Roberto Marchesini

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Roberto Marchesini (1959 – vivente), filosofo, etologo e saggista italiano.

Contro i diritti degli animali?[modifica]

Incipit[modifica]

In questi ultimi anni lo specismo, come argomento di dibattito, o come contro termine verso cui disporre una proposta o un movimento volto a criticarne i principi, ha ricevuto una forte attenzione, seppur non sempre in modo coerente e appropriato. Ragionare di specismo è diventato quasi un prolegomeno filosofico o un nodo problematico di base, confermando per certi versi l'espressione testamentaria di Jacques Derrida, che ci ha consegnato tale argomento quale questione filosofica del futuro.

Citazioni[modifica]

  • La parola-concetto [specismo] rimarcata da Ryder segue o dà significato esplicito a quelle discussioni che dalla metà degli anni Sessanta hanno iniziato a denunciare certe pratiche, in esito soprattutto allo sviluppo tecnico-scientifico e all'industrializzazione, vessatorie (a esser miti nel giudizio) nei confronti delle altre specie. Mi riferisco a saggi come Animal Machines di Ruth Harrison o Silent Spring di Rachel Carson, saggi che poi negli anni Settanta inaugureranno il Leitmotiv del libro bianco. Al riguardo, esemplare sarà Imperatrice nuda di Hans Ruesch, vero e proprio manifesto dell'antivivisezionismo. (p. 11)
  • Con il primo decennio del Ventunesimo secolo il termine «specismo» si è arricchito di nuove predicazioni, andando oltre la definizione prassica di Ryder e quella morale di Singer e di Regan. Ad affacciarsi sono nuove decostruzioni del carattere di specie, riprendendo le considerazioni dell'ultimo Derrida del saggio L'animale che dunque sono o le concezioni di singolarità che caratterizzano le proposte, che seppur in modo variegato, sono ricavabili in Gilles Deleuze, Michel Foucault e Giorgio Agamben. (p. 16)
  • Tutte le volte che si riporta l'idea cartesiana degli animali come automata – «Non preoccupatevi, sono i cigolii di una macchina» – le persone rimangono esterrefatte, dimenticando che la gran parte dell'interpretazione del comportamento animale è informata alla lettera sulla concezione di res extensa. L'animale, ridotto a cosa-morta e studiato sul tavolo autoptico, è dichiarato non esistente: per lui non è data la morte ma semplicemente la cessazione delle funzioni organiche. (p. 32)
  • Che gli animali possano soffrire, per dirla alla Bentham, o siano esposti al dolore, per richiamare Derrida, è fuori discussione, anche se qualche ricercatore (privo della più pallida conoscenza etografica) si ostina a sottoporre i gatti a test dolorosissimi – con risposte comportamentali inequivocabili – per poi affermare che non ci sono evidenze scientifiche. Immagino che l'unica evidenza che li convincerebbe (forse) sarebbe l'evenienza che il gatto, in modo esplicito, li mandasse a quel paese. (pp. 37-38)
  • [...] il benessere si gioca su un punto di equilibrio dinamico (non omeostatico) tra entrate, in termini di gratificazioni e appagamenti, e uscite, in termini di fatica, stress e quant'altro. Dal momento che nella vita di un individuo non è possibile azzerare le uscite, giacché stress, frustrazioni e fatica fanno parte della vita, è evidente che privarlo di entrate significa che inevitabilmente, nel giro di poco tempo, il saldo va in perdita. Se fosse vero che basta togliere le uscite per assicurare benessere, una zebra dello zoo dovrebbe essere l'animale più felice di questa Terra. [...] Se le cose stessero veramente così, mettendo ipoteticamente lo zoo in rapporto diretto con la savana, dovremmo aspettarci che tutte le zebre, dalla savana, si trasferissero allo zoo. Viceversa, l'unica zebra dello zoo si dirigerebbe senza dubbio nella savana. (pp. 39-40)
  • L'etologia è la scienza che consente all'essere umano di incontrare le alterità animali nella loro espressione comportamentale – nella percezione come nella comunicazione, nella motivazione come nella cognizione – e questo esercizio conoscitivo non solo consente di acquisire dati importanti sulle peculiarità dei non umani ma altresì dà luogo a una palestra di antropodecentrismo perché ci abitua a considerare il punto di vista dell'uomo come relativo, ovvero non metrico né sussuntivo delle possibilità. (pp. 64-65)
  • Un etologo sa che le zampe del ghepardo parlano della velocità della gazzella. (p. 75)
  • I miei ricordi di tirocinante al macello di Bologna sono ancora vividi nella trepidazione che provavo di fronte al breve spazio che separava il tunnel di processione dalla catena di smontaggio, interstizio minimo tra la grandezza della vita e la nullità della morte, nel maneggiare quegli organi ancora caldi di vita e palpitanti inutilmente e nell'osservare la loro perfezione a perdere. (p. 77)
  • Talvolta la predazione è agghiacciante, com'è il caso della mantide religiosa che, afferrato il corpo della vittima, la divora lentamente con un ondeggiamento del capo trigono che la fa assomigliare a una ricamatrice, se non fosse che sul tessuto somatico della preda, a ogni passaggio, viene sottratta un'orbita di carne. Anche i costumi delle vespe solitarie ci appaiono terrificanti nel loro anestetizzare il controllo motorio di un bruco e inseminare il suo corpo di uova da cui sgusceranno larve sarcofaghe che lo svuoteranno dall'interno. [...] La predazione ci appare ancora più fastidiosa se il predatore sembra prendersi beffa o giocare con la preda, come fa il gatto con il topo o l'orca con la foca. (p. 77)
  • [...] la velocità del ghepardo è la stessa della gazzella e viceversa, per cui possiamo dire che nel ghepardo la velocità è stata creata dalla gazzella, così come l'inverso. (p. 78)
  • La zooantropologia come disciplina nasce per mettere in evidenza il fatto che, volenti o nolenti, non ci sono barriere culturali tra le specie e che pertanto esistono continui passaggi prospettici tra i soggetti nonostante la loro diversità prospettica. (p. 155)
  • [...] per la filosofia postumanista, la liberazione animale rappresenta il nucleo concettuale esattamente come per l'umanismo lo era la liberazione dell'uomo. È evidente che per il postumanismo la liberazione animale rappresenta la vera liberazione dell'uomo. (p. 163)

Bibliografia[modifica]

  • Roberto Marchesini, Contro i diritti degli animali? Proposta per un antispecismo postumanista, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2014. ISBN 978-88-7106-735-3

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