Al 2017 le opere di un autore italiano morto prima del 1947 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Filippo Pananti

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Filippo Pananti (1766 – 1837), poeta italiano.

Citazioni di Filippo Pananti[modifica]

  • A chi un segreto? Ad un bugiardo o a un muto. Questi non parla e quei non è creduto. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 368)
  • Amore è una bardassa, un monellaccio, | che se un dito gli offrite piglia il braccio. (da Epigrammi)
  • Chi non trascura il soldo ed il quattrino | adagio adagio arriva allo zecchino. (da Gli uccelli di gabbia dopo la tesa)
  • Con quattro versi di rimata prosa, | io vi metto il mio core fra le mani: | se ricevuto ei sarà ben, domani, | o bella, vi porrò qualch'altra cosa. (citato in I capolavori della poesia italiana, a cura di Guido Davico Bonino, CDE, 1972)
  • Due contesse, irrisolute | come meglio mascherarsi, | per non esser conosciute | in un prossimo veglione, | ne fan motto al Caccavone, | che risponde: «Vi dovreste | mascherar da donne oneste!» (citato in Epigrammi del marchese di Caccavone e del Duca di Maddaloni, a cura di Giuseppe Porcaro, Arturo Berisio Editore, Napoli, 1968, p. 22.)
  • E se in man di due medici è un malato | suonate a comunion, quell'uomo è andato. (da Il paretaio)
  • Esci di lì, ci vo' star io. (da Il poeta di teatro, XIV, 2)
  • La vera carità è senza ostentazione; simile alla rugiada del cielo cade senza rumore nel seno degli infelici. (da I benefizi e il modo di spargerli, in Prose diverse)
  • Qui giace un Cardinale | Che fe' più mal che bene, | Il ben lo fece male, | Il mal lo fece bene. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 761)
  • Sul dorso ha un mezzo secolo Isabella, | E ancor detta esser vuol giovine e bella. | Chi è sciocco la condanni: | Io dico che ha ragione, e ve lo provo: | Mercato nuovo ancor dopo mill'anni | Sempre si chiamerà Mercato nuovo. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 761)

Citato in Voci del tempo nostro[modifica]

  • Don Gabbriello in mezzo ai versi sui | ne avea cuciti molti degli altrui. | Un dì che in società li recitava, | il cappello Riccardo si cavava; | quei domandò: – Perché continuamente | fai tu quell'atto? – E l'altro: – O Gabbriello, | ogni volta che incontro un conoscente | me gli cavo il cappello. – (Rispettosi saluti, p. 149)
  • Un tal, cascato in mezzo ad un pantano, | disse a un avaro: – Datemi una mano. – | Come, come? – l'avaro replicò – | Io la man darvi? Ve la presterò. - (Avarizia, p. 149)
  • Disse Cloe: – Quanti affanni | mi dà l'avvicinarmi ai quarant'anni! – | Ed io: – Non vi attristate, | anzi ogni giorno ve ne allontanate. – (L'età delle donne, p. 150)
  • Lesse Tirsi a Dorilla un suo sonetto; | ed essa: – Oh, bello! cos'avete detto? – (Sincerità, p. 150)

Avventure e osservazioni sopra le coste di Barberia[modifica]

  • I grandi sono come quei mulini eretti sulle montagne che non danno della farina se non si dà loro del vento.
  • L'offeso perdona, ma l'offensore non mai.
  • V'è una gelosia villana che è un diffidare della persona amata, v'è una gelosia delicata che consiste nel diffidare di sé.

Opere in versi e in prosa[modifica]

  • Aspettare suona sovente il medesimo che sperare.
  • Il distintivo d'una grand'anima è una facile indulgenza, una generosa disposizione al perdono.
  • Gli amici assomigliare | Si ponno all'ombra d'orologio a sole, | che quando è il dì sereno apparir suole, | se scuro, non appare.

Bibliografia[modifica]

Giuseppe Passarello, Voci del tempo nostro, antologia di letture moderne e contemporanee, Società editrice internazionale, Torino, 1968.

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