Henry James

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Henry James

Henry James (1843 – 1916), scrittore e critico letterario statunitense.

Citazioni di Henry James[modifica]

  • È l'arte che fa la vita, fa l'interesse, fa l'importanza [...] e non conosco alcun sostituto alla forza e alla bellezza del suo processo. (da Lettera a H. G. Wells)
  • Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno. (da Transatlantic Sketches, 1875; citato in Perugia, Guide Electa Umbria, 1993)
  • In arte l'economia è sempre bellezza. (da Le prefazioni)
  • L'uomo sano e saggio non si allontana mai dalla ragione e non si concede nessuno svago se non quello del proprio lavoro. (da La lezione dei maestri)
  • [Su Isabella Stewart Gardner, a proposito di] quelle sere alla sua mensa e nel suo palco, quei tè nelle sue belle sale coperte di quadri, che mi splendono agli occhi della memoria come vere stazioni di salvezza. (citato in Aline B. Saarinen, I grandi collezionisti americani, Einaudi Editore, 1977 da La Lettura, Rizzoli Editore, dicembre 1977)

Daisy Miller[modifica]

Incipit[modifica]

A Vevey, in Svizzera, c'è un albergo particolarmente confortevole. Di alberghi ce ne sono molti, del resto, dato che accogliere i turisti costituisce la principale attività della cittadina. La quale, come molti viaggiatori ricorderanno, è situata all'estremità di un lago d'un azzurro notevole.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni su Daisy Miller[modifica]

  • Certo nella sua opera, tutta sotto il segno dell'elusività, del non detto, della ritrosia, questo si presenta come uno dei racconti più chiari, con un personaggio di ragazza pieno di vita, eppure è un racconto non meno misterioso degli altri di questo introverso autore, tutto intessuto com'è dei temi che s'affacciano, sempre tra luce e ombra, lungo l'intera sua opera. (Italo Calvino)
  • Daisy Miller è una personalità terribilmente intrigante, un simbolo della vitalità e della fraschezza tipiche del Nuovo Mondo, che anela all'indipendenza nel rifiuto di adeguarsi alle aspettative sociali del Vecchio Mondo europeo. (Peter Bogdanovich)

Ritratto di signora[modifica]

Incipit[modifica]

Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no – c'è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l'innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancor molta ne rimaneva, ch'era della più bella e fine qualità.

Citazioni[modifica]

  • È sciocco dubitar di sé stessi come sarebbe dubitare del proprio miglior amico: anzi si deve cercare di essere il proprio migliore amico e di vivere così in eletta compagnia. (p. 48)
  • Uno non rinuncia al suo paese come non rinuncia alla sua nonna: sono ambedue istituzione antecedenti alla sua scelta: elementi del complesso della sua vita che non possono esser completamente eliminati. (p. 86)
  • Chiamo ricca la gente ch'è in grado di realizzare gl'impulsi della propria immaginazione. (p. 177)
  • Quando un'amicizia cessa di crescere, comincia immediatamente a declinare, non essendoci alcun punto di equilibrio tra il piacer di più e il piacer meno. (p. 315)
  • […] essendo infatti uno degli svantaggi dell'esprimere avversione, che voi non potete godere nello stesso tempo il credito dell'esprimer simpatia. (p. 484)

L'americano[modifica]

Incipit[modifica]

Pietro Pignata[modifica]

In una splendida giornata di maggio dell'anno 1868 un signore se ne stava disteso a proprio agio sul grande divano circolare che a quel tempo occupava il centro del Salon Carré, al Museo del Louvre. Quest'ampio sofà è stato in seguito rimosso, con estremo rincrescimento di tutti coloro che, pur amando le bele arti, desideravano riposare ogni tanto le loro ginocchia; ma il signore in questione aveva preso tranquillamente possesso del suo cantuccio più morbido, e, con la testa appoggiata allo schienale e le gambe distese in avanti, stava ammirando la bellissima «Immacolata Concezione» del Murillo, visibilmente compiaciuto della posizione in cui si trovava.

Bruno Oddera[modifica]

In una luminosa giornata di maggio dell'anno 1868, un gentiluomo era comodamente adagiato sul grande divano circolare che, in quel periodo, occupava il centro del Salon Carré, nel Museo del Louvre. Questa comoda ottomana è stata in seguito tolta, con vivissimo rincrescimento di tutti gli appassionati di belle arti dalle ginocchia un po' deboli; ma il signore in questione si era tranquillamente impadronito del punto più soffice e, con il capo arrovesciato all'indietro e le gambe allungate, stava contemplando la bellissima Madonna del Murillo sorretta dalla luna, e si godeva appieno la propria posizione.

Citazioni[modifica]

  • Newman guardò per qualche istante la signora Tristram, lisciandosi i baffi.
    «È una vera bellezza?» domandò.
    «No»
    «Oh, allora è inutile...»
    «Non è una bellezza, ma una donna bellissima: due cose assai diverse. Una bellezza non ha difetti sul volto; il volto di una donna bellissima può avere dei difetti che non fanno che rendere più profondo il suo fascino». (1988, p. 49)
  • Il gentiluomo sul divano era un formidabile esemplare americano. Ma non si limitava ad essere un bell'americano; era in primo luogo, fisicamente, un bell'uomo. (1993, p. 19)
  • Come dice il proverbio francese, la più bella donna del mondo può dare soltanto ciò che possiede. (1993, p. 40)
  • Non è una bellezza, ma è bella, due cose molto diverse. Una bellezza ha un viso impeccabile, mentre il viso di una bella donna può avere difetti che servono soltanto a intensificare il suo fascino. (1993, p. 43)
  • Monsieur sa bene com'è Parigi. Una città pericolosa per la bellezza, quando la bellezza non possiede un sou. (1993, p. 47)
  • Io trovo che si riesce a derivare molto più piacere da questa malinconica esistenza se non si guarda troppo per il sottile. (1993, p. 73)
  • La gente è superba soltanto quando ha qualcosa da perdere, e umile quando ha qualcosa da guadagnare. (1993, p. 80)

Roderick Hudson[modifica]

  • Stare a Roma e non far mai una passeggiata a piedi, sarebbe, mi sembra, poco divertente. (p. 251)
  • Ogni persona porta nella sua religione le caratteristiche della sua natura. (p. 254)
  • La chiesa cattolica era un tempo la più superba istituzione del mondo, e s'imponeva alle anime umane. Se in un organismo così potente si scoprono imperfezioni, che fede possiamo avere nelle nostre piccole idee e filosofie? Che cosa è bene e cosa è male? Qual è la cosa che realmente importa? Qual è una giusta regola di vita? (p. 255)
  • Napoli – una città dove il «piacere» è attivamente coltivato. (p. 268)
  • La civiltà di una nazione dovrebbe essere misurata in base alla deferenza verso il sesso debole. (p. 274)
  • Uno scultore non è un sarto. (p. 275)
  • Mi piacerebbe dirvi questo: siate come siete, siate come volete, ma qualche volta fate come vi dico io. (p. 302)
  • Se non fossi venuto a Roma, non mi sarei mai innalzato, e se non mi fossi innalzato, non sarei caduto. (p. 384)

Incipit di alcune opere[modifica]

Giro di vite[modifica]

La storia ci aveva tenuti abbastanza in sospeso, lì intorno al fuoco. Ma a parte l'ovvia constatazione che era macabra (come si addice, del resto, a ogni strana storia raccontata in una vecchia dimora la vigilia di Natale) non ricordo altro commento finché qualcuno osservò che quello era il solo caso, a sua conoscenza, che una visitazione del genere fosse toccata a un bambino.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Gli ambasciatori[modifica]

Strehter, arrivando all'albergo, chiese per prima cosa del suo amico. Ma non dette segno di disappunto quando gli dissero che Waymar non sarebbe stato lì prima di sera.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

L'Angolo Allegro[modifica]

«Tutti mi chiedono che cosa penso di ogni cosa» disse Spencer Brydon «e io per rispondere faccio del mio meglio, usando un tono evasivo, eludendo il problema, scoraggiandoli con le mie stupidaggini. In verità» aggiunse «a nessuno potrebbe interessare la mia opinione poiché, anche se riuscissi a rispondere con prontezza a domande così sciocche su problemi così vasti, i miei pensieri sarebbero sempre strettamente correlati a me e alla mia esistenza.» Stava parlando con Miss Staverton. Da almeno un paio di mesi cercava ogni pretesto per potere conversare con lei.

Le ali della colomba[modifica]

Aspettava, Kate Croy, che suo padre rincasasse, ma egli la faceva attendere in modo incomprensibile, e c'erano momenti in cui la ragazza presentava a se stessa, nello specchio sul caminetto, un viso addirittura impallidito dall'irritazione che l'aveva portata al punto di andarsene senza vederlo. A quel punto però era rimasta; cambiando posto, muovendosi dal logoro divano alla poltrona ricoperta di una stoffa lucida che dava l'impressione – l'aveva provata – dello scivoloso e insieme dell'appicicaticcio. Aveva guardato le stampe giallastre sulle pareti e l'unica rivista dell'anno prima che insieme con un lumetto di vetro colorato e uno sgualcito centrino bianco lavorato coi ferri cooperava a ravvivare l'effetto del tappeto violaceo sulla tavola principale; soprattutto, di tanto in tanto, aveva fatto una breve sosta sul balconcino a cui si accedeva dalle due porte-finestre.

Owen Wingrave[modifica]

«Parola mia, avete perso la testa!», urlò Spencer Coyle mentre il giovanotto, livido e ansimante, ripeteva: «Ormai ho deciso! Non cambierò idea!». Erano pallidi entrambi, ma Owen Wingrave sorrideva in una maniera assolutamente esasperante per il suo istruttore il quale, tuttavia, conservava abbastanza discernimento da capire che quella smorfia sforzata tradiva un nervosismo estremo, del tutto comprensibile.

Citazioni su Henry James[modifica]

  • Da buon melodramma – e L'americano lo è, senza equivoci o remissioni, con tutti gli elementi esteriori del feuilleton, non ancora sublimati nella metafora come sarà nelle fasi successive dell'opera jamesiana: un castello sinistro, un duello, un delitto segreto, una confessione sul letto di morte, un'eroina che si chiude, sepolta viva, tra le mura di un convento situato in rue de l'Enfer – il romanzo abbonda in contrapposizioni radicali e manichee, bianco contro nero, buoni contro malvagi, innocenza americana contro raffinate crudeltà europee, una mappa perfetta di quel mondo diviso in due che Peter Brook ci descrive ammirevolmente nel suo L'immaginazione melodrammatica. (Guido Fink)

Bibliografia[modifica]

  • Henry James, Daisy Miller, 1878.
  • Henry James, Gli ambasciatori, 1903.
  • Henry James, L'americano (The American), a cura di Pietro Pignata, TEA, Torino 1988.
  • Henry James, L'americano (The American), traduzione di Bruno Oddera, introduzione di Guido Fink, TEN, Roma 1993.
  • Henry James, L'Angolo Allegro, traduzione di Adria Tissoni, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Henry James, Owen Wingrave, traduzione di Gianni Pilo, in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995.
  • Henry James, Ritratto di signora, traduzione di Carlo e Silvia Linati, Einaudi, 1976.
  • Henry James, Roderick Hudson, traduzione di Margherita Guidacci, Cappelli, 1960.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]