Banca d'Italia

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Sede della Banca d'Italia a Roma

Citazioni sulla Banca d'Italia.

  • È necessario un disegno di legge del governo che faccia trasferire a Milano la sede principale dell'autorità antitrust, della Consob, dell'ufficio italiano brevetti e marchi e della Banca d'Italia. (Marco Formentini, 1993)
  • Ieri anche la magistratura, salve eccezioni rese inoffensive, ha fatto parte di quella società del ricatto che è stata (e purtroppo è ancora) l'Italia. Le inchieste erano aperte o rapidamente finivano nel nulla per sostenere il ricatto della politica. Ricorda cosa accadde a Sarcinelli, capo della vigilanza della Banca d'Italia, arrestato quando si opponeva al salvataggio di Michele Sindona? E ricorda come morì Giorgio Ambrosoli? (Gherardo Colombo, 1998)
  • Il Papa Pio XI, quando Mussolini dopo la conclusione del Concordato si recò a fargli visita, gli offrì una medaglia che fu ritenuta di oro. Avvennero anni dopo le sanzioni[1] e Mussolini mandò alla Banca d'Italia una quantità di medaglie d'oro. (Carmine Senise)
  • [Le banche italiane] avevano superato, grazie anche alla guerra, con il meccanismo [del circuito di capitali] che si è visto, e si erano alleggerite di una parte non indifferente del loro debito con la Banca d'Italia. La loro attività era nettamente separata dal finanziamento a medio e lungo termine; alle grandi imprese continuavano a fornire il capitale circolante, ma la parte delle piccole imprese era crescente. (Napoleone Colajanni)
  • [Annunciando scherzosamente il raggiungimento dell'accordo all'interno della CdL sulla riforma delle norme che regolano la Banca d'Italia] San Silvio da Arcore ha fatto un altro miracolo. (Silvio Berlusconi, 2005)
  • Se lo Stato, nei suoi tronconi, avesse dovuto, per far fronte al suo fabbisogno, ricorrere soltanto ai biglietti, sarebbe stato il diluvio universale cartaceo. I prezzi, invece di moltiplicarsi in media per 20-25 in confronto al 1938, si sarebbero moltiplicati per 50 o 60; e il crescere vertiginoso dei prezzi avrebbe cresciuto a sua volta le spese pubbliche, sicché il disavanzo non si sarebbe limitato a 631 miliardi, ma si sarebbe spinto a 1000, a 2000 e chissà fin dove. Sarebbe stato il finimondo e forse la lira avrebbe fatto la mala fine. Chi ci salvò fu il risparmio del Paese. Consapevolmente o inconsapevolmente, recando i propri risparmi alle banche e alle casse di risparmio, le quali lo riversavano in massima parte alla Banca d’Italia, la quale a sua volta lo trasmetteva al Tesoro – e tutto ciò accadeva fatalmente, perché banche e casse non potevano pagare interessi ai depositanti se non impiegavano i depositi presso l'unico cliente, che in tutti i Paesi del mondo in tempo di guerra è lo Stato – i risparmiatori salvarono il Paese dall'estrema rovina. (Luigi Einaudi, 1946)
  • Signora Cacace: Ma che cosa aspetti a cercarti un lavoro?
    Urbano Cacace: Io sono un uomo che ha una dignità e non vado a cercare: casomai è il lavoro che deve cercare me. Del resto, una domanda l'ho fatta...
    Signora Cacace: Davvero? E dove?
    Urbano Cacace: Alla Banca d'Italia: come direttore generale.
    Signora Cacace: Ma non dire sciocchezze!
    Urbano Cacace: "Non dire sciocchezze"? Vuoi vedere la brutta copia?
    Signora Cacace: Inscosciente! Ma come puoi pensare che alla Banca d'Italia prendono a te come direttore generale?
    Urbano Cacace: Oh, che non capisci proprio niente... Questione di tattica: si chiede molto per avere poco. Anche se mi dovessero dare un posto di condirettore, sai che ti dico? Che io ci sto. (Le motorizzate, film del 1963 di Marino Girolami, con Totò.)
  • Sotto la guida [di De Gasperi] si realizzò il blocco dell'inflazione, la stabilizzazione monetaria, l'incremento dei profitti e la ricostruzione del paese, i cui costi gravarono tuttavia in parte eccessiva sui lavoratori, a causa della politica di freno agli investimenti e di contenimento della spesa pubblica del ministro per il bilancio e governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi. Per controllare la piazza nei momenti di maggiore tensione, De Gasperi diede mano libera al ministro degli interni, Mario Scelba (in carica dal 2 febbraio 1947 al 16 luglio 1953): la sua repressione poliziesca costò all'Italia ottanta morti. (Nico Perrone, 1986)
  • Sul piano della repressione sono stati fatti grandissimi passi avanti, molto meno sul piano della prevenzione. Per esempio, io credo che lo Stato debba mettere in campo una serie di strutture di prevenzione dell'infiltrazione (mafiosa) nel mondo dell'economia, in questo momento in particolare, che per esempio è un momento di crisi, dove c'è il rischio che capitali mafiosi possano essere utilizzati per l'immissione in un circuito economico che ha bisogno tantissimo di denaro. In questo momento, le istituzioni di controllo, la Banca d'Italia, l'ufficio italiano cambi, la Consob, mi auguro che stiano facendo il controllo su quali soldi stanno girando nei mercati, perché questo è un momento di grande pericolosità. (Raffaele Cantone, 2009)
  • Tramontato [Francesco] Sforza, l'alternativa era Einaudi, il cui nome sarebbe stato presentato ai gruppi parlamentari della Dc alle otto del mattino successivo (11 maggio) prima del terzo scrutinio. De Gasperi delegò seduta stante Andreotti a comunicare a Einaudi la proposta democristiana. Il vicepresidente del Consiglio viveva ancora nella residenza che gli era stata assegnata come governatore della Banca d'Italia, in via Tuscolana. (Indro Montanelli, 1985)

Note[modifica]

  1. Sanzioni economiche deliberate nel 1935 dalla Società delle Nazioni per l'attacco italiano all'Etiopia. Cfr. voce su Wikipedia.

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