Edmond Rostand

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Edmond Rostand

Edmond Eugène Alexis Rostand (1868 – 1918), poeta e drammaturgo francese.

  • Che si tratti dell'origine della specie o della vita stessa, prevale sempre l'impressione che le forze che hanno costruito la natura siano ora scomparse da essa. (da Le Figaro Littéraire)
  • È all'anima di Cyrano che avrei voluto dedicare questo poema, ma poiché essa è passata in voi, Coquelin, è a voi che lo dedico. (dedica di Rostand a Coquelin, primo interprete del ruolo di Cyrano)[1]

Cirano de Bergerac[modifica]

Incipit[modifica]

(Si ode dietro la porta un tumulto di voci; poi un cavaliere entra bruscamente.)

Il Portiere, andandogli dietro: A voi! Quindici soldi!
Il Cavaliere: Entro gratis!
Il Portiere: Perché?
Il Cavaliere: Sono cavalleggiere della Casa del Re.
Il Portiere, a un secondo cavaliere che è entrato: E voi?
Secondo Cavaliere: Non pago!
Il Portiere: Ma....
Secondo Cavaliere: Son moschettier: l'ho detto.

Citazioni[modifica]

  • Le Bret: Tanto meglio! Tu l'ami? Diglielo. Non ti sei | coperto or or di gloria sotto gli occhi di lei?
    Cirano: Guardami in faccia, e poi dimmi quale speranza | consentir mi potrebbe questa protuberanza! | Io non m'illudo, no. — Talor certo, m'avviene | d'intenerirmi anch'io nelle notti serene; | e, se in qualche giardino entro, aspirando il maggio | con il mio poveraccio di naso, sotto un raggio | di argento qualche donna che passeggia a braccetto | di un cavaliere io seguo, e il cor mi balza in petto, | e penso, ahimè, che anch'io vorrei meco averne una | per passeggiare a lenti passi sotto la luna. | E mi esalto, e m'oblio... Quand'ecco all'improvviso | l'ombra del mio profilo su pel muro ravviso!
    Le Bret (commosso): Oh, amico mio!...
    Cirano: Talvolta, credi, m'è duro assai | sentirmi così brutto solo!...
    Le Bret (prendendogli premurosamente la mano): Piangi?
    Cirano: Ah, no; mai! | Questo no, mai! Sarebbe troppo sconcio vedere | una lagrima lungo un tal naso cadere! | Non farò, sin ch'io possa, che mai la sovrumana | bellezza delle lagrime con tanta grossolana | sconcezza si confonda!... Però che veramente | niente v'è più sublime delle lagrime, niente! | Né, suscitando il riso, vorrei per colpa mia, | Che una lagrima fosse ridicola!... (Atto I, scena V)
  • D'uno... slancio!... Il mio cuore | si è sempre del mio spirito vestito, per pudore: | muovo per la conquista della stella, e mi chino, | temendo del ridicolo, a côrre il fiorellino! (Cirano, Atto III, scena VI)
  • Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto | un poco più da presso, un più preciso patto, | una connessione che sigillar si vuole, | un apostrofo roseo messo tra le parole | t'amo; un segreto detto sulla bocca, un istante | d'infinito che ha il fruscio di un'ape tra le piante, | una comunione che ha gusto di fiore, | un mezzo di potersi respirare un po' il cuore, | e assaporarsi l'anima a fior di labbra! (Cirano, Atto III, scena IX)
  • Rossana: Io vi resi infelice! Io!
    Cirano: Voi? Di tutte ignaro | dolcezze femminili, non alla madre caro, | privo d'una sorella, cresciuto nel terrore | dell'amante dall'occhio sarcastico, il mio core | per voi ebbe un'amica, almeno. Voi faceste | passar nella mia vita il fruscio di una veste.
    Le Bret (mostrandogli il chiaro di luna che attraversa le rame): E l'altra amica tua, ti reca il suo saluto.
    Cirano (sorridendo alla luna): Vedo.
    Rossana: Un essere solo amavo, e l'ho perduto | due volte! (Atto V, scena VI)

Explicit[modifica]

Le Bret: Cirano!
Rossana, che quasi vien meno:
Ahimè, Cirano!
Tutti indietreggiano spaventati
Cirano: Ella guarda... Mi pare...
che la Camusa[2] ardisca il mio naso guardare!
Levando la spada
Che dite?... È vana... so... la resistenza adesso,
ma non si pugna nella speranza del successo!
No, no: più bello è battersi quando è in vano. — Qual fosco
drappello è lì? — Son mille.... Ah, sì! vi riconosco,
vecchi nemici miei, siete tutti colà!
La menzogna?
Tirando colpi nel vuoto
Ecco, prendi!... Ecco, ecco le Viltà
ed ecco i Compromessi, i Pregiudizi!
Tirando puntate
Che io venga a patti? Mai! — Ed eccoti anche te,
Stoltezza! — Io so che alfine sarò da voi disfatto;
ma non monta: io mi batto, io mi batto, io mi batto!
Fa immensi mulinelli con la spada. Poi si ferma affannoso
Voi mi strappate tutto, tutto: il lauro e la rosa!
Strappate pur! Malgrado vostro, c'è qualche cosa
chi io mi porto (e stasera quando in cielo entrerò,
fiero l'azzurra soglia salutarne io potrò;)
ch'io porto meco, senza piega né macchia, a Dio,
vostro malgrado....
Si slancia, la spada levata
Ed è...
La spada gli cade di mano, egli barcolla e cade nelle braccia di Le Bret e Ragueneau
Rossana, piegandosi sopra di lui e baciandogli la fronte:
Ed è?....
Cirano riapre gli occhi, la riconosce, e sorridendo dice:
Il pennacchio mio!
TELA.

Citazioni su Cirano de Bergerac[modifica]

  • Non è azzardato dire oggi di Cyrano che fu certamente una figura emblematica di intellettuale emarginato per sua scelta personale. (Franco Cuomo)

L'Aiglon[modifica]

Incipit[modifica]

a Benedetto Croce

ATTO PRIMO
LE ALI CHE SPUNTANO

A Baden, presso Vienna, nel 1830.
Il salotto della villa occupata da Maria Luisa. Vasta camera. In mezzo alla camera s'innalza
la mongolfiera di cristallo, stile Impero. Mobili chiari, muri a fresco, d'un verde pompeiano: il fregio del soffitto ha un motivo di sfingi. [...]
Un lacchè introduce dal verone una fanciulla dall'aria modesta, accompagnata da un ufficiale di cavalleria austriaca, un maraviglioso ussero blu e argento.
I due nuovi arrivati, vedendo che nessuno li nota, restano un attimo in piedi in un angolo del salotto. – Ed ecco, dalla porta di destra, entra il conte di Bombelles, attatto dalla musica. Si dirige verso il pianoforte, battendo il tempo. Ma, scoprendo la fanciulla, si ferma, sorride, e va premurosamente verso di lei
.
SCENA I.
TERESA, TIBURZIO, BOMBELLES, MARIA LUISA, LE DAME D'ONORE.
LE DAME, al cembalo, parlando tutte a un tempo,
e ridendo come folli
:Mancan tutti i bemolli! – Ma ciò è madornale!
– Io prendo il basso! – Un, due! – Arpa! – La... La... – Pedale.
BOMBELLES, a Teresa: Siete voi?
TERESA: Sì, buongiorno Bombelles.
UNA DAMA, al cembalo: Sol... Sol... Mi.
TERESA: Entro come lettrice oggi.
UN'ALTRA DAMA, al cembalo: Il bemolle qui!
TERESA: E mercé vostra; grazie, Bombelles.
BOMBELLES: Grazie di niente,
non siete francese un poco mia parente?
TERESA, presntandogli l'ufficiale: Tiburzio, mio fratello.
BOMBELLES, tendendo la mano al giovine
e mostrando una poltrona a Teresa
: Sedete un poco.
TERESA: Ahimè,
sono molto commossa!

Citazioni[modifica]

  • IL DUCA: Pare.
    (Si ode la musica lontana di una danza)
    Un valzere, ascoltate!... Ed è quasi volgare.
    Ma per via si nobilita... Quasi che, attraversando
    la selva cara al vecchio musico venerando,
    abbia intorno ad un elce o presso un ciclamino
    incontrato lo spirito di Beethoven divino! (Atto I, Scena XIII, p. 78)
  • L'ARCIDUCHESSA, a Dietrichstein: Il duca non ha la sua piena libertà?
    DIETRICHSTEIN: Il principe non è prigioniero, ma...
    IL DUCA: Immenso
    quel ma! Capite bene di quel ma tutto il senso?
    Non sono prigioniero, vivaddio, ma... Si sa:
    Ma... Non son prigioniero, ma... È il termine. È la
    formola. Prigioniero? Chi lo dice?... Oh, per niente!
    Ma... v'è sempre alle mie costole dela gente!
    Prigioniero!... Credetemi ! no, né meno per chiasso!
    Ma... se voglio arrischiare in fondo al parco un passo
    tosto un occhio fiorisce sotto ciascuna foglia.
    Io non son certo, no, prigionier, ma... si voglia
    discorrere a quattr'occhi con me, spunta sul legno
    dell'uscio il fungo dell'orecchio! – Io metto pegno
    che non son prigioniero, ma... se il caval mi porta,
    ho l'onor dolce d'una invisibile scorta.
    Io prigioniero?... eh, via si dice per ischerzo!
    ma... leggo il mio corriere per secondo e per terzo.
    Prigionier, niente affatto! ma... ogni notte v'è
    qualcuno alla mia porta. –
    (Mostrando un pezzo d'uomo grigio che è venuto a riprendere il vassoio e attraversa il salone per portarlo via)
    Io, il duca di Reichstadt, prigioniero?... alto là!
    Un prigioniero!... Io sono un non prigionier-ma. (Atto II, Scena II, p. 94-95)
  • IL DUCA: Sì, mia Parigi che aspetti!
    Io vedo già nell'acqua della Senna fedele,
    vedo il Louvre sommergere i tetti!
    E voi che al padre mio presentavate l'armi
    tra la neve e il Simun,
    veterani, del vostro pianto sento bagnarmi!... (Ed. 1917 – Atto V, Scena II, p. 306)

[Edmond Rostand, L'Aiglon, Dramma in sei atti in versi, traduzione di Mario Giobbe, Casa Editrice Bietti, Milano 1945.]

Note[modifica]

  1. Citata in epigrafe alla prima traduzione in prosa del testo: Edmond Rostand, Cirano di Bergerac, traduzione e cura di Franco Cuomo, Newton Compton editori, 1993.
  2. La luna.

Bibliografia[modifica]

  • Edmond Rostand, Cirano di Bergerac: commedia eroica in cinque atti in versi, traduzione italiana di Mario Giobbe, con prefazione di Roberto Bracco, Napoli, Pierro, 1907.
  • Edmond Rostand, L'Aiglon, Dramma in sei atti in versi, traduzione di Mario Giobbe, Casa Editrice Bietti, Milano 1945.
  • Edmond Rostand, L'Aiglon, Dramma in sei atti in versi, traduzione di Mario Giobbe, Luigi Pierro Editore, Napoli 1917.

Voci correlate[modifica]

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