Paolo Orano

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Paolo Orano (1875 – 1945), scrittore, docente, politico e giornalista italiano.

I moderni[modifica]

  • [...] Kant non è stato certamente un filosofo come Socrate e tanto meno come Giordano Bruno; per la semplice ragione, forse, che egli è venuto dopo di loro. Socrate aveva portato il filosofare nella via, Giordano Bruno ne aveva fatto una propaganda sovversiva. Kant è stato il primo filosofo a sedere, s'intende filosofo che pensa col suo cervello e non con quello delle autorità più o meno civili e più o meno religiose del suo paese. (vol. I, p. 2)
  • Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.
    Dante è capito con le prime: non lo si pensa senza tutta la storia politica, morale, artistica, religiosa del suo tempo. Leopardi con la seconda; è inutile che vogliate servirvi di storia contemporanea e di vita pubblica. L'arte, la grandezza, dite pure il genio di Leopardi, sono spiegabili soltanto con l'individuo Giacomo Leopardi. (vol. I, pp. 26-27)
  • Il Leopardi è sempre solo ne' suoi scritti. Da quando la sua arte poetica, le sue lettere, le prose sue incominciano ad essere quello che sono nell'alta stima del pubblico letterato e non letterato, tutta la produzione leopardiana è la produzione dell'uomo solo. (vol. I, p. 27)
  • La sapienza di Giandomenico Romagnosi, le lezioni ch'egli dettò ed i discepoli che ne continuarono il programma dànno a noialtri italiani il diritto di essere stimati, nella prima metà del secolo XIX, non inferiori agli altri popoli d'Europa nel genio positivo giuridico, morale, filologico, artistico, psicologico e sociale. (vol. I, p. 47)
  • [...] gli italiani non sembrano disposti ancora tutti a confessare il dovere di ammirazione riconoscente che hanno verso Carlo Cattaneo. Federalista convinto a cui l'intiera esistenza di scienziato della storia e della società recava ininterrottamente la prova del suo concetto fondamentale, lombardo nell'anima, c'è da chiedersi se gli unitarî più ardenti abbiano amato l'Italia e le abbiano giovato più del grande federalista. (vol. I, pp. 88-89)
  • La Germania presenta, in una sfera più alta, anzi nella più elevata, il fenomeno del proselitismo, così frequente presso i popoli che siano ancora allo stato feticista, il solo che crei la possibilità di una felicità immaginaria, che noialtri italiani, per esempio, non conosciamo. (vol. I, p. 93)
  • L'ultimo creatore di un sistema vero e proprio, che salga su su dai rudimenti agli svolgimenti ed alle applicazioni, è Arturo Schopenhauer. (vol. I, p. 101)
  • La logica dello Stirner è esatta perché estrema. Molta critica in uso oggi non saprebbe persuadersi del fatto che vi sono verità sociologiche vere soltanto in una forma estrema. Dirò meglio: le enunciazioni delle cose e delle leggi sociali svelano la congenita debolezza loro apparendo equilibrate, concessive, miti, ideali. (vol. I, p. 111)
  • La critica di Antonio Labriola ha inteso di rilevare non soltanto il difetto, ma l'errore, ma il vizio delle dottrine storiche moderne, alcune delle quali ambiscono alla gloria vertiginosa e suprema di definitive. La rara acutezza della sua mente si è portata soprattutto sulla vuotaggine celantesi al disotto di quel facilismo positivista, di quell'ultrapositivismo spenceriano che, riguardo alla storia, è nulla più di un verbalismo evasore scansafatiche. (vol. II, p. 2)
  • [Gabriel Tarde] Egli gode in Francia una fama che gareggia con quella dei più noti artisti del romanzo e, in genere, della grande letteratura. Pochissimi scrittori si son fatti e si fanno leggere quanto lui; pochissimi scrittori hanno così felicemente affermato la virtù di una penna che sa le vie dell'interesse, del gusto e persino il segreto arduo del titolo dei libri, intieramente posseduto dal pensatore francese di cui oggi ci occupiamo. (vol. II, p. 55)
  • Gabriel Tarde non è un sociologo che possa venir confuso con altri, con alcuno dei molti che occupano il campo della celebrità o almeno della rinomanza oggidì. Egli è lo psicologo della sociologia. Sin da quando nell'agosto del 1880, egli pubblicava sulla Revue philosophique il saggio su La Croyance et le Désir, il Tarde aveva già quei convincimenti di psicologismo sociologico che le sue opere successive hanno poi diffuso ampiamente nel mondo degli studiosi. (vol. II, p. 59)
  • Martello, l'antico accademico universitario, nulla ha d'accademico e d'universitario: Quest'uomo di scienza specifica e tecnica, questo pensatore disciplinato dal metodo e dal rigore obbiettivo, questo didattico che ha il ritmo e la severità necessarii all'efficacia dell'insegnamento, ha potuto rimanere immune da quelle riplasmazioni inevitabili quasi sempre deformatrici del talento naturale. (vol. III, pp. 232-233)
  • Tullio Martello s'impone alla propria scienza; egli ha sempre un'idea propria da enunciare sopra e fuori dell'enunciato economico, della conclusione statistica. Egli non concepisce la sua scienza come un dominio chiuso e tanto meno chiuso attorno a lui e vuol avere ed affermare la libertà di uscirne quando ciò gli paia necessario o bello, per fare estese ed improvvise e sempre nuove perlustrazioni nei dominii chiusi o aperti delle altre scienze ov'egli cerca liberamente quel che non trova in quella ch'è ufficialmente sua. (vol. III, p. 233)

Bibliografia[modifica]

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