccio, porta la carne alla bocca e dice: "Per voi io mi espongo a questo pericolo e metto a repentaglio la mia vita". Bel pericolo, o Zeus! Non l'ha infatti affrontato come Pelopida, per la libertà dei Tebani o come Armodio e Aristogitone, per quella degli Ateniesi! Il filosofo ha lottato contro il polpo crudo per rendere la vita umana più simile a quella delle bestie! (Plutarco)
  • Il suo discepolo più famoso [di Antistene] fu Diogene, il quale riuscì a spuntarla su Alessandro e vinse sulla natura umana. (San Girolamo)

Diogene Laerzio[modifica]

  • Diceva d'imitare gli istruttori dei cori: questi infatti danno il tono più alto, perché tutti gli altri diano il tono giusto.
  • Durante un convito alcuni gli gettavano le ossa come ad un cane. Diogene andandosene ci orinò sopra, come un cane.
  • Godeva l'affetto degli Ateniesi. Così quando un giovinetto gli ruppe la botte, gli Ateniesi batterono il giovinetto e diedero a Diogene un'altra botte. Lo stoico Dionisio racconta che dopo Cheronea fu catturato e condotto a Filippo. A Filippo che gli chiese chi fosse, replicò: «Osservatore della tua insaziabile avidità». Per questa battuta fu ammirato e rimesso in libertà.
  • Mentre una volta prendeva il sole nel Craneo, Alessandro sopraggiunto disse: «Chiedimi quel che vuoi». E Diogene, di rimando: «Lasciami il mio sole».
  • Una volta Diogene gridò: «Ehi, uomini!» e convenne della gente che egli picchiò col bastone, dicendo: «Uomini chiamai, non canaglie!»
    Si narra anche che Alessandro abbia detto che se non fosse nato Alessandro, avrebbe voluto nascere Diogene.
  • Una volta vide un fanciullo che beveva nel cavo delle mani e gettò via dalla bisaccia la ciotola, dicendo: «Un fanciullo mi ha dato lezione di semplicità». Buttò via anche il catino, perché pure vide un fanciullo che, rotto il piatto, pose le lenticchie nella parte cava di un pezzo di pane.

Note[modifica]

  1. a b c Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 63.
  2. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 64.
  3. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 27.
  4. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 29.
  5. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 45.
  6. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 34.
  7. a b c Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 49.
  8. a b Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 69.
  9. a b c Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 54.
  10. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 44.
  11. a b Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 37.
  12. a b c Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 65.
  13. Citato in Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 27.

Bibliografia[modifica]

  • Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, a cura di Marcello Gigante, Mondadori, Milano, 2009.

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