Lorenzo Bedeschi

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Lorenzo Bedeschi (anni ottanta del Novecento)

Lorenzo Bedeschi (1915 – 2006), presbitero, partigiano e storico italiano.

Cattolici e comunisti[modifica]

Incipit[modifica]

L'aspetto specifico di questo breve excursus storico si situa sostanzialmente nel complesso contrasto verificatosi in Italia tra le esigenze dei cattolici fedeli alla tradizione della Chiesa e quelle del proletariato già permeato dalle istanze genericamente marxiste a cominciare dalla fine dell'Ottocento con l'incipiente industrializzazione e gli agglomerati operai. Più in particolare si propone di rintracciare, se ci sono, e di analizzare la natura degli esili tentativi di collegamento o di integrazione a livello empirico se non proprio ideologico fra alcune frange delle due Weltanschauungen[1] venutesi rapidamente a trovare l'una contro l'altra in posizione pugnace e ostile.

Citazioni[modifica]

  • [...] va fatto notare che il cattolicesimo italiano conosce questo fenomeno [il socialimo cristiano] molto tardi rispetto per esempio a quello tedesco e francese che a loro volta sono preceduti dal mondo protestante. (Capitolo primo Precedenti del socialismo cristiano, 1. Precisazioni e limiti della ricerca, p. 15)
  • Per quel poco che se ne sa, la prima pallida espressione di socialismo cristiano in Italia, a prescindere dalla proposta piuttosto umanitaristica di Curci[2], si collega alla nascita delle Camere del lavoro[3] socialiste. (Capitolo primo Precedenti del socialismo cristiano, 2. Dai preti "plebei" a Gennaro Avolio, p. 16)
  • Certo a distanza di tempo e in mutati contesti non è facile rendersi conto dell'entusiasmo rivoluzionario che aleggiava in questi "cattolici di sinistra" mossi da indubbie ansie religiose. Vi si notava un'esigenza nuova nel tradurre tali ansie in una prospettiva politica non solo teorica, ma anche operativa, per riscattare la cristianità italiana dalle complicità storiche col fascismo riemerse in occasione della guerra spagnola[4][5] e di ridarle la leadership secondo la trionfalistica concezione leoniana [di Leone XIII] in vista del dopo regime. Di più e in conseguenza di ciò, il fascismo veniva considerato come fenomeno politico delle classi capitalistiche europee per impedire l'avanzata del proletariato, il quale per ciò stesso diventava l'agente principale dell'antifascismo. (Capitolo secondo Attività teorica e pratica fino all'armistizio del '43, 3. Dalla protesta morale alla protesta politica, p. 63)
  • Per un quadro meno incompleto della fermentazione che avveniva in area religiosa non si possono certo trascurare le minoranze evangeliche[6] che, come ha dimostrato Scoppola attraverso le carte dell'archivio di Stato[7], assumevano in questo periodo [1943] "un carattere non più solo estraneo ma ostile al fascismo; la loro propaganda ritorna con insistenza sul valore della pace e dell'amore fraterno nel momento in cui la propaganda ufficiale diffonde sentimenti di odio al nemico." (Capitolo secondo Attività teorica e pratica fino all'armistizio del '43, 5. Atteggiamento della gerarchia ecclesiastica in questa fase, p. 69)
  • Si può dire che la Sinistra Cristiana ha ritrovato la propria identità nel vivo della lotta di liberazione saldandosi definitivamente col movimento operaio socialista, scoprendo il significato politico e operativo dell'unione fra lavoratori cattolici e lavoratori marxisti, proiettando tale intesa anche nel dopo-fascismo per la creazione della democrazia progressiva. (Capitolo terzo La fase del Movimento Cattolici comunisti, 1. Ritorno all'attività clandestina, p. 89)
  • I Cattolici comunisti, usciti dalla lotta clandestina più forti e prestigiosi come gruppo e più compatti nei quadri (il giorno stesso della liberazione di Roma[8] aprivano le prime sezioni), si buttavano al lavoro organizzativo e propagandistico. Scrivevano: "Il Movimento entra nella vita legale conscio dei suoi doveri di collaborazione alla ricostruzione nazionale a cui avvia le masse popolari cattoliche." Due apparivano le linee direttive: consolidare internamente il movimento per renderlo più omogeneo ed allargarlo ad altre province. (Capitolo terzo La fase del Movimento Cattolici comunisti, 3. Da "Voce Operaia" al primo disappunto dell'autorità ecclesiastica, p. 103)
  • Bisognava riconoscere, come anche Buonaiuti faceva notare, che il comportamento della propaganda comunista in Italia – almeno quella inaugurata da Togliatti – autorizzava a pensare ad una revisione delle posizioni dogmatiche. Perciò i dirigenti della Sinistra Cristiana non erano da considerarsi troppo ingenui se ritenevano possibile quella "democrazia progressiva" che lo stesso Togliatti andava prospettando nei suoi discorsi. (Capitolo quarto I precedenti dello scioglimento della Sinistra Cristiana, 2. Teorizzazione della democrazia progressiva, p. 127)
  • [...] mentre in Europa si stringeva il cerchio degli eserciti alleati intorno alla Germania nazista e nell'Italia settentrionale il partigianato preparava l'insurrezione contro gli occupanti nazifascisti, giungeva una precisazione dell'autorità vaticana in prima pagina del giornale della S. Sede[9], [...] la suprema gerarchia ecclesiastica rendeva noto che "i principi e la tendenza della così detta Sinistra Cristiana, nonostante questa sua ultima qualifica, non sono conformi agli insegnamenti della Chiesa e quindi coloro che li promuovono non hanno diritto di parlare come rappresentanti del pensiero cristiano e tanto meno di pretendere che quei cattolici i quali vogliono il vero bene del popolo debbano aderire al movimento." (Capitolo quarto I precedenti dello scioglimento della Sinistra Cristiana, 3. La "avvertenza" del giornale della S. Sede e l'attacco democristiano, p. 131)
  • Dell'autoscioglimento della Sinistra Cristiana, [...] se ne interessavano per opposti motivi solo la pubblicistica cattolica o democristiana da un lato e quella comunista dall'altro. Per la prima, naturalmente, la risoluzione dello scioglimento era la prova provata dell'impossibilità di "conciliare l'inconciliabile" [...]; per la seconda invece, attraverso un articolo a caldo di Alicata[10] e poi un corsivo più meditato di Togliatti,[11] il fatto appariva più complesso politicamente e in un certo senso sintomatico. Entrambi riconoscevano nobile l'obiettivo dell'unione delle masse cattoliche e socialiste in una democrazia progressiva che questi giovani "intelligenti e coraggiosi" (Togliatti), ricchi "di un tale innegabile fermento di buona volontà" (Alicata), si erano proposti; concordavano altresì nell'attribuire il fallimento sia ad errori di orientamento ideologico sia a pressioni esterne vaticane. (Capitolo quarto I precedenti dello scioglimento della Sinistra Cristiana, 7. Le interpretazioni sullo scioglimento, p. 146)
  • Il cattolicesimo italiano del dopoguerra faceva conoscenza con la linea ufficiale comunista della "mano tesa" avvertitasi da noi con ritardo, anche perché – fra l'altro – s'esprimeva più come direttiva dei dirigenti che come spontanea maturazione della base, nonostante il periodo di collaborazione armata fra comunisti e cattolici nel partigianesimo. (Capitolo quinto Gli albori del dialogo durante la guerra fredda, 3. L'anticomunismo di base e il dopoguerra, p. 179)
  • Non c'è dubbio che l'unità politica dei cattolici, di cui il magistero ecclesiastico doveva diventare sempre più geloso durante il pontificato pacelliano [di Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli], aveva assunto via via una preminente funzione anticomunista che veniva esasperata ad ogni scadenza elettorale, almeno fino al 1958. Il propugnato "votare uniti" si avvaleva di evocazioni storiche e di giustificazioni di necessità politica che il papa nei suoi discorsi manteneva a livello universale, ma che i vescovi poi adattavano spesso meno felicemente alla realtà italiana. Civiltà cristiana, libertà della Chiesa, valori dell'uomo, ordine sociale diventavano gli ambigui temi della propaganda per la mobilitazione compatta a cui il gesuita Brucculeri,[12] nelle elezioni del '53, poteva affibbiare il manicheistico slogan "o Cristo o Barabba."[13] (Capitolo sesto Trent'anni dopo, 1. Dall'ufficializzazione del dialogo al suo superamento, p. 207)

Note[modifica]

  1. Cfr. voce su Wikipedia.
  2. Carlo Maria Curci, Cfr. voce su Wikipedia.
  3. Cfr. voce su Wikipedia.
  4. Cfr. voce su Wikipedia.
  5. R. A. Webster, La Croce e i Fasci. Cattolici e fascismo in Italia, Milano, 1961. [N.d.A]
  6. Cfr. voce su Wikipedia.
  7. Cfr. voce su Wikipedia.
  8. Cfr. voce su Wikipedia.
  9. "L'Osservatore Romano", 2-3 gennaio 1945. [N.d.A]
  10. M. Alicata, Morte di un partito, in "L'Unità" 12 dicembre 1945. [N.d.A]
  11. Palmiro Togliatti, Fine della Sinistra Cristiana, in "Rinascita" novembre 1945, (nonostante la data, il fascicolo comparve solo nel gennaio 1946). [N.d.A]
  12. Angelo Brucculeri, Cfr. voce su Wikipedia.
  13. "Civiltà Cattolica" 18 aprile 1953. [N.d.A]

Bibliografia[modifica]

  • Lorenzo Bedeschi, Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti, seconda edizione, Feltrinelli, Milano, 1975.

Voci correlate[modifica]

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