Maurizio Stirpe

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Maurizio Stirpe

Maurizio Stirpe (1958 – vivente), imprenditore italiano.

Citazioni di Maurizio Stirpe[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [A una domanda sulla frase di Lotito che non gradiva un'eventuale promozione, poi effettivamente avvenuta, del Carpi e del Frosinone in serie A] Direi che posso considerarlo un veggente. E comunque un grande intenditore di calcio, questo sì.[1]
  • [Il progetto di Marchionne di mettere insieme Fca con General Motors] È strategico se l'obiettivo è avere le risorse necessarie per fare innovazione e ridurre gli sprechi.[2]
  • Ho sempre considerato l'interesse dell'impresa non perfettamente coincidente con quello dell'imprenditore, e ho sempre ritenuto che l'imprenditore dovesse porsi al servizio dell'impresa e non viceversa.[2]
  • [Sul Fronsione Calcio, di cui è presidente] I proprietari sono i tifosi, che pagano il biglietto allo stadio e gli abbonamenti a Sky per vedere le partite, sono le loro risorse che consentono alla squadra di esistere.[2]
  • Oggi la vera emergenza è il risanamento del sistema bancario, senza il quale non c'è futuro. Bene ha fatto il Governo Gentiloni ad affrontare un tema sul quale non si possono fare compromessi. Risolvere rapidamente la situazione del Monte dei Paschi di Siena è vitale: per i risparmiatori ma pure per i finanziamenti nell'intero quadro economico dell'Italia. E dico un'altra cosa: su un punto come questo le indicazioni dell'Europa sono importanti ma non vincolanti.[3]
  • [Sull'industria 4.0] La mentalità è rimasta ai tempi dell'industria metalmeccanica anni Settanta. Quel mondo è finito e nessuno vuole rassegnarsi. Non c'è più quel Paese, non c'è più quello Stato, non c'è più quell'economia. Quello che nessuno vuole sbrigarsi ad accettare è che siamo nel mondo del 4.0. Qualche esempio dietro l'angolo? Nello stabilimento Fca di Cassino sia Giulia che Stelvio nascono attraverso il lavoro di macchine che interagiscono con gli uomini.[4]
  • L'aver realizzato questa opera [Il Benito Stirpe, stadio di proprietà del Frosinone] in un anno, possiamo catalogarla tra le più belle cose che abbia visto nella mia vita imprenditoriale.[5][6]
  • [Sulla sicurezza sul lavoro, commentando le parole di Mattarella] Le parole del Presidente della Repubblica richiamano ancora una volta la nostra attenzione sulla importanza di tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il lavoro sicuro deve essere una condizione imprescindibile del fare impresa. Per questo, restano fondamentali la formazione e il rispetto delle regole. Diffondere una autentica cultura della sicurezza richiede un impegno condiviso da parte di tutti coloro che in questa materia hanno una responsabilità: le istituzioni, le imprese e i lavoratori.[7]
  • [Sulle dichiarazioni di Luigi Di Maio in merito a un nuovo boom economico, simile a quello degli anni 60] Mi auguro che abbia ragione lui. Io purtroppo sto con i piedi per terra e non ho elementi per alimentare questa visione. Penso che un Paese senza infrastrutture, sia fisiche che telematiche, sia destinato a declinare. Ed il nostro Paese, se lo esaminiamo in tutte le sua componenti, è un Paese che sta declinando. Progressivamente. Nei livelli di benessere collettivo e di benessere individuale.[8]
  • [Al Festival Città Impresa sul tema L'Auto e la nuova industria della mobilità] La strada dell’elettrico è già ma noi non la vivremo da protagonisti, siamo in grande ritardo. Basti pensare che tutte le batterie per i veicoli elettrici oggi vengono prodotte in Cina e in Corea. Le trasformazioni del settore porteranno a cambiamenti importanti. Tutto questo porterà ad un processo di destrutturazione della filiera produttiva e ad una sua ricomposizione, con alleanze di tipo industriale. Se vogliamo affrontare i cambiamenti nell’industria dell’auto, serve un sistema di formazione continua. Il nostro Paese, però, non si pone il problema. Non esiste una politica industriale, non c’è un sistema che assicuri un clima favorevole allo sviluppo delle imprese.[9]
  • [Sulla mancata presenza del Salva-Roma nel decreto Crescita del Governo Conte] Penso che le intenzioni e il metodo adottato dal Comune di Roma su questo argomento siano stati condivisibili: diminuire il costo del debito storico del Campidoglio con una rinegoziazione dei mutui con le banche, abbassando le addizionali Irpef erano una mossa apprezzabile. [...] Roma, la Capitale, non ha abbastanza risorse per il ruolo che le funzioni che svolge in un Paese moderno come il nostro. D'altronde basta fare un confronto con le buone pratiche degli altri Stati. [...] Spero che il Parlamento possa sbloccare e modificare il provvedimento affinché si arrivi a una gestione ordinaria del debito capitolino. Mescolare la Capitale con le altre città, questo voglio ribadirlo, non è corretto. Stiamo parlando della vetrina del Paese e del ruolo che le va riconosciuto. Dall'inizio della crisi economica del 2008, la nostra Capitale sta perdendo peso politico ed economico e purtroppo non c'è un ceto dirigente in grado di rappresentarla. In questo scenario assistiamo ormai da dieci anni a un progressivo depauperamento del tessuto sociale ed economico. Se Roma non riesce più ad aggregare e a raccogliere istanze dall'esterno ne risente tutto il Paese.[10]
  • [Intervistato dal Corriere della Sera] Fissare per legge un salario minimo che aiuti i lavoratori più deboli potrebbe avere l'effetto esattamente opposto perché, se diventa una alternativa ai contratti collettivi, finisce per togliere diritti e tutele ai lavoratori. Un'azienda che dovesse rispettare solo il salario minimo, che il governo vuole fissare a 9 euro lordi l'ora, non avrebbe più alcun interesse a fare contrattazione su altri temi. Il rischio è smontare il sistema dei contratti nazionali, che non regolano solo il salario ma anche tanti altri temi rilevanti, come ferie, malattia, straordinari. In verità non esistono settori senza contratti collettivi nazionali. La strada migliore è calcolare per ciascuno di questi settori un salario minimo a partire dai minimi contrattuali previsti nei comparti da un contratto nazionale. Naturalmente considerando quelli sottoscritti dalle organizzazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative e, quindi, tagliando mori i contratti pirata.[11]

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

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