Esiodo

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Esiodo e la musa (Eugène Delacroix)

Esiodo (VIII secolo a.C. – VII secolo a.C.), poeta greco antico.

Citazioni di Esiodo[modifica]

  • Le opere spettano ai giovani, i consigli agli uomini maturi e le preghiere ai vecchi.[1]

Le opere e i giorni[modifica]

Incipit[modifica]

O Muse della Pieria che date la gloria coi carmi, cantate qui il vostro padre Zeus, per opera del quale gli uomini mortali sono in pari modo illustri e oscuri, noti e ignoti nel suo possente volere.

[Esiodo, Le opere e i giorni, traduzione di Lodovico Magugliani, Rizzoli, 1988.]

Citazioni[modifica]

  • Stolti, perché non sanno quanto più grande è la metà dell'intero. (v. 40; 2007)
  • Tale legge, infatti, il Cronide (Zeus) ha dato agli uomini: che i pesci, le fiere e gli uccelli volanti si divorino tra di loro, perché non hanno giustizia; agli uomini, invece, ha dato la giustizia. (vv. 276-280[2])
  • Chi della donna si fida si fida dei ladri. (v. 375; 2007)

Teogonia[modifica]

Incipit[modifica]

Incominciamo il nostro canto dalle Muse eliconie, che abitano l'eccelso e santissimo monte Elicona! Esse di solito ballano con agili passi intorno alla fonte azzurrina e all'altare del molto possente Cronione; ma spesso, lavate le tenere membra nel Permesso o nell'Ippocrene o nel sacro Olmio, anche sull'altissima vetta intrecciano, con rapide evoluzioni leggiadre, deliziose figure di danza.

[Esiodo, Teogonia, traduzione di Francesco Gargiulo, Rizzoli, 1959.]

Citazioni[modifica]

  • Dunque, per primo fu Chaos, e poi Gaia dall'ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che possiedono le vette dell'Olimpo nevoso, e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade, poi Eros, il più bello fra gli dei immortali, che rompe le membra, e di tutti gli dei e di tutti gli uomini doma nel petto il cuore ed il saggio consiglio. (vv. 116-122; 1959)
  • Nereo, che mai mentisce, ma dice sempre la verità, fu generato come primo figlio da Ponto. Lo si chiama il vecchio, perché è verace e benigno. Mai egli si discosta dal giusto, ma tende sempre verso la giustizia e la bontà. (vv. 233-236; 1959)
  • Come quando negli alveari ombrosi le api | nutrono i fuchi, che hanno parte dei frutti delle loro aspre fatiche | – esse per tutto il giorno, fino al tramonto del sole, | ogni giorno s'affrettano sollecite e fanno i bianchi favi, | e quelli restando dentro gli ombrosi alveari | l'altrui fatica nel loro ventre raccolgono – | cosi per gli uomini un male, le donne, | Zeus altotonante fece, che hanno parte dei frutti delle fatiche | moleste.[3] (v. 594-602; 2007)

Citazioni su Esiodo[modifica]

Eraclito[modifica]

  • Sapere molte cose non insegna ad avere intelligenza: l'avrebbe altrimenti insegnato ad Esiodo.
  • Maestro dei più è Esiodo: credono infatti che questi conoscesse molte cose, lui che non sapeva neppure che cosa fossero il giorno e la notte; sono infatti un'unica cosa.
  • Esiodo considerava alcuni giorni fasti e altri nefasti, di non sapere che la natura di ogni giorno è una sola.

Bibliografia[modifica]

  • Esiodo, Le opere e i giorni, traduzione di Lodovico Magugliani, Rizzoli, 1988.
  • Esiodo, Opere, traduzione di Graziano Arrighetti, Mondadori, 2007.
  • Esiodo, Teogonia, traduzione di Francesco Gargiulo, Rizzoli, 1959.

Note[modifica]

  1. Citato in Arpocrazione, Lessico dei dieci oratori, voce ἔργα νέων; traduzione in Oratori attici minori, traduzione di Mario Marzi, UTET, 1995, p. 273. ISBN 978-88-02-02633-6
  2. Citato nell'introduzione di Alessandra Borgia a Plutarco, I dispiaceri della carne. Perì sarcophagìas, Stampa alternativa, Roma, 1995, p. 6. ISBN 88-7226-269-0
  3. Secondo Martin Litchfield West, per Esiodo le donne sono ladre di cibo, cosa che, in questa forma, l'autore non dice da nessuna parte.

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Opere[modifica]