Stefano Verdino

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Stefano Verdino (1953 – vivente), scrittore e critico letterario italiano.

Vita fedele alla vita, Poesia, n. 193 aprile 2005, Crocetti Editore
  • Diversamente da altre vie novecentesche, Luzi non ha mai amato la contaminazione o l'ibrido, ed è stato fedele a una visione classica della poesia e del poetico.
  • In Luzi ci sono stati tanti poeti: il lirico notturno, il diarista e pellegrino purgatoriale. Il poeta narrativo e drammaturgo in 'sermo merus' di Nel magma, un testo di profonda rifondazione della poesia italiana, lo scriba poematico e a frammenti ed epifanie dell'ultimo ventennio.
  • Luzi è stato probabilmente l'ultimo poeta che ha vissuto naturalmente la lingua italiana. Dopo è stato difficile se non impossibile, e non è un caso che i quattro più importanti poeti viventi della successiva generazione abbiano piuttosto preferito o una nozione gergale della lingua, come Zanzotto e Sanguineti, o una pratica ironica e minimalista, come Giudici ed Erba.

Giuseppe Verdi. Un coro e terminiam la scena[modifica]

Incipit[modifica]

  • Questa piccola antologia intende allestire un omaggio un po' inconsueto al Grande Vecchio nazionale, nel suo festeggiatissimo centenario. Si presentano qui alcune poesie a vario titolo ispirate dalla figura e dall'opera di Giuseppe Verdi. Il campionario è italiano, con l'eccezione di un inglese, ma italiano ad honorem, come Charles Tomlinson (la cui poesia non a caso si legge nell'antologia garzantiana In Italia del 1955).

Citazioni[modifica]

  • La celebre grande aria "Addio, del passato bei sogni ridenti" di La Traviata è il primo spunto per uno struggimento patetico, che poi, con il favore della stagione, matura in un idillio amoroso. Siamo perfettamente calati in quel clima che cinquant'anni dopo sarà affettuosamente rievocato con scaltrissima ironia da Gozzano, come sappiamo, in "L'amica di Nonna Speranza".
  • Il sonetto romanesco di Pascarella, che fu buon amico degli ultimi anni del Maestro, nell'esibire il primato verdiano, ci fa sentire, di riscontro, l'eco dei cenni di polemica Verdi-Wagner, tipica degli anni 70-80 dell'Ottocento. Ma nel 1895 il giovane musicologo Arnaldo Bonaventura (Livorno 1852-Firenze 1952) non esita a stampare in Pisa una lunga ode in un centinaio di versi martelliani, che ripercorre la carriera del Maestro dal Nabucco al Falstaff.

[Stefano Verdino, Giuseppe Verdi. Un coro e terminiam la scena, Poesia, anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore]