Giorgio Almirante

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Giorgio Almirante

Giorgio Almirante (1914 – 1988), politico italiano.

Citazioni di Giorgio Almirante[modifica]

  • Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera. (da Né con 98 né con 998, La difesa della razza, I (1938), n. 6, pp. 47-48)
  • Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue. (La difesa della razza; 5 maggio 1942)[1]
  • Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo. (da Che la diritta via era smarrita... Contro le «pecorelle» dello pseudo-razzismo antibiologico, La difesa della razza, V (1942), n. 13, pp. 9-11)
  • Io sono stato, senza alcun dubbio, nel 1938 uno dei pochi giornalisti italiani che hanno aderito alle tesi razziste che allora furono enunziate ufficialmente dal regime, e sono stato per qualche tempo anche segretario di redazione della rivista "La difesa della razza", e in tale qualità ho scritto articoli che erano intonati, senza alcun dubbio, alla rivista per la quale scrivevo e agli orientamenti politici del tempo. Ho avuto occasione di dire nel dopoguerra [...] che la sola parte che mi sentivo non di correggere, non di emendare, non di rivedere in senso autocritico, perché questo riguarda tutto il mio passato dal punto di vista politico, ma la sola parte del mio passato politico che mi sentivo di ripudiare, era quella. [...] Siccome queste mie dichiarazioni sono disinteressate, non chiedono contropartite, non ho da fare alleanze con nessuno, non ho da chiedere mercè a nessuno, continuo a combattere la mia, la nostra dura battaglia in mezzo a tanti nemici e tante incomprensioni, io debbo ritenere che, ripeto, solo degli incivili possano non prendere atto di dichiarazioni di questo genere, che sono dichiarazioni di coscienza. (dalla conferenza stampa del 30.7.1971, Almirante:"Israele fa una battaglia civile, ripudio mio passato antisemita" (1971))
  • In quel regime [quello fascista] sono nato e cresciuto, ad esso avevo creduto fino a ignorare o a scusare i suoi errori. Potevo abbandonarlo nel momento della sua disfatta? Il mio passato è stato quello. Non posso rinnegarlo. Cerco di farne rivivere quanto c'era di valido. (citato in Le scelte politiche di Giorgio Almirante, Corriere della sera, 13 marzo 1999, p. 41)
  • Sto a Montecitorio dal 1948, da più di trent'anni. Il Msi si è trasformato, da quel nucleo iniziale di reduci del fascismo. Ormai fa parte stabilmente della geografia politica dell'Italia repubblicana. È stato un processo lento e difficile. Bene: ma lei crede davvero che io possa pensare di chiudere la mia carriera, la mia vita politica, facendo il becchino di un partito che muore perché una generazione si spegne per motivi anagrafici e un'altra perché chiusa in galera? Crede davvero che sia così miserabile da avere questa ambizione da nostalgico rincoglionito? [...] Le dirò di più: io non voglio morire da fascista. Tanto che sto lavorando per individuare e far crescere chi dovrà prendere le redini del Msi dopo di me. Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico. Che creda, come ormai credo anch'io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così il Msi può avere un futuro. Altrimenti è costretto a sparire. Capisce perché sono così deciso nel negare qualsiasi legame con chiunque abbia messo la bomba di Bologna? È un nemico anche del Msi. (a microfono spento, a seguito dell'intervista Daniele Protti, per Il Lavoro, settembre 1980; citato in Daniele Protti, Almirante: «Non voglio morire da fascista», Corriere della sera.it, 3 marzo 2009)

Senza data[modifica]

  • Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte.
    E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci.
    In altri tempi ci risollevammo per noi stessi, da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla.
    Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne.
    E se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai.[2] (da Autobiografia di un fucilatore)
  • La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l'Europa o va a destra o non si fa.[3]

Da Intervista a Giorgio Almirante

Gianni Minoli, Mixer, 29 aprile 1987

  • [Senta, però è certo che il 12 settmebre del '73, il giorno dopo il golpe di Pinochet in Cile, Lei in un discorso incendiario invocò anc eper l'Italia una soluzione tipo cilena. Se lo augura sempre, anche adesso?] No, assolutamento no. Non è pensabile. Manca l'uomo, maanca il clima a livello interno e a livello internazionale. [Quindi, è solo un peccato?] No, non è un peccato, affatto. In un determinato momento politico, un uomo politico può esprimersi come meglio crede, ma nulla intaca da 40 anni a questa parte la mia fede nella libertà. (dal minuto 4:15 al minuto 4:45).[4]
  • [Il suo numero 2, vero o presunto, Pino Rauti, ha detto -leggo testualmente: «Noi siamo contrari alla democrazia parlamentare in linea di principio, per questioni ideologiche, perchè non crediamo all'uguaglianza degli uomini. Noi crediamo alla differenza». Lei è d'accordo?] Io non sono d'accordo nella forma, ma sono d'accordo nella sostanza. [Cioè?] Se Pino Rauti ha voluto riferirsi a quello che oggi tutti i giornali scrivono, e cioè che sta per nascere la Seconda Repubblica. Bisogna dare luogo ad una nuova repubblica. La repubblica è fallita. La Costituzione è [...] [Qui si parla di differenza fra gli uomini, di negare l'uguaglianza.] Negare l'uguaglianza fra gli uomini, io certamente non l'approvo. (6:18:7:00)
  • Se non ci fossero state le elezioni, in questo momento saremmo in fase precongressuale, esattamente come prescrive il nostro statuto, perchè entro giugno -grosso modo- avremmo svolto il nostro congresso. [Ma Lei pensa di lasciare, o no?] Essendoci le elezioni si va al congresso dopo le elezioni, e al congresso io mi presenterò correttamente come il segretario dimissionario. [Sì, ma pensa di lasciare oppure no? Mi dica una cosa vera.] Io penso di lasciare. [Pensa?] Penso di lasciare. [E allora in mente un erede non ce l'ha?] Non ho in mente un erede, perchè non sono un monarchico, nè seguo l'istituto monarchico. [E uno che possa aspirare?] Tutti. (dal minuto 7:20 al minuto 8:00)
  • [Senta, ma Lei di Mussolini che ricordo ha?] Ho un tenero ricordo. [Cioè?] Una telefonata. Era il giorno -me lo lasci dire con poche parole-, era il giorno in cui gli Alleati stavano entrando in Roma. Se non erro, era il 4 giugno del 1943. Io, come Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare, avevo le notizie attraverso le nostre stazioni di intercettazioni -allora non c'era la televisione-...intercettazioni radio, e quindi potevo seguire le notizie via via che esse si svolgevano, e Mussolini telefonava -non a me personalmente- al Ministero, per sapere le notizie. Quel giorno telefonò a me personalmente. Si metta nei miei panni: io ero giovanissimo, per me Mussolini era tutto. Io tremavo, quando mi dicevano: «Il Duce al telefono, il Duce al telefono!». La sua telefonata fu dura, tagliente, la prima. [Disse:] «Almirante, che notizie mi date?». E gli diedi le notizie. Poi, una seconda telefonata, dopo un'ora: «Almirante, che notizie mi date?». E io gli diedi le notizie. Una terza telefonata: «Almirante, quali sono le notizie?». E poi: «Posso chiamarLa, posso chiamarVi ancora?». Quel "posso chiamarVi" mi aprì una voragine. Una voragine di disperazione e di tenerezza. (8:48-10:07)
  • [Senta, che cosa le piaceva di meno di Mussolini?] Mah, forse gli stivaloni. [Beh, avrà avuto anche qualche difetto lui, immagino. Anche per Lei.] No, per carità, non ho detto [che] era immune da difetti. [Me ne dica uno.] Era solo. [È un difetto?] Sì. [Perchè?] E non è soltanto il destino, è anche l'indole, il temperamento, che porta alla solitudine. [E il suo di peggior difetto qual'è, onorevole Almirante?] Il mio di peggior difetto è che sono troppo poco solo. Proprio all'opposto. (11.00-11:28)
  • [Onorevole Almirante, Lei spesso parla della necessità di un'alternativa di destra, in Italia. Ecco, con chi vorrebbe farla, in due parole?] No, io vorrei farla nel quadro di una nuova Costituzione della Repubblica. Cioè, fino a quando le cose non cambiano, le regole del gioco non cambiano, un'alternativa di destra evidentemente non può realizzarsi, perchè la mia opposizione, la nostra opposizione non è nei confronti di un governo, è nei confronti di un sistema tutto intero. Una volta che si sia realizzato, che si cammini verso la nuova repubblica, e allora il nostro ruolo diventa via via più importante. [Ma quando vi dicono che siete la ruota di scorta della Democrazia Cristiana?] È la più grossa imbecillità che si possa dire. [Perchè?] Perchè è vero il contrario. (dal min. 15:00 al min. 15:51)

Citazioni su Giorgio Almirante[modifica]

  • Era giovane allora Almirante, non aveva quarant'anni, e, a differenza di Michelini[5], mi era simpatico anche sul piano personale. Aveva forse ereditato dalla famiglia il gusto del palcoscenico, della battuta pronta. Ma non ricordo mai di averlo sentito dire una volgarità, anche spiritosa. (Giulio Salierno)
  • Il capolavoro di Almirante avviene nel 1970, quando, con buona pace degli antiamericani residui a destra che ci sono sempre eccetera, Nixon ordina l'appoggio al Movimento Sociale Italiano. Questa storia permise al Movimento Sociale Italiano di creare la cosiddetta Destra Nazionale. (Giulio Caradonna)
  • [Nel Movimento Sociale Italiano] Michelini o Almirante erano facce della stessa medaglia reazionaria espressa nello stato sorto sulle ceneri del dopoguerra. (Giulio Salierno)
  • Per alcuni decenni la sopravvivenza del MSI è affidata alle doti camaleontiche di dirigenti come Giorgio Almirante, figlio di teatranti, dotato di qualità istrioniche e di eleganza da capocomico, con occhi azzurri. Tocca a lui e a quelli come lui guidare il doppio gioco fra il neofascismo parlamentare che naviga nel sottogoverno e quello mistico o violento che va bene alla borghesia d'ordine per tenere a bada i rossi. (Giorgio Bocca)
  • Sono stato io a presentargli Fini: l'errore della vita. (Giuseppe Ciarrapico)

Note[modifica]

  1. Citato in Giorgio Almirante e la razza, Corriere.it, 14 giugno 2018.
  2. Il motto finale è di Julius Evola. La citazione viene erroneamente attribuita anche allo stesso Almirante e a Moana Pozzi. Giorgio Almirante aveva utilizzato la citazione come frase conclusiva di questo suo libro e l'aveva fatto apporre su un poster destinato alle sedi dell'MSI. Moana Pozzi invece amava ripetere questa frase nel periodo in cui si occupava dell'edizione di un giornale erotico, poco prima di morire. Cfr. Mario Caprara, Gianluca Semprini, Neri! La storia mai raccontata della destra radicale, eversiva e terrorista, Newton Compton editori, 2012, p. 151. ISBN 8854146951.
  3. Visibile su YouTube.  Fonte primaria? Fonte primaria?
  4. Intervistato da Gianni Minoli. Intervista a Giorgio Almirante 29 aprile 1987, su Youtube (canale dell'Istituto Carlo Alberto Biggini). URL pubblicato il 10 agosto 2014 e archiviato l'1 febbraio 2019.
  5. Arturo Michelini (1909 – 1969), segretario del MSI dal 1954 al 1969.

Voci correlate[modifica]

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