Marcello Veneziani

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Marcello Veneziani (1955 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Marcello Veneziani[modifica]

  • A Roma c'è un solo muro che non si può varcare, e sono proprio le Mura Vaticane dove il Regnante[1] predica al mondo, ma non a casa sua, di abbattere i muri e accogliere tutti.[2]
  • C'è la necessità di capire, non mi stancherò mai di ripeterlo, che la memoria condivisa non è una boutade.[3]
  • C'è una tirchieria maniacale e artigiana­le nelle piccole cose che dà più soddisfa­zione dell'avarizia nelle grandi. Rammen­di invisibili agli occhi altrui, atti piccini che fai di nascosto, te ne vergogni e perciò covi un segreto con te stesso e una compli­cità con le cose. Ti senti più furbo, rispar­mioso e furfantello. E t'illudi di vivere a sbafo. La vita felice è fatta di micragnose delizie.[4]
  • Chi da destra denuncia il disprezzo viene accusato anche dai cosìddetti terzisti di vittimismo. Prendi le botte e zitto, non far la vittima. Mazziato e cornuto. [5]
  • Chi vuol dimostrare scientificamente l'inesistenza di Dio è, scientificamente parlando, un cretino.[6]
  • Ci sono almeno tre destre: la destra liberale, un po' conservatrice sul piano dei valori, liberista in economia, anticomunista e garantista; la destra della tradizione, con significative varianti cattoliche o ribelli; la nuova destra, sociale e comunitaria, critica verso il dominio del mercato e il modello consumista.[7]
  • Con l'ottimismo della disperazione, che è oggi molto più pertinente del gramsciano ottimismo della volontà, dico che quest'epoca odora troppo di morte e di declino, canta e balla sul ciglio del burrone, avverte di essere a un passo dal paradiso e a due dall'inferno, in sequenza automatica.[8]
  • E allora perché quei programmi di successo sorgono solo a sinistra? Escludo l'ipotesi etnico-politica suggerita dalla sinistra stessa: noi razza di sinistra siamo più intelligenti, eticamente migliori e possediamo la verità. No, non credo a queste differenze antropologiche e a questo Verbo incarnato in un versante ideologico.[9]
  • E venne il giorno del Giudizio Universale, il mondo fu giudicato da un dio imbecille. Un mondo guidato da cretini e presieduto dal principe dei cretini: non ho altre parole per riassumere il senso della bufala cosmica delle rivelazioni di Wikileaks. (da Macché 11 settembre, è il 1° aprile della diplomazia, il Giornale.it, 30 novembre 2010)
  • Fini ha eliminato il fascismo come fosse un calcolo renale.[10]
  • Il centrodestra è al governo, non al potere. (da Libero, 15 agosto 2004)
  • Il conservatore bilancia la fretta con la lentezza, il locale col globale, l'artificiale col naturale, la novità con la memoria, la mobilità con le radici. E ciò corrisponde a un'esigenza biologica poiché abbiamo bisogno sia di novità e fratture che di sicurezze e persistenze. Il conservatore è realista, ha senso della misura, dei limiti e dei confini, sa che la vita inspira ed espira, ha sistole e diastole, è andata e ritorno.[11]
  • Il liberalismo vorrebbe essere l'ideologia che supera le categorie di destra e sinistra, spappola anzi le ideologie e si presenta come ulteriore ad esse. Il suo totem è il mercato e il suo habitat naturale, il suo orizzonte è la società capitalista che non se la passa bene con i movimenti conservatori, ma decisamente se la passa male con i modelli statalisti di sinistra. Se invece ci trasferiamo sul piano dei costumi, famiglia e diritti civili, allora lo spirito liberal è più a sinistra, ma sconfina nel radical. (da Libero, 9 settembre 2007)
  • I revisionisti sono quelli che ripensano le proprie idee oltre che i fatti della storia. (da Libero, 31 ottobre 2006)
  • La democrazia è fondata sulla possibilità di scegliere e di mandare al governo ora gli uni, ora gli altri. [Fino al 1994] questo non c'era: la democrazia era garantita attraverso quote di potere locale o periferico subappaltate o concesse all'opposizione (di sinistra, naturalmente). Era il cosiddetto consociativismo. […] D'altra parte il sistema mediatico-culturale-giudiziario-sindacale-padronale-amministrativo non ha favorito la crescita di una classe dirigente alternativa sul versante destro. Anzi, ha bombardato ogni promettente nascita, a livello locale e nazionale, culturale e civile. (da Libero, 17 aprile 2005)
  • Ma davanti al disprezzo ideologico e razziale verso chi è di destra, lasciate che vi esorti alla sobria fierezza di essere e dirsi di destra. (da Il sobrio orgoglio di essere "destri", il Giornale.it, 6 ottobre 2010)
  • Marcel Proust ha percorso contromano il '900, guardando nello specchietto retrovisore. È andato incontro all'800, lo ha rianimato nel pieno fervore modernista e futurista del suo tempo. Fuori infuriava il futuro, splendeva il Sol dell'Avvenire, si cantava la bellezza della macchina e della velocità. Ma dentro la sua stanza foderata di sughero non arrivavano gli spasmi della modernità, il viaggio si compiva nella mente innamorata, insieme a una straordinaria rivoluzione, in senso astronomico. (da Così Marcel Proust scoprì il passato in pieno futurismo, il Giornale.it, 31 ottobre 2011)
  • Ma si accettano scommesse che ciò non accadrà!... Se ci dovesse essere una censura politica nei confronti di Santoro e Biagi, anch'io scenderò in piazza per impedirlo, per manifestare in loro difesa. (da Sciuscià, Rai2, 24 maggio 2002[12])
  • Nel 1978 Giuseppe Berto pubblicò il romanzo La gloria dedicato alla vicenda di Giuda. L'apostolo veniva riscattato proprio in quella chiave. Giuda si era sacrificato per la gloria di Cristo e la salvezza degli uomini. Una tesi non dissimile espresse in un suo romanzo saggio lo scrittore cattolico Francesco Grisi. (da Giuda, un garibaldino d'altri tempi, il Giornale.it, 15 agosto 2013)
  • Nel brutto dicembre rincuora coltivare dentro di sé un magnifico giugno. (da Salviamo l'Italia dalla follia sfascista, il Giornale.it, 5 dicembre 2010)
  • Nell'Asor [Alberto Asor Rosa] si contempla il fallimento della sinistra pratica e politica, quella di lotta e di governo, ridicola nel suo massimalismo ma anche patetica nel suo decisionismo, finta sinistra che finge di far la destra, dunque doppiamente finta. (da Libero, 1° settembre 2007)
  • [...] nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo.[13]
  • [Parlando di una bambina che vuole chiamarsi "Silvia Berlusconi" e dei suoi genitori.] Non c'è discorso con i grandi che non porti a Berlusconi. Quando suo fratellino Andrea Riccardo ha chiesto ai genitori: "Ma perché Dio esiste?" lei ha subito chiesto: "Mamma, perché esiste Silvio Berlusconi?", cogliendo il nesso tra le due domande. (da Libero, 16 maggio 2008)
  • Non so quanti ricorderanno og­gi, a 40 anni dalla sua morte, un aspetto essenziale per capire Dino Buzzati, l'uomo e l'opera:la sua indo­le di conservatore all'antica, apoliti­co, pessimista e anche reazionario, come egli stesso ammise, ma reazio­nario in forma privata, precisò, «at­taccato alle vecchie cose, alla tradi­zione, piuttosto che alle cose di do­mani». (da Buzzati il conservatore e i Tartari, il Giornale.it, 28 gennaio 2012.)
  • Non vi mettete scuorno, napoletani e affini, ma L'Espresso e Santoro hanno ragione: Napoli è veramente una città impossibile, insopportabile, malata. Mancavano i duemila delinquenti liberati solo a Napoli e dintorni dall'indultaccio per darle la mazzata finale. Ora la delinquenza galoppa con il plauso della gente e don Clemente Mastella con il suo vice Manconi hanno voglia a dire che l'indulto non c'entra: mentre lo ripetevano, venivano acchiappati a Napoli quattro delinquenti che avevano ucciso per rapina e tre di loro erano usciti freschi freschi dal carcere, grazie all'indulto. Ma non è solo questione di indulto, ne convengo. Il problema è Napoli. Che è davvero una brutta chiavica, per dirla in linguaggio indigeno. [...] Andate per le strade dove trabocca l'immondizia, per i quartieri dove regna il casino e il rumore, per le piazze e i vicoli dove comanda la guapparia e dilaga la furbizia truffaldina. No, Napoli non si sopporta. (da Gli stracci di Napoli, Libero, 26 settembre 2006)
  • Ogni volta che il professor De Mat­tei critica Darwin, l'evoluzionismo e il rela­tivismo, combatte l'aborto e l'eutanasia, e infine sostiene che le catastrofi sono un castigo divino, i difensori della libertà e della tolleranza insorgono indignati non per criticarlo, come è comprensibile, ma per cacciarlo dal Cnr. (da Cacciate quello studioso, è un cattolico vero, il Giornale.it, 2 aprile 2011)
  • Preferiscono bruciare l'Italia più che i rifiuti? Meritano di vivere nei rifiuti più che in Italia. Hanno scelto di incenerire la loro nazionalità, anziché l'immondizia. Se esiste l'espulsione degli immigrati clandestini, dovrebbe esistere anche l'espulsione degli italiani che offendono il proprio Paese. Sulla loro carta d'identità alla voce nazionalità, togliete italiana e metteteci: immondizia. Meritano di essere rappresentati dall'immondizia. (da Cacciamo dall'Italia chi brucia il tricolore, il Giornale.it, 23 ottobre 2010)
  • [...] quel che resta sono le opere aristocratiche dei vinti, i Tomasi e i Buzzati, i Praz e i Morselli, i Berto e gli Alianello. O di vinti a disagio nel campo dei vincitori, come Pavese e Pasolini. (da I vinti: i perdenti della globalizzazione e loro elogio finale, Mondadori, Milano, 2004, p. 121)
  • Questa legge del disprezzo [per la destra] vige in tutto l'Occidente, nota Ferrara; ma in Italia ancor di più. (da Il sobrio orgoglio di essere "destri", il Giornale.it, 6 ottobre 2010)
  • Questo paese non può continuare a essere la copia fessa della tv, la sua appendice e la sua scimmia.[14]
  • Sanremo è diventato un luogo topico dell'autobiografia della nazione, non riusciamo a scandire il ritmo della vita italiana senza quei due tre appuntamenti che sono il campionato di calcio, miss Italia, il festival di Sanremo. Possono marcire tradizioni antiche e più consolidate, possiamo perfino scoprire che l'Italia cattolica non va più a messa e se ne frega dei comandamenti, manda all'aria perfino la famiglia, sua architrave allo sbando. Ma le piccole abitudini, i piccoli appuntamenti leggeri, quelli restano.[14]
  • Sbarco sempre con angoscia a Napoli. Mi sembra di salire su un insidioso palcoscenico, dove la recita è corale e tu sei osservato e trattato come l'ultimo arrivato. Temi i tranelli della scena e la complicità della platea. Saranno pregiudizi e perfino ancestrali eredità del paesano sbarcato nella capitale storica del suo Regno, come una maschera del mio paese, don Pancrazio Cucuzziello, che veniva raggirato a Napoli per la sua ingenua rozzezza contadina. Ma quando arrivo a Napoli sento un'insidia che non avverto nemmeno nelle città arabe o sudamericane più insicure. Sopporto l'inferno napoletano solo come transito obbligato per accedere al paradiso delle sue isole e penisole o per godere di qualche amico. Non scriverò un ennesimo saggio su Napoli, camorra e sentimenti, semmai scriverei su una grande capitale fallita. Che affascina per la voluttà del suo declino, quasi la civetteria di disfarsi in pubblico. (da A occidente, il Regno di Napoli, in Ritorno al Sud, Mondadori, p. 183.)
  • Si potrebbe poi dedurre una sorta di legge generale dell'opinione pubblica secondo cui a criticare sono più bravi quelli di sinistra, a governare sono più adatti quelli del centrodestra. (da Ecco perché in Tv la destra non esiste, il Giornale.it, 19 novembre 2010)
  • Sul piano dei fatti resta vero che, alla fine, la cosiddetta destra ha commesso meno errori in campo e in teoria della cosiddetta sinistra, ha saputo cogliere meglio la realtà e dar voce ai popoli, ha più aiutato lo sviluppo ed è stata più efficace, ha saputo meglio temperare libertà e tradizione, libertà e sicurezza, e ha meno vessato, perseguitato, oppresso i cittadini. (da Il sobrio orgoglio di essere "destri", il Giornale.it, 6 ottobre 2010)
  • Tre cose da noi conducono al disprezzo o alla morte civile: avere opinioni contrarie al politicamente corretto e magari in sintonia con il buon senso comune, preferendo i valori tradizionali, civili e religiosi; avere un giudizio diverso sul fascismo e sull'antifascismo, ma anche sul comunismo, rispetto al canone dominante; preferire Berlusconi ai suoi avversari o ex alleati. (da Il sobrio orgoglio di essere "destri", il Giornale.it, 6 ottobre 2010)
  • [Su Fausto Gianfranceschi] Uomo di destra, sanguigno e diretto, cattolico apostolico romano, non per modo di dire, «reazionario» [...] Polemista vivace [...] fu uno tra i primi miei riferimenti umani e culturali che conobbi sbarcando a Roma quand'ero ragazzo.[15]
  • Zingari & Cassonetti, monnezza umana e monnezza urbana. Circolano due teorie: da quando c'è la destra con la Lega al governo, zingari e immigrati sono due capitoli dell'emergenza rifiuti. L'altra teoria dice: no, la destra e la Lega sono al governo perché la gente considera zingari e immigrati due capitoli dell'emergenza rifiuti. (da Libero, 22 maggio 2008)

Alla luce del mito[modifica]

  • I puri possono essere saggi, santi, pazzi o criminali, quasi mai sono normali [corsivo nel testo]. La purezza è un'eccezione, non una norma.[16]
  • Il mito, come la scienza, sorge dalla sete di vedere, narrare e pensare il mondo con altri occhi, sotto altra luce. Il mito è sintesi, la scienza è analisi. Il mito genera la visione, l'arte e il racconto. La scienza invece induce alla ricerca, la sperimentazione e la scoperta. Ambedue non si accontentano dei fatti apparenti e della loro sequenza, li oltrepassano.[17]
  • Il passaggio dalla chimera all'utopia sporca di sangue il mondo e costringe l'imperfezione della vita a un dispotico perfettismo.[18]
  • I sogni discesi nella storia e nella politica producono violenze, guerre e regimi dispotici. Questa è in fondo la differenza fra Don Chisciotte e Che Guevara, uno degli ultimi miti politici, il cui sogno fece prigionieri e vittime lungo la strada, nemici, traditori e dissidenti, campesinos, per concludersi con la sua stessa uccisione.[19]
  • La nostalgia è il sentimento originario che muove l'arte, il pensiero, la grande letteratura e si condensa in mito: l'Odissea è il poema della nostalgia. L'uomo è un animale nostalgico, non sa vivere solo del presente ed è indotto a mitizzare per dare un significato alla vita. Nella sua vita nutre la nostalgia delle origini.[20]
  • La nostalgia è il canto e l'incanto di un tempo eletto a favola, mito.[21]
  • La poesia nasce da un sentimento di nostalgia preventiva: mentre vivi un'esperienza, un incontro, una presenza, prefiguri il suo svanire, avverti il presagio della sua assenza e trasfiguri la realtà in mito. Da quel sentimento di perdita sorge la poesia, che è il tentativo estremo di eternizzare, mitizzare o tesaurizzare quel momento, quel luogo, quell'incontro e di farlo vivere in un altrove, oltre il tempo e lo spazio.[22]
  • La purezza come ricerca di perfezione è un gran principio di vita che eleva chi lo persegue; la purezza come pretesa di perfezione, monopolio e imposizione del modello di purezza è la premessa per la tirannide, il terrore e la schiavitù.[16]
  • L'illusione nutre l'arte, ma violenta la storia. Giova alla letteratura e nuoce alla vita. Abitare due mondi è una ricchezza e una fortuna; pretendere di farli coincidere, o solo scambiarli, è una sciagura.[18]
  • Ogni assoluto trasferito in terra produce mostri, despoti, violenze, regimi totalitari.[19]
  • Quando tramontano i miti, il loro posto è assunto dagli idoli. Non è la ragione a occupare gli spazi lasciati dalla mitologia, ma l'idolatria.[23]
  • Un plotone di Don Chisciotte farebbe paura; invece un Cavaliere solitario e anacronistico, fuor di senno e di tempo, accompagnato solo dal suo fido scudiero e da un grappolo di sogni, miti e allucinazioni suscita un nugolo di sentimenti: riso, tenerezza pietà e nostalgia. La solitudine è la sua follia ma è anche la nostra salvezza. Il suo irrealismo cavalleresco lo destina alla sconfitta storica e alla gloria letteraria. In palio per Don Chisciotte non c'è la conquista del potere e il dominio del mondo, ma il favore di Dulcinea del Toboso e dei suoi ammiratori.[19]

Imperdonabili[modifica]

  • Cattabiani ha calato il senso della trascendenza nel mondo, mostrando i nessi sottili, invisibili ma tenaci, che legano il cosmo in tutte le sue fibre. Cattabiani ha tirato fuori dalla superstizione e dal feticismo i legami dell'uomo con la terra, con l'acqua, con gli animali, con il cielo, con gli astri; e al tempo stesso ha composto un viaggio spirituale nella fede cristiana vissuta attraverso i santi e le feste, i calendari e gli innesti nelle civiltà precristiane. (Marsilio Editore, Venezia, 2017, p. 493, ISBN 978-88-317-2858-4)
  • Credo che il drogarsi sia il gesto estremo e delirante di una religione rovesciata, la ricerca di un assurdo aldilà, un altro mondo, tramite il dio dell'ebrezza, Dioniso. Una religione di paradisi momentanei, paradisi infernali. (p. 496)
  • James Hillman era uno di quei cinque, dieci autori recenti che ha raggiunto la gloria in vita, come una celebrità globale. Lasciò molti orfani e pochi allievi, tanto pubblico e pochi studiosi nel suo solco. (p. 315)
  • Malaparte fu populista e individualista, amando le «plebi» e il nazionalpopolare. Restò sempre un Superuomo dannunziano, con una vena estetica, esibizionista ed erotica che eccedeva sulla tensione ideale, etica e politica. Ossimoro vivente, incarnò la rivoluzione conservatrice: portò agli eccessi i due poli, la rivolta e la restaurazione. (p. 423)
  • [Malaparte] coltivò gli opposti radicalismi: fu fascista e maoista, difese Gobetti e Dumini per l'assassinio di Matteotti, elogiò Lenin e Farinacci, corteggiò Mussolini e Togliatti, finendo poi tra le braccia di padre Virginio Rotondi. (p. 424)
  • [Randolfo Pacciardi] Partì [per la guerra civile spagnola ] antifascista e tornò anticomunista. (p. 458)
  • Totalitarismo: tutto è dentro, niente è fuori, e tutto quel che resiste viene fatto fuori. (p. 376)

Bibliografia[modifica]

Note[modifica]

  1. L'allusione qui a Papa Francesco è evidente.
  2. Da Tramonti, Giubilei Regnani, Roma, 2017, p. 216. ISBN 978-88-98620-40-1
  3. Da Quotidiano Nazionale, 15 luglio 2003, p. 13.
  4. Da Gustosi momenti di trascurabile pidocchieria, il Giornale.it, 27 marzo 2011.
  5. Da Il sobrio orgoglio di essere "destri", il Giornale.it, 6 ottobre 2010.
  6. Da Gli evoluzionisti credono di essere Dio, il Giornale.it, 9 aprile 2010.
  7. Da Il sobrio orgoglio di essere "destri", il Giornale.it, 6 ottobre 2010.
  8. Da Il Censis-khan o l'Italia del nostro scontento, Libero, 9 dicembre 2007.
  9. Da Ecco perché in Tv la destra non esiste, il Giornale.it, 19 novembre 2010.
  10. Citato in Giuseppe Giacovazzo, Una svolta dopo l'altra da Fiuggi a Mirabello, LaGazzettadelMezzogiorno.it, 4 settembre 2010
  11. Da Tramonti, Giubilei Regnani, Roma, 2017, pp. 223-224. ISBN 978-88-98620-40-1
  12. Citato in Marco Travaglio, Carta Canta – Lo smemorato di Cologno, la Repubblica, 21 agosto 2005
  13. Dall'intervista di Federico Ferraù, Veneziani: si è sbagliato, la religione non è una cosa privata, il Sussidiario.net, 8 dicembre 2012.
  14. a b Da La vita non è Sanremo: svegliamoci, pupe e puponi connazionali, MarcelloVeneziani.it, 11 febbraio 2016.
  15. Da È morto Fausto Gianfranceschi, ultimo intellettuale reazionario, il Giornale.it, 20 febbraio 2012.
  16. a b p. 134
  17. Marsilio editori, 2017, p. 37, ISBN 978-88-317-2639-9
  18. a b p. 59
  19. a b c p. 137
  20. pp. 149-150
  21. p. 151
  22. p. 149
  23. p. 112

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