Franco Zeffirelli

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Franco Zeffirelli, 1978.

Franco Zeffirelli, pseudonimo di Gianfranco Corsi (1923 – vivente), regista cinematografico italiano.

  • Al cinema vado poco per non beccarmi cose come La meglio gioventù. Nulla dell’ultima generazione mi piace. Hanno tutti imboccato una via senza uscita.[1]
  • Di attori bravi come lui [Enrico Maria Salerno] ne ho conosciuti pochi, forse solo Laurence Olivier.[2]
  • Ho amato e amo così tanto i cani, che il mio sogno è quello di spegnermi con uno di loro al mio fianco. Li ho amati perché sanno dare quello che gli uomini, ormai, non sanno dare più: la fedeltà, l'amore completo e totale, il rispetto. Un cane ama chi ti ama, ma non esita a difenderti da chi vuole farti del male. E non è poco.[3]
  • Ho sempre pensato che l'opera sia un pianeta dove le muse lavorano assieme, battono le mani e celebrano tutte le arti.[4]
  • Il mondo è sempre stato salvato da chi guardava avanti.[5]
  • Il movimento gay mi ha sempre fatto schifo. L’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. È la Grecia, è Roma. È una virilità creativa.[1]
  • La bellezza è la sola qualità che ci rende uomini fin dalla nascita. Un corpo, un gesto e un colore che ci inebriano sono l’unico incentivo consentito all’uomo per creare l’opera d’arte e congiungersi a Dio.[6]
  • La Regione Sicilia deve proteggere la propria immagine come gli ebrei d'America, che hanno la Lega anti-diffamazione. In Usa si guardano bene dalle speculazioni sull'Olocausto. Ma perché non raccontare la vera Sicilia, quella di Verga e Pirandello?[7]
  • Mi vergogno della vigliaccheria di Firenze, storicamente una città di geni ma anche di mascalzoni e di vigliacchi. Quattro manigoldi le hanno negato il Fiorino d'oro, il massimo riconoscimento, ed è stato come negarle la cittadinanza. Oriana Fallaci è stata la fiorentina più importante del '900 e l'hanno trattata come una nemica.[8]
  • [Sui nuovi registi] Non mi piace quello che questi giovani hanno dentro. Il finto progressismo che ci fa tutti eguali. Niente problemi razziali, di convivenza, niente di niente, tutto appiattito. L’amore ridotto a episodio non fondamentale mentre è l’essenza della vita.[1]
  • [È credente?] Non si può non esserlo. Lo è anche chi non crede di esserlo. Il soprannaturale ha il sopravvento.[1]
  • Non vedo perché vergognarsi delle storie d'amore omosessuali, o perché farne una questione.[9]
  • Non vorrei un mondo omosessuale. La donna ha una funzione importante. Ama più di chiunque. Ma la dedizione più forte la trovi nell’uomo. La donna è incostante.[1]
  • [Cosa significa per lei essere di destra?] Non vuole dire stare con i padroni. Il mio credo è: fa il tuo lavoro, sii generoso con chi ha avuto meno fortuna, riconosci ed esalta il merito altrui.[1]
  • Opportunista vuol dire saper cogliere l'occasione buona. Si riduce a tenere la bocca chiusa quando non è il caso di parlare oppure a dire la parola giusta al momento opportuno. O semplicemente a non fare una cosa che ti può danneggiare.[10]
  • Quanta dolcezza, amore, voglia di vivere e di rialzarci dopo le sofferenze e le sconfitte possono trasmetterci gli animali![3]
  • [Oggi Lei è un maestro riconosciuto. Ma per decenni indigesto alla prevalente cultura di sinistra.] Perché ero il solo a essere anticomunista. Mi odiavano perché non mi accodavo. Addirittura perché credo in Dio. Ma l'odio dei comunisti mi ha solo spinto a fare di più e meglio. Anche se l'ho pagato caro. Non solo con pregiudizi e ostracismi di tutti i tipi - non a caso ho svolto la mia carriera soprattutto all'estero. Contro di me prepararono perfino un attentato. Erano gli anni '70. Doveva sembrare un incidente automobilistico. La scampai solo perché un amico mi avvertì in tempo.[11]
  • [Che pensa di Fini?] Rappresenta la parte positiva del fascismo. C’era un fascismo di straordinaria qualità nelle arti e nella cultura. Fini mi piace perché non è una camicia nera ma rappresenta il sogno del buon fascismo. È il numero uno che potrà succedere a Silvio.[1]
  • Salerno è una piacevole scoperta, c'è fermento, cultura, una cultura che viene da lontano, che si respira nel paesaggio, nei monumenti, tra la gente. Non a caso è la città dove è nata e si è sviluppata la Scuola Medica Salernitana. E poi c'è questo Teatro, un esempio unico in Italia perché è un teatro libero dalle ingerenze dello Stato.[12]
  • Volevo fare il cinema e misi insieme una storiella di quelle che andavano allora, con Nino Manfredi. E feci Camping, con i soldi di Ponti. Fu uno scandalo, tutto l'establishment viscontiano insorse indignato.[13]

Citazioni su Franco Zeffirelli[modifica]

  • È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire. (Gianni Agnelli)
  • Mentre con gli attori, alcuni dei quali di scarso talento, Visconti si prodigava ad aiutarli perché facessero carriera, con Franco Zeffirelli e anche con altri aspiranti alla regia non fu generoso. Lo consigliò, incoraggiò, apprezzò finché lavorò come scenografo per lui, ma il modo in cui criticò i primi passi di Zeffirelli in teatro e nel cinema non fu simpatico. (Suso Cecchi D'Amico)

Note[modifica]

  1. a b c d e f g Dall'intervista Zeffirelli: "Due o tre cose che so su Silvio e Veronica", il Giornale.it, 7 giugno 2009.
  2. Citato in L'Adige, 1 marzo 1994.
  3. a b Dall'intervento per la Giornata per la Coscienza degli Animali del 13 maggio 2010.
  4. Citato nell'International Herald Tribune di Parigi, 21 marzo 1990.
  5. Da un'intervista al Tg2, 13 novembre 2006.
  6. Dall'intervista di Enrico Groppali, Zeffirelli: “a 93 anni ho voglia di innamorarmi…”, ilgiornaleoff.ilgiornale.it, 26 maggio 2015.
  7. Citato in [1], Corriere della Sera, 5 ottobre 1997.
  8. Citato in Le reazioni alla scomparsa della grande scrittrice, Corriere della Sera, 15 settembre 2006.
  9. Citato in Focus, n. 103, pag. 208
  10. Citato in Selezione dal Reader's Digest, marzo 1985.
  11. Dall'intervista di Paolo Scotti, Zeffirelli: "Odiato dai comunisti e snobbato in patria. Ecco cosa mi ha spinto a fare di più e meglio", il Giornale.it, 17 febbraio 2015.
  12. Da Il Mattino, edizione di Salerno, 12 dicembre 2008.
  13. Citato in la Repubblica, 15 marzo 1986, pag. 24.

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