Friedrich Schiller

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Friedrich Schiller

Johann Christoph Friedrich von Schiller (1759 – 1805), poeta, storico e drammaturgo tedesco.

Citazioni di Friedrich Schiller[modifica]

  • Ah, popolo mobile che cede al minimo vento! Sventura a chi s'appoggia su questa canna. (da Maria Stuarda)
  • Anche il bello deve morire. (da Nenia, in Poesie filosofiche, a cura di Giovanna Pinna, Feltrinelli, 2005)
  • Breve è il dolore; la beatitudine eterna! (da La pulzella d'Orléans, in Teatro, explicit)
  • Ciò che uno rifiuta in un minuto non glielo restituisce l'eternità. (da Rassegnazione)
  • Contro la stupidità gli stessi dei lottano invano. (da La pulzella d'Orléans, atto III, scena VI)
Neanche gli Dei possono nulla contro la stupidità umana.
Mit der Dummheit kämpfen Götter selbst vergebens.
  • Io sono migliore della mia fama. (da Maria Stuarda, atto III, scena 4)
Ich bin besser als mein Ruf.
  • L'ambizione ha gli occhi di bronzo, che mai il sentimento ha inumiditi. (da Fiesco)
  • L'arte è la mano destra della natura. (da Fiesco)
  • L'artista è figlio del suo tempo; ma guai a lui se è anche il suo discepolo o peggio ancora il suo favorito. (da Dell'educazione estetica dell'uomo)
  • La guerra è un rozzo e violento mestiere. (da I piccolomini)
  • La storia mondiale è la corte di giustizia del mondo. (prima lezione come professore di storia a Jena, 26/5/1789, in "Dizionario delle citazioni", Rizzoli, 1992)
Die Weltgeschichte ist das Weltgericht.
  • Lo storico è un profeta che guarda all'indietro. (dai Frammenti)
  • Se noi abbracciamo con passione un tale che è degno del nostro disprezzo, sentiamo penosamente la costrizione della natura. Se proviamo avversione per un altro che pure c'impone il rispetto, sentiamo penosamente la costrizione della ragione. Ma se egli suscita la nostra affezione mentre ha, insieme, acquistato il nostro rispetto, sparisce la costrizione del sentimento e della ragione, e noi cominciamo ad amarlo, cioè a giucare nello stesso tempo con la nostra affezione e col nostro rispetto. (citato in Antonio Aliotta in Logos, II fascicolo, Roma, 1940)
  • Soffiò Iddio, e si dispersero. (da Die unüberwindliche Flotte, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 493)
Afflavit Deus et dissipati sunt.
  • Tra gli uomini d'affari, i portatori di sacchi dello Stato, e le teste che pensano, di rado si può sperare armonia. (citato in Giambattista Vicari, Dibattito: Che cos'è la libertà di pensiero, La Fiera Letteraria, aprile 1973)
  • Un carattere coerente con se stesso è sempre nel giusto. Contraddirsi: l'unico torto è questo. (citato in Focus, n. 95, p. 154)
  • Vi è sempre in Kant, come in Lutero, qualcosa che ricorda il monaco, il quale, anche uscito dal chiostro, non può tuttavia cancellarne da sé le tracce. (da una lettera del 21 dicembre 1798, in Corrispondence entre Goethe et Schiller; citato in Antonio Aliotta, Logos, II fascicolo, Roma, 1940)

Don Carlos[modifica]

  • I lieti giorni d'Aranjuèz già vanno | Al suo termine. (trad. di Maffei, I, 1)
Die schönen Tage in Aranjuez | Sind nun zu Ende.
  • Ogni volta che leggo nel mio Plutarco le storie dei grandi uomini, questo secolo di imbrattacarte mi ripugna. (I, 2)
Mir ekelt vor diesem tintenklecksende Säkulum, wenn ich in meinem Plutarch lese von großen Menschen.
  • Le grandi anime sanno soffrire tacendo. (in Teatro, atto I, scena IV)
  • Solo sa che sia amore chi ama senza speranza. (in Teatro, atto II, scena VIII)

Guglielmo Tell[modifica]

  • Chi troppo riflette poco fa. (III, I)
  • Deh! non fallirmi | Nel più grave cimento, o mia balestra, | Tu che in tanti convivi, in tanti giochi | M'hai fedele obbedito | Oggi soltanto | Reggiti come suoli, o corda mia, | Ed ali al dardo non fallaci impenna. | Se questa freccia dalla man mi sfugge | Senza cogliere il punto, una seconda | Più non ho che l'emendi.
  • — Fin da' primi anni | Io trattai la balestra, e nelle leggi | Del saettar m'istrussi. | Il centro io colsi | Di famosi bersagli, e molti ottenni | Nelle gare e nei giochi incliti premi. | Ma far oggi confido il mio sovrano | Colpo, ed un premio guadagnar, che darmi | Lo maggior non potrebbe Elvezia tutta.
  • Il forte è più formidabile da solo. (I, III)
Der Starke ist am mächtigsten allein.
  • Il mio Signor tu sei, | Tu sei balivo del mio re; ma quello | Che nel suo nome commettesti, osato | Il mio re non avrebbe: in queste valli | Per giudicarne ei ti mandò (severo Giudice, è ver, che grave ira v'accende), | Ma non perché ti sfreni impunemente | E con gioja omicida ad ogni empiezza: | V'è Dio lassù che vendica e castiga.
  • Io levo al ciel la mia mano innocente, | E maledico al tuo misfatto. | Io fui Giusto vendicator della natura, | Ma tu ne fosti l'assassino. | Nulla ho comune con te. Quel violento | Tuo braccio è morte, il mio difesa....
  • La violenza è sempre terribile, anche quando la causa è giusta. (II, 2)
Schrecklich immer, | Auch in gerechter Sache, ist Gewalt.
  • Tu cangiasti in veleno il dolce latte | Delle mie vene ; a non pensati eccessi | Avvezzato tu m'hai.. . | Chi tratto ha il dardo | Sul capo di suo figlio, oh! ben nel core | Può saettar del suo nemico !

Wallenstein[modifica]

  • Chi non arrischia non può sperare. (I, VII)
  • Al cuore estasiato solo il mondo sereno dei prodigi può dare una risposta, rivelare gli eterni spazi, con opulenza porgere i mille rami, ove l'inebriato spirito beatamente si culla. La favola è la patria dell'amore, le piace vivere tra fate, talismani, e credere negli dèi, poiché essa è divina. (III, 4)
  • Il buon angelo dell'uomo è il tempo. (V, XI)
  • L'uomo è fatto di cose ordinarie, e l'abitudine è la sua balia.
Denn aus Gemeinem ist der Mensch gemacht | Und die Gewohnheit nennt er seine Amme.
  • La posterità non intreccia ghirlande per gli imitatori.
  • La vita è seria, l'arte è gaia.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il visionario, ossiano Memorie del Conte***[modifica]

Io intraprendo la narrazione di avventure che a molti parranno incredibili, e della maggior parte delle quali sono stato io stesso testimonio oculare. A que' pochi che hanno contezza di un certo avvenimento politico, serviranno questi fogli, se pur vedranno la luce durante la loro vita, di opportuno schiarimento al medesimo; ed anche, senza servire a tal uopo, potranno riuscire interessanti a chiunque come supplemento alla storia de' raggiri e degli errori dello spirito umano.

Maria Stuarda[modifica]

Kennedy: Che fate, signore? che nuova sfrontatezza è mai questa!
Via da questo scrigno!
Paulet: Da dove è venuto questo gioiello?
È stato buttato giù dal primo piano
per corrompere il giardiniere...
Maledette le donne e le loro astuzie!

Citazioni su Friedrich Schiller[modifica]

  • Il primo germe della teoria schilleriana dell'arte come libero giuoco è in Kant. [...] Da Kant trae lo Schiller il suo motivo fondamentale del giuoco, come attività libera, cioè senza costrizione, senza lo scopo serio d'un bisogno sensible da soddisfare, d'una conoscenza oggettiva da costruire, o d'un fine morale. (Antonio Aliotta)
  • Libertà per Schiller vuol dire appunto assenza di costrizione, non soltanto fisica, ma anche morale; perché anche il dovere ci costringe dolorosamente quando contrasta con l'impulso sensibile, come nel rigorismo kantiano. Libertà estetica per Schiller è qualcosa di più che libertà morale: questa ultima sarebbe bensì una liberazione dagl'impulsi sensibili, ma ci porrebbe sotto l'impero d'una legge subita con la nostra umana natura. La libertà estetica ci sottrae pure alla sofferenza di questa costrizione, facendoci sentire la legge etica, come conforme alla nostra naturale inclinazione. (Antonio Aliotta)
  • L'anima, nell'atteggiamento estetico, si afferma secondo lo Schiller, superiore a tutte le sue attuali determinazioni; non si sente, cioè, chiusa, dominata da una di esse, capace di determinarsi in modi infiniti. (Antonio Aliotta)
  • Schiller, come altri artisti tedeschi, credeva che, avendo spirito, si potesse anche improvvisare con la penna su ogni sorta di argomenti difficili. Ed ecco che i suoi saggi in prosa – sotto ogni riguardo un modello di come non si debbono affrontare questioni scientifiche di estetica e di morale – e un pericolo per lettori giovani i quali, nella loro ammirazione per il poeta Schiller, non hanno il coraggio di pensar male dello Schiller pensatore e scrittore. (Friedrich Nietzsche)
  • Schiller e la responsabilità, la sua missione di poeta. Fare ciò a cui si è chiamati, farlo interamente, almeno nella propria intima anima non tollerare ambiguità. Schiller l'ha sempre cercato e per questo è diventato più grande di Goethe. (Adrienne von Speyr)

Bibliografia[modifica]

  • Antonio Aliotta, L'ispirazione kantiana nell'estetica di Federico Schiller, in Logos, vol. II, Roma, 1940.
  • Friedrich Schiller, Guglielmo Tell, traduzione di Andrea Maffei, Editori degli Annali universali, Milano, 1835.
  • Friedrich Schiller, Il visionario, ossiano Memorie del Conte***, traduzione di Giovanni Berchet, in Sterne, Viaggio sentimentale – Schiller, Il visionario, Biblioteca romantica diretta da G. A. Borgese, Arnoldo Mondadori Editore, 1932, IV edizione 1970.
  • Friedrich von Schiller, Maria Stuarda, traduzione di Liliana Scalero, Rizzoli, 1950.
  • Friedrich Schiller, Teatro, traduzione di Barbara Allason e Maria Donatella Ponti, Giulio Einaudi Editore, 1969.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]