Giampiero Boniperti

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Giampiero Boniperti, 1951

Giampiero Boniperti (1928 – vivente), ex calciatore, dirigente sportivo e politico italiano.

Citazioni di Giampiero Boniperti[modifica]

  • A diciannove anni era già favoloso, il nostro Alex, e non è cambiato. [...] L'ultimo scudetto della Juve l'hanno vinto lui e Peruzzi. [...] Attaccano lui per fare male alla Juve, anche a me succedeva, per questo durante il riscaldamento uscivo da solo sul campo e mi prendevo gli insulti, ero una specie di parafulmine. E so che una squadra e un giocatore si giudicano alla quarta di campionato, non prima.[1]
  • [Sul derby di Torino] Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.[2]
  • Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelè, a Di Stefano, a Cruyff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a Mazzola.[3]
  • C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera].[4]
  • I tiri più belli riescono quando non ci pensi, oppure quando sbagli ma la palla va nel sette.[1]
  • La Juve, il sogno della mia vita. La sognavo davvero. Perché io, che portavo all'occhiello il distintivo bianconero, avevo in quegli anni un solo desiderio: giocare una partita di serie A con la maglia bianconera.
    Me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444.
    Ho fatto la mia parte senza sacrifici.
    Perché ho dato quello che avevo dentro. Sono un uomo felice. (sulla sua carriera da giocatore nella squadra torinese da 1947 al 1961).[5]
  • La Juve è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire. Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt'ora.[6]
  • Il mio fuoriclasse era Scirea. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.[7]
  • [Su Alessandro Del Piero] Mi ricordo quando andai a vederlo e ho subito intravisto che aveva la stoffa del campione. Però sono anche stato fortunato nella scelta. Ci sentiamo ancora spesso e sono molto contento per lui. Finché è Alex a eguagliarmi, sono felice...[8]
  • [Su Roberto Bettega] Roberto è stato uno dei giocatori che hanno fatto la storia bianconera [...] un grande campione, un simbolo.[9]
  • Si giocava un derby, ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino alla mia porta, e segnava![3]
  • Una testa senza capelli è più leggera anche per il calcio. E giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente.[10]
  • [Sullo Stile Juventus] Un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.[11]
  • Vincere non è importante: è la sola cosa che conti.[12]
Dall'intervista Roberto Beccantini, Boniperti: «Più che mai innamorato della mia Juve antipatica», La Stampa, 1º ottobre 2004, p. 39.
  • La Juve non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore.
  • [Alla domanda: «Perché la Juve è così antipatica»] Lo è adesso, lo era quando la dirigevo io, lo sarà in futuro. L'envidia rappresenta una medaglia al valore. E comunque se mezza Italia tifa Juve, ci andrei piano con le etichette. Di sicuro, è una società che divide. O con lei o contro di lei. La sua forza, il suo fascino.
  • [Sul «pragmatismo» della Juventus] [...] La Juve degli Agnelli e della FIAT: di qui il concetto di fabrica, di produzione, assemblare e vincere l'utile preposto al dilettevole. Un marchio che, credo, ho contribuito a imporre.

Citazioni su Giampiero Boniperti[modifica]

  • [Nel 1994] Boniperti è stato un alpino, e come tale ha e avrà sempre la stima di un vecchio alpino come il sottoscritto, ex vicepresidente nazionale. Con la stima, la mia amicizia e il mio grazie per quanto ha fatto (e forse tornerà a fare...) per il calcio. Non mi pare propio che un personaggio così grande abbia bisogno di altre forme di difesa. (Giuseppe Prisco)
  • Boniperti ha costruito la Juve dei '70 e degli '80 come [Ferruccio] Novo edificò il Grande Torino, pezzo su pezzo, un Gentile qui, un Tardelli là. Non con il piglio onnivoro, urlato, di Berlusconi dalla fine degli Anni 80 in poi. (Gianni Agnelli)
  • Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano. (Franco Zeffirelli)
  • Nell'estate del 1976 ci furono dei cambiamenti importanti [alla Juventus]. [...] Durante il ritiro a Villar Perosa dovevo discutere il mio contratto con il presidente Boniperti. Non erano trattative, ma incontri di boxe senza esclusione di colpi. E capitava di litigare. Non facevo in tempo a sedermi sulla scrivania che lui mi porgeva il contratto in bianco, privo di cifre, dicendomi: «Firma il contratto, poi metto io la cifra. Non ti preoccupare». [...] Quell'estate, quando mi avvicinai alla scrivania del presidente, vidi una grande cornice ma, lì per lì, non feci caso alla fotografia che conteneva; solo una volta seduto notai che Boniperti non teneva in bella mostra una foto qualsiasi. Era raffigurata la squadra del Perugia, che, battendoci [nell'ultima partita del precedente campionato], aveva consegnato il titolo di campione d'Italia al Torino. Prima ancora che aprissi bocca, lui mi disse: «Cosa fai qua? Hai perso il campionato con questa squadra di sconosciuti. Non avrai mica il coraggio di chiedere un aumento?». Mi venne da ridere, il presidente le escogitava davvero tutte per risparmiare, e come sempre firmai in bianco. (Marco Tardelli)
  • Ero orgoglioso di essere in quel club [la Juventus], in cui rimasi a lungo per Giampiero Boniperti, a cui non potevo dire di no perché mi trattava come un figlio. (Luciano Bodini)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Maurizio Crosetti, Nel tunnel di Alex: Troppa malafede, la Repubblica, 5 settembre 2000, p. 54.
  2. Citato in Giuseppe Giannone, Boniperti: "Il derby mi consuma, è una partita che fa storia a sè. Ogni tanto mi rivedo in Tevez", Tuttojuve.com, 30 novembre 2014.
  3. a b Citato in Gianpaolo Ormezzano, È lui, Valentino l'ideale uomo-squadra, La Stampa, 3 maggio 1989, p. 29.
  4. (EN) Citato in Ted Richards, The Orpheus of Soccer, in Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game, Open Court Publishing Company, 2013, Chicago. ISBN 08-12-69682-4
  5. Citato in Giampiero Boniperti, Enrica Speroni, Una vita a testa alta. Cinquant'anni sempre e solo per la Juventus, Biblioteca Universale Rizzoli, 2003 ISBN 88-1710-685-2.
  6. Citato in Protagonisti del secolo bianconero n. 11, www. Juveclubsantagata.it, gennaio 2004.
  7. Citato in Non è morto chi vive nel cuore di chi resta, Bianconerionline.com, 3 settembre 2009.
  8. Citato in L'esclusivo club di Del Piero: Quant'è difficile restare fedeli, Lastampa.it, 19 ottobre 2010.
  9. Da Enciclopedia dello sport, ed. Universo.
  10. Citato in Luca Valdisseri, E Sibilia tuonò: "Tagliati i capelli o niente ingaggio", Corriere della Sera, 13 agosto 1996.
  11. Citato in Gianni Mura; Andrea Gentile, Aurelio Pino, Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni, Il Saggiatore, Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X
  12. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 97. ISBN 88-8598-826-2

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