Renato Guttuso

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Renato Guttuso nel 1960

Renato Guttuso (1911 – 1987), pittore italiano.

Citazioni di Renato Guttuso[modifica]

  • Anche se dipingo una mela, c'è la Sicilia. (citato in Giovanna Jackson, Nel labirinto di Sciascia, Edizioni La Vita Felice, Milano 2004, p. 202)
  • È inutile che ti dica come viva sempre in me il legame con Bagheria. Credo e me ne accorgo sempre più andando avanti con gli anni, che tutto quel che ho capito, le mie mancanze e i miei meriti, le mie virtù e i miei difetti siano tipicamente bagheresi – la costanza (ostinazione), la capacità di lavoro, l'imprudenza ecc. ed anche la fantasia! Se un giorno riuscirò a mettere ordine tra i miei appunti e mi deciderò a darli a un editore, vedrai quanto e come Bagheria entri dappertutto.[1]  Fonte mediocre Fonte mediocre
  • È una terra drammatica la Sicilia. È drammatica fisicamente, è drammatica la sua natura e sono drammatici i suoi personaggi. I siciliani sono tendenzialmente drammatici, e naturalmente non si può essere insensibili a queste cose.[2]
  • [In occasione degli ottant'anni di Ignazio Buttitta] Ero un bambino di dieci o dodici anni e ricordo, una sera, un corteo con una bandiera rossa, la prima bandiera rossa della mia vita. In testa al corteo c'era Ignazio, il poeta Buttitta, che aveva stampato il suo primo libro di poesie, Sintimintali...[3]
  • Forse l'uomo che ha inciso di più su di me è stato Picasso, anche come persona di cui sono stato amico. Era un uomo estremamente vitalizzante. Quando stavi con lui, una sera, a pranzo, qualche ora, per vedere le sue opere insieme a lui, ne uscivi arricchito, eccitato, fecondato quasi.[4]
  • Ignazio è un vecchio combattente, antifascista. Ricordo i tanti dispiaceri che ha avuto, tante noie, tanti danni, perché gli andavano a guastare la bottega i fascisti. Mi ricordo che teneva la fotografia di Matteotti con un lumino davanti. Ricordo tante cose di Ignazio. La fraternità tra me e lui è una vecchia fraternità. Un'altra delle cose che ricordo di ignazio sono i battesimi dei suoi figli. Quando Ignazio teneva a battesimo un figlio o una figlia, faceva una specie di convegno di poeti siciliani che si teneva nella terrazza di casa sua, a Bagheria. La sera, oltre alla grande abbondanza dell'ospitalità sua, c'erano questi poeti che recitavano le loro poesie.[2]
  • Io dico sempre che le cose che hanno più influito sulla scelte della mia vita sono Villa Palagonia e la pittura dei carretti. Sono i due elementi che hanno influito sulla mia immaginazione, sulla mia fantasia, profondamente. Non me li tolgo di dosso.[4]
  • La pittura è una lunga fatica di imitazione di ciò che si ama. (ottobre 1980, citato in Enrico Crispolti, Leggere Guttuso, A. Mondadori, 1987)
  • [Tu hai girato moltissimo per il mondo. Dove hai trovato la Sicilia?] In Sicilia sicuramente. Non credo ci sia al mondo un posto come la Sicilia, almeno per me. Sono un siciliano viziato.[2]
  • Non posso dirti come vada il lavoro, perché non ne so nulla, e poi ho avuto il mal di denti, e poi è un momento che di lavorare non ho voglia. La campagna mi ha eccitato qualche momento – così bella e così inaspettatamente ricca di colore... Ma certe volte io vedo, sento penso e non mi piace dipingerlo. Mi pare di guastarmi un piacere privato. Non so che deduzione trarre da siffatti sentimenti ma preferisco guardare persino senza pensare. (Lettera di Renato Guttuso a Cesare Brandi, 25 luglio 1939, Archivi della Soprintendenza di Siena; pubblicata in Brandi Guttuso, storia di un'amicizia, a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Electa, Milano 2006, p. 10)
  • [Parlando di Leonardo Sciascia] Questo pezzo di Sciascia che tu mi ricordi è uno dei più belli che abbia scritto su di me, e anche uno dei primi, per cui gli sono molto grato. Ma io penso che lui proietti più la propria angoscia anziché identificare la mia.[2]
  • Se io potessi scegliere un momento nella storia e un mestiere, sceglierei questo tempo e il mestiere del pittore. Le condizioni oggi sono storicamente privilegiate, che si abbia la forza e la libertà interna necessaria in tempi così pericolosi. (citato in Leonardo Sciascia, La semplificazione delle passioni, in Catalogo della Mostra antologica dell'opera di Renato Guttuso, Palermo, Palazzo dei Normanni, 1971)
  • Sono stato rimproverato di aver dipinto troppi limoni. Credo che non sia un giusto rimprovero perché i limoni sono l'ambiente naturale nel quale io sono nato e cresciuto. Andavo con mio padre in campagna, nei giardini di limoni, a misurare la terra; ho visto abbeverare i limoni, ho visto raccogliere i limoni...Ho vissuto tutta la mia infanzia in mezzo ai limoni.[4]
  • Un artista parla solo delle cose che conosce, delle cose che sa, delle cose con le quali ha vissuto una comunione profonda da sempre, da quando non era neppure cosciente. Quindi il mio legame con la Sicilia è così profondo che viene fuori. Pirandello ha raccontato i pettegolezzi della farmacia di Porto Empedocle e sono stati capiti in Alaska o in Giappone. Quando si dice qualche cosa di vero, di profondo, questo diventa sempre universale. Il cuore umano ha una parte universale.[2]

Citazioni su Renato Guttuso[modifica]

  • L'uomo più seducente che abbia mai conosciuto...Il colore della sua voce, i racconti, l'intelligenza dei discorsi, la cultura ti travolgevano anche quando non eri d'accordo con lui. (Ferdinando Scianna)
  • La storia della pittura di Guttuso comincia da quella Fuga dall'Etna durante un'eruzione che Natale Tedesco ha chiamato la Guernica siciliana, però siciliana è un po' anche la Guernica di Picasso; e forse Picasso ha studiato lo schema compositivo del Trionfo della morte di Palermo più di quanto Guttuso abbia dipinto la Fuga sotto l'impressione della Guernica che Cesare Brandi gli aveva allora mandato in cartolina. (Cesare Brandi, Guttuso a Parma, Il Punto, Roma, 15 febbraio 1964; cfr La mostra di Guttuso a Parma, in «Galleria», XXI, 1-5, gennaio-ottobre 1971, pp. 84-85; cfr Cesare Brandi, Scritti sull'arte contemporanea, Einaudi, Torino 1976, pp. 401-404; e infine in Brandi e Guttuso: storia di un'amicizia, a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Electa, Milano 2006, pp. 132-134)  chi è l'autore della citazione? chi è l'autore della citazione?

Leonardo Sciascia[modifica]

  • Ci sono, si, i suoi quadri: nelle case, nelle gallerie pubbliche, riprodotti a milioni di esemplari, sotto gli occhi di tutti, ad arricchire e ad abbellire la vita, a riscoprirla; ma sono come le terre al sole di don Gesualdo. «Ma egli è siciliano», dice ancora Lawrence di Gesualdo, «e qui salta fuori la difficoltà». La difficoltà, per Guttuso, per noi, per ogni uomo che è nato in quest'isola, di vivere dopo aver fatto, dopo avere accumulato quadri o libri o denaro; la difficoltà a resistere, a non soccombere «sotto il gruzzolo» della ricchezza o della gloria o soltanto e semplicemente delle cose fatte, delle cose in cui abbiamo messo e mettiamo la nostra passione. (Leonardo Sciascia, citato in Renato Guttuso, a cura di Natale Tedesco, Galleria. Rassegna bimestrale di cultura, a.XXI, 1-5, gennaio-ottobre 1971)
  • Ho conosciuto benissimo Renato Guttuso: e posso dirlo non solo per i frequenti incontri, la lunga confidenza, la simpatia e l'affetto che avevo per lui, ma anche – e soprattutto – perché il nostro essere d'accordo nel giudicare persone, fatti e libri nella loro immediata verità, se appena tentavamo di risalire ai principi, diventava fondamentale e profonda discordia. (Leonardo Sciascia, Io lo conoscevo bene, L'Espresso, 11 ottobre 1987)
  • [Parlando di opere di esordio come La fuga dall'Etna, accostate, in chiave narrativa e poetica, a Verga] La poetica è per entrambi quella di «semplificare le umane passioni»; ma quella di Verga prende avvio da un ritorno, quella di Guttuso da una fuga. La differenza non è trascurabile. Si potrebbe dire, con una battuta, che c'è di mezzo tutta la scala zoologica: dall'ostrica all'uomo in rivolta. E tuttavia l'ostrica di Verga, l'uomo attaccato allo scoglio della miseria e degli affetti, soffre come e quanto l'uomo in fuga, l'uomo in rivolta di Guttuso. Il sistema della sofferenza, il sistema della passione. (Leonardo Sciascia, La semplificazione delle passioni, in Catalogo della Mostra antologica dell'opera di Renato Guttuso, Palermo, Palazzo dei Normanni, 1971)
  • Nessuna crisi può segnare il punto del cedimento per un uomo, per un artista, il cui elemento di vita è appunto la crisi. Guttuso è sempre in crisi: sicché nessuna crisi può coglierlo con insidia o alla sprovvista. Il suo essere pittore è una passione, una febbre – cioè, propriamente, una crisi. (Leonardo Sciascia, La semplificazione delle passioni, in Catalogo della Mostra antologica dell'opera di Renato Guttuso, Palermo, Palazzo dei Normanni, 1971)
  • La tua preoccupazione e il tuo sgomento non vengono dallo scoprirmi in contraddizione: sono un modo e del tuo modo di vivere il comunismo, e del tuo modo di intendere l'amicizia. Tu dici "La notizia della tua candidatura nel PR mi ha fatto riflettere sulla misura e qualità della mia amicizia per te". Al contrario, il tuo essere comunista negli anni del realismo socialista, durante la polemica Vittorini-Togliatti, di fronte ai fatti d'Ungheria e di Cecoslovacchia, in questi anni di compromesso storico, non mi hanno mai fatto riflettere sull'amicizia che sentivo per te anche prima di conoscerti e che poi ha trovato conferma nel conoscerti [...] Un mio concittadino usava chiudere le discussioni con questa frase: "Siamo d'accordo, ma la pensiamo diversamente". Anche noi, caro Renato, siamo d'accordo su tante cose: ma la pensiamo diversamente. Contentiamoci dell'essere d'accordo su qualche punto. E continuiamo, finché si può, a pensarla diversamente. (dalla Lettera di Leonardo Sciascia a Renato Guttuso, pubblicata su la Repubblica, maggio 1979)
  • Per un artista vero – qual è per esempio Guttuso – il "realismo socialista" non esiste. Guttuso è un grande pittore più quando fa I tetti di Sicilia che quando dipinge i Funerali di Togliatti. Le etichette esistono in senso deteriore, e per la parte deteriore. (Leonardo Sciascia, intervista su Critica Sociale, gennaio 1978, p. 17)
  • Se come marxista non ignora che il mondo non deve essere soltanto contemplato, ma mutato, la sua sicilianità di fondo lo condanna a sentire, da artista, solo il lirico disordine degli oltraggi, da ciò, possiamo anticipare, il suo incontro col più lirico – anche nel senso del melodramma – degli oltraggi che siano stati consumati in Sicilia: quello che diede esca al Vespro. Il suo sentimento e giudizio del Vespro, in queste immagini, è quello stesso che trascorre nei versi di Dante, nella Storia di Amari, nell'opera di Verdi. (Leonardo Sciascia, Il Vespro Siciliano, presentazione della mostra di Guttuso, Galleria "La Tavolozza", Palermo 1975-1976)

Note[modifica]

  1. Citato in Renato Guttuso, Lions Club Bagheria.
  2. a b c d e Da Diario di Guttuso di Giuseppe Tornatore, per Rai Teche; video disponibile in Diario di Guttuso-seconda puntata,Regionesicilia.rai.it.
  3. Citato in Matteo Collura, Ignazio Buttitta, un cantastorie dalla parte dei vinti, Corriere della Sera, 6 aprile 1997, p. 31.
  4. a b c Da Diario di Guttuso di Giuseppe Tornatore, per Rai Teche; video disponibile in Diario di Guttuso-prima puntata,Regionesicilia.rai.it.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]