Papa Pio XII

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Pio XII

Pio XII al secolo Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli (1876 – 1958), papa della Chiesa cattolica.

Citazioni di Pio XII[modifica]

  • Al molto onorando signor Adolf Hitler, Fürer e Cancelliere del Reich tedesco [...] Noi intendiamo assicurarla che restiamo intimamente affezionati al popolo tedesco affidato alle sue cure e che per esso imploriamo con sentimento paterno di Dio onnipotente quel vero bene che riceve dalla religione nutrimento e forza. [...] tutto abbiamo messo in opera per ordinare le relazioni fra Chiesa e Stato in reciproco accordo e in efficace collaborazione a vantaggio delle due parti, e per portarle a ulteriori vantaggi e sviluppi. [...] noi imploriamo per lei, molto onorando signore e per tutti i membri del suo popolo, con migliori auguri, la protezione del cielo e la benedizione di Dio onnipotente.
    Dato a Roma presso San Pietro, il 6 Marzo 1939, nel nostro primo anno di pontificato. (da lettera a Adolf Hitler del 6 Marzo 1939; citato in Paolo Pedote, 101 motivi per credere in Dio e non alla Chiesa, Newton Compton 2010)
  • Ciò che testé è accaduto e ancora accade appariva al Nostro sguardo come una visione, quando, non essendo ancora scomparsa ogni speranza, nulla lasciammo intentato, nella forma suggeritaci dal Nostro apostolico ministero e dai mezzi a Nostra disposizione, per impedire il ricorso alle armi e tener aperta la via ad una intesa, onorevole per ambedue le parti. (dall'enciclica Summi Pontificatus, 20 ottobre 1939)
  • Dal punto di vista morale e religioso, non si ha nulla da obiettare contro il prelievo della cornea da cadavere, cioè, contro la cheratoplastica, tanto lamellare quanto perforante, considerate in sé stesse. Per chi riceve, ossia il paziente, rappresentano un ripristino e correzione di un difetto di nascita o accidentale. In relazione al defunto, al quale si toglie la cornea, non lo si danneggia in nessuno dei beni a cui ha diritto, né nel suo diritto di tali beni. Il cadavere non è, nel significato proprio della parola, un soggetto di diritto, perché si trova privato della personalità, l'unica che può essere soggetto di diritto. Nemmeno l'espianto è più la privazione di un bene; gli organi della vista, in effetti (la loro presenza, la loro integrità), non posseggono più nel cadavere il carattere di beni, perché non gli servono più e non hanno relazione con alcun fine. Questo non significa, tuttavia, che riguardo a un cadavere di un uomo non si possa o non si abbia, in realtà, obblighi morali, prescrizioni o proibizioni; nemmeno significa che i terzi che hanno la custodia del corpo, della sua integrità e del trattamento di cui sarà oggetto, non possano cedere e non cedano, in realtà, diritti e doveri propriamente detti. Tutto il contrario.[1]
  • È però un fatto doloroso che oggi non si stima e non si possiede più la vera libertà. In queste condizioni la convivenza umana, come ordinamento di pace, è interiormente snervata ed esangue, esteriormente esposta ogni istante a pericoli. Coloro, per esempio, che nel campo economico o sociale vorrebbero tutto riversare sulla società, anche la direzione e la sicurezza della loro esistenza; o che attendono oggi il loro unico nutrimento spirituale quotidiano, sempre meno da loro stessi – vale a dire dalle loro proprie convinzioni e conoscenze – e sempre più, già preparato, dalla stampa, dalla radio, dal cinema, dalla televisione; come potrebbero concepire la vera libertà, come potrebbero stimarla e desiderarla, se non ha più posto nella loro vita? Essi cioè non sono più che semplici ruote nei diversi organismi sociali; non più uomini liberi, capaci di assumere e di accettare una parte di responsabilità nelle cose pubbliche. Perciò, se oggi gridano: Mai più la guerra!, come sarebbe possibile fidarsi di loro? Non è infatti la loro voce; è la voce anonima del gruppo sociale, nel quale si trovano impegnati. Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana, elemento indispensabile, secondo la concezione cristiana, dell'ordine sociale, considerato come organizzazione di pace. Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la purtroppo diffusa debolezza di un mondo che ama di chiamarsi con enfasi "il mondo libero". Esso si illude e non conosce se stesso (dal radiomessaggio del Natale 1951)
  • È stato giustamente notato che una delle caratteristiche dei romani, quasi un segreto della perenne grandezza della Città Eterna, è il rispetto alle tradizioni. Non che tale rispetto significhi il fossilizzarsi in forme superate dal tempo; bensì il mantener vivo ciò che i secoli hanno provato esser buono e fecondo. La tradizione, in tal modo, non ostacola menomamente il sano e felice progresso, ma è al tempo stesso un potente stimolo a perseverare nel sicuro cammino; un freno allo spirito avventuriero, incline ad abbracciare senza discernimento qualsiasi novità; è altresì, come suol dirsi, il segnale d'allarme contro gli scadimenti. (dal discorso di Pio XII ai professori ed allievi del Liceo Ennio Quirino Visconti, di Roma del 28/2/1957; citato in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, Tipografia Poliglotta Vaticana, vol. XVIII, p. 803)
  • Gli uomini, così i singoli come la umana società, e il loro bene comune, sono sempre legati all'assoluto ordine dei valori stabilito da Dio. [...] Si verrebbe quindi a lederlo e a scardinare la difesa della pubblica moralità [...] se, per citare un esempio, si concedesse, senza riguardo a quell'ordine supremo, una incondizionata libertà alla stampa e al «film». Nel qual caso non si riconoscerebbe il diritto alla vera e genuina libertà; ma si verrebbe a legalizzare la licenza, se si permettesse alla stampa e al «film» di scalzare i fondamenti religiosi e morali della vita del popolo. Per comprendere ed ammettere un tale principio, non è neppure necessario di essere cristiani. Basta l'uso, non turbato dalle passioni, della ragione e del sano senso morale e giuridico. (dal Discorso al patriziato e alla nobiltà romana, 8 gennaio 1947)
  • Il sentimento della modestia si accompagna al sentimento della religione. (citato in Fulton J. Sheen, Tre per sposarsi, Edizioni Richter, Napoli 1964)
  • Il trapianto di un tessuto o di un organo da un morto a un vivente non è trapianto da un uomo ad un altro uomo; il morto era un uomo, ma ora non lo è più.[1]
  • In generale, non dovrebbe essere permesso ai medici procedere all'espianto o altri interventi sopra un cadavere senza un accordo con coloro che sono i depositari dello stesso, e forse persino contro le obiezione preventivamente formulate dall'interessato. [...] D'altra parte, è necessario educare il pubblico e spiegargli con intelligenza erispetto che acconsentire espressamente o tacitamente a seri interventi contro l'integrità del cadavere, nell'interesse di quelli che soffrono, non offende la pietà che si deve al defunto, se per quello si hanno fondate ragioni. Questo consenso che può, nonostante tutto, significare una sofferenza e un sacrificio per i parenti prossimi, possiede però l'aureola della carità misericordiosa verso i fratelli che soffrono.[1]
  • L'Italia, ideata e voluta da Dio come terra in cui ha sede il centro della sua Chiesa, fu oggetto, come di un suo speciale amore, così di una sua specialissima azione. Nessun popolo ha, come il popolo italiano, i suoi destini congiunti con l'opera di Cristo. (da Discorso ai marchigiani residenti a Roma, Basilica Vaticana, 23 marzo 1958)
  • La bella musica è un linguaggio universale che parla direttamente da cuore a cuore, oltre i muri, oltre i confini delle nazioni. (citato in Salvino Chiereghin, La musica, divina armonia, SEI, Torino 1953.)
  • La natura ha dato, è vero, il desiderio istintivo del godimento e lo approva nelle legittime nozze, ma non come fine a se stesso, bensì insomma per il servizio della vita. (da Discorso al Congresso Unione Cattolica Italiana Ostretiche del 1951)
  • Ma la giovinezza immortale della Chiesa si manifesta — oh cosa mirabile ! — specialmente nel dolore. Essa è «Sposa di sangue» (cfr. Exod. 4, 25). Nel sangue sono i suoi figli, i suoi ministri, calunniati, imprigionati, uccisi, sgozzati. Chi avrebbe creduto mai possibile, in questo secolo ventesimo — dopo tanti progressi di civiltà, dopo tante affermazioni di libertà —, tante oppressioni, tante persecuzioni, tante violenze? Ma la Chiesa non teme. Essa vuole essere Sposa di sangue e di dolore, per ritrarre in sé l'immagine del suo Sposo divino, per soffrire, per combattere, per trionfare con Lui. (da Agli uomini di Azione Cattolica, 7 settembre 1947)
  • Non è esagerato affermare che il futuro della società moderna e la stabilità della sua vita interiore dipendono in gran parte dal mantenimento di un equilibrio tra la forza delle tecniche di comunicazione e la capacità di reazione dell'individuo. (dal discorso del 17 febbraio 1950)
  • Nulla è perduto con la pace: tutto può esserlo con la guerra! (dal discorso radiofonico del 24 agosto del 1939)
  • Ogni donna è destinata ad essere madre [...] A questo fine il Creatore ha ordinato tutto l'essere proprio della donna, il suo organismo, ma anche più il suo spirito e soprattutto la sua squisita sensibilità. Di guisa che la donna veramente tale, non può altrimenti vedere né comprendere a fondo tutti i problemi della vita umana che sotto l'aspetto della famiglia. (da Discorso agli sposi)
  • Per la paternità universale, che che è propria del nostro ufficio, formiamo nell'intimo del cuore il voto ardente che siano risparmiati all'Europa, grazie alle tue iniziative, alla fermezza, al tuo animo di italiano, più vaste rovine e più numerosi lutti; e in particolar modo sia risparmiata al nostro popolo e al tuo diletto paese una così grande calamità. (da una lettera a Benito Mussolini; citato in Gianni Padoan, La grande crociata di Pio XII, Historia, n. 145, dicembre 1969, Cino del Duca)
  • [Teresa di Lisieux è un] Piccolo tabernacolo di Dio vivente. (citato in Antonio M. Sicari, Una santa famiglia. Teresa di Lisieux e i suoi genitori Zelia Guérin e Luigi Martin, Editoriale Jaca Book, 2008)
  • Per questa tua croce, con cui partecipi secondo le tue forze alla Croce del Divin Salvatore, molte grazie scenderanno su altri sofferenti e molti aiuti celesti, ne siamo sicuri, saranno concessi anche a noi, che sopportiamo il peso e la responsabilità del governo delle anime in momenti così difficili. Te ne siamo profondamente riconoscenti e preghiamo il Signore perché voglia arrivare a purificare sempre più il tuo desiderio di sacrificio e renderlo sorgente di merito e di prezioso apostolato.[2] [su Giacomo Gaglione]
  • Prima di affrontare il tema propriamente detto, ci sia permesso di fare due osservazioni di carattere più generale. La terminologia che appare nelle "memorie" e nei testi stampati distingue "autoinnesto", trapianti di tessuto da una parte all'altra del corpo dello stesso individuo; "omoinnesto", trapianti di tessuto da un individuo ad un altro della stessa specie (cioè in questo caso da uomo a uomo); "eteroinnesto", trapianti di tessuto tra due individui di specie differenti (cioè, qui, tra un animale e un organismo umano). Quest'ultimo caso esige alcune precisazioni dal punto di vista religioso e morale. Non si può dire che tutti i trapianti di tessuto (biologicamente possibili) tra individui di specie differenti sia moralmente condannabili; però non è neanche certo che nessun trapianto eterogeneo, biologicamente possibile, sia proibito o che non possa offrire alcuna obiezione. Bisogna distinguere ogni caso concreto, ed esaminare quale tessuto o quale organo si tratta di trapiantare. Il trapianto – nell'uomo – di ghiandole sessuali animali, si deve rifiutare come immorale, al contrario, il trapianto di cornea da un organismo non umano a uno umano non introdurrebbe nessuna difficoltà morale, se fosse biologicamente possibile e indicata.[1]
  • Questo voto l'umanità lo deve alle centinaia di migliaio di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento. (dal radiomessaggio di Natale del 1942)
  • [All'ambasciatrice americana in Italia, Clare Boothe Luce, che nel corso di un'udienza particolare cercava di dargli consigli] Signora, sono cattolico anch'io![3]
  • Un mondo antico giace in frantumi. Veder sorgere al più presto da queste rovine un mondo nuovo, più sano, giuridicamente meglio ordinato, più in armonia con le sue esigenze della natura umana: tale è l'anelito dei popoli martoriati! (radiomessaggio del 1° settembre 1944; citato in Gianni Padoan, La grande crociata di Pio XII, Historia, n. 145, dicembre 1969, Cino del Duca)
  • Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere che l'uomo è diventato Dio... Nelle nostre chiese, i Cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: Dove Lo hanno portato?[4] (citato in Pius XII, Devant L'Histoire, pp. 52-53)

Ad caeli Reginam[modifica]

Incipit[modifica]

Fin dai primi secoli della chiesa cattolica il popolo cristiano ha elevato supplici preghiere e inni di lode e di devozione alla Regina del cielo, sia nelle circostanze liete, sia, e molto più, nei periodi di gravi angustie e pericoli; né vennero meno le speranze riposte nella Madre del Re divino, Gesù Cristo, mai s'illanguidì la fede, dalla quale abbiamo imparato che la vergine Maria, Madre di Dio, presiede all'universo con cuore materno, come è coronata di gloria nella beatitudine celeste.

Citazioni[modifica]

  • La sacra liturgia, che è lo specchio fedele dell'insegnamento tramandato dai Padri e affidato al popolo cristiano, ha cantato nel corso dei secoli e canta continuamente sia in Oriente che in Occidente le glorie della celeste Regina.
  • Nessun dubbio pertanto che Maria santissima sopravanzi in dignità tutta la creazione e abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo.
  • Nessuno dunque si reputi figlio di Maria, degno di essere accolto sotto la sua potentissima tutela, se sull'esempio di lei non si dimostrerà mite, giusto e casto, contribuendo con amore alla vera fraternità, non ledendo e nuocendo, ma aiutando e confortando.

Explicit[modifica]

Desiderando moltissimo che la Regina e Madre del popolo cristiano accolga questi Nostri voti e rallegri della sua pace le terre scosse dall'odio, e a noi tutti mostri, dopo questo esilio, Gesù, che sarà la nostra pace e la nostra gioia in eterno, a voi, venerabili fratelli, e ai vostri fedeli, impartiamo di cuore l'apostolica benedizione, come auspicio dell'aiuto di Dio onnipotente e in testimonianza del Nostro amore.

[Pio XII, Ad caeli reginam. Sulla regalità della Madonna , Gregoriana Libreria Editrice, 1954]

Mediator Dei[modifica]

  • Con la ricorrenza del Natale del Redentore, sembra quasi ricondurci alla grotta di Betlemme, perché vi impariamo che è assolutamente necessario nascere di nuovo e riformarci radicalmente; il che è possibile soltanto quando ci uniamo intimamente e vitalmente al Verbo di Dio fatto uomo, e siamo partecipi della sua divina natura, alla quale veniamo elevati.
  • L'augusto Messa non è, dunque, una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima.
  • L'ideale della vita cristiana consiste in ciò che ognuno si unisca intimamente a Dio.
  • Per mezzo del Sacramento della Eucaristia, Cristo dimora in noie noi dimoriamo in Cristo; e come Cristo, rimanendo in noi, vive ed opera, così è necessario che noi, rimanendo in Cristo, per Lui viviamo e operiamo.
  • Siano, le anime dei cristiani, come altari sui quali si ripetano e si ravvivano le varie fasi del Sacrificio che immola il Sommo Sacerdote: i dolori, cioè, e le lacrime che lavano ed espiano i peccati; la preghiera a Dio rivolta che si eleva fino al cielo; la propria immolazione fatta con animo pronto, generoso e sollecito e, infine, l'intima unione con la quale abbandoniamo a Dio noi e le nostre cose e riposiamo in Lui.
  • Tutti gli elementi della Liturgia mirano dunque a riprodurre nell'anima nostra l'immagine del Divin Redentore attraverso il mistero della Croce.

[Pio XII, Mediator Dei]

Mystici Corporis Christi[modifica]

  • La carità dunque, più strettamente di qualsiasi altra virtù, ci congiunge con Cristo, dal cui celeste ardore infiammati tanti figli della Chiesa tran gioito nel poter essere oltraggiati per Lui e nell'affrontare sino all'estremo anelito i più ardui sacrifici, anche l'effusione del sangue.
  • La Chiesa è costituita per il bene dei fedeli e per la gloria di Dio e di Gesù Cristo che Egli ci ha mandato.
  • Mentre infatti nel corpo naturale il principio della unità congiunge le parti in modo che le singole manchino completamente della propria sussistenza, invece nel Corpo mistico la forza di mutua congiunzione, sebbene intima, unisce le membra tra loro in modo che le singole godano del tutto di una propria personalità.
  • Se anche in natura è cosa eccellentissima l'amore, dal quale nasce la vera amicizia, che cosa deve dirsi di quell'amore soprannaturale che viene infuso nei nostri cuori dallo stesso Dio?
  • Unica è la Sposa di Cristo, e questa è la Chiesa: eppure l'amore dello Sposo divino ha tale ampiezza che, senza escludere alcuno, nella sua Sposa abbraccia tutto il genere umano.

[Pio XII, Mystici Corporis Christi]

Omelia Pasquale per la pace[modifica]

Incipit[modifica]

Poiché l'odierna solennità pastorale Ci riserva anche la gioia di rivolgere il Nostro paterno saluto a voi, degnissimo Senato della Chiesa, a voi, insigni rappresentanti dell'episcopato, della romana prelatura, del clero romano e degli ordini religiosi, a voi tutti, figli dilettissimi – per contenere la cui pia devozione questo immenso tempio è ormai divenuto angusto – non crediamo poter meglio iniziare il Nostro dire, che ripetendo la sublime parola che il Divino Maestro, uscito glorioso dala tomba, rivolgeva oggi stesso agli apostoli suoi: Pax vobis!

Citazioni[modifica]

  • È diffuso nel mondo un senso di agitazione e di scontento: sembra regnare in molte regioni un pauroso squilibrio foriero di mali più gravi: gli animi son presi da ansia e sgomento quasi fosse alla vigilia di giorni peggiori. (p. 583)
  • La giustizia esige che l'autorità legittimamente costituita sia dai sudditi rispettata e obbedita: che le leggi siano sapientemente ordinate al bene comune e da tutti coscienziosamente osservate. (p. 585)

[Le encicliche sociali dei papi, da Pio IX a Pio XII, a cura di Igino Giordani, Editrice Studium, Roma 1948.]

Citazioni su Pio XII[modifica]

  • Egli ha infatti sostenuto sistematicamente tutti i criminali fascisti, Mussolini, Franco, Pavelic e Hitler, anzi, nell'impiego di strumenti estremi di potere contro il «pericolo bolscevico» ha scorto addirittura «una missione e un compito essenziali». Già un anno prima dell'aggressione tedesca alla Russia mandò dei funzionari del Vaticano oltre il confine sovietico con la funzione di spie. (Karlheinz Deschner)
  • Nel giugno, i tedeschi, attaccando la Russia, si sforzano per ottenere l'adesione del Papa alla loro «crociata» contro gli atei. Pio XII si guarda dal lasciarsi sfuggire un giudizio di approvazione o di incoraggiamento alla guerra contro i comunisti, nella preoccupazione che la sua parola possa provocare più male che bene «alle popolazioni innocenti, curve sotto la verga degli oppressori». (Gianni Padoan)
  • Non appena Pacelli capì che i fascisti stavano per essere sconfitti e che la caduta del Reich era imminente, si affrettò a condannarli e a schierarsi con gli Alleati. Con la sfacciataggine che ha sempre contraddistinto la Puttana, la serpe passò dalla parte degli angloamericani la sera prima che sbarcassero in Italia. Questa sanguisuga ingrata va sempre a letto con chi vince. (Fernando Vallejo)
  • Pastore angelico. (Malachia di Armagh)
Pastor angelicus.[5]
  • Pio XII e Giovanni XXIII certamente odiavano ugualmente il peccato comunismo ed amavano ugualmente i peccatori comunisti, ma non c'è dubbio che Pio XII dando l'impressione di odiare di più il comunismo ha dato anche l'impressione di amare meno i peccatori comunisti, e Giovanni XXIII dando l'impressione di amare di più i peccatori comunisti ha dato l'impressione, sia pure errata, di indulgere di più con il comunismo. (Angelo Costa)
  • Pio XII si può dire freddo come può apparire freddo un mistico, un uomo di preghiera, chi vive in una dimensione soprannaturale. In questo senso papa Pacelli era, per tornare a quanto abbiamo detto prima, un uomo disincantato, perché staccato da tante vicende poco importanti. Era infatti l'uomo dell'essenziale, di grande preghiera. (Fiorenzo Angelini)

Note[modifica]

  1. a b c d Da Allocuzione di Sua Santità Pio XII ai membri dell'associazione di donatori di cornea e l'Unione Italiana Ciechi, 14 maggio 1956. Pubblicato in spagnolo e tradotto da Mara Della Vecchia, per conto dell'Associazione Malati di Reni onlus.
  2. Da una lettera del 3 novembre 1944; citato in Biografia, giacomogaglione.it.
  3. Citato in Roberto Gervaso, Ve li racconto io, Milano, Mondadori, 2006, p. 247. ISBN 88-04-54931-9
  4. Citazione di Eugenio Pacelli quando era Segretario di Stato di papa Pio XI.
  5. Per approfondimenti vedi la voce Profezia di Malachia su Wikipedia.

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