1994 (serie televisiva)

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1994 (serie televisiva)

Serie TV

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Titolo originale

1994

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno

2019

Genere drammatico, storico
Stagioni 1
Episodi 8
Ideatore Stefano Accorsi (da un'idea di)
Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo (soggetto)
Produttore Mario Gianani, Lorenzo Mieli
Regia Giuseppe Gagliardi
Sceneggiatura Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Rete televisiva Sky Atlantic
Sky Cinema 1
Interpreti e personaggi

1994, serie televisiva italiana creata da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo da un'idea di Stefano Accorsi.

  • Anche se ispirate a fatti realmente accaduti le storie narrate sono frutto della fantasia degli autori.
    Il ruolo dei personaggi, delle società, nonché delle organizzazioni esistenti, dunque, è stato liberamente rielaborato o romanzato, così come la loro partecipazione alle vicende immaginarie dei personaggi, inventati dagli autori.
    Qualsiasi collegamento con persone vissute o viventi, non esplicitamente individuate, perciò è puramente casuale. (Disclaimer iniziale)

Stagione 1[modifica]

Episodio 1[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Marcello Dell'Utri: Abbiamo un problema. Pare che domani esca su L'Unità un pezzo molto diffamatorio.
    Leonardo Notte [riferendosi a Berlusconi]: Di cosa lo accusano ancora?
    Marcello Dell'Utri: Questa volta accusano lei.
    Leonardo Notte: Me?
    Marcello Dell'Utri: Si domandano come mai uno degli uomini di fiducia del Cavaliere sia stato vittima di un tentato omicidio. Proprio davanti al primo summit di Forza Italia.
    Leonardo Notte: Cosa c'entra Forza Italia?
    Marcello Dell'Utri: Insinuano che a spararle sia stata la mafia per colpire Berlusconi, per ricordargli di mantenere le promesse fatte.
    Leonardo Notte: Ma è ridicolo.
    Marcello Dell'Utri: Lo so. Ma vede Notte, quando i cazzi suoi rimangono suoi, va bene. Quando li usano per colpire lui, è tutta un'altra cosa. Chi le ha sparato?
    Leonardo Notte: Non me lo ricordo, gliel'ho già detto. L'ho detto a lei, alla polizia, a tutti quanti.
    Marcello Dell'Utri: Lo so quello che ha detto, io le ho chiesto un'altra cosa.
    Leonardo Notte: Non mi ricordo nulla. Glielo giuro.
    Marcello Dell'Utri: Certo, dimenticavo, lo shock, sì... Senta Notte, se lei non chiarisce l'incidente darà spazio a qualsiasi tipo di illazione e non ci possono essere ombre su un uomo di governo. Ha due ore di tempo prima che il giornale vada in stampa: chiami la polizia, denunci il colpevole. Altrimenti il posto che le è stato promesso sarà di qualchedun altro. Qualcuno che non ha scheletri nell'armadio.
    Leonardo Notte: Proprio lei viene a dirmelo? Con tutti i giornali che la chiamano mafioso.
    Marcello Dell'Utri: Le risulta che io avrò incarichi di governo? Avrei titoli per farlo. Più di lei, credo. Faccia quel nome.
  • Ieri Berlusconi, ha chiesto con che faccia mi sarei presentato oggi a quest'incontro, dal momento che io sarei il mandante di un complotto contro Forza Italia... eccomi qua, con questa faccia. La faccia di una persona onesta. (Achille Occhetto)
  • Leonardo Notte: Cosa ne sai dell'articolo su L'Unità contro di me?
    Beppe: Ah, hai saputo?
    Leonardo Notte: Io vi querelo.
    Beppe: E per che cosa? Sono solo delle domande. Ed è giusto che gli elettori se le facciano. Ma poi ti preoccupi per un pezzo che esce su L'Unità, quando noi, lo tiriamo fuori, adesso, qua. Davanti a milioni di italiani.
    Leonardo Notte: Che cazzo dici?
    Beppe: Così impari, a fare il doppio gioco.
    Leonardo Notte: E te invece? Non eri l'uomo di D'Alema? Cosa ci fai con Occhetto, che è il suo peggior nemico?
    Beppe: Ma D'Alema non ha davvero voglia di vincere. Più che altro, ha voglia che gli altri perdano. Io invece, sono fedele al partito.
    Leonardo Notte [sorridendo ironicamente]: Vediamo se il partito sarà ancora fedele a te, quando sapranno che mi hai raccontato della tangente Enimont botteghe oscure.
    Beppe: Ma che cazzo dici? Io a te non ti ho detto proprio niente... te lo stai inventando.
    Leonardo Notte: "Lo faccio crollare io il partito se mi gira." Ti ricordi?
    Beppe: Sì, la tua parola contro la mia...
    Leonardo Notte: Eh no... perché ho registrato tutto.
    Beppe: Seh... certo.
    Leonardo Notte: Non volevo usarlo... ma se mi costringi.
  • Leonardo Notte [al telefono]: Buonasera onorevole, sono Leonardo Notte... credo si ricordi di me.
    Massimo D'Alema: Come si permette di chiamarmi?
    Leonardo Notte: Lo so, non abbiamo buoni trascorsi... ma ora abbiamo un nemico in comune, il che forse ci rende amici, no?
    Massimo D'Alema: Ma cosa vuole?
    Leonardo Notte: Qualcosa da usare contro Occhetto nel confronto TV.
    Massimo D'Alema: Lei è davvero un uomo senza vergogna.
    Leonardo Notte: Senta sono solo uno che vuole la vittoria di Berlusconi quanto lei la sconfitta di Occhetto. Così lui si dimette e il posto di segretario è suo.
    Massimo D'Alema: Guardi sono reduce da una campagna elettorale bella e stancante, non ho davvero tempo per le sue trame da cortigiano di bassa lega, la saluto.
    Leonardo Notte: Ci pensi. Il confronto dura ancora un'ora. Onorevole... onorevole c'è ancora?
    Massimo D'Alema: Ma lei è nel torto, lo sa? Io voglio ardentemente la sconfitta di Berlusconi. Si vada a rivedere quello che ho detto nel mio comizio di ieri a Gallipoli: ho usato parole molto dure, feroci.
  • Silvio Berlusconi: Non vi eravate lasciati voi due?
    Leonardo Notte: Lei mi aveva lasciato.
    Silvio Berlusconi: Ah sì?
    Arianna: In modo un po' brusco, lo ammetto.
    Silvio Berlusconi: Chissà che cosa aveva fatto 'sto disgraziato. Poi però si è pentita?
    Arianna: Sì. Gli avevo fatto troppo male.
    Silvio Berlusconi: Eh ma chi lo ammazza questo? Lei Notte? Se l'è ripresa. Neanche un po' d'orgoglio?
    Leonardo Notte: Avevo anch'io le mie colpe, diciamo.
    Silvio Berlusconi: Eh, il senso di colpa... il più grande collante in una relazione. Non lo sapevate?
    Leonardo Notte: La lascio in pace. Tre minuti eh, mi raccomando.
  • [Ad Arianna] Vorrei che anche mia moglie sorridesse così quando parla di me. (Silvio Berlusconi)
  • L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita, la passione per la libertà. Se ho deciso di scendere in campo è perché sogno, ad occhi ben aperti, una società libera, dove non ci sia la paura, dove al posto dell'invidia e dell'odio ci siano la generosità, la tolleranza, il rispetto per la vita. Dove si combatta con la massima determinazione la corruzione, la criminalità, la droga... (Silvio Berlusconi)
  • Vi dico che possiamo, che dobbiamo, costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano. (Silvio Berlusconi)
  • [Dopo avergli fatto ascoltare la registrazione che lo riguarda] Leonardo Notte: Ora ci credi? Il mio nome non esce: né qui, né sul giornale. Altrimenti facciamo uscire anche questo.
    Beppe: Io per la trasmissione posso accontentarti. Ma come faccio a bloccare l'articolo?
    Leonardo Notte: È il giornale di partito o no? E su, Beppe. Ma te lo devo insegnare io?
  • L'onorevole Occhetto si presenta qui con la faccia rassicurante e una forza tranquilla, ma io non credo che possa stare molto tranquillo visto che il numero uno del PDS, l'onorevole D'Alema, ha dichiarato ai giornali che se vincono loro io dovrò riparare all'estero. E aggiungo che ultimamente ha raccontato qualcuno che se dovesse vincere il PDS, io verrei incarcerato perché ho dei contatti con la mafia per il riciclaggio del denaro sporco. (Silvio Berlusconi)
  • Beppe: Voglio sentire il nastro: tutto! Mi sono già fatto prendere per il culo una volta da te.
    Leonardo Notte: Tu blocca l'articolo: e te lo puoi ascoltare all'infinito.
    Beppe: Io sono riuscito a evitare che Occhetto ti smerdasse davanti a milioni di italiani.
    Leonardo Notte: Non mi basta.
    Beppe: Bé allora se mi devo sputtanare davanti a un giornalista come Montebello voglio vedere, che cosa c'hai davvero in mano.
    Leonardo Notte: Stai attento Beppe... è un attimo che lo do a Berlusconi.
    Beppe: Io ti conosco da vent'anni... e so due cose: che sei un gran pezzo di merda, ma non sei un infame. Quando potevi fare il mio nome per salvarti non l'hai fatto. Perciò anche ammesso che tu abbia registrato tutto quello che ti ho detto quella sera, io non credo che tu lo userai mai contro di me. Sbaglio?
    Leonardo Notte: Montebello hai detto? Ma è in studio, l'ho visto prima
    Beppe: Eh, vuoi andare a parlarci tu? Perché io non ci vado...
  • Leonardo Notte: Lo sa perché non sta andando come vuole? Perché non ha ancora capito cosa essere: il conquistatore o lo statista. È bloccato nel mezzo.
    Silvio Berlusconi: Io non lo mando in onda, in TV mia faccio quello che mi pare, porto via il pallone.
  • Leonardo Notte: Non lo dirò mai chi m'ha sparato.
    Marcello Dell'Utri: Bene. Allora si prepari a farsi distruggere da quell'articolo.
    Leonardo Notte: E se non esce l'articolo?
    Marcello Dell'Utri: Lei è un uomo pieno di risorse.
    Leonardo Notte: Appunto. Sono sprecato per il posto che mi offrite.
  • Leonardo Notte: Io non c'ho voglia di sentirmi in colpa tutta la vita: tu sì?
    Arianna: Ma che dici?
    Leonardo Notte: Ma non capisci che stiamo insieme solo per punirci a vicenda?
    Arianna: Non ho capito, mi stai lasciando? Io lo so che hai rinunciato a quello che volevi per me. Tu mi ami, non mi puoi lasciare.
    Leonardo Notte: Ti ho salvata. Basta, Arianna.

Episodio 2[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Rivolto a Veronica Castello che si accingeva a fumarsi una sigaretta, riferendosi a Berlusconi] Ah-ah-ah-ah, odia il fumo... e la forfora, le mani sudate, la barba e il marrone. (Rachele Manni)
  • Leonardo Notte [ parlando del momento in cui era in fin di vita]: Era veramente come un tunnel... e poi lontano ho visto questa luce calda, è esattamente come dicono e ho sentito che se la raggiungevo sarei stato in pace.
    Marcello Dell'Utri: E non le è venuta voglia di rimanerci, no?
    Leonardo Notte: Sì, certo. E poi ho sentito la voce di Dio, almeno penso che fosse lui.
    Paolo Pellegrini: E che ti ha detto?
    Leonardo Notte: "Sei pronto?" E io gli ho risposto: "Beh, insomma... ci sarebbe Berlusconi che mi aspetta". E lui mi fa "Ah be', ubi maior" [risate dei presenti].
  • Stefania Prestigiacomo: Per fortuna che sei arrivata tu, sennò tutti a dire che ero io quella carina.
    Veronica Castello: Beh, un po' per uno.
    Stefania Prestigiacomo [ si avvicina stringendole la mano]: Ciao, Stefania.
    Veronica Castello: Veronica.
    Stefania Prestigiacomo: Era il mio portaborse al telefono. Tu il tuo l'hai scelto?
    Veronica Castello: Veramente mi fa ridere avere un portaborse.
    Stefania Prestigiacomo: Un uomo che lavora per noi, una volta tanto... sbrigati perché i migliori già se li sono presi tutti: ed è fondamentale averne uno bravo.
  • Leonardo Notte Per colpa del sistema elettorale ci siamo fatti ricattare dalla Lega. Anche se hanno preso molti meno voti di noi, hanno più parlamentari: dobbiamo riprenderceli.
    Veronica Castello: Riprenderceli come?
    Leonardo Notte: Convincendo più leghisti possibili a passare in Forza Italia, o nel Gruppo Misto. Tu dovresti convincerne tre: te la senti?
    Veronica Castello: E come dovrei fare?
    Leonardo Notte: Ci parliamo insieme. Quando ti vede, la gente è più vulnerabile.
  • [Riferito a Veronica Castello] Certo che ha 'n culo che parla. (Parlamentare)
  • Pietro Bosco: Senti un po', a me non me lo chiedi di passare con voi altri?
    Veronica Castello: Di che parli?
    Pietro Bosco: Lo sai benissimo.
    Veronica Castello: Abbiamo fatto solo una chiacchierata. È del tutto normale in questa fase.
    Pietro Bosco: Che cosa ne sai di te di cos'è normale?
    Veronica Castello: Prego?
    Pietro Bosco: Chissà come ci sei finita qua dentro.
    Veronica Castello: Mi hanno eletta, come te. Lo so che a voi non piace, la democrazia.
    Pietro Bosco: Miss Parlamento. Solo a questo potevano eleggerti a te. E se non sbaglio ti han ripescata col proporzionale. O no?
    Veronica Castello: Bravo. Vedo che segui la mia carriera politica con grande interesse.
    Pietro Bosco: Carriera? L'hai capito o no che ti han messo qua a fare la bella statuina? Non avvicinarti mai più ai nostri.
    Veronica Castello: Perché se no che fai, Pietro? Mi picchi?
    Pietro Bosco: Puoi ripulirti quanto ti pare. Qua dentro, san tutti chi sei veramente.
  • Veronica Castello: Ti puoi preparare quanto vuoi: alla fine aspettano che ti giri per guardarti il culo, questo è... vabbè, come non detto.
    Giovanna Melandri: Lo sai perché lo fanno? Perché possono, nessuno glielo vieta. Anche se siamo deputate, noi, per loro siamo arredamento.
    Veronica Castello: Quando va bene.
    Giovanna Melandri: Viviamo in un Paese, dove lo stupro è considerato ancora oggi come un delitto contro la morale e non contro la persona.
    Veronica Castello: Veramente?
    Giovanna Melandri: Sì, veramente. Per questo io sto lavorando ad un disegno di legge scritto dalle donne, per le donne. Perché abbiamo bisogno di pene severe contro la violenza sessuale.
    Veronica Castello: Giusto.
  • Irene Pivetti: Mia sorella si chiama come lei.
    Veronica Castello: Sì? Maggiore o minore?
    Irene Pivetti: Minore... vuole fare l'attrice.
    Veronica Castello: Tanti auguri.
    Irene Pivetti: È un mondo difficile, eh?
    Veronica Castello: Che cos'è che non è difficile per noi donne?... Scusi se glielo chiedo, ma il quadro che ha fatto rimuovere prima: è il nudo che le dava fastidio?
    Irene Pivetti: Quando ero piccola i miei hanno avuto una fase, diciamo fricchettona. Quell'esperienza mi ha resa allergica alle oscenità, per sempre. Sarà anche per quello che, come dicono i giornali, mi vesto come un'educatrice prussiana.
    Veronica Castello: Non ci posso credere. Io e mia sorella abbiamo vissuto per anni con nostra madre in una comune hippie... abbiamo qualcosa in comune.
  • Anna Finocchiaro: Ma che hai combinato? Ho appena incrociato la Pivetti che era incazzata nera. Dice che le hai fatto un agguato.
    Veronica Castello: Ma quale agguato, abbiamo solo fatto due chiacchiere.
    Anna Finocchiaro: Fatto sta che ha detto che non accetta pressioni di questo genere.
    Veronica Castello: Quindi non ci supporta?
    Anna Finocchiaro: Eh no che non ci supporta!
  • Veronica Castello: Presidente! Presidente, posso parlarle un attimo?
    Irene Pivetti: Non ho tempo.
    Veronica Castello: Guardi che non le ho teso nessuna trappola. Io pensavo che le stesse davvero a cuore il nostro progetto per le donne.
    Irene Pivetti: Mi sono informata un po' su di lei, Castello. Lo sa perché ho voluto togliere quel quadro? Perché è sconveniente. Trasmette un'idea della donna come oggetto del desiderio. Non è l'unica figura sconveniente in questo parlamento. Ma le altre non le posso rimuovere [sale in macchina e se ne va].
  • [Rivolto a Veronica Castello] Non c'era nessuna luce in fondo al tunnel: solo buio e morte. Non c'è niente dopo. Finché siamo qui, prendiamoci tutto. (Leonardo Notte)
  • Signori prendete esempio, l'onorevole Castello ha convinto ben tre deputate leghiste ad entrare nel Gruppo Misto. Un grande applauso per Veronica! (Silvio Berlusconi)
  • [Rivolta a Leonardo Notte] L'altra sera ero con le mie colleghe e volevo andare a cena con loro. Però avevano tutte da fare: figli, mariti, famiglia. Sembravano felici, risolte: ma a me invece facevano una gran tristezza [bevendo alcol]. E poi invece sai cosa ho pensato? Che quella fortunata ero io. Perché il mio uomo è come me. (Veronica Castello)

Citazioni su 1994[modifica]

  • Abbandonata la coralità dei primi atti, «1994» procede verticalmente, soffermandosi a ogni puntata su un personaggio. Depurata dalle storylines meno convincenti, la commistione tra fiction e non-fiction funziona anche al netto di ansie didascaliche e citazioniste. I vari Notte, Pietro Bosco (Guido Caprino) e Veronica Castello (Miriam Leone) intrecciano ancor di più le proprie vicende con quelle dei personaggi realmente esistiti: Berlusconi (restituito con grande cura da Paolo Pierobon), Di Pietro (Antonio Gerardi), D’Alema, e ancora Bossi, Maroni, Alessandra Mussolini... «1994» è una galleria di personaggi chiave di quegli anni, che scava nelle contraddizioni del potere e dissimula un distacco che è in realtà uno sguardo senza sconti su una politica trasfigurata in mediocrità, dove a sembrarci più veri sono i personaggi fittizi. La serie accumula elementi e rimandi, con una colonna sonora che è ritratto maniacale di un’epoca (dai R.E.M. ai Blur, dai C.S.I. alle Hole) e che arricchisce la scrittura pulita di un team consolidato di sceneggiatori (Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo). (Aldo Grasso)

Voci correlate[modifica]

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