Vai al contenuto

Friedrich Schiller

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Friedrich Schiller

Johann Christoph Friedrich von Schiller (1759 – 1805), poeta, storico e drammaturgo tedesco.

Citazioni di Friedrich Schiller

[modifica]
  • Anche il bello deve morire.[1]
  • Breve è il dolore; la beatitudine eterna![2]
  • Ciò che uno rifiuta in un minuto non glielo restituisce l'eternità.[3][4]
  • Contro la stupidità gli dèi stessi lottano invano.[5][6]
  • L'artista è, sì, figlio del suo tempo, ma guai a lui se ne è, nel contempo, l'alunno o, addirittura, il favorito.[7]
  • L'universo è uno dei pensieri di Dio.
Das Universum ist ein Gedanke Gottes.[8]
  • L'uomo gioca unicamente quando è uomo nel senso pieno della parola ed è pienamente uomo unicamente quando gioca.[9]
  • La storia mondiale è la corte di giustizia del mondo.[10][6]
  • La voce della maggioranza non è garanzia di giustizia.
(EN) The voice of the majority is no proof of justice.[11]
  • [Sull'Edipo re di Sofocle] [...] quanto mai opposta alla forma tragica, poiché l'azione ha già avuto luogo e cade quindi completamente al di là della tragedia. Si aggiunga che ciò che è già accaduto, essendo ormai immutabile, è per sua natura tanto più terribile, e che il terrore che possa essere accaduto qualcosa affligge l'animo umano in modo ben diverso dal terrore che possa accadere qualcosa in futuro. – L'Edipo è, per così dire, solo un'analisi tragica. Tutto è già presente, e non fa che essere sviluppato. Ciò può avvenire mediante un'azione semplicissima e in un lasso di tempo assai breve, anche se le vicende erano complicate e soggette a varie circostanze. E di quanto se ne avvantaggia il Poeta! Ma temo che l'Edipo formi un genere a sé, e che non ne esista una seconda specie...[12]
  • Se noi abbracciamo con passione un tale che è degno del nostro disprezzo, sentiamo penosamente la costrizione della natura. Se proviamo avversione per un altro che pure c'impone il rispetto, sentiamo penosamente la costrizione della ragione. Ma se egli suscita la nostra affezione mentre ha, insieme, acquistato il nostro rispetto, sparisce la costrizione del sentimento e della ragione, e noi cominciamo ad amarlo, cioè a giucare nello stesso tempo con la nostra affezione e col nostro rispetto.[13]
  • Senza gioia, nella gioia più intensa, | sola, con fare ritroso, | Cassandra si muoveva in silenzio | nel laureto di Apollo. | La veggente si rifugiò nel bosco, | nei più fondi penetrali, | e nell'ira gettò al suolo | le bende sacerdotali: || – Ognuno è schiuso all'esultanza, | di felicità ogni cuore si colma, | nei vecchi genitori è la speranza, | e la sorella è tutta adorna. | Io sola vivo solitaria e cupa, | poiché la dolce illusione mi schiva, | e vedo, alato, a queste mura | lo sfacelo che si avvicina. || Una fiaccola vedo che splende, | Ma Imeneo non la stringe nelle mani, | verso le nubi, ecco, si tende, | ma non sono le fiamme lustrali. | Vedo che lieti preparano feste, | ma nello spirito presago | sento ormai il dio che incede | e ne farà misero strazio. || E biasimano il mio lamento | e disprezzano il mio dolore, | da sola devo portare nel deserto | il mio tormentato cuore, | da chi è felice sono evitata, | gli animi lieti mi scherniscono! | Dura sorte mi hai destinata | Pitio, tu, dio maligno! || Perché mi hai gettata in questo | luogo ad annunciare il tuo oracolo, | nella città dei ciechi in eterno, | con il mio vigile animo? | Perché mi concedesti di vedere | in quello che non sarà eluso! | Il fato deve accadere | e farsi vicino ciò che è temuto. || Togliere il velo è utile, | quando il terrore è alle porte? | Solo l'inganno è la vita, | e il sapere è la morte.[14]
  • Si può parlare di anima bella quando il sentimento morale ha finalmente assicurato il suo dominio su tutti i moti interiori dell'uomo, fino al grado in cui esso può lasciare senza timore all'istinto la guida della volontà, senza correre mai il rischio di trovarsi in conflitto con le decisioni che esso prenderà. In un'anima bella, quindi, le singole azioni non sono mai, propriamente parlando, morali, mentre è morale il carattere nel suo insieme. Nessuna delle singole azioni può esserle attribuita a merito, perché soddisfare un istinto non può mai esser detto cosa meritoria. L'anima bella non ha altro merito che quello di esistere.[15][16]
  • Si spinge innanzi il forte; | rimane indietro il fiacco, e l'orgoglioso | cade in mezzo alle beffe degli astanti; | ma vince tutti quanti | nella lotta il prudente.[17]
  • Soffiò Iddio, e si dispersero.[18]
Afflavit Deus et dissipati sunt.
  • Tra gli uomini d'affari, i portatori di sacchi dello Stato, e le teste che pensano, di rado si può sperare armonia.[19]
  • Tutti gli uomini diventano fratelli.[20][4]
  • Vi è sempre in Kant, come in Lutero, qualcosa che ricorda il monaco, il quale, anche uscito dal chiostro, non può tuttavia cancellarne da sé le tracce.[21]

Don Carlos

[modifica]
  • I lieti giorni d'Aranjuèz già vanno | Al suo termine. (I, 1; 1835)
Die schönen Tage in Aranjuez | Sind nun zu Ende.
  • Ogni volta che leggo nel mio Plutarco le storie dei grandi uomini, questo secolo di imbrattacarte mi ripugna. (I, 2)
Mir ekelt vor diesem tintenklecksende Säkulum, wenn ich in meinem Plutarch lese von großen Menschen.
  • Le grandi anime sanno soffrire tacendo. (I, IV; 1969)
  • Un attimo, vissuto in paradiso | non è pagato troppo caro con la morte. (I, 5)[16]
  • Solo sa che sia amore chi ama senza speranza. (II, VIII; 1969)
  • I malati come te, figliolo, hanno bisogno di una cura efficace e della sorveglianza del medico. Tu rimani in Spagna. (II, II; 2004)
  • Che cosa può sgomentarmi se la morte non mi sgomenta? (III, 2)[16]
  • Re! re, sempre e soltanto re! Nessun'altra risposta se non questa eco vuota e vana? Batto a questa rupe chiedendo acqua, acqua per la sete che mi divora: e mi si restituisce oro rovente. (III, II; 2004)
  • [Posa, al re] Rinunciate al culto innaturale che ci annienta. [...] Un tratto della vostra penna e il mondo è creato una seconda volta. Dateci, sire, la libertà di pensiero! (III, X; 2004)
  • La verità è stata creata per il saggio, la bellezza per la sensibilità del cuore, e l’una e l’altra si appartengono. (IV, XXI; 2013)
  • Il re ha pianto. (IV, XXIV; 2004)
  • [Posa, a Carlo] Il mio edificio crolla: avevo dimenticato il tuo cuore. (V, I; 2004)
  • La natura? Non so di che si tratta. L'assassinio è adesso la parola d'ordine. I vincoli umani sono spezzati. Tu stesso, sire, li hai spezzati nei tuoi regni. [...] Non esiste un Dio? Come possono i re devastare a tal punto la sua creazione? [...] Guardate qui! È morto per me! Non avete lacrime? Scorre sangue o piombo rovente nelle vostre vene? (V, IV; 2004)

Fiesco

[modifica]
  • L'ambizione ha occhi di bronzo, che mai il sentimento ha inumiditi.[4]
  • L'arte è la mano destra della natura.[4]
  • Un animo aperto mostra una fronte aperta. (III, 5)[16]

Guglielmo Tell

[modifica]
  • Anche al più debole resta aperta un'ultima scelta... | Un salto giù da questo ponte, e sono libera. (I, 2)[16]
  • Chi troppo riflette poco fa. (III, I; 1969)
Chi pensa troppo concluderà poco.[16]
  • Deh! non fallirmi | Nel più grave cimento, o mia balestra, | Tu che in tanti convivi, in tanti giochi | M'hai fedele obbedito | Oggi soltanto | Reggiti come suoli, o corda mia, | Ed ali al dardo non fallaci impenna. | Se questa freccia dalla man mi sfugge | Senza cogliere il punto, una seconda | Più non ho che l'emendi.
  • — Fin da' primi anni | Io trattai la balestra, e nelle leggi | Del saettar m'istrussi. | Il centro io colsi | Di famosi bersagli, e molti ottenni | Nelle gare e nei giochi incliti premi. | Ma far oggi confido il mio sovrano | Colpo, ed un premio guadagnar, che darmi | Lo maggior non potrebbe Elvezia tutta.
  • Il forte è più formidabile da solo. (I, III; 1969)
  • Il mio Signor tu sei, | Tu sei balivo del mio re; ma quello | Che nel suo nome commettesti, osato | Il mio re non avrebbe: in queste valli | Per giudicarne ei ti mandò (severo Giudice, è ver, che grave ira v'accende), | Ma non perché ti sfreni impunemente | E con gioja omicida ad ogni empiezza: | V'è Dio lassù che vendica e castiga.
  • Io levo al ciel la mia mano innocente, | E maledico al tuo misfatto. | Io fui Giusto vendicator della natura, | Ma tu ne fosti l'assassino. | Nulla ho comune con te. Quel violento | Tuo braccio è morte, il mio difesa....
  • La violenza è sempre terribile, | anche quando la causa è giusta. (II, 2)[6]
  • Nemmeno l'uomo più buono può stare in pace, | se ciò non garba al suo cattivo vicino. (IV, 3)[16]
  • Stringiti alla patria | e siile fedele con tutto il tuo cuore. (II, 1)[16]
  • Tu cangiasti in veleno il dolce latte | Delle mie vene ; a non pensati eccessi | Avvezzato tu m'hai.. . | Chi tratto ha il dardo | Sul capo di suo figlio, oh! ben nel core | Può saettar del suo nemico !

I masnadieri

[modifica]
  • Colui che non teme di nulla non è meno potente di colui che da tutti è temuto. (Franz Moor: I, 1; 1846, p. 12)
  • La legalità non ha mai prodotto un grand'uomo, ma la libertà cova e fa schiudere i colossi e i grandi eventi.[22] (Karl Moor: I, 2)
  • Uomini! uomini! Falsa, ipocrita razza di coccodrilli! Gli occhi vostri son acqua, ed è bronzo il vostro cuore. (Karl Moor: I, 2; 1846, p. 31)
  • La tua sapienza sia quella dei capi canuti, ma il tuo cuore... oh, il tuo cuore sia quello d'un fanciullo innocente! (Maximilian von Moor: V, 2; 1846, p. 185)

Maria Stuarda

[modifica]

Kennedy: Che fate, signore? che nuova sfrontatezza è mai questa!
Via da questo scrigno!
Paulet: Da dove è venuto questo gioiello?
È stato buttato giù dal primo piano
per corrompere il giardiniere...
Maledette le donne e le loro astuzie!

Citazioni

[modifica]
  • Ah, popolo mobile che cede al minimo vento! Sventura a chi s'appoggia su questa canna.
  • Io sono migliore della mia fama. (III, 4)
Ich bin besser als mein Ruf.
  • La virtù di un uomo | si prova soltanto nell'ora del pericolo. (I, 7)[16]
  • Tutti giudicano secondo l'apparenza, nessuno secondo la sostanza. (II, 5)[16]

Wallenstein

[modifica]
  • Al cuore estasiato solo il mondo sereno dei prodigi può dare una risposta, rivelare gli eterni spazi, con opulenza porgere i mille rami, ove l'inebriato spirito beatamente si culla. La favola è la patria dell'amore, le piace vivere tra fate, talismani, e credere negli dèi, poiché essa è divina. (III, 4)
  • Chi non arrischia non può sperare. (I, VII; 1969)
  • È la volontà che fa l'uomo grande o piccolo. (La morte di Wallenstein, IV, 8)[23]
  • È lo spirito che foggia il corpo a sua immagine. (La morte di Wallenstein, III, 13)[16]
  • I sentimenti ci nobilitano, non l'opinione del mondo. (La morte di Wallenstein, IV, 8)[16]
  • Il buon angelo dell'uomo è il tempo. (La morte di Wallenstein, V, XI; 1969)
  • In un cerchio ristretto lo spirito si restringe: | l'uomo cresce col crescere dei suoi scopi. (L'accampamento di Wallenstein)[16]
  • Ché di banalità è fatto l'uomo, | e chiama l'abitudine sua balia. (La morte di Wallenstein)[6]
  • L'uomo saggio previene. (I, 2)[16]
  • La guerra è un rozzo e violento mestiere. (I Piccolomini)[4]
  • La posterità non intreccia ghirlande per gli imitatori.
  • La vita è seria, l'arte è gaia.
  • Ogni delitto | porta in sé, dentro il suo impulso, un angelo | vendicatore: l'angoscia dell'attesa. (La morte di Wallenstein, I, 7)[16]
  • Qual è il significato più breve di un lungo discorso?
Was ist der langen Rede kurzer Sinn? (I Piccolomini, I, 2)[24]
  • Un carattere coerente con se stesso | è sempre nel giusto. | Contraddirsi: l'unico torto è questo. (La morte di Wallenstein)[16]

Incipit di alcune opere

[modifica]

Amalia

[modifica]

Egli era bello come un angiolo voluttuoso del Wahlalla; bello fra tutti i giovani.

Il visionario, ossiano Memorie del Conte***

[modifica]

Io intraprendo la narrazione di avventure che a molti parranno incredibili, e della maggior parte delle quali sono stato io stesso testimonio oculare. A que' pochi che hanno contezza di un certo avvenimento politico, serviranno questi fogli, se pur vedranno la luce durante la loro vita, di opportuno schiarimento al medesimo; ed anche, senza servire a tal uopo, potranno riuscire interessanti a chiunque come supplemento alla storia de' raggiri e degli errori dello spirito umano.

L'infanticida

[modifica]

Ascolta: le campane suonano cupamente a morte, e l'ago dell'orologio ha compito il suo corso. Ebbene, sia dunque così! Su nel nome del Signore: compagni del sepolcro, conducete la colpevole al luogo del supplizio. — O mondo, prendi gli estremi baci di addio! Prenditi ancora queste mie lagrime. I tuoi veleni oh come sembravano dolci! Fra noi siamo del pari, o mondo avvelenatore del mio cuore.

La flotta invincibile

[modifica]

Essa viene, — viene la superba flotta del mezzo giorno; l'Oceano geme sotto di lei con suono di catene, e un nuovo Dio e mille bocche di fuoco ti si avvicina, — un esercito natante in formidabile cittadelle (che l'Oceano giammai vide simili).

Citazioni su Friedrich Schiller

[modifica]
  • Il patetico, afferma Schiller, nasce da due condizioni: in primo luogo dalla sofferenza, che impegna la parte naturale e sensibile dell'uomo; in secondo luogo dalla libertà morale, in forza della quale l'uomo si dichiara indifferente alla sofferenza. (Marvin Carlson)
  • Il primo germe della teoria schilleriana dell'arte come libero giuoco è in Kant. [...] Da Kant trae lo Schiller il suo motivo fondamentale del giuoco, come attività libera, cioè senza costrizione, senza lo scopo serio d'un bisogno sensible da soddisfare, d'una conoscenza oggettiva da costruire, o d'un fine morale. (Antonio Aliotta)
  • L'anima, nell'atteggiamento estetico, si afferma secondo lo Schiller, superiore a tutte le sue attuali determinazioni; non si sente, cioè, chiusa, dominata da una di esse, capace di determinarsi in modi infiniti. (Antonio Aliotta)
  • Le idee di Kant sono evidenti in Schiller, che grazie ad esse si allontanò dalla teodicea di Lessing, tipica del diciottesimo secolo, e intraprese la strada che lo avrebbe portato alle teorie romantiche del teatro. (Marvin Carlson)
  • Libertà per Schiller vuol dire appunto assenza di costrizione, non soltanto fisica, ma anche morale; perché anche il dovere ci costringe dolorosamente quando contrasta con l'impulso sensibile, come nel rigorismo kantiano. Libertà estetica per Schiller è qualcosa di più che libertà morale: questa ultima sarebbe bensì una liberazione dagl'impulsi sensibili, ma ci porrebbe sotto l'impero d'una legge subita con la nostra umana natura. La libertà estetica ci sottrae pure alla sofferenza di questa costrizione, facendoci sentire la legge etica, come conforme alla nostra naturale inclinazione. (Antonio Aliotta)
  • Lo Schiller è il poeta prediletto dei Tedeschi, perché egli stesso si sentì tedesco nel cuore. (Francesco Regli)
  • Schiller, come altri artisti tedeschi, credeva che, avendo spirito, si potesse anche improvvisare con la penna su ogni sorta di argomenti difficili. Ed ecco che i suoi saggi in prosa – sotto ogni riguardo un modello di come non si debbono affrontare questioni scientifiche di estetica e di morale – e un pericolo per lettori giovani i quali, nella loro ammirazione per il poeta Schiller, non hanno il coraggio di pensar male dello Schiller pensatore e scrittore. (Friedrich Nietzsche)
  • Schiller e la responsabilità, la sua missione di poeta. Fare ciò a cui si è chiamati, farlo interamente, almeno nella propria intima anima non tollerare ambiguità. Schiller l'ha sempre cercato e per questo è diventato più grande di Goethe. (Adrienne von Speyr)

Note

[modifica]
  1. Da Nenia, in Poesie filosofiche, a cura di Giovanna Pinna, Feltrinelli, 2005.
  2. Da La pulzella d'Orléans, in Teatro, explicit.
  3. Da Rassegnazione.
  4. a b c d e Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
  5. Da La pulzella d'Orléans, atto III, scena VI.
  6. a b c d Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.
  7. Da Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, lettera nona, p. 141.
  8. Dalle Lettere filosofiche, Theosophie des Julius, Die Welt und das denkende Wesen.
  9. Da Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, lettera decimaquinta, p. 174.
  10. Dalla prima lezione come professore di storia a Jena, 26 maggio 1789.
  11. Citato in A Dictionary of Thoughts: Being a Cyclopedia of Laconic Quotations from the Best Authors, Both Ancient and Modern, a cura di Tryon Edwards, 1891, p. 324.
  12. Da una lettera destinata a Goethe, 2 ottobre 1797; citato in Peter Szondi, Teoria del dramma moderno (1880-1950), Einaudi, Torino, 1962, p. 16. ISBN 88-0633738-6
  13. Citato in Antonio Aliotta in Logos, II fascicolo, Roma, 1940.
  14. Da Cassandra, in Antologia della poesia tedesca, a cura di Roberto Fertonani, traduzioni di Roberto Fertonani, Marcella Bagnasco, Maria Teresa Giannelli, Mario Specchio, Anselmo Turazza, Moshe Unkelbach-Kahn, Diego Valeri, bibliografia aggiornata da Antonella Garello, Mondadori, Milano, 1991, pp. 213-217. ISBN 88-04-34773-2
  15. Da Sulla grazia e sulla dignità.
  16. a b c d e f g h i j k l m n o p Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  17. Da Il giuoco della vita, in AA.VV., Lirici tedeschi, traduzione di Antonio Zardo, Sansoni, Firenze, 1931, p. 335.
  18. Da Die unüberwindliche Flotte, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 493.
  19. Citato in Giambattista Vicari, Dibattito: Che cos'è la libertà di pensiero, La Fiera Letteraria, aprile 1973.
  20. Da Inno alla gioia.
  21. Da una lettera del 21 dicembre 1798, in Corrispondence entre Goethe et Schiller; citato in Antonio Aliotta, Logos, II fascicolo, Roma, 1940.
  22. Citato in AA.VV., Il libro della letteratura, traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 98. ISBN 9788858024416
  23. Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013, n. 4098.
  24. Spesso come: Langer Rede kurzer Sinn, o anche Lange Rede, kurzer Sinn.

Bibliografia

[modifica]
  • Antonio Aliotta, L'ispirazione kantiana nell'estetica di Federico Schiller, in Logos, vol. II, Roma, 1940.
  • Friedrich von Schiller, Amalia, traduzione di Francesco Domenico Guerrazzi, in Traduzioni, Le Monnier, 1847.
  • Friedrich Schiller, Don Carlos, traduzione di Maria Carolina Foi, Marsilio, Venezia, 2004. ISBN 9788831
  • Friedrich Schiller, Guglielmo Tell, traduzione di Andrea Maffei, Editori degli Annali universali, Milano, 1835.
  • Federico Schiller, I masnadieri, traduzione di Andrea Maffei, in Opere edite ed inedite del cavaliere Andrea Maffei, tomo VI, Luigi Di Giacomo Pirola, Milano, 1846.
  • Friedrich Schiller, I masnadieri. Don Carlos. Maria Stuarda, traduzione di Enrico Groppali, Garzanti, Milano, 2013. ISBN 9788811137788
  • Friedrich Schiller, Il visionario, ossiano Memorie del Conte***, traduzione di Giovanni Berchet, in Sterne, Viaggio sentimentale – Schiller, Il visionario, Biblioteca romantica diretta da G. A. Borgese, Arnoldo Mondadori Editore, 1932, IV edizione 1970.
  • Friedrich von Schiller, L'infanticida, traduzione di Francesco Domenico Guerrazzi, in Traduzioni, Le Monnier, 1847.
  • Friedrich von Schiller, La flotta invincibile, traduzione di Francesco Domenico Guerrazzi, in Traduzioni, Le Monnier, 1847.
  • Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo. Callia o della bellezza, a cura di Antimo Negri, Armando Editore, 2005.
  • Friedrich von Schiller, Maria Stuarda, traduzione di Liliana Scalero, Rizzoli, 1950.
  • Friedrich Schiller, Teatro, traduzione di Barbara Allason e Maria Donatella Ponti, Giulio Einaudi Editore, 1969.

Altri progetti

[modifica]

Opere

[modifica]