Ezio Mauro

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Ezio Mauro

Ezio Mauro (1948 – vivente), giornalista italiano.

Citazioni di Ezio Mauro[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Arriviamo al punto finale. Perché è evidente che a partire dalla concezione della Nato, alla nuova fratellanza con Putin, all'isolazionismo protezionista americano, al primitivo immaginario europeo di Trump, è lo stesso concetto di Occidente che uscirà modificato, menomato e probabilmente manomesso da quest'avventura. E l'Occidente, come terra della democrazia delle istituzioni e della democrazia dei diritti, è ciò che noi siamo, o almeno ciò che vorremmo essere.[1]
  • Se la sovranità nazionale è più ristretta e meno forte della dimensione dei problemi e della loro potenza, allora si vive da apolidi a casa propria, con l'impossibilità effettiva di esercitare il diritto di cittadinanza. Diciamo di più: poiché il pendolo tra la tutela e i diritti oscilla sempre nella storia dello Stato moderno, il cittadino più inquieto oggi sarebbe anche disposto a cedere quote minori della sua libertà in cambio di quote crescenti di garanzia securitaria, com'è avvenuto altre volte in passato, dovunque.[1]
  • Aggiungiamo pure Berlusconi, che mentre cercava l'amnistia ha trovato per strada l'amnesia degli italiani e si spaccia per Cavour, ma in realtà ha scosso per primo i muri maestri del sistema con la legislazione ad personam, il conflitto di interessi, la compravendita di parlamentari, la confisca totale del mercato televisivo del consenso. Avremo un perimetro completo dell'antisistema, che ci porta a un inevitabile paradosso democratico: anche se non lo sa, tocca alla sinistra di governo difendere il pensiero liberale, vero nemico dei due populismi.[2]
  • Mutando partner internazionali come in una quadriglia, passando da Adenauer a Orban, scambiando Putin per Roosevelt, preferendo Erdogan a Merkel, Salvini e Di Maio stanno in effetti accompagnando l'Italia fuori dalla collocazione internazionale della sua tradizione, senza assumersi la responsabilità di questo passaggio, delle sue ragioni e delle conseguenze davanti al Parlamento, muto e inconsapevole.[3]

La felicità della democrazia[modifica]

Incipit[modifica]

Per rassicurarci, potremmo cominciare col dire che la "cosa-democrazia" diventa rilevante quando la "parola-democrazia" non è più in discussione. Siamo una democrazia giovane ma ormai consolidata e non revocabile. Non si può ragionevolmente credere che oggi qui, in mezzo all'Europa, qualcuno sia capace di attentare al sistema democratico. Dunque si può ragionare senza rischi e senza ambiguità sul funzionamento delle nostre istituzioni e del meccanismo democratico. Potremmo dire che finalmente la società non si accontenta più di avere la democrazia, non le basta contemplarla, come un orizzonte statico di riferimento, immutabile: pretende di misurarla nel suo divenire. C'è per fortuna un'autonomia della società anche rispetto alle regole di funzionamento del sistema che, nel momento in cui vengono riconosciute, sono anche valutate e giudicate. E c'è per fortuna una vitalità della democrazia che si muove e muta insieme con la società che le dà forma. Non si tratta di una fede immobile o, peggio, di un'ideologia. Altrimenti sarebbe inutile misurarla nel tempo.

Citazioni[modifica]

  • L'equivoco è nei concetti. La democrazia non ha bisogno di qualcuno che agisca "per il popolo" in quanto il popolo è sovrano. O meglio: se il popolo è sovrano, agire per il popolo sta nel mandato dei rappresentanti, non nella loro discrezionalità. Mi pare che qui stia anche l'insidia di un altro concetto, quello della cosiddetta "democrazia compassionevole", che sostituisce la benevolenza individuale e dei gruppi sociali alle strutture dello Stato-benessere, la carità al welfare e ai diritti. Com'è evidente, la beneficenza non ha bisogno della democrazia. Ma in democrazia, la solidarietà sociale ha bisogno di qualcosa di più della beneficenza. Insomma, la forma democratica pretende una sostanza democratica. (p. 26)

L'uomo bianco[modifica]

Incipit[modifica]

Preannunciata dalla musica molto alta, con i Disturbed che uscivano dalle casse e sembravano martellare proprio lui con i timbri dell'hard rock ("Are you ready? We see you"), l'auto risaliva piano via dei Velini e il sabato mattina impigrito di Macerata, quel 3 febbraio 2018, giorno di san Biagio. Con i finestrini abbassati, l'uomo guardava i due marciapiedi, a destra e a sinistra, rallentava dovunque vedeva persone muoversi da lontano, sole o in gruppo. Faceva così da qualche chilometro, come se cercasse qualcosa, o aspettasse qualcuno, o avesse un appuntamento in città, nelle strade, nelle piazze, nei giardini e poi, svoltando, davanti ai bar del centro. L'andatura dell'Alfa 147 nera era sempre la stessa, lui non aveva fretta. Non doveva arrivare da nessuna parte, doveva solo trovare quel che stava braccando, senza sapere quando e dove lo avrebbe incontrato.

Note[modifica]

  1. a b Da L'Occidente che va in minoranza, Repubblica.it, 1º febbraio 2017.
  2. Da Che cosa tocca alla sinistra, Rep.repubblica.it, 1º marzo 2018.
  3. Da Orban, Salvini e la bandiera nera sovranista del governo italiano, Rep.repubblica.it, 29 agosto 2018.

Bibliografia[modifica]

  • Gustavo Zagrebelsky ed Ezio Mauro, La felicità della democrazia, Editori Laterza, 2011.
  • Ezio Mauro, L'uomo bianco, Feltrinelli, 2018.

Altri Progetti[modifica]