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Gilgameš

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Statua di Gilgameš

Gilgameš, anche anglicizzato in Gilgamesh, eroe divinizzato del Vicino Oriente antico.

Citazioni di Gilgameš

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  • Che cosa farò, Utnapištim, dove andrò? Già il ladro nella notte ha ghermito le mie membra, la morte abita nella mia camera; ovunque si posi il mio piede, lì trovo la morte.
  • Chi è l'uomo che può scalare il cielo? Soltanto gli dèi vivono per sempre con Šamaš glorioso; invece noi uomini abbiamo i giorni contati, le nostre faccende sono un soffio di vento.
  • O Enkidu, fratello mio, | tu fosti la scura al mio fianco, | la forza della mia mano, la spada nella mia cintura, | lo scudo davanti a me, | una veste gloriosa, il mio più leggiadro ornamento; | un Fato malvagio mi ha derubato. | L'onagro e la gazzella | che padre e madre ti furono, | tutte le creature della lunga coda che ti nutrirono | ti piangono, | tutti gli esseri selvatici della piana e dei pascoli; | i sentieri che amavi nella foresta dei cedri | notte e giorno mormorano.
  • Quando due vanno insieme, ciascuno protegge se stesso e difende il compagno, e se essi cadono lasciano ai posteri un nome duraturo.
  • Se il tuo cuore ha paura, getta via la paura, se in esso vi è terrore, getta via il terrore. Prendi in mano le scure e attacca. Chi lascia incompiuta la lotta non ha pace.

Citazioni su Gilgameš

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  • Che cosa significhi il nome di Gilgameš non sappiamo con esattezza. Non è escluso che il nome risalga a una lingua presumera, e che i diversi modi di scriverlo rappresentino diversi suoi adattamenti alla lingua sumera o tentativi di spiegazione mediante le parole della lingua dei Sumeri. (Giuseppe Furlani)
  • Ghilgamesh è un eroe, un grande personaggio che rappresenta l'umanità. (Gianfranco Ravasi)
  • Gilgameš figlio di Ninsun giace nella tomba. Nel luogo delle offerte ha pesato l'offerta del pane, nel luogo delle libagioni ha versato il vino. In quei giorni se ne dipartì Gilgameš signore, il figlio di Ninsun, il re, il senza pari, colui che non ebbe eguali fra gli uomini, che non trascurò Enlil suo padrone. O Gilgameš, signore di Kullab, grande è la tua lode.
  • Proclamerò al mondo le imprese di Gilgameš, l'uomo a cui erano note tutte le cose, il re che conobbe i paesi del mondo. Era saggio; vide misteri e conobbe i paesi del mondo. Era saggio; vide misteri e conobbe cose segrete; un racconto egli ci recò dei giorni prima del Diluvio. Fece un lungo viaggio, fu esausto, consunto dalla fatica; quando ritornò si riposò, su una pietra l'intera storia incise.
    Quando gli dèi crearono Gilgameš gli diedero un corpo perfetto. Il sole glorioso Šamaš lo dotò di bellezza, Adad, dio della tempesta, lo dotò di coraggio, i grandi dèi resero perfetta la sua bellezza, al di sopra di ogni altro, terribile come gran toro selvaggio. Per due terzi lo fecero dio e per un terzo uomo.
  • Una dea lo ha fatto, forte come toro selvaggio; nessuno può resistere alle sue armi. Nessun figlio è lasciato a suo padre, poiché Gilgameš tutti li prende; e questi sarebbe il re, il pastore del suo popolo? La sua lussuria non lascia nessuna vergine all'amante, né la figlia del guerriero, né la moglie del nobile.
  • È un personaggio irrequieto, indomito, che non sopporta rivali e opprime i suoi sudditi. Ha appetiti sessuali davvero degni di Rabelais, ed è proprio per soddisfarli che si mostra quanto mai tirannico.
  • È un uomo reale, che ama e odia, piange e gioisce, lotta e piomba nell'abbattimento, spera e conosce la disperazione. Certo vi compaiono anche degli dei; e in verità Gilgamesh stesso, a giudicare dal linguaggio e dai temi mitologici adoperati, è un dio di terz'ordine e, insieme, un uomo; ma è l'uomo Gilgamesh che domina l'azione del poema.
  • Per quanto lo riguarda, desidera procurarsi una gloria duratura, farsi un nome, non vivere una vita che potrebbe esser lunga ma del tutto priva di eroismo.
  • Anche se Gilgameš non è il primo eroe umano, è il primo eroe tragico di cui si sappia qualcosa. È il più affine a noi e al tempo stesso il più rappresentativo dell'individuo alla ricerca della vita e della conoscenza, e la conclusione di una simile ricerca è inevitabilmente tragica.
  • Gilgameš è stato riconosciuto nell'Alessandro medioevale, e alcune sue avventure sono state forse trasposte nei cicli cavallereschi. [...] Benché l'eroe sumerico non sia un più antico Odisseo, né un Eracle o un Sansone, un Dermot o un Gawain, è tuttavia possibile che se la storia di Gilgameš non fosse mai stata raccontata nessuno di questi eroi sarebbe stato ricordato allo stesso modo.
  • I poemi non attribuiscono a Gilgameš né una nascita prodigiosa né leggende sulla sua infanzia, come quelle degli eroi folklorici. All'esordio della storia è già un uomo nella piena maturità, a tutti superiore per bellezza e forza, e per le brame insoddisfatte della sua natura semidivina a cagione delle quali non trova chi gli stia a pari né in amore né in guerra; frattanto, il demone della sua attività frenetica sta consumando i sudditi, che si trovano costretti a invocare l'aiuto degli dèi.
  • Nel personaggio di Gilgameš avvertiamo fin dal principio l'assillo preponderante della fama, della reputazione e della ribellione del mortale contro le leggi della separazione e della morte.

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