Educazione siberiana

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Educazione siberiana

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Titolo originale

Educazione siberiana

Lingua originale inglese
Paese Italia
Anno 2013
Genere drammatico, crimine
Regia Gabriele Salvatores
Sceneggiatura Gabriele Salvatores, Stefano Rulli, Sandro Petraglia
Produttore Riccardo Tozzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Educazione siberiana, film del 2013, regia di Gabriele Salvatores, tratto dall'omonimo romanzo di Nicolai Lilin.

Frasi[modifica]

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  • Kolìma, dobbiamo avere rispetto per tutte le creature viventi. Eccetto che per la polizia, la gente che lavora nel governo, i banchieri, gli usurai e tutti quelli che hanno il potere del denaro e sfruttano le persone semplici. Ti dico, rubare a queste persone è permesso. Ma ricordati: chi vuole troppo è un pazzo. Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare. (Nonno Kuzja)
  • Imparate dal nostro fratello Plank. È un sacrilegio per un Siberiano onesto tenere il denaro nella sua casa, perfino il denaro rubato. (Nonno Kuzja)
  • Anna, ho bisogno di te per passare qualche parola da parte mia a questo pezzo d'immondizia, gli chiederesti per favore perché pensa di poter venire armato nel cuore di fiume basso e di entrare in casa di un onesto criminale? (Nonno Kuzja)
  • Nonno Kuzja: Si, ma Kolìma ha violato tre regole: ha preso un'arma senza il permesso di un adulto, l'ha presa dall' angolo rosso e ha tentato di sparare all'interno di una casa. Sono cose che assolutamente non si fanno mai, ma è stato coraggioso.
  • C'è qualcosa che hai voglia di chiedermi? La risposta alla domanda che tu non vuoi farmi è molto semplice. Non c'è posto per la droga nella nostra comunità. Noi Siberiani, non ci sporchiamo mai le mani con quella roba. (Nonno Kuzja)
  • L'inverno sembrava non avere una fine, e il branco moriva di fame. Il capobranco, il più vecchio di tutti, procedeva in testa e rassicurava i giovani, dicendogli che presto sarebbe arrivata la primavera. Ma, a un certo punto, un giovane lupo decise di fermarsi. Disse che ne aveva abbastanza del freddo e della fame e che sarebbe andato a stare con gli uomini. Perché la cosa importante era di restare vivo. Così, il giovane, si fece catturare e col passare del tempo, dimenticò di essere mai stato un lupo. Un giorno, di molti anni dopo, mentre accompagnava il suo padrone a caccia, lui corse servile a raccogliere la preda. Ma, si rese conto che la preda era il vecchio capobranco. Divenne muto per la vergogna, ma il vecchio lupo parlò e gli disse così: "io muoio felice perché ho vissuto la mia vita da lupo, tu invece, non appartieni più al mondo dei lupi e non appartieni al mondo degli uomini". La fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più. (Nonno Kuzja)
  • La gente li chiama matti, pazzi, anormali, solo perché non capisce quello che pensano e dicono. Ma la loro lingua è la lingua di Dio. Per questo noi li chiamiamo "Voluti da Dio". E dobbiamo rispettarli, tutti. A nessuno è permesso di toccarli, neanche con un dito; ed è a noi che spetta proteggerli. Anche a costo della nostra vita. (Nonno Kuzja)
  • Un tatuaggio non è semplicemente un disegno. Vedi, un tatuatore è come un confessore. Lui scrive la storia di un uomo sul suo corpo. Le vite dell'uomo possono sembrare tutte simili. Si nasce, si cresce, ci s'innamora, si fanno figli, si lavora, si muore. Alcuni si godono la vita, altri no. Ma noi Siberiani, Kolìma, la combattiamo. Dovrai dare il meglio di te per imparare. Per molti mesi farai soltanto una cosa: osservare. (Ink)

Dialoghi[modifica]

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  • Nonno Kuzja : Tu non ce l'hai una picca, vero?
    Kolìma : No.
    Nonno Kuzja : Bene, prendi questa allora.
    Kolìma : Per me?
    Nonno Kuzja: Si, Kolìma. Vedi, questa picca ti conosce fin dal giorno in cui sei nato. È la stessa lama usata per tagliare il cordone ombelicale che ti legava a tua madre. La picca è come la croce. Lei ci accompagna per l'intera nostra vita.
  • Nonno Kuzja : E quando un criminale muore, la sua picca dev'essere spezzata. Una parta della lama va con lui, l'altra resta alla persona che lui ha amato di più a questo mondo.
    Kolìma : Perché?
    Nonno Kuzja: Perché in questa maniera, nel giorno del giudizio, loro si possono ritrovare e possono ricongiungersi in pace.

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