Massimo Onofri

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

Massimo Onofri (1961 – vivente), saggista e critico letterario italiano.

  • Critici militanti per eccellenza sono stati Luigi Baldacci e Giovanni Raboni che nel suo I bei tempi dei brutti libri, giocava sui parallelismi, su coppie di autori da mettere in contrapposizione e tra cui fare una scelta. (da Corriere della sera, 28 novembre 2007)
De Luca e Tondelli falsi miti d'impegno, Corriere della sera, 21 settembre 2005
  • Con l'ultimo Calvino e con i romanzi di Eco, con il mito di Borges e la conseguente convinzione che tutto era stato scritto, la letteratura italiana era arrivata a una fase terminale.
  • Credo che la critica si giochi in una dimensione solitaria, oggi più che in passato. Il critico ha bisogno di amici, non di complici come è accaduto con i giochi di squadra della stagione ermetica.
  • Il critico può essere un compagno di viaggio per certi scrittori, ma poi ha un mondo ideologico suo e una forza di scrittura propria: non amo i critici-scrittori alla d'Annunzio, alla Wilde o alla Citati, in cui l'artefice è "additus" allo scrittore.
  • Nell'esperienza reale, secondo me, il lettore in un libro cerca il geroglifico del proprio destino, una verità sul mondo. Ciò non significa ignorare le novità teoriche: Borgese, come Baldacci, erano critici molto aggiornati, ma in loro non si avvertono le cellule cerebrali al lavoro. Non hanno il demone della teoria, che in molti esclude il giudizio di valore. Che resta un dovere del critico.
  • Piersanti è dentro una tradizione profondamente italiana, molto elegante, di ascendenza bilenchiana, che mette insieme una forte essenzialità con le grandi metafore che ci restituiscono il simulacro della vita. Insomma, il non vitalista Piersanti batte nettamente il vitalista estetizzante De Luca.
  • Sanguineti ha il merito di aver realizzato un' operazione linguistica molto complessa, nella tradizione comica dantesca. Certo, mi fa piacere che si dichiari un materialista, ma il suo marxismo incrollabile mi lascia sconcertato
  • Uno scrittore nettamente sopravvalutato è Erri De Luca, dove c' è una specie di neodannunzianesimo proletario, che mi fa venire in mente la battuta con cui mi pare Fortini bollò, ingiustamente, la prosa di Longhi: dente cariato sotto placca d' oro. Si tratta di una scrittura rarefatta, concentrata, di una sapienzialità e ieraticità che dissimula appena la sua radice piccolo borghese. È un fenomeno interessante a livello di sociologia della letteratura, perché i libri di De Luca, che coniugano il sublime con il comunismo o il postcomunismo, forniscono facilmente ai fans la patente di anima bella e politicamente corretta.
  • Il metro dell'ideologia, se vale per smascherare i cattivi scrittori, non aiuta a trovare i veri.

Incipit di Sensi vietati[modifica]

Ho rivisto Arrigo Sacchi in TV. Non credo che dimenticherò le immagini della sua conferenza stampa dopo la partita con la Germania degli Europei del 1996. Me le ero registrate e me le sono andate a rivedere: sono immagini in cui folgora come una rivelazione, al pari di quelle che ci avevano restituito i telegiornali, mentre la Romania socialista franava, d'un Ceacescu processato sommariamente, dentro una luce livida e condominiale, sprezzante con i giudici, ma inerme come un povero anziano che vive di pensione sociale. Ecco: Sacchi, col patetico cappello con su scritto "Italia", e che ha le pupille dilatate, il sorriso febbrile dell'alligatore. Sacchi che spiega i motivi per cui non può non ritenersi soddisfatto, che giudica questa Italia assolutamente meritevole di proseguire nel torneo per il bel gioco espresso. Sacchi che dice di aver visto in questi europei la migliore nazionale, la nazionale che voleva. Sacchi, nel cui sguardo balena la luce feroce dello scacchista che pensa al titolo mondiale. E mentre parla, ecco la rivelazione, l'impressione sempre più netta di una follia spietata e solitaria.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]