Curzio Maltese

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Curzio Maltese (1959 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni[modifica]

  • Beppe Grillo ha grandi meriti da artista e da uomo d'informazione. Ha anticipato lo scandalo Parmalat e raccontato per anni un pezzo di potere che quasi nessuno, sui media, ha saputo o voluto raccontare al pubblico. Per questo la svolta da predicatore è ancora più imbarazzante. Si è messo anche lui in fila a vendere complotti. La vendita di complotti è un'attività semplice e redditizia. Piace molto al pubblico perché lava i peccati del mondo. È bello farsi raccontare da Grillo che i motori all'idrogeno sono pronti ed è soltanto la volontà assassina di tre o quattro petrolieri a impedirne il commercio. È una bufala scientifica ma ci permette di tornare a casa sulla Suv senza sensi di colpa. Il pubblico americano ha arricchito qualsiasi teorico del complotto intorno all'11 settembre, per quanto ridicole fossero le prove concrete. Michael Moore è diventato un divo spiegando che le guerre in Medioriente sono il frutto di un piano studiato a tavolino da due famiglie, Bush e Bin Laden. Purtroppo il vero complotto è ordito dai due terzi della popolazione statunitense, duecento milioni di persone, che si ostinano a consumare ogni anno un terzo delle merci mondiali, senza neppure riuscire a pagarle, e dieci volte l'energia usata dal miliardo e trecento milioni di cinesi. Hanno enorme successo i romanzi sulla mafia che narrano di spietati padrini e ignobili protettori politici. Ma da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in poi si sa benissimo che il problema della mafia non sono i clan ma la borghesia mafiosa. Nessuna oligarchia, per quanto spietata, può reggere a lungo senza intercettare grandi flussi di consenso. (da la Repubblica del 17 settembre 2007)
  • Da vent'anni trionfa una Questione settentrionale in buona parte immaginaria, trampolino di lancio per le fortune politiche di qualche demagogo. Intanto, la Questione meridionale marcisce nella totale indifferenza. (da I Padroni delle Città, p. 14)
  • È debole il governo, più nella politica che nei numeri. La storia recente d'Europa è piena di governi retti per anni da una maggioranza di tre, due, uno, mezzo parlamentare. Non è questo il punto. La questione è l'incapacità di scegliere una strada, un linguaggio, uno stile di governo, a volte una singola decisione, e di difendere la scelta fino in fondo. Finora il governo non l'ha fatto. Ha sempre reagito più che agire, schiavo dell'agenda politica dell'avversario, sempre sulla difensiva e per giunta senza mai azzeccare un contropiede. Si è comportato da minoranza ben prima di diventarlo nei fatti. Ma è debole anche l'opposizione, incatenata a un vecchio padrone che molti non sopportano più ma nessuno ha il coraggio di sostituire, come si farebbe in un normale schieramento politico. Silvio Berlusconi comanda nella Casa delle libertà ma quando parla di elezioni anticipate, s'aggrappa al falso scandalo Visco per tirare la giacca al presidente Napolitano, allora davvero «abbaia alla luna», come dicono gli alleati centristi. L'escalation in politica ha le sue regole. Dopo lo sciopero fiscale, quale sarà il prossimo passo del capo dell'opposizione? Invocare la secessione del Nord più la Sicilia? Su questa strada, si può finire soltanto in due modi, nel dramma o nel ridicolo. (da la Repubblica del 6 giugno 2007)
  • È una questione di parole e di sostanza. Il «Vaffa day» rimandava a una volgarità reazionaria ma tutto sommato inoffensiva. Il «certificato di trasparenza» suona decisamente sinistro, da piccolo Grande Fratello. Quanto alla sostanza, siamo alla solita attraente sintesi di astratti furori, buonsensismo e inutilità, già sperimentata con successo nel «Vaffa». Le due principali proposte di legge di Grillo erano, lo ricordiamo, il divieto di candidare alle elezioni condannati in primo grado e il limite di due mandati per i parlamentari. La prima proposta, oltre che incostituzionale, ove interessasse, rappresenta una resa avvilente della democrazia. In una democrazia non c'è bisogno di leggi per impedire ai criminali di essere eletti. Dovrebbe bastare la libera volontà del popolo. Questo giornale, prima di Grillo, ha denunciato la presenza di venticinque condannati in via definitiva in parlamento e di due pregiudicati, gli onorevoli Cirino Pomicino e Alfredo Vito, nella commissione antimafia. Ma a quel punto la parola spetta al giudizio di lettori ed elettori. Se gli italiani continuano a eleggere certa gente, la colpa non può essere sempre dei partiti. È soltanto dell'effetto di una pessima legge elettorale, il «porcellum», dice Grillo. Sarà. Ma quando c'erano le preferenze o i collegi spesso ha vinto Barabba e i pregiudicati in Parlamento erano il doppio e il triplo. Il limite del secondo mandato è un'altra ricetta facile quanto inutile, se non cambia il costume etico, il seggio tolto all'originale andrebbe ai figli, nipoti e portaborse del medesimo, con dubbio vantaggio. Il «Grillo Doc» sulle liste civiche composte da non iscritti ai partiti e incensurati è un'altra parola d'ordine vecchia come il cucco, la stessa usata, per dire, dai protoleghisti veneti negli anni Ottanta, i padri del Gentilini sindaco sceriffo di Treviso. (da la Repubblica del 17 settembre 2007)
  • Il «Grillo Doc» sulle liste civiche composte da non iscritti ai partiti e incensurati è un'altra parola d'ordine vecchia come il cucco, la stessa usata, per dire, dai protoleghisti veneti negli anni Ottanta, i padri del Gentilini sindaco sceriffo di Treviso. (da la Repubblica del 17 settembre 2007)
  • [Su Roger Federer] Il più pagato (a parte Tiger) e più celebrato con peana. Non soltanto da recordman assoluto con i 17 titoli di Grande Slam, i 6 Masters, le 237 settimane consecutive in cima alle classifiche. Ma anche il più poetico, il più grande d'ogni tempo e d'ogni sport, «più di Michael Jordan, Muhammad Ali o Maradona» (parola di David Foster Wallace), il più bello e bravo e buono ed elegante e onesto. Quello che mai uno scatto d'ira, mai una polemica o un capriccio, mai un versaccio o una sbuffo da bisonte alla battuta. Quello che è ambasciatore dell'Unicef e ha sempre un pensiero e un'opera buona per terremotati, vittime di tsunami e bambini abbandonati. Quello adorato dalle donne, ma rigorosamente monogamo e padre di famiglia. Quello tanto cattolico e troppo ecumenico, che piace alle nonne perché è un vero signore e alle teenagers perché è tanto fico, al Papa e a Obama, a destra e a sinistra, a Nord e a Sud, tanto viene dalla Svizzera, che è neutrale. (da la Repubblica del 6 agosto 2012)
  • Il Silvio Berlusconi furioso di questi giorni, trasudante minacce demagogiche e insensate come lo sciopero fiscale, è la copia del Berlusconi di dieci anni fa, con qualche capello in più, molte idee in meno e il solito, inestirpabile istinto eversivo. Perfino Haider, dopo il passaggio al governo, si è moderato. Il Romano Prodi di questi mesi, impegnato a ripetere anche a se stesso che va tutto bene e bisogna essere ottimisti, è la replica del Prodi di dieci anni fa, quello del «gli faremo vedere i sorci verdi». Soltanto che qui la missione non è l'aggancio all'euro, la salvezza dell'economia. Ora si tratta appena di durare il più a lungo possibile. Sono tanti, troppi i segnali della morte di una stagione politica chiamata Seconda repubblica e vissuta finora sul duello Prodi-Berlusconi. I protagonisti sono gli stessi, il copione è identico, ma senza più un futuro. Siamo ai saldi di fine stagione. (da la Repubblica del 6 giugno 2007)
  • L'etica pubblica è un patto fra cittadini che non s'inventa con uno slogan o una trovata. Si costruisce col lavoro di ogni giorno, con l'informazione, il coraggio, a volte l'ironia. Con tutto ciò che Beppe Grillo ha sparso per l'Italia per anni, prima d'infilare questa brutta, banale scorciatoia. (da la Repubblica del 17 settembre 2007)
  • La corruzione in Italia è da sempre la vera emergenza, un fattore che condiziona la vita politica ed economica. Ma il circo di media e politica, passata la tempesta di Mani Pulite, ha finto che non esistesse più. Alimentando una fabbrica di chiacchiere generiche, appese alle nuvole e fondate sul nulla. La forza delle cose s'incarica poi di restituirci alla realtà. (da Tangentopoli è ancora qui, la Repubblica, 22 ottobre 2009)
  • La prima proposta del V-day, il divieto di candidare alle elezioni condannati in primo grado, oltre che incostituzionale, ove interessasse, rappresenta una resa avvilente della democrazia. In una democrazia non c'è bisogno di leggi per impedire ai criminali di essere eletti. Dovrebbe bastare la libera volontà del popolo. Una volta denunciata dai media la presenza di venticinque condannati in via definitiva in parlamento e di due pregiudicati, la parola spetta al giudizio di lettori ed elettori. Se gli italiani continuano a eleggere certa gente, la colpa non può essere sempre dei partiti. Il limite del secondo mandato è un'altra ricetta facile quanto inutile, se non cambia il costume etico, il seggio tolto all'originale andrebbe ai figli, nipoti e portaborse del medesimo, con dubbio vantaggio. (da la Repubblica del 17 settembre 2007)
  • Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano? (la Repubblica, 7 novembre 2008)
  • Se la politica è l'arte del governo, la competizione politica è il salutare conflitto tra persone o partiti diversi, portatori di progetti diversi, che si contendono il potere di mettere in pratica le loro idee per governare una società. Nella pratica però le cose stanno in maniera diversa, e non solo perché talvolta, come insegna la storia, in politica scendono degli avventurieri, che puntano solo ad accumulare potere e denaro, ma anche perché la lotta politica possiede linguaggi, meccanismi e liturgie difficilissimi da decifrare. Del resto un motivo per cui le cose vanno in questo modo c'è. Trattandosi di una competizione, le strategie di un leader o di un partito non potranno mai essere completamente alla luce del sole, altrimenti si corre il rischio di regalare un vantaggio enorme all'avversario. Spesso, così, può capitare di assistere a comportamenti apparentemente incomprensibili, che nascondono, in realtà, mosse segrete o trappole per trarre in inganno i propri antagonisti. Frasi dette e poi repentinamente smentite, voci costruite ad arte, finte e colpi a sorpresa, quanto di più lontano da quella che dovrebbe essere una autentica battaglia di idee. Il risultato però è che spesso cade nell'inganno anche chi, per mestiere, queste vicende le deve raccontare e spiegare, come i giornalisti. Il cosiddetto politichese, la lingua che ha preso il posto dell'italiano nelle cronache parlamentari, ne è il sintomo più evidente, essendo un gergo tutto interno alle dinamiche di palazzo, che sembra fatto apposta per non spiegare nulla di quanto effettivamente accada. (da un'intervista del 17 novembre 1998 all'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche)
  • Tanti anni fa Pasolini annunciò una mutazione antropologica che stava per abbattersi sul Paese, a cominciare dalle periferie della capitale. Ascanio Celestini ci racconta com' è avvenuta, quali macerie ha lasciato. (da Le vite sommerse di Ascanio Celestini, la Repubblica, 24 aprile 2009, p. 48)
  • Vespa non è fazioso. Contro l'uno o per l'altro. Vespa è comunque e a prescindere "a favore" di qualsiasi uomo di potere gli capiti di ospitare nel suo salotto. Grande o piccolo potere, politico o industriale, editoriale o spettacolare. Quanto maggiore è il potere, tanto meglio viene lo show. Se poi è di grandissimo potere, in tutti i settori elencati, allora Vespa tocca il sublime. (da La spalla del potere, la Repubblica, 20 dicembre 2000)
Dove ci portano i capricci di Silvio Caligola, il Venerdì di Repubblica, 15 maggio 2009
  • Silvio Berlusconi è dal principio il nostro Juan Perón, quello che prepara la dittatura attraverso l'assassinio della politica, la scomparsa dell'opinione pubblica, il declino civile, legale, morale ed economico. La progressione è spaventosa. Tutti i giorni, in Parlamento o nelle province dell'impero, passano norme liberticide, xenofobe, poliziesche. Ogni tanto qualcuna rientra, ma per beghe interne o per l'intervento dell'Europa o del Vaticano, ora perfino dell'Onu.
  • Con perenne sorriso sulle labbra, il vecchio re lavora per il diluvio dopo di lui. La storia delle veline candidate, e prima le ministre, è un sintomo politico, non un fatto di costume. Il sovrano disprezza a tal punto la sua corte di servi e anche i suoi elettori, da potersi permettere qualsiasi capriccio da Caligola.
  • La democrazia consiste nell'evitare poteri assoluti. Quando si crea la premessa del potere assoluto, poi arriva sempre chi lo vuole esercitare anche senza il consenso.

Come ti sei ridotto[modifica]

  • [riferendosi a Silvio Berlusconi] Le altre volte che ho incontrato il più recente uomo della Provvidenza sono meno suggestive ma altrettanto segnate dalla bizzarria. [...] Una convention di Publitalia al Casinò di Montecarlo, dove il proprietario di Canale 5 intrattenne mille venditori sul concetto: "Il cliente, il pubblico, è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". Non era originale neppure in questo, come nell'idea del "contratto", rubacchiata qua e là. Ricordava la "legge di Barnum". Una volta un giornalista chiese all'inventore del circo moderno di definire la chiave del successo. Barnum lo portò alla finestra del proprio studio: "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue". (p. 23)
  • Tutto quello che nella figura di Berlusconi appariva come vizio intollerabile alla parte più etica, per gli altri, i seguaci, costituiva motivo di identificazione consolatoria. Ecco un uomo ricchissimo che non aveva l'apparenza colta, raffinata, cosmopolita, insomma "straniera", delle grandi dinastie, dei signori Agnelli. Un italiano vero che aveva costruito un'immensa fortuna senza studiare troppo e senza mai confrontarsi con la competizione internazionale. Esperto conoscitore dell'arte di arrangiarsi, trasformista, all'occorrenza massone o socialista o di destra. Uno che parla, ragione e veste come un commendatore degli anni cinquanta, diffida dell'Unione europea e dell'euro, non nomina neppure per sbaglio Cina e India, e risolve ogni questione di politica estera con una professione di fede nela potenza degli Stati Uniti, come neppure i democristiani del dopoguerra. (p. 25)
  • Berlusconi era un psicofarmaco ambulante, l'antidoto all'ansia diffusa di un paese che pensava di aver perso troppi treni mentre gli altri (perfino l'Est e l'ex Terzo mondo) si erano messi a correre più veloce e che si sentiva per questo inadeguato alla sfida globale, non all'altezza. Ma che problema c'è? Se uno non si sente all'altezza infila i rialzi alle scarpe, rinfoltisce la capigliatura e accentua il maquillage, anche sull'intero paese. È indimenticabile la scena di Berlusconi al G8 di Genova che si occupa di stendere fondali finti sui vecchi (e magnifici) palazzi del centro, mentre i colleghi discutono di relazioni commerciali con la Cina. A uno così l'Italia non poteva che essere grato. L'aveva sollevato dalla paura e aveva sostituito l'incubo con i sogni. Peccato che la paura fosse reale e i sogni no. (p. 26)

Bibliografia[modifica]

  • Curzio Maltese, Come ti sei ridotto. Modesta proposta di sopravvivenza al declino della nazione, Feltrinelli, Milano 2006.
  • Curzio Maltese, I Padroni delle Città, Feltrinelli, Milano 2007.

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