Edoardo Sanguineti

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Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti (1930 – 2010), poeta e scrittore italiano.

  • Anfibio genere letterario, l'antologia oscilla naturalmente tra il museo e il manifesto. (da Poesia italiana del Novecento, Einaudi, 1969, vol. I, introduzione)
  • Chi si guarda dal politico che, come iena temibile, va barzellettando, si avvia, per questo stesso fatto, sulla lunga strada della libertà. Dai leoni non è difficilissimo guardarsi, per noi, poveri uomini, ma dalle volpi amene occorre prendere prontamente le distanze, con quell'onestà decorosa che giova al buon cittadino. (da "Homo Ridens", Corriere della sera, 18 maggio 2010)
  • Dopo la fase ermetica, da cui non si è mai distaccato in modo radicale, Mario Luzi, intorno agli anni Sessanta, ha sviluppato una sua lirica, in modo originale, incentrata sulla poesia religiosa, metafisica. La sua poesia si è così assestata perché letteralmente meno chiusa. (citato in Così lo ricordano, Poesia, n. 193 aprile 2005, Crocetti Editore)
  • La nozione di chiarezza, per nostra disgrazia, pare essere intrinsecamente e fatalmente oscura. (da La chiarezza? Ecco cinque istruzioni per l'uso, Il Messaggero, 9 febbraio 1987, p. 3; citato in Massimo Baldini, Elogio dell'oscurità e della chiarezza, Armando Editore, 2004)
  • La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina. (citato in Antonio Troiano, I poeti alla corte di Irene, Corriere della sera, 19 febbraio 1995)
  • Per me la scienza è fatalmente portatrice di valori. Pensando al discorso sul metodo mi viene in mente Galileo e le sue ragioni metodologiche. Non credo che la sua scienza fosse innocua, neutrale, innocente. Per la semplice ragione che le sue ricerche misero in crisi una prospettiva ideologica forte: quella fino ad allora sostenuta dalla Chiesa e dall'autorità scientifica appoggiata dal cardinal Bellarmino. È impossibile separare la scienza dal suo contesto storico sociale concreto. L'immagine dello scienziato chiuso in laboratorio che fa la grande scoperta è un po' comica. A promuovere la scienza sono innanzitutto i gruppi interessati a usarne le ricadute: l'università, l'industria sempre più immateriale, i grandi centri medici e farmacologici, l'esercito. La portata ideologica della scienza lievita dentro questi interessi. (dall'intervista di Antonio Gnoli, Sanguineti e la scienza, la Repubblica, 6 giugno 2007, p. 49)
  • Quelli di Tienanmen erano veramente dei ragazzi poveretti, sedotti da mitologie occidentali, un poco come quelli che esultarono quando cadde il muro; ma insomma, erano dei ragazzi che volevano la Coca-Cola. (da un'intervista a La7; citato su il Giornale, 22 gennaio 2007)
  • Sarei tentato di dire che non esistono cattivi maestri, ma solo cattivi discepoli. (dall'intervista di Paolo Stefano, Da dimenticare? Io ci metto anche D'Annunzio e Sciascia, Corriere della sera, 10 maggio 1993)
Il grande committente, conversazione con Edoardo Sanguineti, La Fiera Letteraria, 19 ottobre 1967
  • [Vi è chi incolpa l'industria culturale di spegnere negli scrittori le facoltà creative] L'industria culturale non è tale da impedire la nascita di un'opera d'arte di qualità e magari d'eccezione. Ma è evidente che ne condiziona la forma. L'industria culturale è il terreno su cui opera la nostra cultura. Non potrebbe essere diversamente. Se Honoré de Balzac scriveva capolavori nella forma del romanzo, ciò è perché l'industria culturale dell'epoca chiedeva questo genere.
  • La virtù principale del capolavoro, se vogliamo continuare a chiamarlo così, è quella di creare un nuovo modo di guardare le cose.
  • Non c'è opera veramente comica se non ha in sé qualcosa di tragico e viceversa.
  • Pinocchio piace moltissimo anche a me. Ritengo anche io che sia uno dei più grandi libri dell'Ottocento italiano. Ma non fa testo. È al di fuori della letteratura. Collodi non aveva la coscienza, la lucidità del letterato. Era in sostanza un narratore orale; non sapeva quello che poteva dare come non lo sa ogni narratore orale.
  • Ulisse [di James Joyce] va visto come l'ultimo dei capolavori della narrativa ottocentesca, e il primo di quelli del nostro secolo. Anche in questa ambivalenza si rivela il suo carattere di opera eccezionale. Non si può dire di Marcel Proust, che appartiene molto più alla tradizione che alla letteratura nuova.
  • Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia.

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