Scipio Slataper

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Scipio Slataper

Scipio Slataper (1888 – 1915), scrittore italiano.

  • La terra ha mille patimenti. Su ogni creatura pesa un sasso o un ramo stroncato o una foglia più grande o il terriccio d'una talpa o il passo di qualche animale. (da Il mio Carso)
  • S'ciavo,[1] vuoi venire con me? Io ti faccio padrone delle grandi campagne sul mare. Lontana è la nostra pianura, ma il mare è ricco e bello. E tu devi esserne il padrone.
    Perché tu sei slavo, figliolo della nuova razza. Sei venuto nelle terre che nessuno poteva abitare, e le hai coltivate. Hai tolto di mano la rete al pescatore veneziano, e ti sei fatto marinaio, tu figliolo della terra. Tu sei costante e parco. Sei forte e paziente. Per lunghi anni ti sputarono in viso la tua schiavitù; ma anche la tua ora è venuta. È tempo che tu sia padrone.
    Perché tu sei slavo, figliolo della grande razza futura. Tu sei fratello del contadino russo che presto verrà nelle città sfinite a predicare il nuovo vangelo di Cristo; [...] Trieste deve esserti la nuova Venezia. Brucia i boschi e vieni con me. (da Il mio Carso, 1912)
  • Voi non sapete come un ragazzo possa, obbedendo, costringere i genitori a fare quello ch'egli vuole. (da Il mio Carso)

Ibsen[modifica]

Incipit[modifica]

Henrik Johan Ibsen è nato il 20 marzo 1828, l'anno di Tolstoi, a Skien, nel Telemarken (Novergia sud-orientale), una delle prvincie più ricche di tradizioni e costumi, dove l'epico Sigurd è diventato uomo e eroe popolare.
Skien è oggi una città commerciale e industriale di 12 mila abitanti, centro più importante di linee fluviali e marittime, unita con la ferrovia a Cristiania. Allora era un borgo di provincia, congiunto con un canale al Frierfiord e al mare, di cui viveva, esportando soprattutto il legno tadliato dalle sue segherie idrauliche, e da cui gli arrivavano le notizie del mondo. Skien ha forti tradizioni religiose; nel settecento fu uno dei centri del movimento pietistico; nella seconda metà del secolo scorso il pastore Lammers vi fondò una comunità libera, sul genere di quelle, tra severissime e mistiche, così frequenti nei paesi protestanti, che Selma Lagerlöf ci descrivesse con tanta limpida partecipazione nella prima parte del suo Gerusalemme.

Citazioni[modifica]

  • Bisogna pensare alla vita oscura invernale d'un borgo isolato nella Norvegia d'un secolo fa, ricordare l'infanzia di Peer Gynt, che per confessione del poeta somiglia molto alla sua, per comprendere in che aria cresceva il piccolo Henrik. (p. 7)
  • Catilina è scritto di getto, rubando qualche quarto d'ora alle ore rubate per lo studio. È scritto di furto, con la complicità della notte, quando il «lüttje Abtekerjunge» si levava il grtembiule da impastator di pillole e ridiventava il giovane desideroso di lotta e d'avvenire. Ibsen notava più tardi, con quel suo sorriso con cui sapeva parlare delle cose sue passate e degli altri, che tutta la favola si svolge di notte perché egli poteva lavorare per conto suo soltanto nelle ore notturne. (p. 19)
  • La donna che non possiamo stimare, la dobbiamo venerare. Essa sa darsi tutta, fino all'ultima goccia, senza lotta né dolore. È la purissima. (p. 119)

Incipit de Il mio Carso[modifica]

Vorrei dirvi: Sono nato in carso, in una casupola col tetto di paglia annerita dalle piove e dal fumo. C'era un cane spelacchiato e rauco, due oche infanghite sotto il ventre, una zappa, una vanga, e dal mucchio di concio quasi senza strame scolavano, dopo la piova, canaletti di succo brunastro.
Vorrei dirvi: Sono nato in Croazia, nella grande foresta di roveri. D'inverno tutto era bianco di neve, la porta non si poteva aprire che a pertugio, e la notte sentivo urlare i lupi. Mamma m'infagottava con cenci le mani gonfie e rosse, e io mi buttavo sul focolaio frignando per il freddo.

Note[modifica]

  1. Così i triestini chiamavano con disprezzo gli sloveni, con i quali non sopportavano la convivenza nell'impero austroungarico.

Bibliografia[modifica]

  • Scipio Slataper, Ibsen, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1944.
  • Scipio Slataper, Il mio Carso, Mondadori, 1980.

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