Gaio Giulio Cesare

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da Giulio Cesare)
Gaio Giulio Cesare

Gaio Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.), militare, politico e storico romano.

Citazioni di Gaio Giulio Cesare

  • I nemici avrebbero avuto la vittoria se avessero avuto chi sa vincere. (citato in Plutarco, Vita di Cesare, 39, 8)
  • Non dobbiamo aver paura che della paura.[1]  Citazione da controllare da controllare
  • Preferisco essere primo qui [un piccolissimo villaggio delle Alpi] che secondo a Roma.[2] (citato in Plutarco, Vita di Cesare, 11, 4)
  • Tu porti Cesare e la fortuna di Cesare. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, U. Hoepli, Milano, 1921, p. 400)
Caesarem vehis Caesarisque fortunam.

Attribuite

  • [Dopo la battaglia di Zela, 47 a.C.] Veni, vidi, vici
Venni, vidi, vinsi.
  • [Sul Rubicone, 10 gennaio 49 a.C.] Alea iacta est
Il dado è tratto.
Ἀνερρίφθω κύβος. (nella versione originale plutarchea)
  • [Sul Rubicone] Stando qui inizia la mia rovina. Venendo là inizia quella degli altri.

Ultime parole

  • (EL) Kαὶ συ, τέκνον;
Kai su, téknon?[3]
Anche tu, figlio mio?
  • (LA) Tu quoque, Brute, fili mi?
Anche tu Bruto, figlio mio?
  • (LA) Et tu, Brute?
Anche tu, Bruto?[4]

Commentarii de bello gallico

C. Iulii Caesaris quae extant, 1678

Incipit

La Gallia, nel suo insieme, è divisa in tre parti, una delle quali abitano i Belgi, un'altra gli Aquitani, la terza coloro che nella loro stessa lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli. Tutti costoro si differenziano per lingua, istituzione e leggi. Il fiume Garonna divide i Galli dagli Aquitani, la Marna e la Senna li dividono dai Belgi. Fra tutti costoro, i più valorosi sono i Belgi, perché sono i più lontani dalla civiltà raffinata di provincia e assai raramente i mercanti si recano da loro e vi importano quelle merci che contribuiscono a infiacchire gli animi e sono i più vicini ai Germani che abitano al di là del Reno, con i quali sono incessantemente in guerra. Per questo motivo anche gli Elvezi superano in valore gli altri Galli, poiché si confrontano con i Germani in combattimenti quasi quotidiani.

[Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello gallico, traduzione di G. Lipparini, Zanichelli, Bologna, 1951.]

Citazioni

  • La città degli Allobrogi, posta più a nord e più vicino al territorio degli Elvezi, è Ginevra: un ponte la unisce al paese degli Elvezi. [...] Dispose che da tutta la Provincia gli si presentasse il contingente massimo di soldati che egli poteva richiedere (in tutta la Gallia vi era una sola legione) e fece distruggere il ponte vicino alla città.[5] (1974)
Extremum oppidum Allobrogum est proximumque Helvetiorum finibus Genava. Ex eo oppido pons ad Helvetios pertinet. [...] Provinciae toti quam maximum potest militum numerum imperat (erat omnino in Gallia ulteriore legio una), pontem, qui erat ad Genavam, iubet rescindi. (I, VI-VII)
  • Gli uomini credono volentieri ciò che desiderano sia vero. (III, 18)
[...] libenter homines id quod volunt credunt.
  • La città di Alesia si trovava alla sommità di un colle molto elevato [...] Le radici di questo colle erano bagnate da due parti da due fiumi. Davanti alla città si estendeva una pianura di circa tre miglia, dagli altri lati la città era circondata da colli di uguale altezza posti a non molta distanza. (VII, 69, traduzione di F. Brindesi, Rizzoli, Milano)
Ipsum erat oppidum Alesia in colle summo admodum edito loco [...] Cuius collis radices duo duabus ex partibus flumina subluebant. Ante id oppidum planities circiter milia passuum III in longitudinem patebat; reliquis ex omnibus partibus collis mediocri interiecto spatio pari altitudinis fastigio oppidum cingebant.
  • Cesare, che dopo aver esortato la X legione si era portato all'ala destra, come vide i suoi incalzati ed i soldati intralciarsi a vicenda, perché le insegne[6] della XII legione erano state ammassate in un sol luogo, tutti i centurioni della quarta coorte erano stati uccisi, caduto il vessillifero[7], perduta l'insegna, quasi tutti i centurioni delle altre legioni caduti o feriti, e tra questi il primipilo[8] Publio Sestio Baculo, un uomo coraggiosissimo, così coperto di gravi ferite da non riuscire più a reggersi in piedi, mentre gli altri erano senza forze e non pochi della retroguardia, abbandonato il combattimento, si allontanavano per schivare i proiettili, mentre i nemici non smettevano di avanzare frontalmente rimontando il colle ne alleggerivano la pressione sui fianchi; come vide che la situazione era critica e che non aveva nessuna possibilità di mandare rinforzi, preso lo scudo ad uno dei suoi soldati della retroguardia, poiché era venuto sin là senza scudo, avanzò in prima linea e, chiamando per nome i centurioni, spronando gli altri soldati, ordinò di far avanzare le insegne e distanziare i manipoli, di modo che i nostri potessero più agevolmente maneggiare le spade. La sua comparsa riaccese la speranza nei soldati e li rianimò, perché ciascuno, pur trovandosi in una situazione di pericolo, voleva dar prova del proprio valore al cospetto del suo generale: così si poté in parte contenere l'assalto. (II, XXV[9])
  • C'erano in quella legione due centurioni, due uomini coraggiosissimi, che già si avviavano a raggiungere i gradi più alti, Tito Pullone e Lucio Voreno. Erano in continua competizione tra di loro per chi dei due fosse stato anteposto all'altro, e ogni anno lottavano con accesa rivalità per far carriera. Mentre si combatteva con grande accanimento sulle fortificazioni, Pullone disse: "Che aspetti Voreno? Che promozione vuoi avere come premio per il tuo coraggio? Questa è la giornata che deciderà delle nostre controversie." Detto questo esce allo scoperto e irrompe dove più fitto è lo schieramento nemico. Neppure Voreno, allora, resta la coperto, ma, temendo il giudizio degli altri, lo segue. Quasi addosso al nemico, Pullone lancia il giavellotto e trapassa uno dei loro che, staccandosi dal gruppo, correva ad affrontarlo. I nemici lo soccorrono esanime, proteggendolo con gli scudi, mentre tutti lanciano frecce contro di lui, bloccandolo. Un'asta trapassa lo scudo di Pullone e si conficca nel balteo, spostando il fodero della spada e, mentre egli si trova impacciato e perde tempo nel tentativo di estrarre l'arma, viene circondato dai nemici. Il suo avversario, Voreno, si precipita a soccorrerlo nella difficile situazione. Tutta la massa dei nemici si volge allora contro Voreno, ritenendo l'altro trafitto dall'asta. Voreno si batte corpo a corpo con la spada e, ucciso un nemico, respinge gli altri di poco, ma mentre incalza con foga cade scivolando in una buca. Circondato a sua volta, viene aiutato da Pullone e ambedue, dopo aver ucciso molti nemici e acquistato grande onore, riparano incolumi all'interno delle fortificazioni. Così la fortuna volle, nella contesa e nel combattimento, che, sebbene avversari, si recassero reciproco aiuto e si salvassero l'un l'altro la vita e non si potesse stabilire quale dei due fosse il più coraggioso. (V, XLIV [10])

Commentarii de bello civili

Incipit

Massimo Bruno

Dopo che fu consegnata la lettera di Cesare ai consoli, a stento si ottenne da loro, e grazie alle energiche insistenze dei tribuni della plebe, che la si leggesse in senato; ma non si poté ottenere che sul suo contenuto si aprisse la discussione.
[Caio Giulio Cesare, La guerra civile, traduzione di Massimo Bruno, Rizzoli, 1986]

Fruttero & Lucentini

Consegnata ai consoli la lettera di Cesare, i tribuni della plebe ottennero a stento che venisse letta in senato, ma non che si procedesse a dibatterne.
[Caio Giulio Cesare, La guerra civile, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

G. Lipparini

Dopo che fu consegnata ai consoli la lettera inviata da Cesare, i tribuni della plebe fortemente insistettero che fosse letta in Senato ed a stento l'ottennero, ma non riuscirono ad ottenere che se ne ponesse in discussione il contenuto. I consoli riferiscono sulla situazione politica. Il console Lucio Lentolo promise che non avrebbe fatto mancare il suo appoggio al Senato e allo Stato, purché i senatori volessero dimostrare audacia e fermezza d'animo nell'esporre i loro pareri; se invece miravano sempre ad aver riguardo per Cesare e ad attirarsene il favore, come avevano fatto in passato, egli avrebbe deciso secondo il proprio interesse e non sarebbe più stato ossequiente all'autorità del senato, poiché anch'egli aveva modo di trovare in Cesare favore e amicizia.
[Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello civili, traduzione di G. Lipparini, Zanichelli, Bologna, 1951]

Citazioni

  • Dicevano che la cavalleria di Cesare di notte s'aggirava nei dintorni e presidiava ogni luogo e via; sostenevano che si dovevano evitare combattimenti notturni, poiché un soldato spaventato in una guerra civile di solito dà ascolto più alla paura che al giuramento. (I, 67)
Circumfundi noctu equitatum Caesaris atque omnia loca atque itinera obsidere; nocturnaque proelia esse vitanda, quod perterritus miles in civili dissensione timori magis quam religioni consulere consuerit.
  • Orbene, per un difetto comune della nostra natura di uomini, quando la realtà ci è nascosta o sconosciuta, siamo ancora più sicuri di noi stessi, e nel contempo più la temiamo. (II, 4)
  • Ma la sorte, che ha grandissimo potere in generale, particolarmente lo ha in guerra: da cause banali produce mutamenti decisivi. (III 68)

Citazioni su Gaio Giulio Cesare

  • Abbiatela vinta e tenetevelo pure! Ma un giorno vi accorgerete che, colui che desiderate salvare con tanto affanno, sarà fatale al partito degli ottimati, che tutti insieme abbiamo difeso; infatti in Cesare ci sono molti Gaio Mario! (Lucio Cornelio Silla)
  • Alessandro e Cesare combattevano per i propri fini, ma così facendo strinsero una cintura di civiltà intorno alla Terra. (Jerome K. Jerome)
  • Andarti a genio, Cesare, non è la mia passione, | né di sapere se sei «bianco o nero». (Gaio Valerio Catullo)
  • Bruto era in atto di far passar l'esercito da Abido alla riva opposta, e posava, secondo il suo costume, di notte, sotto al padiglione, non dormendo, ma all'avvenire pensando: perché se fu mai capitano che poco dormisse, egli fu desso, e per sua natura dimorava vigilante il più del tempo: parveli sentire grande strepito alla porta, e guardando al lume della lucerna vicina a spegnersi, vide terribile imagine d'uomo strano, grande e d'orribile aspetto. Di che spaventato in principio, come vide poi non far male, né parlare, ma tacito starsi appresso al letto, domandò chi fusse. Costui risposte: Sono, o Bruto, il tuo mal genio, e mi rivedrai appresso Filippi. (Plutarco)
  • Cesare era di alta statura, aveva una carnagione chiara, florida salute [...] Nella cura del corpo fu alquanto meticoloso al punto che non solo si tagliava i capelli e si radeva con diligenza, ma addirittura si depilava, cosa che alcuni gli rimproveravano. Sopportava malissimo il difetto della calvizie per la quale spesso fu offeso e deriso. Per questo si era abituato a tirare giù dalla cima del capo i pochi capelli [...] Dicono che fosse ricercato anche nel vestire: usava infatti un laticlavio frangiato fino alle mani e si cingeva sempre al di sopra di esso con una cintura assai lenta. (Gaio Svetonio Tranquillo)
  • Con Cesare Roma diventa tutta l'Italia, compresa la Cisalpina. Roma cioè, in quanto concetto giuridico e politico, si identifica – grazie all'estensione della cittadinanza – con l'intera Italia. (Luciano Canfora)
  • Egli ebbe ingegno, equilibrio, memoria, cultura, attività, prontezza, diligenza. In guerra aveva compiuto gesta grandi, anche se fatali per lo stato. Non aveva avuto per molti anni altra ambizione che il potere, e con grandi fatiche e pericoli l'aveva realizzata. La moltitudine ignorante se l'era conquistata coi doni, le costruzioni, le elargizioni di viveri e banchetti. I suoi li aveva acquistati con premi, gli avversari con manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato ad una città, ch'era stata libera, l'abitudine di servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione. (Marco Tullio Cicerone)
  • Giulio Cesare fu assassinato dalle Idi di marzo e dalla brutta cuoca di suo figlio. Gli fecero i funerali con tutte le pompe che sembrava il Giro d'Italia. (Cochi e Renato)
  • La cosa più grande di Cesare erano i suoi debiti (Bertolt Brecht)
  • Quanti milioni di uomini sono morti per rendere Cesare grande! (Thomas Campbell)
  • Togliamo a Cesare quello che non è di Cesare. Meglio. "Diamo a Cesare quello che è di Cesare. Ventitré pugnalate." (Marcello Marchesi)

Note

  1. Cfr. «Quindi, prima di tutto, lasciatemi esprimere la mia ferma convinzione che l'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa» (Franklin Delano Roosevelt).
  2. Citato in Paola Mastellaro, Il libro delle citazioni latine e greche, Mondadori, Milano, 2012, p. 15. ISBN 978-88-04-47133-2.
  3. Riportate da Gaio Svetonio Tranquillo in De Vita Caesarum, I – 82.
  4. Versione riportata da William Shakespeare nella tragedia Giulio Cesare.
  5. Cfr. Asterix il gallico:
    • [Asterix e Obelix attraversano un campo di grano a valle, inseguiti da legionari romani allo scoperto, avendo forzato un blocco di frontiera]
      Obelix: Di', Asterix, dove stanno le montagne?
      Asterix: Sssst, Obelix! Credo che fra poco avremo tutte le guarnigioni romane alle nostre calcagna!
      Obelix: Ebbene arrampichiamoci su una montagna, cogliamo la stella alpina e ritorniamo in Gallia!
      [La stella alpina serve a Panoramix il druido per curare il questore romano Claudius Malosinus, amico dei Galli, avvelenato dal governatore Gracchus Garovirus.]
      Asterix: Non è così semplice. Bisogna che noi imbrocchiamo una montagna dove quel fiore cresca.
      [Giunti al limitare del campo, scorgono quello che oggi chiamiamo il Lago di Ginevra, con Ginevra sulla riva opposta alla loro e le due rive unite da un ponte di pietra.]
      Asterix: C'è una città dall'altra parte del lago. Appena sarà calata la notte ci andremo. Troveremo degli aiuti laggiù.
      Obelix: Hanno anche un lago, qui?
    Corre l'anno 58 a.C., quando Gaio Giulio Cesare ordina di distruggere il ponte in questione; mentre le storie di Asterix e Obelix sono ambientate circa nel 50 a.C.: la presenza del ponte nella vignetta non costituisce necessariamente un anacronismo, poiché il ponte può essere stato ripristinato in seguito, con la sconfitta degli Elvezi e al cessare della loro minaccia nel territorio della Gallia. Il ponte del fumetto è in pietra, ma quello precedente, in mano agli Allobrogi, probabilmente era in legno, viste le loro limitate conoscenze in campo edilizio.
  6. Ogni manipolo, formato da due centurie, aveva una propria insegna che doveva servire da punto di riferimento durante la battaglia e che guidava gli spostamenti.
  7. Il soldato incaricato di portare il vessillo
  8. Era il massimo grado a cui si poteva arrivare partendo dalla "gavetta": centurione della prima centuria della prima coorte.
  9. Da La guerra gallica, traduzione di Maria Pia Vigoriti, Newton Compton Editori, 2015, p. 100. ISBN 8854177504
  10. Da La guerra gallica, traduzione di Maria Pia Vigoriti, Newton Compton Editori, 2015, p. 188. ISBN 8854177504

Bibliografia

  • Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello gallico, traduzione di G. Lipparini, Zanichelli, Bologna, 1951.
  • Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello gallico, traduzione di F. Brindesi, Rizzoli, Milano.
  • Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello civili, traduzione di G. Lipparini, Zanichelli, Bologna, 1951.
  • Caio Giulio Cesare, La guerra civile, traduzione di Massimo Bruno, Rizzoli, 1986.
  • Caio Giulio Cesare, La guerra gallica, introduzione e note di Ettore Barelli, traduzione di Fausto Brindesi. Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1974.

Altri progetti

Opere