Ernesto Buonaiuti

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Ernesto Buonaiuti (1881 – 1946), presbitero, accademico, storico e teologo italiano.

Citazioni di Ernesto Buonaiuti[modifica]

  • Il carattere distintivo del modernismo fu la stessa indeterminatezza del suo programma. Esso non investì un punto particolare della disciplina ufficiale.[1]
  • Il Cristianesimo è l'unica democrazia possibile; perché in nessun'altra forma di vita religiosa, come in nessun'altra visione filosofica della vita, l'aggregato umano, il senso della solidarietà universale, la coscienza dell'unica famiglia del mondo hanno, come nel Cristianesimo, altrettanto rilievo e altrettanto inconsumabile peso.[2]

Pellegrino di Roma[modifica]

Incipit[modifica]

Con uno di quei suoi paradossi, così prodigiosamente aderenti alla realtà della vita umana, che il razionalismo e l'illuminismo non comprenderanno giammai, il Vangelo impone la contraddittoria consegna: tendere fino allo spasimo l'arco delle proprie energie, per servire la legge di Dio, e in pari tempo prostrarsi nella polvere, per riconoscere, al cospetto del Padre, che ogni servizio prestatogli è risibile e vano. Realizzando fino all'assurdo, un vecchio precetto della filosofia eraclitea, secondo cui bisogna superare temerariamente la testimonianza degli occhi e degli orecchi per uscire dalle tenebre della barbarie, Gesù ha inculcato di non riconoscere per Padre chi ci ha generato nella carne, perché anche lì gli occhi e le orecchie sono testimoni fallaci. Noi non abbiamo che un Padre, quello che è nei cieli. Il cristiano che aspiri a non demeritar troppo questa tremenda qualifica deve accostumarsi a non ritenere mai nulla di suo, in quel che egli fa, ma a scoprire, per tutto, l'azione provvida e incessante di chi lo regge e lo guida dal cielo.

Explicit[modifica]

Mentre con i primi tepori primaverili del '44 la grande tragedia mondiale si avviava, pur per vie così tortuose e così complesse, al suo epilogo indeclinabile, io sentivo sempre più chiarirsi nella mia coscienza quel qualsiasi significato della lotta che la mia generazione, la generazione dell'esodo, aveva dovuto sostenere su più fronti, per mantener fede alla sua vocazione cristiana e sacerdotale e per assolvere nel mondo che si trasformava il suo compito implacabile: preparare gli elementi acconci alla ricostruzione di una nuova coscienza religiosa ed evangelica, senza cui l'avvento dell'universale democrazia sarebbe stato una conquista mutila, esangue e peritura.

Gli eventi acceleravano portentosamente il loro ritmo. Io tendevo l'orecchio ai segni annunciatori della grande palingenesi. Spiavo all'orizzonte il levarsi delle luci che annunciavano le ultime tappe del nostro cammino. E una parola sola mi sgorgava dall'anima: «nunc dimittis servum tuum, Domine!». 

Roma, Pasqua del 1944

Incipit di alcune opere[modifica]

Lo gnosticismo[modifica]

Gnosticismo, per definizione, può dirsi qualsiasi sistema che, pieno di fiducia nelle capacità iniziali della ragione, crede di risolvere i vari problemi dell'essere, con sicurezza e fuori di ogni illuminazione esteriore: la parola γνῶσις[3] è adoperata dai classici come sinonimo di conoscenza. Ma per uso costante, tale designazione ha un ámbito più ristretto, e suole indicare alcune speciali dottrine, fiorite in varie epoche della storia della filosofia, le quali, nate da una compenetrazione bizzarra di misticismo e razionalismo, si sono chiuse in una terminologia di mistero e in una aristocratica riserbatezza, quasi sdegnando la propaganda minuta dei propri principî fra gli strati inferiori della società: per i pitagorici come per Platone, γνῶσις significa una contemplazione superiore dell'infinito. Per antonomasia poi si suol chiamare gnosticismo una manifestazione di pensiero, strana e a prima vista indecifrabile, che, fra il primo e il terzo secolo del cristianesimo, insidiò la tradizione evangelica, e, prendendo a prestito dal neo-platonismo alcuni concetti cosmologici e dal cristianesimo altri soteriologici, soddisfece anch'esso alle tendenze sincretistiche di quel periodo storico, e morì sopraffatto dalla corrente meno affinata, ma democratica e sana, del cattolicismo.

Pascal[modifica]

Agostino, per quel che di universalmente normativo il suo nome significa, non è nato nel 354, non è morto nel 430. L'esperienza che egli ha drammaticamente vissuto e di cui ha affidato il ricordo alle Confessioni è stata ed è l'esperienza in cui si risolve, d'istinto, ogni spiritualità consapevole. Il problema al quale, nello spiegamento della polemica con Pelagio, ha imposto una soluzione brutalmente realistica, cui le circostanze storiche propizie hanno conferito eccezionali capacità di realizzazione, è stata ed è il nucleo vitale di ogni etica associata e di ogni religiosità universalistica.

Citazioni su Ernesto Buonaiuti[modifica]

  • Dalle pagine della «Civiltà Cattolica», padre Rosa[4] non ristà dall'attaccare ogni scritto, ogni gesto di Ernesto Buonaiuti, la testa forte del movimento [modernista], uno dei più begl'ingegni che abbia l'Italia, e che le circostanza avverse finiranno di stritolare, non consentendogli di lasciare una traccia che sia proporzionata alla forza del suo ingegno, alla dovizia di tutte le doti che formano i capi: fascino personale come pochissimi ebbero, l'eloquenza più calda ed affascinante, la bella prosa, l'ampissima cultura: quegli che, ove nel 1903 fosse asceso sul soglio pontificio un continuatore di Leone XIII, avrebbe anche potuto essere il Newman dell'Italia. (Arturo Carlo Jemolo)
  • Il dramma di Ernesto Buonaiuti è, prima di tutto, un esempio macroscopico di ciò che hanno dovuto affrontare, in ogni epoca, gli italiani decisi a difendere la propria indipendenza di pensiero dagli schieramenti, dai partiti, dai guelfi, dai ghibellini, dai poteri dominanti. (Giordano Bruno Guerri)
  • L'esponente più rilevante del modernismo nel mondo ecclesiastico italiano fu Ernesto Buonaiuti, profondamente segnato fin dai suoi primi passi da un caratteristico senso di «romanità» che doveva accompagnarlo tutta la vita. Dopo un primo giovanile interesse per i temi del rinnovamento sociale, in un'ottica tuttavia non priva di venature utopiche, egli esprimeva in modo sempre più esplicito la sua convinzione della necessità di un rinnovamento soprattutto religioso nella prospettiva dell'attesa del Regno di Dio. (Agostino Giovagnoli)
  • La formazione del Buonaiuti era stata dominata da un netto orientamento antintellettualistico, che lo aveva portato al rifiuto della Scolastica e a guardare invece con simpatia e interesse alle nuove tendenze apologetiche ispirate alla filosofia dell'azione e allo stesso pragmatismo di William James diffuso in quegli anni in Italia. D'altro canto, dallo studio dell'opera del Loisy[5] e da un incontro con l'esegeta francese, che ebbe nell'estate del 1906, Buonaiuti aveva tratto la ferma convinzione dell'importanza dominante, per l'interpretazione del messaggio cristiano, dell'aspetto escatologico [...]. Sulla base di questi presupposti Buonaiuti tenterà, nel clima delle polemiche suscitate dall'enciclica Pascendi[6], una delle più originali e sconcertanti sintesi del cristianesimo con le affermazioni del socialismo moderno. (Pietro Scoppola)
  • La produzione di Buonaiuti è ampia e abbondante. Ingegno versatile, studioso appassionato tanto da considerare la sua attività universitaria come una missione, forse non sempre persuasivo sotto il profilo del rigore scientifico, Buonaiuti sul piano culturale ha dato soprattutto un contributo alla conoscenza della storia del cristianesimo, e in particolare di quello medievale. A proposito della spiritualità medievale francescana e specificamente di Gioacchino da Fiore, egli ha potuto far emergere la sua peculiare visione del cristianesimo mettendone in luce la prospettiva escatologica, a suo avviso fondamentale. (Agostino Giovagnoli)

Note[modifica]

  1. Da Storia del cristianesimo, III, p. 618
  2. Da una lettera; citato in Giulio Andreotti, I quattro del Gesù, Rizzoli, 1999, p. 24
  3. gnósis
  4. Enrico Rosa (1870–1938), gesuita, scrittore e giornalista italiano.
  5. Alfred Loisy (1857–1940), biblista e storico francese, il più famoso dei modernisti.
  6. Pascendi Dominici gregis enciclica di Pio X, pubblicata nel 1907.

Bibliografia[modifica]

  • Ernesto Buonaiuti, Lo gnosticismo Storia di antiche lotte religiose, Libreria Editrice Francesco Ferrari, Roma, 1907.
  • Ernesto Buonaiuti, Pascal, Edizioni Athena, Milano, 1927.
  • Ernesto Buonaiuti, Pellegrino di Roma: la generazione dell'esodo, Alberto Gaffi editore in Roma, 1945.

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