Giorgio Strehler

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Giorgio Strehler in compagnia di Milva

Giorgio Strehler (1921 – 1997), regista, sceneggiatore e teorico del teatro italiano.

Citazioni di Giorgio Strehler[modifica]

  • Dietro quella grazia e quella semplice solennità, Eduardo ha la semplicità di un calzolaio o di un pescatore e la fierezza di un principe dell'antica Grecia. Riverbera un'arguzia, un'ironia e una sana follia che andavano anche oltre quelle di Peppino, più esplicito, plateale e magnificamente fracassone. Peppino ha però dalla sua, rispetto al più aristocratico fratello, una capacità di inventiva e di euforica improvvisazione che lo hanno reso inimitabile.[1]
  • [Su Emanuele Luzzati] Di fronte alle sue scenografie si ha quasi sempre l'impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno.[2]

Citazioni su Giorgio Strehler[modifica]

  • Ci sono tanti modi per fare una cosa, ma solo uno è giusto per quell'attore, in quel momento, su quel palcoscenico. Non si dava pace finché non lo trovava. Credeva che la poesia del teatro potesse cambiare il mondo, ci credeva come in una missione. Quando penso al teatro di Giorgio, la prima cosa che mi viene in mente è una vitalità pazzesca. Il Piccolo restava chiuso per settimane mentre lui provava, ma tutta Milano, da fuori, sapeva che dietro quelle porte stava succedendo qualcosa. Questo non lo ha salvato dall'essere un uomo molto solo. "Non fare il mio sbaglio. Non credere che i cieli del teatro siano più belli di quelli veri", mi diceva. Il fatto è che i suoi, di cieli, erano i più belli. (Andrée Ruth Shammah)
  • Il mio debutto con Strehler fu del tutto casuale. Quel giorno mi trovavo a Milano per caso e avevo accompagnato una mia amica al provino col grande regista al Piccolo. [...] Qualche giorno dopo, quando ero già tornata a Roma, dei miei amici milanesi mi dicono che sul Corriere della Sera era uscito un annuncio proprio di Strehler: cercava quella ragazzina che aveva visto seduta in sala e che somigliava a Ingrid Bergman. Allora chiamo la segreteria del Piccolo, dicendo: forse il regista sta cercando me. Ed era proprio così. Chiesi a mia madre se potevo andare e lei rispose: vai. Credo sia stato un angelo a mettermi nelle mani del Maestro. (Monica Guerritore)
  • Il primo anno seguiva in auto il mio tram. Poi mi accompagnò a casa e fu amore. Giorgio era un tale genio e la passione mi ha talmente travolta.... A papà venne meno la voce. Vivevo al Piccolo, dormivo con Giorgio. È stato l'uomo che mi ha amata di più. [...] L'ho lasciato, mi faceva soffrire, aveva vizi che non potevo sopportare. Però mi ha fatto scoprire la cultura. Lui parlava e io stavo zitta: avevo solo da imparare. Ha intuito che potevo cantare, mi ha fatto scrivere le canzoni della mala. (Ornella Vanoni)
  • [Sugli insegnamenti ricevuti da Giorgio Strehler e Orazio Costa] Il rigore, la moralità, la disciplina. Si consideravano attori e non registi, segno di umiltà e di orgoglio, anche di amore per una categoria che oggi rappresenta l'evento tragico del teatro perché fa la fame e nessuno se ne preoccupa. (Gabriele Lavia)
  • La cosa straordinaria che ha fatto insieme a Paolo Grassi è di immaginare un teatro totalmente dentro la città, la civiltà, la cultura, la politica. Il teatro come un elemento necessario alla comunità. Il dramma del teatro adesso è di essersi scollato da tutto questo. Allora tutta Milano andava al Piccolo, ne parlava la gente, i giornali. Ogni prodotto artistico riguardava profondamente le persone: tutte, dal salumiere a Maria Giulia Crespi, non solo gli addetti al lavoro. Questo è il senso del teatro, il motivo per cui è nato e dovrebbe continuare ad esistere. Era un teatro fatto da persone che condividevano un ideale alto di società, un impegno politico. E poi altrettanto importante era per me la sua estetica. Perché nella sua sua estetica riusciva a mettere profondità, magia, leggerezza, bellezza. Erano sogni completi, reali, tangibili. Credo che il teatro debba fare sognare, portarci in un'altra dimensione. E il suo era pura poesia. (Laura Marinoni)
  • Lo considero il mio maestro, anche se lui detestava essere chiamato così, e lo sento come un altro padre. In teatro gli ho rubato più che ho potuto, nel privato abbiamo condiviso momenti preziosi. Tutti e due amavamo molto nuotare, andavo spesso da lui in Corsica. Passavamo le giornate in acqua e le serate a guardare i film di James Bond, gli piacevano da morire. (Lluís Pasqual)
  • Mentre sto facendo il servizio militare, qualcuno mi regala un libro di Strehler, Per un teatro umano. Parlavo un italiano imparato sui libretti d'opera. Con l'aiuto di un dizionario, comincio a leggerlo e non me ne stacco più. Sa quando si dice "affinità elettive"? Ecco, è quello che ho sentito con grande chiarezza. Mi sono scoperto attraverso il pensiero di un altro. (Lluís Pasqual)
  • Mi sono trasferito a Milano ed ho fatto uno spettacolo con Giorgio Strehler, anche. Ah, sì sì. Infatti ero molto, molto felice di ciò e devo dire che Strehler era una persona incredibile di una bravura e di... per carità era un gigione, era un esagerato. Quando aveva voglia, in certi pomeriggi di prove, lavorava solo lui. Tutti gli attori giù in platea e recitava lui tutte le parti. Però era bravo, bravo, bravo, bravo ed è uno che mi ha insegnato moltissimo. (Dario Penne)
  • Sono stato molto fortunato, devo dire, perché ho debuttato con uno dei massimi registi che abbia avuto il teatro a livello non solo italiano o europeo ma direi mondiale, Giorgio Strehler. (Lino Capolicchio)

Valentina Cortese[modifica]

  • Giorgio fu letteralmente un'altra cosa. Da lui aspettavo una bambina che persi nella gravidanza. Il nostro legame si rafforzò. Al di là delle incomprensioni, burrasche, litigi, che pure ci furono. Credo che nessuno mi abbia arricchito spiritualmente e umanamente come ha fatto lui. Mi sorprendo ancora quando penso al modo in cui sapeva farmi crescere, anche nella sofferenza che pure era capace di infliggermi.
  • Giorgio se ne è andato una notte di Natale. È curioso che nel grande evento della nascita lui ci abbandonasse. Non c'era tristezza in lui, ma la convinzione che la sola cosa che può salvarci è il teatro. Era la sua fede.
  • La sua ex diceva che lui amava incontri erotici di gruppo: che strano, quando stava con me gli bastavo io.

Note[modifica]

  1. Citato in Pappagone e non solo, a cura di Marco Giusti, Mondadori, 2003.
  2. Citato in Addio allo scenografo Emanuele Luzzati: «Genova era la mia grande ispiratrice», la Repubblica, 26 gennaio 2007.

Voci correlate[modifica]

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