Epigrafi

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Stele funeraria romana.

Raccolta di epigrafi.

  • A forza di vendere nocciole e canestrelli | all'Acquasanta, al Garbo e a San Cipriano, | col sole, col vento e l'acqua a catinelle | per assicurarmi il pane per la mia vecchiaia | tra i pochi soldi mi ammucchiavo quelli | per tramandarmi al tempo più lontano | mentre son viva, vegeta e sana | Caterina Campodonico, la paesana | Se questa mia memoria vi piace | voialtri che passate pregatemi pace.
A sun de vende reste e canestrelli | a l'Aegua Santa, au Garbu e a San Ceprian, | co u so, co u ventu, e l'aegua zü a tinelli | pe a mae veggiaia assegüame u pan || tra i pochi sodi m'ammüggiava quelli | pe tramandame au tempu ciü lontan | mentre sun viva, vegeta e sann-a | Catainin Campodonico a paisann-a | MDCCCLXXXI | Se questa mae memoja a ve piaxe | vüatri che passae, preghaeme paxe.
Epigrafe incisa sul monumento funebre di Caterina Campodonico, nel cimitero di Staglieno di Genova.
  • A tanto nome, nessun elogio adeguato.[1]
Tanto nomini nullum par elogium.
Inciso nel monumento eretto a Niccolò Machiavelli nel 1787 per pubblica sottoscrizione in Santa Croce, il Pantheon delle glorie italiane.
  • Essi parlano, invocando pace dalla Sua Maestà: salute a te, re dell'Egitto, Sole femmina che brilli come il disco solare.[2]
Iscrizione del tempio di Deir el-Bahari.
  • Guglielmo Oberdan | morto santamente per l'Italia | terrore ammonimento rimprovero | ai tiranni di fuori | ai vigliacchi di dentro.[3]
Scritta da Carducci e incisa su una lapide a Bologna in memoria di Guglielmo Oberdan.
  • Se, o Demostene, la tua forza fosse stata pari al tuo senno | mai l'Ares macedone avrebbe comandato sui Greci.[4]
Eἴπερ ἴσην ῥώμην γνώμῃ, Δημόσθενες, εἶχες, | οὔποτ᾽ ἂν Ἑλλήνων ἦρξεν Ἄρης Μακεδών.
Epigrafe incisa sulla statua di bronzo di Demostene erettagli dopo la morte dagli Ateniesi.
  • Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell'esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l'antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno s'inchinano.[5]
  • Voltri l'industre, dove il vento regna, | dell'Europa central l'ora ti segna.
Epigrafe di Bartolomeo D'Albertis del 1916, presente su una parete della chiesa dei santi Nicolò ed Erasmo a Genova Voltri.

Note[modifica]

  1. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, § 201, p. 52.
  2. Citato in Giorgio Leonardi, Hatshepsut (ca. 1505-ca. 1458 a.C.). "Sole femmina che brilli come il disco solare", in Le signore dei signori della storia, a cura di Annamaria Laserra, Franco Angeli, Milano, 2013, p. 15. ISBN 9788856848328.
  3. Citato in Fumagalli, op. cit., § 1255, p. 425.
  4. Citato in Plutarco, Vita di Demostene, 30, 5, traduzione di Chiara Pecorella Longo, Beatrice Mugelli e Lucia Ghilli, BUR, 1995. ISBN 978-88-17-17052-9
  5. Lapide, ora rimossa, che era stata affissa presso la fortezza di Fenestrelle. Citato in Gigi Di Fiore. Fortezza di Fenestrelle, basta con la lapide! Distrutto il ricordo dei prigionieri meridionali, ilmattino.it, 8 luglio 2013.

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