André Malraux

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André Malraux (1901 – 1976), politico e scrittore francese.

Citazioni di André Malraux[modifica]

  • Alla domanda: «Che cosa è l'arte?» siamo portati a rispondere: «Ciò attraverso cui le forme diventano stile». (citato in Focus n. 60, pag. 185)
  • [Ospite di Maxim Gorky presso Mosca nel 1934] Bevo alla salute di un assente la cui presenza si fa oggi sentire qui a ogni istante: Lev Davidovic Trotsky. (citato da Marco Cicala sul Il Venerdi di Repubblica, 14 marzo 2008)
  • L'arte non è una sottomissione ma una conquista. (citato da Marco Cicala sul Il Venerdi di Repubblica, 14 marzo 2008)
  • La scoperta dell'arte, come ogni conversione, è la rottura di un rapporto anteriore fra un uomo e un mondo. (da Psicologia dell'arte)
  • L'incarnazione più alta di un artista si fonda egualmente sul rinnegamento dei suoi maestri e sull'annientamento di tutto ciò che lui stesso era stato un tempo. (da Psicologia dell'arte)
  • Non si può creare un'arte che parli all'uomo se non si ha niente da dire. (da L'espoir)
  • Ogni creazione è, all'origine, la lotta di una forma in potenza contro una forma imitata. (da Psicologia dell'arte)
  • Una grande attrice è una donna capace di incarnare un gran numero di personaggi dissimili fra loro; una diva è una donna capace di provocare un gran numero di sceneggiature simili fra loro. (citato in appendice a Samuel Grafton, L'uomo che si fece inghiottire, I Romanzi del "Corriere", N. 30, 1957)

I conquistatori[modifica]

Incipit[modifica]

«Lo sciopero generale è stato proclamato a Canton
Da ieri è affisso questo dispaccio radio, sottolienato in rosso.
Fino all'orizzonte l'Oceano Indiano immobile, lucido, laccato, – senza solchi. Il cielo tutto nuvole informi fa pesar su di noi un'atmosfera di cabina da bagno, ci immerge in un'aria densa, satura d'acqua calda. E i passeggeri camminano brevemente sul ponte, attenti a non allontanarsi troppo dalla tabella bianca dove tra pochi minuti verranno incollati i dispacci giunti nella notte.

Citazioni[modifica]

  • Oh, ci sarà da divertirsi quando i nostri cari bolscevichi si troveranno sulle spalle i vari terroristi che stanno istruendo!... (p. 42)
  • L'anarchia, vecchio mio, si ha quando il Governo è debole, non quando non c'è Governo. (p. 87)
  • Le idee son fatte per essere sviluppate! (p. 109)

La condizione umana[modifica]

Incipit[modifica]

Tsevrenis[modifica]

Avrebbe tentato di sollevare la zanzariera? O avrebbe colpito attraverso la stoffa? L'angoscia gli torceva le viscere; conosceva bene la propria fermezza, ma in quel momento la valutava con una coscienza ottusa, affascinato com'era da quel mucchio di mussola bianca che cadeva dal soffitto su un corpo meno visibile di un'ombra e da cui usciva soltanto quel piede, mezzo inclinato nel sonno, ma vivo, carne d'uomo. L'unica luce veniva dal palazzo vicino: un grande rettangolo bianco tagliato dalle sbarre della finestra, una delle quali rigava il letto proprio sotto il piede, come per metterne in rilievo il volume e la vita. Quattro o cinque clacson stridettero contemporaneamente. L'avevano forse scoperto? Ah, poter combattere, combattere un nemico che si difende!

[André Malraux, La condizione umana, traduzione di Sonia Bay Tsevrenis, Garzanti, 1967.]

Ferrarin[modifica]

Avrebbe tentato di sollevare la zanzariera? Avrebbe colpito di traverso? L'angoscia gli torceva le viscere; conosceva bene la propria fermezza, ma in quel momento la valutava con ebetismo, affascinato da quel mucchio di mussolina bianca, che dal soffitto cadeva su un corpo meno visibile di un'ombra e da cui non usciva che quel piede mezzo curvato dal sonno, ma vivo, carne d'uomo. L'unica luce veniva dal building vicino: un grande rettangolo d'elettricità tagliato dalle sbarre della finestra, una delle quali rigava il letto proprio sopra il piede, come per mettere in rilievo il volume e la vita. Quattro o cinque clackson stridettero contemporaneamente. L'avevano forse scoperto? Quale liberazione sarebbe stata combattere un nemico che si difende!

[André Malraux, La condizione umana, traduzione di A. Radames Ferrarin, CDE, 1976.]

Citazioni[modifica]

  • Di ogni persona, possediamo soltanto quello che riusciamo a cambiare in lei. (1967, p. 44)
  • La donna è sottomessa all'uomo come l'uomo è sottomesso allo Stato; e servire l'uomo è cosa meno dura che servire lo Stato. Viviamo forse per noi stessi? Noi non siamo nulla. Viviamo per lo Stato nel presente, e per l'ordine dei morti nei secoli... (1967, p. 45)
  • Il marxismo non è una dottrina, è una volontà; esso rappresenta per il proletariato e per i suoi uomini – che siete voi – la volontà di conoscersi, di sentirsi come tali, di vincere come tali: non dovete essere marxisti per aver ragione, ma per vincere senza tradirvi. (1976, p. 69)
  • L'amplesso col quale l'amore mantiene attaccati gli esseri l'uno all'altro contro la solitudine, non porta il suo aiuto all'uomo, ma al pazzo, al mostro incomparabile, preferibile a ogni cosa, che ogni essere è per se stesso e che blandisce nel proprio cuore. (1976, p. 79)
  • Gli uomini non sono i miei simili; sono coloro che mi osservano e mi giudicano; i miei simili sono quelli che mi amano e non mi osservano. che m'amano contro ogni cosa, che m'amano contro il decadimento, contro la bassezza, contro il tradimento, che amano me e non quel che ho fatto, che mi ameranno finché mi amerò, fino al suicidio, anche nel suicidio... (1993, p. 53)

Incipit de La speranza[modifica]

Un frastuono di autocarri carichi di fucili copriva Madrid.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni sul libro[modifica]

  • Al suo apparire La condizione umana suscitò una sorte di stupefazione. A rileggerlo oggi, si ritrovano in esso ragioni della sua fortuna: una grandezza letteraria incontestabile, scaltra, modernissima e una grande esperienza di un mondo remoto. In realtà, questo libro tocca il proletariato e l'individuo. (A. Radames Ferrarin)

La Via dei Re[modifica]

  • No, non c'erano tanti modi di guadagnarsi la libertà! Di recente aveva riflettuto, senza avere l'ingenuità di stupirsene, sullo stato di una civiltà la quale tiene lo spirito in tal conto che chi di esso si nutre, essendone ormai sazio, si risolve pian piano a mangiare a prezzi ridotti. E allora? Non aveva certo voglia di vendere automobili, valori o discorsi, come quei suoi compagni i cui capelli impomatati esprimevano distinzione; né di costruire ponti, come quegli altri i cui capelli mal tagliati esprimevano scienza. Perché lavoravano, costoro? Per crescere nell'altrui considerazione. Lui la odiava, quella considerazione a cui ambivano. La sottomissione all'ordine dell'uomo senza figli e esnza dio è la più profonda delle sottomissioni alla morte; dunque, cercare le proprie armi dove non le cercano gli altri: ciò che deve anzitutto esigere da se stesso colui che sa di essere isolato, è il coraggio. Che cosa può farsene del cadavere delle idee che dominano la condotta degli uomini allorché credono la loro esistenza utile a un qualche fine salvifico, o delle parole di quelli che vogliono sottomettere la loro vita a un modello - questi altri cadaveri? Negare alla vita qualsiasi finalità era divenuta una premessa dell'azione. Che altri confondessero pure con l'abbandono al caso questa tormentosa premeditazione dell'ignoto. Strappare le proprie immagini al mondo stagnante che le possiede... «Quel che essi chiamano l'avventura» pensava «non è una fuga, è una caccia: l'ordine del mondo non si distrugge a beneficio del caso, ma della volontà di approfittarne». [...] Essere ucciso, scomparire, poco gli importava: non teneva a se stesso, e avrebbe trovato così la sua lotta, se non la sua vittoria. Ma accettare così da vivo la vanità dell'esistenza, come un cancro, vivere con quel tepore di morte nella mano... (Da dove saliva, se non da essa, quell'esigenza di cose eterne, così fortemente impregnata del suo odore di carne?). Che cos'era quel bisogno di ignoto, quella distruzione provvisoria dei rapporti fra prigioniero e padrone - che chi non la conosce chiama avventura - se non la sua difesa contro di essa? Difesa di cieco, che voleva conquistarla per farne una posta del gioco... Possedere più che se stesso, sfuggire alla vita fatta di polvere degli uomini che vedeva ogni giorno... [La Via dei Re, Adelphi, 1992, pag. 41-42]
  • Lei non immagina cosa sia il destino limitato, ineluttabile, che ci cade addosso come un regolamento su un prigioniero; la certezza che saremo così e non altrimenti, che siamo stati così e non altrimenti, e quello che non abbiamo avuto non lo avremo mai. E, alle spalle, tutte le nostre speranze, speranze che abbiamo nel sangue come non avremo mai nessun essere vivente... [ibidem, pag. 62]
  • Forse non è più difficile morire per se stessi che vivere per se stessi, ma ho i miei dubbi...È quando inizia il decadimento che bisogna uccidersi, ma è proprio quando inizia il decadimento che si ama di nuovo la vita ... [ib. pag. 103]
  • Ma proprio perché ho accettato di perdere finanche la mia morte ho potuto scegliere la mia vita [ib., pag. 114]

Citazioni su André Malraux[modifica]

  • Lo spettacolo d'una mente che non conosca tabù è sempre un grande spettacolo umano. (Jacopo Darca)
  • Parafrasando potremmo dire che la febbre di chiarezza in Malraux ci commuove più delle sue opere – mezzo preparatorio a fargli esprimere un "messaggio" non semplicemente livresque. (Jacopo Darca)
  • Romanziere, saggista e memorialista, Malraux è sopra tutto uno scrittore ideologico. Ha soddisfatto i desideri culturali del nostro tempo (come uomo di lettere, voglio dire, non come ministro) prodigandogli la soddisfazione di quei «placebo» intellettuali che sono la formula-lampo che sintetizza ogni complessità; l'idea metaforica dove si ricongiungono Stendhal e Mao-Tse, Marx e Budda. (Jean-François Revel)

Bibliografia[modifica]

  • André Malraux, La condizione umana (La condition humaine), traduzione di Sonia Bay Tsevrenis, Garzanti, 1967.
  • André Malraux, La condizione umana, traduzione di A.R. Ferrarin, CDE, 1976.
  • André Malraux, I conquistatori (Les conquérants), traduzione di Jacopo Darca, BCM, 1954.

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