Robert Louis Stevenson

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Robert Louis Stevenson

Robert Louis Balfour Stevenson (1850 – 1894), scrittore e poeta scozzese.

Citazioni di Robert Louis Stevenson[modifica]

  • Ci sono due ragioni che devono guidare le scelte importanti della vita: la prima è una predisposizione innata in chi compie una scelta; la seconda è che l'attività scelta sia di qualche utilità.[1]
  • Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita.[2]
  • I cani vivono con l'uomo come i cortigiani intorno al monarca. La loro principale preoccupazione è di poter entrare nelle buone grazie di questo mondo di piccoli guadagni e di carezze. E io leggo nella vita di questi nostri compagni gli stessi procedimenti della ragione, gli stessi antichi e fatali conflitti del giusto contro l'ingiusto, la stessa lotta contro le consuetudini troppo rigide. Li vedo con le nostre debolezze, eppure… Eppure, mentre si affrettano davanti a me nella strada con la coda in aria, o mi si avvicinano solo per sollecitare il mio sguardo, capisco che lo scopo segreto della loro vita resta per noi imperscrutabile.[3]
  • Il nostro compito in questo mondo non è avere successo, ma continuare a fallire, di buon umore.
Our business in this world is not to succeed, but to continue to fail, in good spirits.[4]
  • La politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica.[5]
  • Lo stile sarà dunque più perfetto non già, come dicono gli sciocchi, quando è più naturale (quello più naturale è il borbottio disarticolato di chi racconta vecchie cronache); ma quando raggiunge il grado più elevato di ricchezza d'implicazioni e di consapevole eleganza senza farlo troppo notare [...].[6]
  • Non ci sarà mai nessuno più originale di Montaigne, e, ovviamente, non c'è alcuno più dissimile da lui di Cicerone, eppure nessuno potrà non accorgersi di quanto l'uno deve aver cercato di imitare l'altro.[7]
  • Odio il cinismo più del diavolo; a meno che siano la stessa cosa.[8]
  • Ogni qualvolta leggevo un libro o un brano che mi rallegrava particolarmente, nel quale una cosa veniva detta o un passo veniva reso con proprietà indiscutibile, nel quale riconoscevo una considerevole potenza o una felice originalità nello stile, dovevo sedermi subito e capire come imitare quelle qualità. [....] Che piaccia o no, questo è il mezzo per imparare a scrivere.[7]
  • Ognuno vive vendendo qualcosa.[9]
  • Se i tuoi principi morali ti rendono triste, puoi essere certo che sono sbagliati.[9][10]
  • Sotto l'immenso volto stellato | ch'io sia sepolto, ch'io sia lasciato. || Lì si riposi chi, ormai quieto, | viveva lieto, lieto morì. || Tu solo questo scrivi per me: | quivi lui dorme ove volle, ov'è. || Così si torna dai flutti foschi, | così, la sera, a casa dai boschi. [Epitaffio][11]
  • Tutti, prima o poi, siedono a un banchetto di conseguenze.[12]
  • [...] una fame di cose senza speranza bracca | i nostri spiriti per tutta la vita.[13]
  • Uno dei libri che ha esercitato l'influenza più profonda su di me mi è capitato tra le mani molto presto, tanto che potrebbe prendere il posto del primo, anche se credo di aver avvertito il suo effetto solo più avanti, e forse è un effetto che ancora deve dispiegarsi in tutta la sua portata, perché si tratta di un libro che non finisce mai di comunicarci qualcosa: i Saggi di Montaigne. Quella visione della vita così misurata e intelligente[14] è un dono grandissimo da mettere nelle mani dei nostri contemporanei; essi potranno trovare nel sorriso di quelle pagine un serbatoio di eroismo e di saggezza di antico stampo, sentiranno tremare le loro piccole convenzioni quotidiane e le loro ortodossie fanatiche, e (se hanno il dono della lettura) si renderanno conto che questi scossoni non sono ingiustificati né irragionevoli; e ancora (sempre se hanno il dono della lettura) finiranno per rendersi conto che quel vecchio gentiluomo era una persona mille volte più degna di loro e dei loro contemporanei, e con una visione della vita mille volte più nobile.[15]

Citato in Pietro Citati, Dottor Jekyll e mister Stevenson

la Repubblica, 30 novembre 1994.

  • Mi hanno sempre accusato di essere "leggero e senza cuore": ciò che è una cosa eccellente; se non avessi il cuore leggero, morirei.
  • Niente bagaglio, ecco il segreto dell'esistenza.
  • Perfino la calma della vita quotidiana è fragile come il vetro: una specie di tremito anima tutte le cose, viviamo in un universo di una segreta amarezza.

Citato in Lloyd Osbourne, La morte di Stevenson

in Robert Louis Stevenson, Weir di Hermiston, cit.

  • Quando un uomo comincia a perfezionare le proprie facoltà, e continua a perfezionarle, con instancabile perseveranza, può compiere miracoli.
  • Noi non viviamo per le necessità della vita; in realtà a nessuno gliene importa nulla; quello per cui viviamo sono le superfluità.
  • Il più triste spettacolo della Civiltà, e secondo me la più grande confessione di fallimento della Civiltà, è l'uomo che può lavorare, che vuole lavorare, e a cui non è permesso di lavorare.
  • La mia testa, oh, la mia testa! [ultime parole, pronunciate dopo un colpo apoplettico. Osbourne (figliastro di Stevenson), assente al momento, cita la testimonianza della propria madre e della propria sorella]

Citato in Luciana Pirè, L'eresia di Caino

in Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Giunti, Firenze, 1996. ISBN 88-09-20915-X

  • La mia filosofia della vita rinuncia a queste rinunce. Sono persuaso che non guadagniamo niente che sia minimamente paragonabile a quello che perdiamo indietreggiando da qualsiasi territorio della vita. (p. XII)
  • Gli appetiti mortificati non sono mai una saggia compagnia. (p. XIV)
  • La virtù non ci è d'aiuto, né è stata intesa per esserlo. (p. XIV)
  • Cristo non avrebbe mai voluto sentire di una moralità negativa: tu dovrai è stato il suo verbo, che ha preso il posto di tu non dovrai. (p. XIV)
  • Ciascuna massima dovrebbe farci sentire che poggiamo i piedi su fondamenta sicure anche nel fluire del tempo e dei cambiamenti; ciascuna dovrebbe provarci di resistere immobile, sorretta dalle stelle eterne, nel torrente degli anni e delle generazioni che spazzano via e inghiottono dottrine e armamenti e imperi.[16] (p. XIV)
  • Le nostre religioni, le nostre morali sono state raffazzonate allo scopo di compiacerci. (p. XIV)
  • Il sordido può avere la sua dignità. In natura, di solito ce l'ha. (p. XV)
  • Tutti i dogmi sono pura forma. (p. XVII)

Catriona[modifica]

Incipit[modifica]

Il 25 agosto 1751, verso le due del pomeriggio, io David Balfour, uscivo dalla British Linen Company, scortato da un fattorino che mi seguiva con una borsa di denaro, mentre alcuni dei più importanti uomini d'affari si inchinavano dalle porte dei loro uffici al mio passaggio. Due giorni prima, anzi più esattamente ieri mattina, non ero che un mendicante vestito di stracci, ridotto agli ultimi scellini. Mi era compagno un uomo condannato per alto tradimento mentre sulla mia testa era stata messa una taglia per un delitto di cui parlava tutto il paese. Ora invece avevo ripreso il mio grado sociale, cioè quello di proprietario terriero, avevo con me un fattorino che mi portava il denaro, raccomandazioni in tasca e, come si suol dire, la fortuna a portata di mano.

Citazioni[modifica]

  • La coscienza tranquilla è la base del coraggio [...]. (XI)

Explicit[modifica]

Quanto a David e a Catriona, ebbene vi osserverò assai da vicino nei prossimi giorni per vedere se avrete il coraggio di prendere in giro papà e mamma. È vero che non siamo stati saggi come avremmo dovuto e che soffrimmo senza motivo, ma crescendo capirete che anche l'ingegnosa signorina Barbara e il valente signor Alan non saranno molto più saggi dei loro genitori. La vita dell'uomo su questo mondo è assai buffa. Si parla di angeli che piangono, ma io penso che essi debbano tenersi i fianchi dal gran ridere quando ci guardano; e poi ci fu una cosa che decisi di fare quando iniziai questa mia lunga storia: quella cioè di raccontare tutto proprio come successe.

Conversazione e conversatori[modifica]

Incipit[modifica]

Non può esservi ambizione più bella di quella di eccellere nella conversazione; di essere affabile, gaio, pronto, chiaro e ben accetto; di avere un fatto, un pensiero, o un'immagine che si adatti a ogni argomento; e non soltanto per rallegrare il trascorrere del tempo con le persone care, ma per sostenere la nostra parte in quel grande congresso internazionale, sempre convocato, dove i torti pubblici sono dapprima dichiarati, gli errori pubblici dapprima corretti, e il corso della pubblica opinione avviato giorno per giorno un po' più vicino al giusto.

Citazioni[modifica]

  • La letteratura non è in molti suoi rami se non l'ombra della buona conversazione; ma l'imitazione è lontana dal corrispondere all'originale vivacità, nella libertà e nel risultato.
  • [...] il primo dovere dell'uomo è di parlare; questo è il suo principale compito in questo mondo [...].
  • La lotta è il sale della vita; i rapporti più amichevoli sono anch'essi una specie di contestazione; e, se non vogliamo rinunciare a tutto quello che ha valore per la nostra sorte, dobbiamo continuamente affrontare qualche altra persona, occhi negli occhi, e guardarci dal cedere sia all'amore che all'avversione.
  • Il matrimonio è un'unica lunga conversazione, interrotta da dispute.

Emigrante per diletto[modifica]

Incipit[modifica]

Ho incontrato per la prima volta i miei compagni di viaggio a Glasgow, sul molo di Broomielaw. Da lì iniziammo a scendere lungo il corso del Clyde con uno spirito tutt'altro che amichevole; ci guardavamo con sospetto, come possibili nemici. Alcuni scandinavi, che conoscevano già il Mare del Nord, erano socievoli e loquaci e fumavano la pipa; tra gli inglesi, invece, distacco e sospetto regnavano sovrani. Il sole fu presto coperto dalle nuvole e il vento si fece più freddo e pungente, mentre noi continuavamo a scendere l'ampio estuario del fiume; con l'abbassarsi della temperatura, aumentava la tristezza tra i passeggeri. Chiunque fosse salito a bordo avrebbe potuto pensare che tutti quanti noi ci stessimo nascondendo dalla legge. A malapena ci scambiavamo qualche parola e non ci univa nessuna sensazione se non quella del freddo, ma alla fine, una volta arrivati a Greenock, un braccio indicò velocemente a dritta e ci venne annunciato che eravamo in vista della nostra nave. Eccola lì, in mezzo al fiume, ancorata al Tail of the Bank, con la bandiera al vento: un muro di parapetti, una strada di tughe bianche, una foresta grandiosa di alberi e pennoni, più grande di una chiesa, che presto sarebbe stata tanto popolosa come una di quelle città che stavano sorgendo in quella terra verso la quale stava per condurci.

Citazioni[modifica]

  • La totale astinenza, come tutte le soluzioni ascetiche, è nemica della parte più generosa dell'uomo, di quella più felice e più umana [...]. (IV)
  • Da quanto riuscii a vedere, le tre grandi cause dell'emigrazione erano il bere, la pigrizia e l'incompetenza, e per tutte e tre, ma sopratutto per il bere, questo trucco di farsi trasportare al di là dell'oceano mi sembra il più sciocco dei rimedi. Non si può fuggire dalla propria debolezza; prima o poi bisogna affrontarla o soccombere. E se deve essere così, allora perché non subito, e lì dove ci si trova? (IV)

Gli accampati di Silverado[modifica]

Incipit[modifica]

La scena di questo libretto si colloca su di un'alta montagna. Ce ne sono senza dubbio di molto più elevate, e ce ne sono parecchie dal più nobile profilo. Non è un luogo di pellegrinaggio per viaggiatori frettolosi; ma per chi vive sui suoi fianchi il Mount Saint Helena non tarda a divenire un centro d'interesse.

Citazioni[modifica]

  • Bisogna ricordare che siamo nella terra dei postiglioni e dei banditi, una terra, in questo senso, non dissimile dall'Inghilterra di cento anni fa. [...] Il culto del postiglione è quanto mai florido nei luoghi in cui ci sono i rapinatori di strada e dove la guardia viaggia armata, e la diligenza non è solo un punto di raccordo fra città e campagna, o un tramite di notizie, ma effonde attorno a sé un aroma bellicoso, come uno che vorrebbe essere fratello di un soldato. (pp. 12-13)
  • La California si vanta dei suoi famosi postiglioni e, fra i più grandi, Foss resta indimenticabile. Lungo le strade montane, abominevoli e prive di steccati, lancia la pariglia con poco riguardo per la vita umana e il calcolo delle probabilità. Viaggiatori rattrappiti dalla paura che rasentano l'eternità ad ogni curva, guardano con naturale ammirazione al volto pesante, sanguigno e impassibile del conducente. (p. 13)
  • L'intero circondario di Mount Saint Helena è pieno di zolfo e di sorgenti d'acqua bollente. I geyser sono famosi e costituivano un tempo la riserva di calore degli indiani prima che giungessero i bianchi. Lake County è punteggiata dalle sorgenti termali; Hot Springs e White Sulphur Springs sono i nomi di due stazioni lungo la ferrovia di Napa Valley; la stessa Calistoga sembra posare su una pellicola che la separa da un bollente lago sotterraneo. (p. 15)
  • Penso ad ogni modo che ognuno di noi appartenga a paesi diversi e con ogni probabilità il continuo viaggiare e le amicizie sparse ovunque preludono in qualche modo all'eutanasia delle antiche nazioni. (p. 21)
  • Il turismo è l'arte della delusione. (p. 22)
  • Gustare un vino pregiato è un rito poetico che richiede il candore abbacinante della tovaglia e la presenza di una divinità invocata da due o tre muti fedeli che lo degustino con delicatezza, serbandone il ricordo: infatti una bottiglia di buon vino, come una buona azione, non perde il proprio fulgore nel ricordo. (p. 24)
  • [...] il vino è poesia imbottigliata [...]. (p. 25)
  • [...] la vecchia patria è sempre il vero amore, mentre le altre non sono che scappatelle. (p. 31)
  • La Scozia non è definibile e la sua unità esiste solo sulla carta geografica. Due lingue e molti dialetti, numerose forme di devozione e altrettanti campanilismi e pregiudizi ci dividono molto più di quanto possono l'est o l'ovest della grande America. (p. 31)
  • Questa resta la cosa più strana di ogni viaggiatore, che cioè si porti dietro inevitabilmente le sue incongrui memorie. (p. 61)
  • Non esistono terre straniere, ad essere straniero è solo il viaggiatore [...]. (p. 61)
  • Anche il buon senso è una sorta di convenzione. (p. 92)
  • All'immaginazione piace baloccarsi con le cose inesistenti. (p. 100)
  • Poi una delle due diligenze piombò sulla Toll House con gran fracasso e in mezzo a nugoli di polvere; non s'era ancora placato il tumulto che l'altra venne ad appaiarsi. Si trattava di poderosi veicoli con robusti traini di cavalli e i loro bravi carichi, gli uomini in maniche di camicia, le donne fasciate di veli, e la lunga frusta che scoppiettava come una pistola [...]. (p. 106)
  • L'umiliazione ci vien sempre dai modi di vita più bizzarri e più semplici. (p. 124)
  • Dove c'è un uomo, c'è anche la bugia. (p. 130)
  • Sebbene l'avvento del giorno sia il momento più esaltante, la sua dipartita, e con essa il ritorno della notte, ci rinnova e ci placa, e nei pascoli del crepuscolo ci sentiamo come bestiame che esulta in assenza d'ogni carico. (p. 145)
  • [...] quanto più è solo con la natura, tanto più l'uomo e le sue gesta crescono nella considerazione dei suoi simili. (p. 146)

Citazioni su Gli accampati di Silverado[modifica]

  • E in una luce particolare va posto questo volumetto dedicato alla Davos rusticana di un pugno di malati – e in parte di falliti – che conservano la loro precaria salute in questo Zauberberg di frontiera infestata da serpenti a sonagli ed erbe venefiche. Una luce che consenta di cogliervi quella maturità stilistica che è sul punto di germinare nella libertà d'invenzione, di sciogliersi in via definitiva dagli ultimi vincoli di un personale vissuto e dai residui di un lungo, estenuante tirocinio. (Attilio Brilli)

Il Master di Ballantrae[modifica]

Incipit[modifica]

Originale[modifica]

The full truth of this odd matter is what the world has long been looking for, and public curiosity is sure to welcome. It so befell that I was intimately mingled with the last years and history of the house; and there does not live one man so able as myself to make these matters plain, or so desirous to narrate them faithfully. I knew the Master; on many secret steps of his career I have an authentic memoir in my hand; I sailed with him on his last voyage almost alone; I made one upon that winter's journey of which so many tales have gone abroad; and I was there at the man's death. As for my late Lord Durrisdeer, I served him and loved him near twenty years; and thought more of him the more I knew of him. Altogether, I think it not fit that so much evidence should perish; the truth is a debt I owe my lord's memory; and I think my old years will flow more smoothly, and my white hair lie quieter on the pillow, when the debt is paid.[17]

Simone Barillari[modifica]

La nuda verità su questa strana faccenda è stata a lungo cercata da tutti, e sarà certo gradita alla pubblica curiosità. Il caso volle che fossi intimamente immischiato nella storia degli ultimi anni della famiglia; e che non ci sia nessun altro in grado di chiarire meglio di me questi fatti, né altrettanto desideroso di raccontarli fedelmente. Ho conosciuto bene il Master di Ballantrae. Ho ricordi di prima mano di molti passi oscuri della sua carriera; fui praticamente l'unico ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio per mare; partecipai a quella traversata invernale su cui tante dicerie sono circolate; ed ero con lui quando morì. Per quanto riguarda il defunto Lord Durrisdeer, l'ho servito e amato per quasi vent'anni, stimandolo di più quanto più lo conoscevo. Pensandoci bene, non credo giusto che una tale testimonianza perisca con me. Ho un debito di verità con la memoria del mio signore, e sono sicuro che la mia vecchiaia fluirà più serena e i miei capelli bianchi riposeranno più quieti sul cuscino quando il debito sarà pagato.[18]

Giulia Celenza[modifica]

Un veritiero e compiuto resoconto degli stranissimi casi ch'io son per narrare è cosa che la gente brama da tempo e che stimolerà di sicuro la pubblica curiosità. La sorte volle che io fossi intimamente connesso colle vicende dei Duries della penultima generazione; e non esiste altra persona al mondo, capace quanto me di chiarire certi fatti, o altrettanto desiderosa di riferirli fedelmente. Ebbi motivo di conoscere bene Sua signoria; ho in mia mano una memoria autentica di vari incidenti segreti della vita; fui pressoché solo ad accompagnarlo nella sua ultima traversata; presi parte a quell'invernale peregrinazione sulle sue tracce, la quale ha dato origine a tante dicerie; e mi trovai presente alla morte di lui. Quanto al defunto Lord Durrisdeer, l'ho servito e amato per circa vent'anni, stimandolo ognor più, via via che imparavo a conoscerlo meglio. D'altronde, non mi par lecito portar meco nella tomba la mia conoscenza dei fatti: debbo rivelare la verità in omaggio alla memoria di sua eccellenza e, quando avrò soddisfatto quest'obbligo, la mia vecchiaia trascorrerà più tranquilla, e la mia testa canuta riposerà meglio sul capezzale.[19]

Oriana Previtali[modifica]

A lungo il mondo ha cercato di sapere tutta la verità di questa intricata vicenda e sono sicuro che il pubblico la accoglierà favorevolmente. Volle il caso che io fossi intimamente connesso con gli ultimi anni e con la storia della famiglia e non c'è un solo essere vivente che sia quanto me in grado di far luce su certi fatti, o altrettanto desideroso di riferirli fedelmente. Io ho conosciuto il Signore di Ballantrae; ho in mano un autentico memoriale di molti passi segreti della sua carriera; lo accompagnai, quasi solo, nella sua ultima traversata; un altro memoriale stesi in occasione di quel viaggio nel cuor dell'inverno, di cui tante fole sono andate in giro, e fui presente alla sua morte. Quanto al defunto Lord Durrisdeer, l'ho servito e l'ho amato per quasi vent'anni; e più lo conoscevo, più lo stimavo. Tutto compreso, non mi sembra opportuno che tante prove spariscano; sono debitore della verità alla memoria di Milord; e credo che i miei vecchi anni scorreranno più placidi e i miei capelli bianchi poseranno più tranquilli sul guanciale, quando il debito sarà stato pagato.

Citazioni[modifica]

  • [...] coloro i quali hanno avuto la peggio in combattimento cercano sempre ansiosamente di persuadersi di essere stati traditi. (I; 1989)
  • Chiunque parli abbastanza a lungo troverà chi gli crede. (I; 1989)
Quando le cose vengono ripetute a ogni piè sospinto, finiscono sempre con l'essere prese per vere. (2011)
  • Ballantrae decideva la via da seguire prillando una moneta, e una volta che io protestai per quella puerilità, egli mi rispose con una singolare osservazione che non ho mai dimenticato:
    – Non conosco modo migliore, – mi disse, – di esprimere il mio disprezzo per la ragione umana. (III; 1989)
  • [...] non esistono persone tanto lontane fra loro, quanto coloro che sono sposati e, al tempo stesso, indifferenti; sembrano vivere fuori portata di voce e non avere lingua in comune. (IV; 1989)
  • [...] anche nel migliore ordito della duplicità, si trova sempre un punto debole che, se ben colpito, farà allentare e cadere tutta la trama. (IV; 1989)
  • Una delle cose peggiori della passione amorosa è che la voce finisce col divenire più importante delle parole e colui che parla più di quanto egli dice. (IV; 1989)
  • – O Signore, – disse [Alessandro], – io ti ringrazio e mio figlio ti ringrazia per le tue grandi e molteplici misericordie. Dacci la pace per un po' di tempo; difendici dal malvagio. Colpiscilo, o Signore, sulla bocca bugiarda! [preghiera] (VI; 1989)
  • Non sempre l'uomo è quel vigliacco e neppure quel buon cristiano che crede di essere. (Il Signore di Ballantrae; IX; 1989)
  • [...] questo è il principio essenziale della vendetta; l'odio che si tradisce è odio impotente. (IX; 1989)
  • Quando si approfitta del proprio vantaggio senza pietà, allora si fa la guerra. (Signor Bally; IX; 1989)
  • Io ho una natura regale. Questa è la mia disgrazia!
    – Finora è stata la disgrazia degli altri, – osservai. – Il che mi sembra un po' al disotto della regalità. (dialogo tra Bally e Mackellar: IX; 1989)
  • [...] per ogni cosa ci sono due parole: una parola che ingrandisce e una che rimpiccolisce [...]. (Signor Bally; IX; 1989)
Ogni cosa la si può spiegare in due modi: con uno la si fa diventare gigantesca, con l'altro minuscola. (2011)

Explicit[modifica]

Uno degli uomini lasciati con me era bravo a scolpire la pietra e prima che Sir William tornasse a prenderlo gli feci incidere su di un macigno questa iscrizione, con cui posso adeguatamente chiudere il mio racconto:

GIACOMO DURIE
EREDE DI UN TITOLO SCOZZESE
MAESTRO DELLE ARTI E DELLE GRAZIE
AMMIRATO IN EUROPA ASIA E AMERICA
IN GUERRA E IN PACE
SOTTO LE TENDE DEI CACCIATORI SELVAGGI
E NELLE CITTADELLE DEI RE
DOPO AVER TANTO CONQUISTATO COMPIUTO
E SOFFERTO
GIACE QUI DIMENTICATO

ENRICO DURIE
SUO FRATELLO
DOPO UNA VITA DI IMMERITATE SVENTURE
CORAGGIOSAMENTE SOPPORTATE
MORÌ QUASI NEL MEDESIMO ISTANTE
E DORME NELLA STESSA TOMBA
COL SUO FRATERNO NEMICO

LA PIETÀ DELLA SPOSA
E DI UN VECCHIO SERVITORE
QUESTA PIETRA POSE
AD ENTRAMBI

[Traduzione di Oriana Previtali]

Citazioni su Il Master di Ballantrae[modifica]

  • A un certo punto (e il lettore dice: finalmente!) Henry reagisce e decide di affrontare James con la forza e con l'ingegno, ma è anche vero che da questo stesso punto Henry incomincia a imitare James, a essere sempre più simile a lui fino ad essergli identico: spietato, astuto, sprezzante, sulfureo. I due fratelli moriranno a poca distanza di tempo dopo la resa dei conti finale, ma James muore come se stesso, Henry muore come James, goccia di mercurio riassunta e annullata nel metallo liquido dell'altro. (Michele Mari)
  • A un tratto avvertiamo d'esser sul punto d'esorbitare dall'àmbito umano per avventurarci su un terreno fuori dei limiti normali. Il rapporto tra i due fratelli ci è ormai impenetrabile, perché li vediamo obbedire a istinti, che ci restano segreti: il fratello innocente ha la cocciuta pertinacia di un cane, che cerca padrone; il Signore ha mutato coscienza e quasi aspetto da un qualche mostruoso felino, da un malefico gatto, incolpevole se non innocente. Significativo che, come un gatto, anche lui possegga sette vite. (Enzo Giachino)
  • Il Signore di Ballantrae è un esercizio ascetico negativo, completo fino all'estasi conclusiva. Ed è anche il rifacimento melodrammatico, la degradazione favolosa dell'iter illuminativo. Nelle sue pagine Stevenson ha celebrato con lucido furore la sua devozione alla letteratura come asocialità, provocazione, mistificazione. Nel breve e perfetto ambito del suo cinismo di letterato, ogni orrore e dolore, verità e menzogna, odio e morte diventano destino e struttura. (Giorgio Manganelli)
  • In una lettera, parecchio citata, a Henry James (curioso che i due protagonisti del Master, che è l'esatto opposto di tutti i romanzi del destinatario della lettera, si chiamino Henry e James) Stevenson scrisse: «Quanto al mio romanzo, si tratta di una tragedia». Ma le tragedie, ancorché non dichiarate, propongono una liberazione. Il Master di Ballantrae non propone nessuna liberazione finale. È un romanzo sulla paura e sul male che al lettore non lascia scampo. Da un punto di vista strettamente letterario, invece, è un romanzo avventuroso (talmente avventuroso, talmente spericolato nell'architettura della trama da far dubitare, a proposito della terza e ultima parte, il suo stesso autore), nel quale l'indagine psicologica corre sul filo delle lame che si incrociano, si contenta delle parole affannate e scabre che talvolta i protagonisti sembrano pronunciare come in sogno, risponde a una meccanica tanto istantanea quanto implacabile di semplici sguardi. (Giorgio Montefoschi)
  • L'emozione più intensa della mia vita letteraria, come di quella di parecchi altri, è stata The Master of Ballantrae, puro e forte cristallo, ragazzo mio, lavoro di ineffabile e squisita arte. (Henry James)

Il mio primo libro – L'isola del tesoro[modifica]

  • Ogni uomo nasce con svariate manie: la mia, fin dall'infanzia, fu di trasformare serie di eventi immaginati in un gioco [...].[20]
  • Chiunque abbia diligenza, carta e tempo sufficienti è in grado di scrivere un racconto breve – un racconto scadente, voglio dire; ma non tutti possono aspirare a scrivere un romanzo, sia pure scadente. È la lunghezza che ammazza.[21]
  • Mi dicono che al mondo ci sono persone non attratte dalle mappe; mi riesce difficile crederlo. I nomi, l'aspetto delle foreste, i percorsi delle strade e dei fiumi, il tracciato preistorico dell'uomo ancora chiaramente riconoscibile su per le colline e giù nelle valli, i mulini e le rovine, gli stagni e i traghetti, e magari il Monolite o il Circolo Druidico sulla landa: tutte riserve inesauribili d'interesse per chi abbia occhi per vedere e un briciolo d'immaginazione per lavorarci su. Ognuno ricorda di aver posato il capo sull'erba quando è stato bambino, e di aver sbirciato dentro quella foresta infinitesima, vedendola popolarsi di eserciti fatati.[21]

Il Principe Otto[modifica]

Incipit[modifica]

Invano cerchereste, sopra una carta d'Europa, il defunto Stato di Grünewald. Principato indipendente, membro infinitesimo dell'impero germanico, per molti secoli recitò la sua parte nelle discordie europee, finché, nella maturità degli anni, e per gli sforzi di alcuni spelacchiati statisti, non svanì quale spettro mattutino. Meno fortunato della Polonia, non seppe lasciare alcun rimpianto e fin il ricordo dei suoi confini è oggi obliterato.

Citazioni[modifica]

  • [...] è difficile amare per due [...]. (Principe Otto; II, X)
  • Perché io sono come san Paolo, Altezza, e desidero sempre fare ciò che mi è proibito. (Madame von Rosen; II, XIII)
  • La luna, come un violino, non fa che cantare o piangere il nostro destino personale. Ma le stelle, confidenti serene, si intrattengono con ciascuno di noi quali amiche; al pari di vecchi, pieni di saggezza e ricchi di tolleranza, ascoltano sorridenti il racconto dei nostri dolori, e per il loro duplice valore, così minuscole all'occhio, così vaste all'immaginazione, costantemente ricordano allo spirito il duplice carattere della natura e del destino umano. (III, I)
  • Buoni princìpi e cattiva pratica: ecco la base di ogni saggezza. [paradosso] (Colonnello Gordon; III, II)
  • Nel tessuto di ogni disputa s'intreccia sempre un filo di colpa personale. (Gotthold; III, II)

L'isola del tesoro[modifica]

Epigrafe[modifica]

a
S.L.O.[22]
gentiluomo americano
in ricambio di molte piacevoli ore
e coi più cari auguri
il seguente racconto disegnato
in armonia col suo classico gusto
l'affezionato amico autore
dedica

[Traduzione di Angiolo Silvio Novaro]

All'esitante acquirente[modifica]

Illustrazione di Newell Convers Wyeth

Storie marine in marinaresco tono | E tempeste e avventure e caldi e geli | E bastimenti e isole e crudeli | Piraterie, e interrato oro, | E ogni vecchia favola ridetta | Nei precisi antichi modi: | Se tutto ciò, come a me piacque un tempo, | Piaccia ai più savi giovani d'oggi: || Così sia, così accada! — Ma se no, | Se il giovane saputo non più brama, | Gli antichi amori suoi dimenticò, | Kingston, o Ballantine il valoroso, | O Cooper dalla selva e dal maroso: | Così pur sia! E rassegnato io possa | E i miei pirati entrare nella fossa | Ove dormono quelli e lor fantasmi! (All'esitante acquisitore; 2013)

Incipit[modifica]

Originale[modifica]

Squire Trelawney, Dr. Livesey, and the rest of these gentlemen having asked me to write down the whole particulars about Treasure Island, from the beginning to the end, keeping nothing back but the bearings of the island, and that only because there is still treasure not yet lifted, I take up my pen in the year of grace 17—, and go back to the time when my father kept the "Admiral Benbow" inn, and the brown old seaman, with the sabre cut, first took up his lodging under our roof.

Richard Ambrosini[modifica]

Il signor Trelawney, il dottor Livesey e gli altri gentiluomini mi hanno chiesto di mettere per iscritto tutti i dettagli riguardanti l'Isola del Tesoro, dal primo all'ultimo, senza omettere nulla salvo la posizione dell'isola, e questo solo perché una parte del tesoro non è stata ancora portata alla luce. Perciò nell'anno di grazia 17... prendo in mano la penna e torno al tempo in cui mio padre gestiva la locanda dell'"Ammiraglio Benbow" e al giorno in cui il vecchio uomo di mare, abbronzato e sfregiato da una sciabolata, prese per la prima volta alloggio sotto il nostro tetto.

Libero Bigiaretti[modifica]

Il signor Trelawney, il dottor Livesey e altre egregie persone mi hanno pregato di scrivere la storia della nostra avventura all'Isola del Tesoro, dal principio alla fine, in tutti i particolari, nessuno escluso; salvo quello della posizione dell'isola, dato che una parte del tesoro vi è ancora nascosta. Prendo in mano la penna in quest'anno di grazia 17... e mi riporto al tempo quando mio padre gestiva la Locanda dell'Ammiraglio Benbow dove prese alloggio il vecchio lupo di mare dal viso abbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola.[23]

Massimo Bocchiola[modifica]

Poiché l'illustrissimo signor Trelawney, il dottor Livesey e gli altri gentiluomini mi hanno chiesto di redigere la storia dell'Isola del Tesoro con ogni dettaglio e dal principio alla fine, senza omettere nulla fuorché le coordinate dell'isola, perché una parte del tesoro è ancora là, prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e torno indietro ai giorni in cui mio padre gestiva la locanda «Ammiraglio Benbow» e quel vecchio lupo di mare con la faccia abbronzata e sfregiata da una sciabola prese alloggio sotto il nostro tetto.[24]

Lilla Maione[modifica]

Essendo stato incaricato dal conte Trelawney, dal dottor Livesey e dal resto della compagnia di mettere per iscritto tutti i particolari riguardanti la vicenda dell'Isola del Tesoro, dal principio alla fine, tacendo null'altro che la posizione dell'isola, e questo solo perché non è stato dissotterrato tutto il tesoro, prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e torno al tempo in cui mio padre gestiva la locanda Ammiraglio Benbow, e il vecchio marinaio col viso bruciato dal sole e sfregiato da un taglio di sciabola prese alloggio sotto il nostro tetto.

Michele Mari[modifica]

Essendo stato incaricato dal conte Trelawney, dal dottor Livesey e da altri gentiluomini come loro di mettere per iscritto tutti i particolari che riguardano l'Isola del Tesoro dal principio alla fine, non trascurando nulla se non le coordinate dell'isola, e solo in quanto non tutto il tesoro è stato portato via, prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e risalgo all'epoca in cui mio padre dirigeva la locanda Ammiraglio Banbow, e il vecchio e abbronzato marinaio con la cicatrice di una sciabolata prese alloggio sotto il nostro tetto.

Angiolo Silvio Novaro[modifica]

Pregato dal cavalier Trelawney, dal dottor Livesey e dal resto della brigata, di scrivere la storia della nostra avventura all'isola del tesoro, con tutti i suoi particolari, nessuno eccettuato, salvo la posizione dell'isola; e ciò perché una parte del tesoro ancora vi è nascosta, — io prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e mi rifò dal tempo quando il mio babbo teneva la locanda dell'«Ammiraglio Benbow» e il vecchio uomo di mare dal viso abbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola prese alloggio presso di noi.

Alessandra Osti[modifica]

Essendomi stato chiesto dal nobile Trelawney, dal dottor Livesey e dagli altri gentiluomini, di scrivere con ogni dettaglio dell'Isola del Tesoro, dall'inizio alla fine, senza tralasciare nulla a parte il luogo in cui l'isola si trova, e ciò solo perché c'è ancora una parte del tesoro che deve essere prelevata, nell'anno di grazia 17- prendo in mano la penna e torno al tempo in cui mio padre gestiva la locanda Admiral Benbow e il vecchio marinaio dalla pelle scura, con il taglio di sciabola, venne per la prima volta ad abitare sotto il nostro tetto.[25]

Bianca Maria Talice[modifica]

Richiesto dal cavalier Trelawney, dal dottor Livesey e dal resto della compagnia, di narrare dal principio alla fine tutto ciò che si riferisce all'isola del tesoro, senza omettere alcun particolare, fatta eccezione per la posizione dell'isola, e questo solo perché vi sono tesori non ancora dissepolti, prendo la penna nell'anno di grazia 17... e mi riporto al tempo in cui mi padre gestiva la locanda Admiral Benbow, e il vecchio marinaio dal viso abbronzato e segnato da una sciabolata prese per la prima volta alloggio sotto il nostro tetto.[26]

Lodovico Terzi[modifica]

Poiché il conte Trelawney, il dottor Livesey, e gli altri gentiluomini di qui, mi hanno chiesto di fare un resoconto scritto di tutti i particolari relativi all'Isola del Tesoro, dal principio alla fine, senza omettere nulla tranne le coordinate dell'isola, e questo solo perché una parte del tesoro è ancora là, prendo la penna nell'anno di grazia 17.., e rivado al tempo in cui mio padre gestiva la locanda «Ammiraglio Benbow», e il vecchio marinaio abbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola, venne a prendere alloggio sotto il nostro tetto.[27]

Citazioni[modifica]

Jim Hawkins, John Silver e il suo pappagallo (Newell Convers Wyeth)
  • Quindici uomini sulla cassa del morto | Io-ho-ho, e una bottiglia di rum! [canzone] (2014, p. 41)
Fifteen men on the dead man's chest | Yo-ho-ho, and a bottle of rum!
  • Se non rimettete immediatamente in tasca quel coltello, vi giuro sul mio onore che alle prossime assise sarete impiccato. (Dottor Livesey a Billy Bones; I, I; 2013)
  • Bevanda, cibo: per me il rum era tutto; come marito e moglie, eravamo [...]. (Billy Bones; I, III; 2013)
  • «Ma, capitano, cos'è la macchia nera?»
    «È un avvertimento, amico mio.» (dialogo tra Jim Hawkins a Billy Bones; I, III; 2013)
  • Se la viltà è come dicono contagiosa, la discussione per contro accende l'ardire [...]. (Jim Hawkins; I, IV; 2013)
  • Al diavolo il tesoro! È la gloria di questo mare che m'ha fatto girar la testa! (John Trelawney; II, VII; 2013)
  • E quella sulle tue spalle la chiami testa, o una dannata bigotta? [metafora marinaresca] (John Silver a Tom Morgan; II, VIII; 2011)
  • [...] andare alla ricerca d'un tesoro è affare delicato. (Capitano Smollett; II, IX; 2013)
  • [...] il segreto [...] è stato messo in bocca al pappagallo. [modo di dire] (Capitano Smollett; II, IX; 2013)
[...] the secret has been told to the parrot.
  • Accarezzate i marinai, e ne farete dei diavoli. (Capitano Smollett; II, X; 2013)
  • Guadagnare non è niente; ciò che conta è mettere da parte: credete a me. (John Silver; II, XI; 2013)
  • Ma io ho il mio metodo, io. Quando un camerata mi gioca un tiro — uno che mi conosce, intendo dire — significa che non gli piace troppo restare al mondo insieme col vecchio John. (John Silver; II, XI; 2013)
  • Aspettare, dico io: ma quando il momento arriva, colpire! (John Silver; II, XI; 2013)
  • Beviamo a noi, e teniamoci al vento. Torta, e bottino d'oro e d'argento! (brindisi di John Silver; II, XI; 2013)
Here's to ourselves, and hold your luff, plenty of prizes and plenty of duff.
  • È una bella cosa esser giovane e aver dieci dita, credi a me. (John Silver a Jim Hawkins; II, XII; 2013)
  • Dobbiamo proseguire, poiché tornare indietro non è possibile. (Capitano Smollett; II, XII; 2013)
  • Mettere alla cappa e aspettare il vento buono: questo è il mio parere.[28] [metafora marinaresca] (Capitano Smollett dopo aver appreso dell'ammutinamento; II, XII; 2013)
  • Forse anche l'aspetto melanconico dell'isola con le sue cineree foreste e i suoi rocciosi e selvaggi picchi, e lo spumeggiare e tuonare dei frangenti contro l'irta riva acuivano il mio malessere; fatto sta che malgrado il sole smagliante e infuocato, e l'allegrezza degli uccelli marini che si tuffavano e gridavano intorno a noi, e la prospettiva così grata sempre a chi approda dopo una lunga navigazione, io mi sentivo il cuore oppresso, e fin da quella prima occhiata imparai a odiare l'isola del tesoro. (Jim Hawkins; III, XIII; 2013)
  • L'Hispaniola rullava sulle onde gonfie. Le verghe squassavano i bozzelli, la barra del timone sbatteva di qua e di là, e l'intera nave scricchiolava gemeva s'impennava e abbatteva come una creatura torturata. (Jim Hawkins; III, XIII; 2013)
  • «Non so nulla del tesoro», diss'egli [il Dottor Livesey], «ma scommetterei la mia parrucca che qui c'è la malaria.» (III, XIII; 2013)
  • Fu allora che mi balenò in mente la prima di quelle idee pazze che tanto contribuirono a salvarci la vita. (Jim Hawkins; III, XIII; 2013)
  • Io provavo ora per la prima volta la gioia dell'esploratore. L'isola era disabitata; i miei compagni di bordo li avevo lasciati indietro, e nulla viveva davanti a me tranne mute bestie e uccelli. (Jim Hawkins; III, XIV; 2013)
  • [...] John Silver, tu fosti a lungo mio compagno, ma ora non lo sei più. Se io muoio come un cane, morirò compiendo il mio dovere. Tu hai fatto uccidere Alan, non è vero? Ebbene, ammazza anche me, se ti dà animo. Io ti sfido. [ultime parole] (Tom; III, XIV; 2013)
  • Ah, quante volte durante le lunghe notti ho sognato del formaggio – grigliato, per lo più [...]. (Ben Gunn; III, XV; 2011)
  • [...] non volli espormi al rischio di perdere tutto per voler troppo acciuffare. (Dottor Livesey; IV, XVI; 2013)
Preparing for Mutiny (Newell Convers Wyeth)
  • Il cavaliere cadde in ginocchio accanto a lui, e gli baciò la mano singhiozzante come un fanciullo.
    «Me ne vado, dottore?», chiese il moribondo.
    «Tom, amico mio», risposi, «tu ritorni al Creatore.»
    «Avrei prima voluto regalar qualcuno dei miei confetti a quelli là...»
    «Tom», lo interruppe il cavaliere, «dimmi che mi perdoni, vuoi?»
    «Le pare che sarebbe rispettoso, da me a lei, signor cavaliere? Nondimeno, così sia. Amen!»
    Dopo un breve silenzio espresse il desiderio che qualcuno gli leggesse una preghiera.
    «È l'usanza, signore», aggiunse come per scusarsi. E poco dopo, senz'altre parole, spirò. (dialogo tra Tom Redruth e il John Trelawney; IV, XVIII; 2013)
  • «Questo Ben Gunn che uomo è?»
    «Non saprei, signore. Non sono sicuro che sia sano di mente
    «Se hai qualche dubbio di' pure che non lo è». (dialogo tra il Dottor Livesey e Jim Hawkins; IV, XIX; 2013)
  • [...] vi giuro in nome del Cielo che la prossima volta che v'incontrerò vi caccerò una palla nella schiena. (Capitano Smollett a John Silver; IV, XX; 2013)
  • La vostra nave è ai ceppi, mastro Silver; vi siete arenati sottovento [...]. [metafora marinaresca] (Capitano Smollett; IV, XX; 2011)
  • Ridete, corpo di Satanasso, ridete pure! Tra un'ora riderete al rovescio. Quelli che morranno saranno i più fortunati. (John Silver; IV, XX; 2013)
  • «Dottore», ripigliò [il capitano Smollett], «lei occuperà la porta [del fortino]. Attento a vedere, ma senza esporsi. Si tenga in dentro, e tiri dal vestibolo. Hunter, voi occuperete il lato est, là. Joyce, amico mio, voi starete a quello ovest. Signor Trelawney, lei è il miglior tiratore: lei e Gray terrete questo lungo tratto nord con le cinque feritoie. Lì è il punto debole, lì... Se loro riuscissero a raggiungerlo e sparare attraverso le stesse nostre aperture, le cose prenderebbero una cattiva piega. Hawkins, né tu né io siamo dei tiratori valenti: rimarremo lì per caricare e dare una mano.» [piano] (IV, XXI; 2013)
  • Ero pazzo, se vogliamo, e certo stavo per abbandonarmi a un'azione insensata e temeraria: ma ero deciso a compierla senza trascurare ogni possibile precauzione. (Jim Hawkins; V, XXII; 2013)
  • [...] tutti codesti scellerati erano altrettanto insensibili quanto il mare su cui navigavano. (Jim Hawkins; V, XXIII; 2013)
  • Durante trent'anni ho corso i mari e ho visto il buono e il cattivo, e il meglio e il peggio, il bel tempo e la burrasca, e le provviste esaurirsi, e i coltelli lavorare, e cos'altro non ho visto? Ebbene, ora io ti dico che mai ho visto dalla bontà uscire il bene. Io sono per chi picchia per primo; i morti non mordono: questa è la mia opinione... amen, così sia. (Israel Hands; V, XXVI; 2013)
  • Sarebbe meglio che tenessi chiusi i tuoi boccaporti fin tanto che non ti si rivolge la parola, amico mio. [metafora marinaresca] (John Silver; VI, XXVIII; 2013)
  • Prenda un coltellaccio chi ha fegato, e io vi prometto che vedrò il colore delle sue budella malgrado la mia gruccia e tutto, prima che questa pipata sia finita. (John Silver; VI, XXVIII; 2013)
  • [...] è l'uccello mattiniero che acchiappa i buoni bocconi, come si suol dire. (John Silver; VI, XXX; 2013)
[...] it's the early bird, as the saying goes, that gets the rations.
  • «Perché, vedete, dacché mi trovo a essere medico di ribelli, o di prigione, per meglio dire», seguitò il dottore Livesey col suo più gaio tono, «io mi faccio un punto d'onore di non sottrarre un uomo a Re Giorgio (Dio lo benedica) e alla forca.» (VI, XXX; 2013)
  • L'ho visto morto con questi oblò. [occhi: metafora marinaresca] (Tom Morgan riferendosi a Flint; VI, XXXI; 2011)
  • [...] voi siete un inqualificabile furfante e impostore, un mostruoso impostore [...]. [insulto] (Dottor Livesey a John Silver; VI, XXXIII; 2013)

Explicit[modifica]

Originale[modifica]

The bar silver and the arms still lie, for all that I know, where Flint buried them; and certainly they shall lie there for me. Oxen and wain-ropes would not bring me back again to that accursed island; and the worst dreams that ever I have are when I hear the surf booming about its coasts, or start upright in bed, with the sharp voice of Captain Flint still ringing in my ears: "Pieces of eight! pieces of eight!"

Richard Ambrosini[modifica]

Per quanto ne so, i lingotti d'argento e le armi sono ancora dove Flint li ha sepolti, e per quanto mi riguarda possono restarci per sempre. Nemmeno in catene, trascinato da un carro di buoi, tornerei di nuovo su quell'isola maledetta. Nei miei incubi peggiori, infatti, sento di nuovo il mare rimbombare sulle sue coste, oppure mi sveglio di soprassalto, con la voce stridula di Capitan Flint che mi risuona ancora negli orecchi: «Pezzi da otto! pezzi da otto!».

Lilla Maione[modifica]

I lingotti d'argento e le armi si trovano tuttora, per quel che ne so io, dove Flint li ha sotterrati; e per quanto mi riguarda, possono restare dove sono. Neppure un carro di buoi riuscirebbe a trascinarmi di nuovo su quell'isola maledetta; e i miei incubi peggiori sono quelli nei quali odo i frangenti tuonare lungo le sue coste, o quando sobbalzo nel letto, con la stridula voce del Capitano Flint che mi rimbomba nelle orecchie: "Pezzi da otto! Pezzi da otto!".

Angiolo Silvio Novaro[modifica]

Le verghe d'argento e le armi stanno ancora, per quel che io so, dove Flint le ha sotterrate, e per conto mio ci resteranno per un pezzo. Neanche un tiro di buoi potrebbe riportarmi in quell'isola maledetta; e i miei più paurosi incubi sono quando sento i cavalloni tuonare lungo la costa, o balzo d'improvviso sul mio letto, con nelle orecchie la stridula voce del capitano Flint: «Pezzi da otto! Pezzi da otto!»

Bianca Maria Talice[modifica]

Le verghe d'argento e le armi stanno tuttora, per quel che ne so, dove Flint le ha sotterrate; e certamente, per conto mio, vi rimarranno. Neppure trascinato da un carro a buoi ritornerei su quell'isola maledetta; e i miei sogni peggiori sono quelli nei quali risento i frangenti tuonare lungo la costa, o quando balzo dritto sul mio letto, alla voce acuta del «capitano Flint» che mi risuona ancora nelle orecchie: «Pezzi da otto, pezzi da otto!».[26]

Citazioni su L'isola del tesoro[modifica]

Jim Hawkins e John Silver, illustrazione di Newell Convers Wyeth della «scena di più crudele tensione nel romanzo», secondo Enzo Giachino
  • Al pappagallo di cucina, sulla nave che porta i pirati verso l'isola del tesoro, io gli ho voluto più bene che se fosse stato il pappagallo di casa mia; molti anni prima di sapere che c'erano stati anche i pappagalli di Daniel Defoe, e che cotesto, probabilmente, veniva da quella famiglia di pappagalli. E son sicuro d'avere sgranato gli occhi come un bambino, quando in Treasure Island la nave deserta vien bordeggiando sul risucchio come la più indubitabile e pazza delle apparizioni; e d'averli sgranati con non meno stupore, più tardi, e, questa volta, non più soltanto come un bambino ma anche come un critico, nell'accorgermi che cotesta nave, il più perfezionato dei vascelli fantasma, apparteneva alla stessa flottiglia della nave-scheletro in Coleridge e del pontone abbandonato di Gordon Pym. (Emilio Cecchi)
  • E realismo magico è questo di Robert Stevenson. Tutto è strano, inaspettato, sorprendente ciò che accade lì dentro; eppure logico, naturale, necessario. (Angiolo Silvio Novaro)
  • Il protagonista Jim Hawkins trova l'intera esperienza un incubo [...] in un mondo sordido; il romanzo indica il caos shakespeariano che esiste sotto l'ordine superficiale dell'universo dove la civiltà è rimpiazzata dalla legge della giungla e dalla sopravvivenza dei più forti [...] il denaro emerge come il principio dominante che corrompe tutti [...] dio Mammona vittoriano. (Frank McLynn)
  • L'Isola, a tutta prima, sembra impiantata sulla classica opposizione: da una parte i buoni (i gentiluomini che salpano per recuperare il tesoro nascosto), dall'altra i pirati, capeggiati da John Silver; nel mezzo Jim, orfano sprovveduto, alla ricerca d'una identità. Ma lo schema non regge a lungo. Anche a prescindere dalle personali debolezze di ciascuno di essi, i buoni sono coinvolti in un'impresa di assai dubbia moralità; i pirati si dimostrano semplici comparse pittoresche. Ben presto lo scrittore e il lettore non si interessano che a Jim e a John Silver. Ma se uno è il tipico villain, infatti il primo grande villain dello Stevenson, il ragazzo non è mai suo vero antagonista. Dapprima, come e meglio degli altri, resta affascinato dall'indomito brigante; più tardi, quando ne ha scoperto la vera natura e lo sa capace dei più nefandi crimini, non riesce a liberarsi dall'ammirazione che ne ha concepito, a reprimere l'intensa simpatia, l'irrazionale fiducia che, nonostante tutto, in lui ripone. Si ricordi la scena di più crudele tensione nel romanzo, quando Jim, tenuto al guinzaglio come un cane, deve accompagnare John Silver sulla collina dove era sepolto il tesoro e, dagli sguardi che il pirata gli lancia, capisce che potrebbe venirne sgozzato in qualsiasi istante. Persino allora la vicinanza del pirata gli infonde un calore rassicurante: tra i due intercorre una profonda intesa fisica, che supera ogni divergenza e fa pensare che, con la coppia Jim-John Silver, Stevenson sia riuscito nel suo assurdo assunto di scrivere la storia di un uomo, che è due uomini – differenti, in apparenza nemici, ma, nella profonda verità del sangue, intimamente fratelli e complementari. (Enzo Giachino)
  • L'isola del tesoro è sempre qualcosa che non c'è. Il tesoro è quel che cerchiamo sempre nelle nostre vite, l'aspirazione al diverso, a ciò che è meglio di quel che abbiamo: e, forse, anche, che è meglio di ciò che siamo. È la trasfigurazione letteraria della legge evolutiva: l'uomo, sopratutto l'uomo giovane, il ragazzo-eroe, deve cercare di migliorarsi, per crescere deve sapere osare, deve fidare nel proprio istinto quando cerca soluzioni impreviste al pericolo immediato della morte. (Gianluigi Melega)
  • L'isola per Stevenson non è un miraggio della salute, ma un passaggio da una malattia a un'altra malattia. Alla fine dell'avventura Jim non rimpiange certo quell'"isola maledetta"; il suo incubo non è più "il marinaio con una gamba sola" bensì il suono della "risacca lungo le coste". L'isola del tesoro è un testo molto più complesso di quanto appaia a prima vista. (Guido Almansi)
  • La mia lettura dell'Isola del tesoro è meno solare [rispetto a quella di Giorgio Manganelli, che ha parlato di «poema della vitalità, tenero e sempre d'una esattezza, d'una lucidità allucinante: ma senza paura, e senza istrionismo»]: penso soprattutto al suo côté nero, a personaggi genuinamente spaventosi come Pew il cieco o Cane Nero con il suo angosciante Bollo Nero, al duello mortale fra Jim e Jordan [recte: Israel] Hands, alla bestialità di Ben Gunn, alla stessa ambiguità di Silver, a quella lugubre canzone Quindici uomini sulla cassa del morto, alla rievocazione del terribile capitano Flint, quasi un morto vivente con le guance blu... (Michele Mari)
  • La prima parte dell'Isola del Tesoro, quando ancora il meccanismo dell'avventura non è scattato, e regna ancora il senso dell'attesa, si può dire sia la più bella [...], in tutte queste pagine l'atto di raccontare raggiunge, coi mezzi più semplici, una delle sue più alte vette mondiali; e il fatto che s'usino ingredienti narrativi logori [...] non fa mai perdere il sapore genuino d'Inghilterra tra mare e campagna che circola per ogni pagina. Poi, man mano che l'avventura si sviluppa [...] e man mano che Hawkins, il ragazzo, diventò, come tutti i protagonisti di romanzi per l'infanzia, un troppo facile collezionista d'imprese eroiche quanto fortunate, il libro, privo di quel fondo d'esperienza vera, che lo sosteneva al principio, rischia spesso la caduta nel romanzo d'appendice vero e proprio, e sempre si salva per la sua meravigliosa leggerezza, per la grazia con cui i colori della scena, lo scorrer via delle frasi, lo scattare dei sentimenti riempiono l'attenzione del lettore di qualcosa che va al di là del prevedibile interesse per l'intreccio. (Italo Calvino)
  • La scoperta (e la fascinazione) della letteratura venne con l'adolescenza grazie a un libro "magico" che per me continua ad essere magico, L'isola del tesoro. [...] Quel libro mi trasportò verso oceani favolosi, era un vento che non gonfiava solo le vele del vascello salpato alla ricerca del tesoro ma muoveva soprattutto le ali dell'immaginazione. (Antonio Tabucchi)
  • Mai un libro fu scritto con ritmo insieme così rapido e così trattenuto, come la corsa dell'Hispaniola verso l'isola invisibile. Ogni parola manda un suono doppio. Viviamo con freschezza e intensità giovanile negli spazi immacolati dell'avventura: nell'assoluta realtà, dove le navi solcano i mari lasciando un segno di spuma nelle onde, dove il sangue versato macchia il suolo, dove si scava la terra per nascondere i tesori. Ma, al tempo stesso, non ci abbandona mai un sottilissimo e delicatissimo profumo di ironia, perché non abitiamo nella realtà ma nello spazio fittizio di un libro nel quale le cose più inverosimili accadono naturalmente; e le navi non lasciano segni nelle onde, il sangue bagna la terra di inchiostro, i tesori non hanno bisogno di luogo. (Pietro Citati)
  • Ma non è un'esagerazione sostenere che quel libro avesse più a che fare con il gioco, che con il tesoro. Stevenson non cercava veramente fuori di sé o lontano da sé un mondo di cose più grandi, ma perseguiva dentro di sé un mondo di piccole cose. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Perfetto come un gioco di ragazzi ben giocato. (Henry James)
  • Sebbene racconti delle storie che fanno stare col fiato sospeso, Stevenson è moderatamente interessato a quel che di "interessante" egli sta raccontando. Con una eleganza provocatoria, da gentiluomo e da baro, nelle prime righe dell'Isola del Tesoro Stevenson ci spiega tutto quello che accadrà nel libro che si accinge a scrivere; e noi, indifesi e drogati, lo leggiamo esattamente come se non sapessimo nulla, e ci deliziamo di ansie ingiustificate, e sprechiamo palpiti e sollievi. (Giorgio Manganelli)
  • Se ci fu mai poema che ricostruì, che 'fermò' – non rimpianse, o ricordò, o commentò, o tentò idealizzare secondo il vezzo lunare di ieri – quei nostri giorni, e sensazioni, e colori, e proporzioni, e desideri e maschi rilievi e ingenuo amore di stragi e innocenti ferocie e ogni altro aspetto di quei nostri giorni, è appunto il libro di Stevenson. (Silvio D'Arzo)
  • Stevenson risale all'origine del romanzo d'avventura inglese, al secolo che si era aperto con Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, l'opera in cui venne per la prima volta data rappresentazione al concetto che un luogo abitato dai 'selvaggi' – sia esso un'isola o un continente – sia da considerarsi deserto: un comodo espediente, questo, che avrebbe in seguito legittimato le innumerevoli acquisizioni territoriali della Corona. Restituito al suo alveo letterario il sottogenere del romanzo d'avventura per ragazzi, Stevenson procederà poi a sovvertirne le basi ideologiche. Prima di partire, Jim già si vedeva protagonista di chissà quali gesta, su un'isola popolata di "selvaggi, contro i quali combattevamo" e di "animali pericolosi che ci perseguitavano". Ma queste fantasie verranno smentite, allorché si scoprirà che non sono i cannibali a portare la violenza e la morte sull'isola, ma la ciurma dell'Hispaniola, quei pirati cioè la cui mitografia è inscindibile dalla storia dell'espansione inglese sui mari – come Stevenson non omette di ricordare quando nella locanda i giovani del luogo, affascinati dai racconti del vecchio bucaniere, prendono ad ammirarlo, "asserendo che era proprio quel tipo di uomo a rendere l'Inghilterra temibile sui mari" [terribile in mare].
    Stevenson, quindi, anziché inscrivere il suo romance in un macrotesto storicamente e ideologicamente definito, usa le convenzioni del sottogenere dell'avventura per deviare dall'inevitabile progressione dall'infanzia alla maturità codificata dal romanzo di formazione ottocentesco. Se di un'evoluzione si può parlare nel caso di Jim, questa si ha allorché lui si lascia alle spalle il mondo che potrebbe condividere con il protagonista di un romanzo psicologico per entrare nel mondo del romanzo d'avventura, uscendone trasformato. Fatto sorprendente per un romanzo presentato dall'autore come scevro di analisi psicologiche, questa evoluzione è scandita da due incubi che rispettivamente inaugurano e suggellano – perpetuandola – la lotta di Jim contro la fascinazione del male, e dai diversi momenti della storia in cui Jim, addormentandosi, varca una soglia dopo l'altra, in un percorso che accompagna la sua progressiva metamorfosi in eroe dell'avventura. (Richard Ambrosini)
  • Tutti pensano sia un libro per ragazzi: lo è, ma non nel senso in cui si crede. Non perché è semplice, o solare, non perché racconta l'avventura, non perché parla di pirati, e di battaglie, e di arrembaggi, e neppure perché tiene con il fiato sospeso. No Francesco, L'isola del tesoro è un libro per ragazzi perché insegna quanto sottile e ambiguo sia il discrimine che separa il bene e il male; e quanto l'avventura sia un percorso doloroso che però non può non essere vissuto. (Roberto Cotroneo)

La freccia nera[modifica]

Incipit[modifica]

Rossana Guarnieri[modifica]

Un pomeriggio di tarda primavera, a Tunstall si sentì suonare la campana del castello di Moat House ad un'ora insolita. Lontano e vicino, nella foresta e nei campi lungo il fiume, la gente cominciò a lasciare i lavori e ad affrettarsi verso la sorgente del suono; nel piccolo villaggio un gruppo di poveri contadini si era già riunito chiedendosi il motivo della convocazione

Quirino Maffi[modifica]

In un pomeriggio di tarda primavera, a ora inconsueta, la campana del castello di Tunstall prese a suonare. Dappertutto, vicino e lontano, nella foresta e nei campi lungo il fiume, la gente, lasciato il lavoro, si affrettò verso la sorgente del suono, e nel villaggio di Tunstall si formò un gruppetto di contadini, che si chiedevano il perché dell'appello.

Citazioni[modifica]

Illustrazione di Newell Convers Wyeth
  • Quando i signori si fanno la guerra, i contadini sono costretti a mangiare radici. (una donna; 2014, p. 6)
  • Ma tu, cara signora, se sei tale | abbi pietà del misero mortale. (Nick Appleyard cantando; 2014, p. 9)
  • Gli uccelli sono buone scolte; in terreno boscoso segnano la prima linea. (Nick Appleyard; 2014, p. 10)
  • Nera, e con le penne nere. Una brutta freccia, per i miei gusti, perché nero, dicono, significa morte certa. (Bennet Hatch; 2014, p. 13)
  • Quando si perde un vecchio amico, Master Richard, non c'è consolazione migliore che esserne l'erede. (Bennet Hatch; 2014, p. 14)
  • Le rivolte, Bennet, non vengono mai dal basso... così, almeno, sono concordi nel dire gli storici più sereni; la ribellione procede sempre dall'alto verso il basso [...] (Sir Oliver; 2014, p. 15)
  • Avevo quattro frecce nere infilate nella cintura | quattro per i dolori che ho patito | quattro per altrettanti malvagi | che m'hanno oppresso in varie occasioni. | Una è partita, spedita bene: | il vecchio Appleyard è morto. | Una è per Mastro Bennet Hatch | che incendiò Grimstone, case e tetti. | Una per Sir Oliver Oates | che a Sir Harry Shelton tagliò la gola. | Sir Daniel, voi avrete la quarta | e crediamo che ci divertiremo. | Avrete ognuno la vostra parte, | una freccia nera a ogni cuor nero. | Inginocchiatevi pure a pregare! | Siete tutti maledetti ladroni. || John Rimedia-tutto del Bosco Verde e la sua gaia brigata. || Item, abbiamo altre frecce e robuste corde di canapa per altri del vostro seguito. (filastrocca; 1994)
  • Si suol dire che il ritardo genera il pericolo; ma si dice anche che chi più fa più falla; e a me pare che sia proprio questa fretta di fare che danneggia gli uomini. (Sir Daniel Brackley; 2014, p. 30)
  • Tante storie per un tuffo? Fango di strada e sangue di ferita: di che altro può l'uomo desiderare di adornarsi? (Dick Shelton; 2014, p. 38)
  • "Volete sparare alla luna con un fucile di sambuco?" (1994)
  • Ebbene, il matrimonio è come la morte, nessuno ci scappa. (Dick Shelton; 2014, p. 41)
  • E allora parlò il signore, il re dei fuorilegge | «Che fate qui, compari, nel bosco che verdeggia?» | A lui rispose Gamelyn, che mai guardava a terra: | «Errar deve nel bosco chi non può stare in villa!» (Senzalegge cantando; 2014, p. 54)
Allor s'alzò a parlare il buon re dei corsari: | – Che fate là compagni, tra le verdi foreste? | E Gamelyn rispose, senza guardare a terra: | – Deve battere i boschi chi non può entrare in paese. (Senzalegge cantando; 1994)
  • Non siamo qui, signore, per fare male alcuno; | ma ci perdonerete se per dannato errore | un bel cervo regale andasse al Creatore. (Senzalegge cantando; 2014, p. 55)
  • Nel verde bosco legge non c'è, | ma la carne non manca. | O com'è bello mangiare il cervo | quando viene l'estate. || E di te inverno con vento e pioggia | attendiamo il ritorno | per poter stare attorno al fuoco | a cuocere e mangiare. [canzone] (2014, p. 59)
Tra i verdi boschi non abbiamo leggi | né conosciam la fame. | Tranquilli e lieti abbiamo un cervo a pranzo, | quando viene l'estate. | Quando torna l'inverno e piogge e venti | porta, con nevi e gelo, | tornate incappucciati e accanto al fuoco | lieti mangiate. (1994)
  • «Sulla mia mano destra» gridò [Sir Daniel Brackley] «giuro di vendicarlo. [Selden] Se mancherò di parola, se non manderò al Creatore dieci anime per ciascuno dei miei uomini uccisi, possa questa mano cader secca dal mio corpo. Ho piegato quel Duckworth come si piega un fuscello, l'ho ridotto a mendicare davanti a casa sua, gli ho bruciato il tetto sulla testa, l'ho cacciato dal paese e adesso torna a sfidarmi? Bada, Duckworth, questa volta la pagherai cara!» (2014, p. 87)
  • «E tu» soggiunse rivolto a Matcham «giura di seguirmi fino al castello.»
    «Giuro sul mio onore» rispose Matcham.
    «Ma che onore! Che me ne faccio del tuo onore?» gridò il cavaliere. «Giura sulla salute di tua madre».
    Matcham prestò il giuramento richiesto e Sir Daniel si calò nuovamente il cappuccio sul volto e preparò campanella e bastone. (2014, p. 88)
  • Dei nemici dichiarati del partito degli York non si preoccupavano molto, data la mutevolezza dei tempi: si usava dire, a quell'epoca, che le cose possono tornare a cambiare prima ancora di essere riuscite a fare del danno. (2014, p. 94)
  • [...] una preghiera senza donazione è come una canzone senza musica [...] (2014, p. 96)
  • Cosa vale la penitenza se non avete intenzione di riparare i torti ai quali avete concorso? E senza la penitenza la confessione è una beffa! (Dick Shelton; 2014, p. 98)
  • Il cane va dove il padrone comanda! (Dick Shelton; 2014, pp. 104-105)
  • Sulla mia parola d'onore, sulla salvezza eterna della mia anima, e com'è vero che dovrò rispondere di ogni mio atto, non ebbi parte né responsabilità nella morte di tuo padre. (Sir Daniel Brackley a Dick Shelton; 2014, p. 105)
  • «Richard Shelton» disse Sir Oliver «tu esigi da me un giuramento. Avrei diritto di dolermi di ciò e di negartelo; ma il passato mi rende tenero con te, tanto da indurmi a darti la soddisfazione che mi chiedi. Sulla vera e Santa Croce di Holywood non ho ucciso tuo padre.» (2014, p. 109)
  • «Chi va là?» gridò il comandante.
    «Will Senzalegge, perdio! Mi conoscete come il palmo della vostra mano!» ribatté sdegnosamente l'ex frate.
    «La parola d'ordine, Senzalegge!» rispose l'altro.
    «Senti un po', maledetto imbecille, che il Cielo ti schiarisca il cervello, da chi l'hai avuta la parola d'ordine, se non da me?» disse Senzalegge. «Questo giocare ai soldati vi sta dando alla testa! In foresta, usate i modi della foresta; e oggi, in foresta, la mia parola d'ordine è: "Pesce in faccia ai soldati per burla".»
    «Dai il cattivo esempio, Senzalegge! Dammi invece la parola d'ordine, buffone!» ribatté il comandante del posto di blocco. [...]
    «Be', visto che proprio non sai stare allo scherzo» disse Senzalegge «ti darò la parola d'ordine. La parola d'ordine è "Duckworth e Shelton" e per chiarirtela meglio ecco qui Shelton sulle mie spalle, ed è a Duckworth che lo sto portando.» (2014, p. 132)
"Date la parola d'ordine, Senza-legge!" rispose l'altro. | "Che il cielo ti rischiari le idee, grande idiota!" rispose Senza-legge. "Non te l'ho detto? Ma voi avete la mania di giocare ai soldati. Quando siamo nel bosco, stiamo alle maniere del bosco, e la mia parola d'oggi è: «Al diavolo questa buffonata soldatesca!»". (1994)
  • "Allo sleale e feroce Sir Daniel Brackley: Trovo che sia stato sleale e malvagio fin dall'inizio. Voi avete le mani sporche del sangue di mio padre; sta bene, non si laverà. Un giorno o l'altro sarete ucciso da me, sappiatelo; e sappiate, inoltre, che se voi cercate di sposare a qualche altro la signorina Joanna Sedley ch'io stesso con giuramento solenne ho promesso di sposare, il colpo sarà prontissimo. Il primo passo su questa via sarà il vostro primo passo verso la morte." (1994)
  • Andate pure, giovanotto, perché farò compagnia al vostro amico e al mio aiutante fino al coprifuoco... ma che dico? fino a quando tornerà fuori il sole, che Maria Vergine mi sia testimone! Perché, vedete, quando un uomo è stato troppo in mare, ha il sale dappertutto, fin nel midollo delle ossa, e può bere un pozzo intero senza riuscire a cavarsi la sete. (Arblaster; 2014, p. 164)
  • [...] è indubbio, anche se inspiegabile, che non c'è uomo cattivo che possa essere buon marinaio. Solo la gente onesta e coraggiosa può sopportare le rudi carezze del mare. (Senzalegge; 2014, p. 175)
  • Prega piuttosto, mio giovane cavaliere, che la vita sia dura perché la morte sia dolce; val meglio questo che l'essere ossequiato e lusingato per tutta la vita e all'ultimo precipitare nella più nera disgrazia. (Lord Foxham; 2014, p. 178)
  • «Che fate qui, compari, nel bosco che verdeggia?» cantava la voce. «Che fate qui, ehi! minchioni, che fate qui?» soggiunse il padrone della voce con la risata rauca dell'ubriaco, rimettendosi poi a cantare:
    Se tu bevi il buon chiaretto, | o porcon d'un Frate John, | se tu bevi e io banchetto | a dir Messa chi ci va? (2014, p. 203)
  • Chi se ne frega di morire? Alla morte, padron mio, presto o tardi s'arriva per forza. Ed essere impiccato per una buona causa è un bel morire, si dice, sebbene non mi risulti che qualcuno sia mai tornato in terra a confermarcelo. (Senzalegge; 2014, p. 217)
  • Traditore insolente! Faccio giuramento più grande d'ogni più grande giuramento che per ogni goccia di sangue che mi cola negli occhi strapperò un urlo di dolore dalla tua carcassa. Portatelo a casa mia. Applicherò una tortura diversa a ogni giuntura del suo corpo! (Sir Daniel Brackley; 2014, p. 220)
  • "Signore," disse l'arciere "avete agito bene per York e meglio ancora per voi stesso. Nessun uomo è entrato tanto nelle grazie del duca in così breve tempo. È straordinario che abbia affidato un posto come questo a uno che non conosceva! Ma attento alla vostra testa, Sir Richard! Se vi lasciate battere... se retrocedete di un palmo... il castigo sarà scure o corda; e se faceste qualche gesto ambiguo, io sono qua, ve lo dico onestamente, per pugnalarvi alla schiena." (1994)
  • Dick imparava per la prima volta quale drammatico gioco sia la vita e come una cosa fatta non possa più essere cambiata e neppure riparata da non importa quale penitenza. (2014, p. 272)
Per la prima volta iniziò a comprendere il gioco disperato che noi giochiamo nella vita, per la prima volta comprese come una cosa una volta fatta non può più essere cambiata o riparata da nessuna ammenda. (1994)
  • Con un balzo Dick gli fu al fianco [a Sir Daniel Brackley, colpito da una freccia] e lo sollevò.
    La faccia era contratta da un disperato orrore; spasimi di agonia contorcevano il corpo.
    «È nera la freccia?» rantolò.
    «È nera» rispose Dick gravemente.
    E prima che il ferito potesse dire oltre, un'ultima, tremenda scarica di dolore percorse quel corpo da capo a piedi facendolo guizzar fuori dalle pietose braccia di Dick; e in quello schianto l'anima si liberò dal corpo e volò via silenziosa. (2014, p. 298)

Explicit[modifica]

E intanto nel villaggio di Tunstall vivevano anche due vecchi cui una buona pensione assicurava prosperità e pace e fors'anche una certa eccedenza di birra e di vino. Uno dei due, che aveva trascorso tutta la vita sul mare, non faceva che piangere il suo marinaio Tom e continuò a piangerlo fino all'ultimo. L'altro, che aveva fatto un po' di tutto, si volse alla fine verso la fede e la devozione e morì molto religiosamente nella vicina abbazia, sotto il nome e il saio di Frate Honestus. Si avverò così il desiderio di Senzalegge di morire frate.

[Traduzione di Quirino Maffi]

Le nuove mille e una notte[modifica]

Il club dei suicidi[modifica]

Incipit[modifica]

Durante la sua permanenza a Londra, il raffinato principe Florizel di Boemia conquistò l'affetto di persone d'ogni categoria, grazie ai modi seducenti e a un'oculata generosità. Da quanto si sapeva di lui, che era solo una piccola parte delle sue azioni effettive, risultava essere uomo d'eccezione. In normali circostanze di temperamento tranquillo, e avvezzo a prendere il mondo con la filosofia d'un campagnolo, il principe di Boemia mostrava tuttavia la sua propensione per un regime di vita più avventuroso ed eccentrico di quello al quale la sua nascita l'aveva destinato.

Citazioni[modifica]

  • – È nella mia natura – replicò il principe, – guardare non tanto alla natura del dono quanto allo spirito con cui è fatto. (Storia del giovane con le paste alla crema)
  • Il diavolo, contateci pure, può fare le cose da signore. (Principe Florizel; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • C'era solo una comodità in più che mancava al comfort moderno: un modo agevole e decoroso di abbandonare la scena; la scala di sicurezza per la libertà, o, come ho appena detto, l'ingresso particolare della Morte. (Giovane; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • La gente si gingilla con l'amore. Ora, io nego che l'amore sia una passione forte. La paura è una passione forte; è con la paura che dovete baloccarvi se volete gustare i piaceri più intensi della vita. (Malthus; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • Cosa si nasconde negli abiti d'un grande potente se non un uomo? (Principe Florizel; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • – Geraldine – disse il principe, – mi avete salvato, contravvenendo a un esplicito ordine da parte mia, e avete fatto bene. Non vi sono debitore soltanto della vita ma di una lezione [...]. (Storia del giovane con le paste alla crema)
  • A una donna che ama, all'inizio piace essere obbedita, sebbene trovi poi la sua gioia nell'obbedire. (Signora; Storia del medico e del baule di Saratoga)
  • La vita dell'uomo è cosa tanto piccola da togliere e cosa tanto importante da usare! (Principe Florizel; L'avventura degli hansom cabs)
  • Ahimè! – esclamò, – cos'è più deludente nella vita di una vittoria? (Principe Florizel; L'avventura degli hansom cabs)

Explicit[modifica]

«E questa – [commenta l'erudito arabo] – è la felice conclusione del racconto. Il principe, è superfluo ricordarlo, non dimenticò nessuno di quelli che lo avevano servito in questa grande impresa; e attualmente la sua autorità e la sua influenza li aiutano a farsi strada nella carriera pubblica, mentre la sua benevola amicizia dà smalto alla loro vita privata. A mettere insieme [prosegue il mio autore] tutti gli strani avvenimenti in cui questo principe ha sostenuto il ruolo della Provvidenza, ci sarebbe da riempire di libri le terre abitabili...».

Il diamante del Rajà[modifica]

Il principe Florizel e il detective, illustrazione di William John Hennessy

Incipit[modifica]

Gian Dàuli[modifica]

Fino ai sedici anni Harry Hartley aveva ricevuto, prima in una scuola privata, poi in una delle grandi istituzioni per cui l'Inghilterra è giustamente famosa, l'ordinaria educazione di un gentiluomo. In quel tempo della sua vita egli dimostrò un notevole disgusto per lo studio; e il suo unico genitore superstite essendo troppo debole e ignorante, gli fu permesso d'alloora in poi di passare il tempo in un sistema di vita piacevole e tutto elegante e mondano. Due anni dopo, rimase orfano e quasi affatto povero. Per natura e per educazione, Harry era disadatto ad ogni occupazione attiva e proficua. Sapeva cantare musiche romantiche e accompagnarsi discretamente al piano; era un cavaliere grazioso, per quanto timido; aveva un gusto pronunciato per gli scacchi, e la natura l'aveva messo al mondo con una delle più attraenti fisionomie che sia possibile immaginare. Biondo e roseo, con due occhi da colomba e un sorriso gentile, aveva un'aria di piacevole e tenera melanconia e le maniere più dolci e carezzevoli. Per conchiudere, non era uomo atto a comandare un esercito in guerra o a dirigere un consiglio di Stato.

Carlo Linati[modifica]

All'età di sedici anni in una scuola privata, poi in uno di quei grandi istituti pei quali l'Inghilterra va giustamente famosa, Mr. Harry Hartley aveva ricevuto l'educazione d'un gentiluomo. Mostrava, a quel tempo, una notevole avversione allo studio; e, poiché l'unico parente che gli era rimasto era uomo inetto ed ignorante, Harry poté fin da allora sciupare liberamente il suo tempo in ogni genere di eleganze e di frivole spensieratezze. Due anni più tardi egli era diventato orfano e quasi mendico. Per indole ed educazione Harry era affatto incapace di dedicarsi ad ogni pratica iniziativa. Sapeva solo cantare sentimentali canzonette e accompagnarsele con garbo sul cembalo: essere grazioso, quantunque timido, cavaliere, e aveva una spiccata inclinazione per gli scacchi. Natura, poi, l'aveva dotato del più grazioso aspetto si potesse immaginare. Biondo, roseo, occhi di colomba e un leggiadro sorriso a fior di labbra, egli possedeva anche un'aria piena di piacevole malinconia e tenerezza e dei modi assai garbati e carezzevoli. Ma, insomma, non era uomo da guidare un'armata o da presiedere un Consiglio di Stato.

Citazioni[modifica]

  • Una donna può ottenere il perdono di un intero anno di disubbidienze con una sola abile sottomissione. (Lady Vandeleur; Storia di una scatola da cappelli; 2017)
  • Ci son momenti in cui anche il meno coraggioso sa diportarsi con intrepidezza e decisione, e il più cauto sbarazzarsi della sua prudenza per appigliarsi a folli e temerarie risoluzioni. (Storia d'una scatola da nastri; 1944)
  • Spesso azioni decisive furono operate d'un tratto e senza che vi pigliasse parte la ragione. (Storia d'un giovane prete; 1944)
  • Confesso ch'io non credo gran che all'utilità dei libri, tranne di quelli che leggo in ferrovia; quantunque non nego vi siano molti buoni trattati sull'astronomia, sullo studio delle sfere, sull'agricoltura e sull'arte di fare fiori di carta. Ma sulla vita vera e propria, credo non trovereste nulla di buono... (Principe Florizel; Storia d'un giovane prete; 1944)
  • Ho appreso a conoscere il mondo [...] ed ora comprendo come voi abbiate mille motivi per sorprendere la mia buona fede; non uno per trattarmi lealmente. (Mr. Rolles; Storia di una casa con le persiane verdi; 1944)
  • [...] vi considero con la più perfetta indifferenza, direi quasi con avversione [...]. [insulto] (Mr. John Vandeleur a Francis Scrymgeour; Storia di una casa con le persiane verdi; 1944)
  • Un uomo può ritrovarsi in mille avversità, [...] ma se ha cuor nobile e intelletto sereno, gli riuscirà sempre di trarsene d'impaccio con onore. (Principe Florizel; Storia di una casa con le persiane verdi; 1944)
  • [...] gli anni portan disgrazia ai malvagi. (Principe Florizel; Storia di una casa con le persiane verdi; 1944)
  • [...] il mondo è vasto e pieno di bellezza e di gioia, e sconfinata quindi la sua facoltà di compensazione. (Principe Florizel; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1944)
  • Uno che saprebbe rifiutare il dono di un milione può arrivare a patteggiare il suo onore per un impero o un amore di donna [...]. (Principe Florizel; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1944)
  • Questo mondo è proprio un luogo di prove e di cimenti. (Detective; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1944)
  • [...] le passioni e le complicazioni della vita trascinano via con sé l'onestà dei deboli. (Principe Florizel; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1944)

Explicit[modifica]

Quanto poi al principe, a quella sublime persona, avendo ormai compiuta la sua parte, insieme al nostro Arabo Autore possiamo dargli un addio per sempre. Ma se proprio il lettore desidera sapere più minutamente di lui diremo che una recente rivoluzione lo sbalzò dal trono di Boemia a cagione delle continue assenze e della meravigliosa negligenza ch'egli poneva nel trattare gli affari di Stato: e che ora ha messo su, in Rupert Street, una bottega da tabaccaio, ch'è assai frequentata dai forestieri. Io ci bazzico di tanto in tanto a far quattro chiacchiere con lui ch'è rimasto sempre l'istessa nobile creatura dei giorni della prosperità. Dietro al suo banco egli ha un aspetto olimpico, e quantunque la vita sedentaria cominci a farsi sentire sulle dimensioni del suo panciotto, egli è, possiamo quasi assicurarlo, il più bel tabaccaio di tutta Londra.

[Traduzione di Carlo Linati]

Citazioni su Il diamante del Rajà[modifica]

  • Impossibile identificarsi con il principe Florizel delle Notti Arabe, come è impossibile identificarsi passionalmente con il re di quadri delle carte francesi. Come al re di quadri, spetta a Florizel un destino intricatissimo, fitto di innumerevoli casi; ma alla fine egli uscirà vergine, non logorato da alcun evento, idoneo a nuovi giochi, infinitamente. (Giorgio Manganelli)
  • La docile e ampia presenza del principe Florizel di Boemia, quel misterioso monarca poco avvezzo a governare, è trattata con una specie di vasta e vaga riserva diplomatica, simile all'incubo confuso di un vecchio cortigiano cosmopolita. Il principe stesso sembra aver palazzi in ogni Paese; tuttavia l'ironico lettore sospetta, con metà del suo cervello, che egli non sia niente di più di un tabaccaio presuntuoso, che Stevenson poteva aver incontrato in Rupert Street e aveva scelto per farne l'eroe di una barzelletta. Questa doppia impressione, come quella del vero sognatore, viene suggerita con abilità straordinaria senza che la leggerezza del racconto sia mai aggravata dal peso del dubbio. L'ironia che nasce dalla colossale condiscendenza di Florizel non crea soltanto un personaggio nuovo, ma anche un nuovo tipo di personaggio. Si trova a metà fra realtà e irrealtà: è una specie di solida impossibilità. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Lo Stevenson, con la sua ariostesca ironia e squisitezza d'arte, fu tra i primi ad avviare cotesta forma [il romanzo poliziesco] verso un destino superiore; allorché nel Club dei Suicidi e nel Diamante del Rajah inventò quel sorprendente deus ex machina ch'è Florizel principe di Boemia, arbitro metafisico tra la virtù e il vizio. (Emilio Cecchi)

Il padiglione sulle dune[modifica]

Incipit[modifica]

Ero un tipo solitario, da giovane. Ero orgoglioso di starmene per conto mio e passare il tempo da solo, e posso dire di non aver avuto né amici né conoscenti finché non incontrai quell'amica che diventò la mia compagna e la madre dei miei figli. Con un uomo soltanto ero in confidenza, con il signor R. Northmour, di Graden Easter in Scozia. Ci eravamo incontrati al college, e, anche se non ci piacevamo troppo né eravamo in grande intimità, avevamo un carattere tanto simile da riuscire a stare insieme molto facilmente. Misantropi: questo eravamo convinti di essere, ma in seguito sono giunto alla conclusione che eravamo solo dei ragazzi selvatici. La nostra non era amicizia, ma una coesistenza fra disadattati. Il carattere straordinariamente violento di Northmour gli rendeva difficile vivere in pace con chiunque a parte me, e dato che lui rispettava il mio silenzio e mi lasciava andare e venire quando mi pareva, io potevo sopportare la sua presenza senza fastidio. Penso che ci definissimo amici.

Citazioni[modifica]

  • Fare appello al pericolo che corre non è un buon sistema per liberarsi di un giovane coraggioso. (III)
  • [...] il tempo passa in fretta per gli innamorati [...]. (V)
  • [...] Northmour [...] come tutti i liberi pensatori subiva molto l'influenza della superstizione [...]. (VII)

Explicit[modifica]

Un'altra parola e la mia storia è finita. Anni dopo Northmour fu ucciso combattendo sotto le insegne di Garibaldi per la liberazione del Trentino.

Citazioni su Il padiglione sulle dune[modifica]

  • Mentre questo racconto gli sgorgava dalla penna, molti ambiziosi progetti e fantasie non ancora sedimentate dovevano far ressa nella mente dello Stevenson. Non inseguiva il disegno di una trama ordinata o, almeno, perfettamente definita: le sue inesplicite contraddizioni si riflettono sopra tutta una vicenda che giustappone temi diversi, sottili intarsi psicologici e spunti tipici della narrativa d'azione. Questi, bisogna aggiungere, fanno centro attorno alla sentita figura del protagonista, che finisce così col portare il peso di tutta la storia. (Antonio Debenedetti)
  • The Pavilion on the Links è un grande gioco a nascondersi giocato da adulti: si nascondono e si spiano tra loro i due amici, e il loro gioco ha per posta la donna; e si nascondono e si spiano i due amici e la donna da una parte e i misteriosi nemici dall'altra, in un gioco che ha per posta la vita d'un quarto personaggio che non ha altro ruolo che quello di nascondersi, in un paesaggio che pare fatto apposta per nascondersi e spiarsi. (Italo Calvino)

Il sire della porta di Malétroit

in Robert Louis Stevenson, Il diamante del Rajà e altri racconti.

Incipit[modifica]

Denis de Beaulieu non aveva ancora ventidue anni, ma già si stimava uomo maturo e, per di più, compito cavaliere. I giovani, in quei rozzi tempi di guerre, si formavan presto: e quando uno aveva preso parte a una battaglia campale o a una dozzina di scorrerie, o aveva accoppato un uomo onorabilmente e sapeva qualcosuccia di strategia e darsi una cert'aria spaccona, era certo d'essere assolto.

Citazioni[modifica]

  • Quando nella vita ci accade qualche buona ventura, non è il caso di star a sottilizzare sul perché e sul come ci sia capitata, poiché l'utile immediato che ne ricaviamo sembra sufficiente motivo per farci accettare per buoni anche i più stravaganti rivolgimenti e le più matte incongruenze di queste nostre sublunari faccende.
  • Quando l'uomo è su un bel cammino, e vede la vita dispiegarglisi davanti, gli sembra d’esser la creatura più importante della terra. Il suo cavallo gli annitrisce, le trombe squillano, le ragazze si fanno alla finestra per rimirarlo quand'egli entra in città cavalcando alla testa del suo drappello. Riceve dimostrazioni di fiducia e di stima, alcune volte per lettera, altre a parole, da persone di grand'affare che gli capitano fra capo e collo. Non è quindi da meravigliare se la testa alcun poco gli gira. Ma, una volta ch'è morto, fosse stato valente come Ercole o saggio come Salomone, chi più si ricorda di lui? Dieci anni fa, in una molto feroce mischia, mio padre cadde insieme ai suoi cavalieri; ebbene, io credo che di nessuno d'essi, che neppure del luogo del combattimento, v'è più chi si ricordi al mondo! No, no, signora, più v'andate avvicinando alla morte, più v'accorgete ch'essa è una buia e polverosa stanza dove v’han chiuso dietro per sempre la porta. (Denis de Beaulieu)

Explicit[modifica]

«Ebbene, avete sentito?» ella mormorò piegandosi verso di lui, tutta labbra ed occhi.
«Non ho sentito nulla» rispose Denis.
Ella gli sussurrò all'orecchio:
«Il capitano si chiamava Florimond de Champedivers».
«Non l'ho mai udito nominare» egli rispose; e, pigliando fra le sue braccia l'elastico corpo della fanciulla, ricoprì di baci l'umido viso.
Dietro loro s'udì un melodioso gorgheggío seguito da una risatina soffocata, poi la voce del Sire di Malétroit che augurava buon dì al suo nuovo nipote.

Un alloggio per la notte

in Robert Louis Stevenson, Il diamante del Rajà e altri racconti.

Incipit[modifica]

Era novembre inoltrato, nel 1456. La neve cadeva fitta fitta su Parigi con incessante ostinazione; a volte veniva via una raffica di vento che la rammulinava in vortici fuggenti; a volte l'aria si quietava e, falda dietro falda, essa ripigliava a cadere giù da quella nera notte, silenziosa, a spirali, interminabile. Alla povera gente che la guardava cadere attraverso le sopracciglia ammollate, pareva meraviglia ne dovesse venir giù tanta da quel cielo.

Citazioni[modifica]

  • Egli [Tabary] era divenuto ladro così come un altro diventerebbe il più onesto de' cittadini, per quell'imperiosa legge che governa il destino degli umani paperi e degli umani somari.
  • In molti modi una natura d'artista si dimostra inadatta alla vita pratica.
  • Per colui ch'è abituato a scialacquare, il danaro è cosa così viva, così reale e un così rado velo lo sepàra dai suoi godimenti! V'è un limite soltanto alla sua fortuna: quello del tempo, e un prodigo è ricco quanto un imperatore di Roma, fin che n'ha da spendere. Ragione per cui perdere il suo danaro è per costui il più barbaro dei contrattempi, come piombare dal cielo in inferno, dal tutto nel nulla, in un amen...

Explicit[modifica]

«Un povero vecchio barbogio...» esclamò fra sé [Villon]. «Forse, chissà, le sue tazze valevano meglio di lui!»

Incipit de La Provvidenza e la chitarra[modifica]

Monsieur Léon Berthelini aveva gran cura del suo aspetto, e diligentemente accordava il suo contegno al costume dell'ora. Affettava un che di spagnolo nell'aria che si dava, e qualche cosa del bandito, con un tantino d'un Rembrandt domestico. Di persona era decisamente piccolo e incline alla pinguedine; il suo volto era il ritratto del buon umore; i suoi occhi scuri, che erano molto espressivi, rivelavano un cuor gentile, una natura attiva, allegra, e lo spirito più infaticabile. Se avesse portato i vestiti del suo tempo lo avreste classificato come un ibrido finora ancor da scoprire tra il barbiere, il padron di locanda, e l'affabile farmacista. Ma nell'eccessivo ornamento della giubba di velluto e del cappello dalle tese abbassate, dei pantaloni che meglio si sarebbero detti a maglia, del fazzoletto bianco annodato alla brava intorno al collo, a un ciuffo di riccioli olimpici che portava sulla fronte, ai piedi calzati con qualsiasi tempo con le più sottili scarpe alla Molière, bastava guardarlo per sapere d'essere alla presenza d'una Grande Creatura. Quando portava il soprabito, non si degnava d'infilare le maniche; un solo bottone lo teneva aderente alle spalle; era buttato all'indietro a mo' di mantello, ed era portato coll'andatura e il portamento d'un Almaviva. La mia opinione è che Monsieur Berthelini s'avvicinasse ai quaranta. Ma aveva il cuore d'un ragazzo, si beava dei suoi bei vestiti, e camminava nella vita come un bambino che reciti di continuo. Se non era un Almaviva, dopo tutto, non era certo perché non fingeva di esserlo. E fruiva del compenso dell'artista. Se non era veramente un Almaviva, a volte era felice come se lo fosse.[29]

Lettere[modifica]

  • La gente crede che sia la «materia» che conti. Pensano, ad esempio, che i prodigiosi, delicati pensieri e sentimenti in Shakespeare colpiscano di per se stessi, non si rendono conto del fatto che un diamante mal polito non è che una pietra, credono che le situazioni accattivanti o i buoni dialoghi nascano dall'osservazione della vita. Non riusciranno a capire che, invece, li si prepara con deliberato artificio e vi si arriva a furia di dolorose soppressioni.[30]
  • Luoghi incantevoli, sempre verdi; clima perfetto; perfette figure di uomini e donne, con fiori rossi tra i capelli. E null'altro da fare se non studiare oratoria ed etichetta, starsene seduti al sole e raccogliere i frutti mano a mano che cadono dall'albero. L'isola del Navigatore (Samoa) è questo luogo; un puro balsamo per chi si sente esausto, stremato.[31]
  • Mi domando come uno possa essere così asino da preferire la carriera letteraria a quella del barbiere o del venditore ambulante di patate calde.[32]
  • Non crediamo nel domani. Il futuro per noi è sempre nero.[33]
  • Questo clima; questi viaggi; e l'apparire delle terre all'aurora; le nuove isole che spuntavano dai banchi di nebbie mattutine; e nuovi approdi boscosi; e nuovi allarmi di temporali e risacche — tutta la storia della mia vita è per me più bella di qualsiasi poema.[34]
  • "Raskol'nikov" è facilmente il più gran libro che abbia letto negli ultimi dieci anni; sono lieto che tu l'abbia preso. Molti lo trovano noioso; Henry James non riusciva a finirlo; io posso solo dire che a momenti questo libro mi stava per finire. Come avere una malattia. James se ne disinteressa perché il carattere di Raskol'nikov non sarebbe oggettivo; e qui si apre un bel golfo tra me e lui e, a veder bene, l'esistenza di una certa impotenza in molte menti, oggigiorno, che le trattiene dal vivere dentro un libro o un personaggio, e le blocca in lontananza – spettatori davanti alle marionette. Davvero, immagino che il libro possa apparire vuoto al centro; per altri è una stanza, una stanza della vita, dove entrano e sono torturati e purificati. Il Giudice istruttore, credevo, è meraviglioso, osceno, toccante – una creazione ingegnosa. Il padre ubriaco, Sonia, l'amico studente e l'umanità di Raskol'nikov – non circoscritta, protoplasmica – sta su tutt'un altro livello che mi ha meravigliato. Anche l'esecuzione, meravigliosa in alcuni punti.[35]
  • Rileggere un po' Balzac, come sto facendo io, ti aiuterebbe a chiarirti le idee. Era un uomo che non è mai riuscito a trovare il proprio metodo. Uno Shakespeare inespresso, schiacciato sotto il peso di particolari imposti e fiacchi. Per una mente matura è stupefacente vedere fino a che punto sia scadente, fiacco, falso, noioso; e naturalmente, ogni volta che cede al proprio temperamento, buono e potente. Non poteva accettare la noia, e per questo diventò noioso. Voleva sviluppare tutto, ed è annegato lontano da riva, sommerso da una massa di particolari clamorosi e incoerenti. Gesù, c'è un'arte soltanto: omettere! Se fossi capace di omettere, non cercherei altre forme di conoscenza. Un uomo che fosse capace di omettere riuscirebbe a trasformare un giornale in un'Iliade.[36]
  • Trovo pochi piaceri più grandi del leggere le mie opere, ma non leggo mai e poi mai The Black Arrow.[37]
  • Un uomo è inutile fino a quando non ha osato tutto.[38]

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde[modifica]

Epigrafe[modifica]

A Katharine de Mattos

È male sciogliere i legami stretti da Dio per decreto.
Saremo ancora i figli dell'erica e del vento.
Lontani da casa, ancora per te e per me
la ginestra si fa bella di germogli
nel Paese del Nord.[39]

Incipit[modifica]

Originale[modifica]

Mr. Utterson the lawyer was a man of a rugged countenance, that was never lighted by a smile; cold, scanty and embarrassed in discourse; backward in sentiment; lean, long, dusty, dreary and yet somehow lovable.[40]

Attilio Brilli[modifica]

Il signor Utterson, il legale, era una persona dall'aspetto ruvido, mai illuminato da un sorriso; gelido, reticente, impacciato nel conversare, riluttante al sentimento, esile, allampanato, malmesso, tetro: nonostante tutto sapeva comunicare un che di amabile.[41]

Oreste Del Buono[modifica]

L'avvocato Utterson era un uomo dall'aspetto rude, non s'illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato e imbarazzato nel parlare, riservato nell'esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile.

Fruttero & Lucentini[modifica]

Utterson, il legale, era un uomo dal volto ruvido, mai illuminato da un sorriso. Di poca e fredda, impacciata conversazione, restio ai sentimenti, era lungo, magro, grigio, accigliato; e tuttavia amabile, in qualche modo.[42]

Citazioni[modifica]

  • «Io tendo all'eresia di Caino,» soleva dire argutamente [l'avvocato Utterson], «lascio che mio fratello se ne vada al diavolo come meglio gli pare.» (I; 2010)
  • È proprio dell'uomo modesto accettare il cerchio delle amicizie, così come sono, dalle mani della sorte [...]. (I; 2010)
  • [...] i suoi [di Utterson] affetti, come l'edera, si sviluppavano con il tempo, e non implicavano particolari qualità nel loro oggetto. (I; 2010)
  • Sono piuttosto contrario a fare domande; è troppo nello stile del giorno del giudizio. Se tu fai una domanda, è come se lanciassi una pietra. Te ne stai tranquillo sulla sommità di una collina; la pietra rotola giù, e ne smuove tante altre; sinché qualche ottimo vecchio (l'ultima persona cui pensavi) non viene colpito sulla testa nel suo giardino, e la famiglia deve cambiare nome. No, signore, ne ho fatto una regola per me: più una cosa appare curiosa, meno io domando. (Enfield; I; 2010)
  • [...] una cosa è mortificare la curiosità, e un'altra è vincerla [...]. (VI; 2010)
  • Ah, solo una coscienza colpevole è nemica del riposo! (Poole; VIII; 2010)
  • [...] l'uomo non è in verità unico, ma duplice. Dico duplice perché lo stato della mia conoscenza non va oltre questo punto. Altri seguiteranno, altri mi sorpasseranno in questa direzione, e io posso osare prevedere che infine l'uomo verrà riconosciuto come un risultato di molteplici, incongrui ed indipendenti entità. (Jekyll; X; 2010)
  • [...] ho imparato che il peso e il destino della nostra vita sono legati per sempre alle spalle dell'uomo, e quando si tenta di disfarsene, ci ricadono addosso con maggiore e peggiore oppressione. (Jekyll; X; 2010)
  • [...] gli esseri umani, così come noi li incontriamo, sono un miscuglio di bene e di male [...]. (Jekyll; X; 2010)
  • Jekyll provava qualcosa di più dell'interesse d'un padre; Hyde qualcosa di più dell'indifferenza d'un figlio. (Jekyll; X; 2010)
  • [...] anche la misura più grande finisce per colmarsi [...]. (Jekyll; X; 2010)
  • Mi guardai: le mie vesti s'afflosciavano senza forma sulle mie membra rattrappite; la mano che tenevo sulle ginocchia era nodosa e pelosa. Ero Edward Hyde! (Jekyll; X; 2010)

Explicit[modifica]

Oreste Del Buono[modifica]

Morirà sul patibolo, Hyde? o troverà il coraggio di liberarsi all'ultimo attimo? Lo sa Dio: io non me ne curo più; questa è l'ora della mia vera morte, quanto accadrà dopo concerne un altro individuo. A questo punto, mentre depongo la penna e suggello la mia confessione, pongo fine alla vita dell'infelice Henry Jekyll.

Vieri Razzini[modifica]

Morirà Hyde sulla forca? O troverà all'ultimo momento il coraggio di uccidersi? Lo sa Dio: a me è indifferente. Questa è la vera ora della mia morte, e quel che seguirà riguarda un altro, non me. Ecco dunque: nell'atto di deporre la penna e di sigillare la mia confessione, io metto fine alla vita di questo infelice Henry Jekyll.[43]

Citazioni su Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde[modifica]

  • Dubito che qualcuno abbia il diritto di scrutare nelle abissali profondità umane. Il tuo è veramente un libro terribile, per quella specie di callosità morale, per quella mancanza di compassione, e quella chiusura di ogni via d'uscita alla speranza [...]. Il suicidio finale di Jekyll è un luogo comune. Avrebbe dovuto consegnare Hyde alla giustizia. E questo avrebbe vendicato il senso di dignità umana che è tanto orribilmente violato in questo libro. (John Addington Symonds)
  • Il punto della storia non è che un uomo «possa» separarsi con un taglio netto dalla sua coscienza, ma che non può. L'operazione chirurgica è fatale in questa storia. È un'amputazione nella quale entrambe le parti trovano la morte. Jekyll, persino quando sta morendo, dichiara quale sia la conclusione della faccenda: che il peso della lotta morale umana è una catena dalla quale non ci si può in nessun modo liberare. La ragione è che non ci potrà mai essere uguaglianza fra male e bene. Jekyll e Hyde non sono gemelli. Sono piuttosto, come dice giustamente uno dei due, come padre e figlio. Dopo tutto, Jekyll ha creato Hyde; Hyde non avrebbe mai creato Jekyll: poteva solo distruggerlo. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Jekyll e Hyde saranno entrambi felici ognuno a suo modo, e la sola infelicità risiederà nella memoria di Jekyll di essere stato Hyde, e nella paura di tornare ad esserlo. (Michele Mari)
  • Jekyll non è solo un esempio di ipocrisia, capace com'è di reprimere Hyde, colui che è «nascosto», pur fruendo suo tramite di ignobili (e indefinite) gratificazioni. Egli incarna il prototipo dello scienziato che si eleva faustianamente al di sopra degli altri sublimando nelle sue ricerche di «medicina trascendentale», nel gesto inosabile, la liberazione degli istinti repressi. (Attilio Brilli)

Markheim

in Robert Louis Stevenson, Racconti e favole.

Incipit[modifica]

«Sì» disse il mercante, «abbiamo dei guadagni inaspettati di varie specie. Certi clienti sono ignoranti, e allora riscuoto un dividendo per la mia scienza maggiore della loro. E certuni son disonesti» e qui alzò la candela, in modo da far cadere la luce direttamente sul suo visitatore, «e in questo caso,» continuò, «metto a profitto la mia virtù.»

Citazioni[modifica]

  • La mia vita non è altro che un travestimento e una calunnia di me stesso. Ho vissuto per tradire la mia natura. Così fanno tutti gli uomini; tutti gli uomini sono migliori di questo travestimento che cresce loro intorno e li soffoca. Li vedete tutti quanti trascinati via dalla vita, come uno che i bravi abbiano preso e avviluppato in un mantello. Se avessero il controllo di sé, se poteste vedere le loro facce, sarebbero del tutto diversi, risplenderebbero come eroi e come santi! (Markheim)
  • Il mio amore del bene è destinato a essere sterile; può essere, e così sia! Ma mi rimane ancora il mio odio per il male; e da questo, con vostro acerbo disappunto, vedrete che saprò trarre tanto l'energia che il coraggio. (Markheim)

Explicit[modifica]

«È meglio che chiamiate la polizia» disse [Markheim]. «Ho ucciso il vostro padrone.»

Citazioni su Markheim[modifica]

  • Racconto di magistrale economia, Markheim è tutto giocato sui toni medi della perplessità, dell'inquietudine, del trasalimento; la truce e favolosa spettacolarità del Jekyll vi è assente, ma la tensione è altissima, e ci dimostra una volta di più che pochi narratori conoscevano come Stevenson l'arte di rendere romanzesca una materia etico-psicologica. (Michele Mari)
  • Rappresenta la rottura dell'integrità della persona, la scissione del bene dal male, e soprattutto la nascita di un rapporto dialogico dell'uomo con se stesso. Qui, come nelle migliori pagine sullo sdoppiamento della coscienza, Stevenson sperimenta il principio così caro al romanzo d'avventure e del mistero, e reso intensamente problematico dall'opera di Dostoevskji, secondo il quale tutto nell'uomo vive al confine del proprio contrario: la nobiltà d'animo prospera al confine con l'abiezione, l'amore ai limiti dell'odio, il bene a quelli del male. In questi termini si svolge la confessione di Markheim a se stesso nel tragico sdoppiamento sulla soglia fatale. (Attilio Brilli)

Nei mari del Sud[modifica]

Stevenson (al centro) con i familiari e il re hawaiano Kalākaua (a sinistra) a bordo della nave Casco

Incipit[modifica]

Corrado Alvaro[modifica]

Da dieci anni la mia salute declinava, e poco tempo prima d'intraprendere i miei viaggi credevo di essere arrivato all'ultimo atto della vita, e di non dovermi aspettare altro che l'infermiere o l'agente delle pompe funebri. Mi consigliarono i Mari del Sud e non mi dispiaceva l'idea di vagare come un fantasma, d'esser trascinato come una merce, nei luoghi che m'avevano attirato quand'ero ancor giovane e in salute. Perciò noleggiai lo scuna del dottor Merrit, il Casco, di settantaquattro tonnellate, salpai da San Francisco verso la fine del giugno 1888, visitai le isole dell'Est e mi ritrovai, verso l'anno seguente, a Honolulu. Colà, mancandomi il cuore di tornare alla mia vecchia vita segregata in una stanza d'ammalato, risolsi di filare sottovento con lo scuna mercantile l'Equator, d'una settantina di tonnellate; trascorsi quattro mesi tra gli atolli (isole basse di corallo) del ciclo delle Gilbert, e giunsi a Samoa verso la fine del 1889. Frattanto l'abitudine e la riconoscenza mi legarono alle isole; m'ero rimesso in forze, m'ero fatto nuovi amici, avevo scoperto nuovi interessi. Il tempo, nei viaggi, m'era trascorso come in un mondo favoloso: decisi di rimanere. Ho buttato giù queste pagine in mare, durante una terza crociera sullo steamer Janet Nicoll. I giorni che mi saranno concessi vorrò trascorrerli dove m'apparve più ridente la vita e gli uomini attraenti. Già le asce dei servi negri buttano le fondamenta alla mia futura dimora, e bisogna ch'io cerchi di farmi ascoltare dai lettori dalle rive dei mari più lontani.

Lucio Trevisan[modifica]

Da una decina di anni la mia salute peggiorava; e prima di mettermi in viaggio, avevo creduto di essere all'ultimo atto della vita, in attesa di un'infermiera e del becchino. Mi consigliarono, allora, i mari del Sud; e non dispiacendomi l'idea di vagare come un fantasma, trasportato come merce, nei luoghi che mi avevano attirato da giovane e quando ero in salute, noleggiai la goletta del dottor Merrit, il Casco, di settantaquattro tonnellate; salpai da San Francisco alla fine di giugno del 1888, visitai le isole a oriente, e all'inizio dell'anno seguente mi ritrovai a Honolulu. Da dove, mancandomi il cuore di ritornare alla vita da recluso e alla mia stanza d'ammalato, ripartii sottovento su un mercantile di una settantina di tonnellate, l'Equator; trascorsi quattro mesi tra gli atolli (isole basse coralline) delle Gilbert, e giunsi a Samoa verso la fine del 1889. Intanto, abitudine e riconoscenza rinsaldavano il mio legame con quelle isole. Mi ero rimesso in forze, avevo fatto amicizia, avevo nuovi interessi. Il tempo, viaggiando, era trascorso come nelle fiabe. Decisi di rimanere. Ho scritto queste pagine in mare, durante una terza crociera sul piroscafo Janet Nicholl. Se avrò altri giorni in sorte, ho deciso di passarli dove la vita mi è apparsa più piacevole e gli uomini più interessanti. Le asce dei miei servi negri gettano già le fondamenta della mia futura dimora; e devo rivolgermi ai lettori dalle rive dei mari più lontani.

Citazioni[modifica]

  • Pochi uomini abbandonano le isole quando le hanno conosciute; si lasciano incanutire dove sbarcarono la prima volta; le palme fanno loro ombra e gli alisei li cullano fino alla morte, dopo che hanno accarezzato fino all'ultimo il sogno di un ritorno in patria, di rado adempiuto, più di rado desiderato, rarissimamente ripetuto. Nessuna parte del mondo ha un pari fascino per il visitatore [...]. (I, I; 1993)
  • Per un ragazzo di dodici anni traversare la Manica è come cambiare cielo; per un uomo di ventiquattro traversare l'Atlantico significa appena un lieve cambiamento di alimentazione. Ma io ero ormai uscito fuori dall'ombra dell'Impero Romano, che ci ha dominato dalla culla con le rovine dei suoi monumenti, le cui leggi e la cui letteratura ci assediano da ogni parte, piene di divieti e di costrizioni. Ora potevo vedere cosa mai potessero essere gli uomini i cui padri non avevano mai letto Virgilio, né mai erano stati conquistati da Cesare né mai erano stati governati dalla sapienza di Gaio o di Papiniano. D'un tratto m'ero messo al di là della zona amica delle lingue sorelle dove è così facile rimediare alla maledizione di Babele; ed ecco i miei nuovi simili sedevano davanti a me, muti come immagini. (I, I; 2015)
  • [...] un cambiamento di abitudini [per un popolo] è più sanguinoso di un bombardamento. (I, V; 1993)
  • Nulla suscita più disgusto del cannibalismo, nulla disgrega così sicuramente una società; nulla – si potrebbe dimostrarlo – ottunde e degrada a tal punto la mente di chi lo pratica. Eppure, noi facciamo quasi lo stesso effetto ai buddisti e ai vegetariani. Noi consumiamo le carcasse di creature che hanno appetiti, passioni e organi simili ai nostri; noi ci cibiamo di neonati che hanno il solo torto di non essere della nostra specie; e il mattatoio risuona ogni giorno di urla di dolore e paura. (I, XI; 1993)
  • [Sul tatuaggio] [...] non c'è nulla di più splendido che adorni un bell'uomo [...]. (I, XI; 1993)
  • [...] uno sbaglio generosamente riconosciuto deve essere perdonato [...]. (IV, I; 1993)

Explicit[modifica]

Il re, che per l'occasione indossava l'uniforme della marina, ci portò a bordo sulla sua lancia. Era di poche parole, rifiutò un rinfresco, ci strinse appena la mano, e ritornò a terra. Quella notte le cime delle palme di Apemama erano scivolate dietro il mare, e la goletta navigava solitaria sotto le stelle.

[Traduzione di Lucio Trevisan]

Citazioni su Nei mari del Sud[modifica]

  • Nelle impressioni dei mari del Sud, più che nelle poesie (di solito cose di breve respiro, che egli componeva quando era troppo infermo per attendere a opere di maggior lena), lo S. rivela la natura fondamentalmente lirica del suo genio, di saper circonfondere d'un'atmosfera leggendaria non solo le cose in sé pittoresche, ma anche le più umili circostanze della vita. (Mario Praz)

Rapito[modifica]

On the Island of Earraid (N.C. Wyeth, 1913)

Incipit[modifica]

Originale[modifica]

I will begin the story of my adventures with a certain morning early in the month of June, the year of grace 1751, when I took the key for the last time out of the door of my father's house. The sun began to shine upon the summit of the hills as I went down the road; and by the time I had come as far as the manse, the blackbirds were whistling in the garden lilacs, and the mist that hung around the valley in the time of the dawn was beginning to arise and die away.

Alberto Mario Ciriello[modifica]

Un mattino di giugno, l'anno di grazia 1751, di buon'ora, trassi, per l'ultima volta, la chiave dalla porta della casa paterna, e da quel momento ebbero inizio le mie avventure. Il sole splendeva già sopra le colline, mentre io me ne discendevo lungo la strada ed ero quasi arrivato alla casa del pastore, quando i merli presero a fischiare tra le serenelle dei giardini, e la nebbia, che prima, al sorgere dell'alba, indugiava giù nella vallata, cominciò ad alzarsi e a dissolversi.

Pietro Gadda Conti[modifica]

Inizierò la storia delle mie avventure da una certa mattina, al principio di giugno, nell'anno di grazia 1751, quando, per l'ultima volta, tolsi la chiave dall'uscio della casa di mio padre. Il sole cominciava a brillare sulla cima delle colline, mentre scendevo per la strada e, quando giunsi al presbiterio, i merli cantavano tra i cespugli di serenella dei giardini, e la nebbia, che all'alba indugiava nella vallata, cominciava a dissolversi.

Citazioni[modifica]

  • Ricetta per fare l'acqua di mughetto: Prendi dei fiori di mughetto e distillali, e bevine un cucchiaino o due, secondo la necessità: questo liquore ridona la parola a chi, per paralisi, sia diventato muto; sostiene il cuore e rinforza la memoria; guarisce la gotta. I fiori vanno messi, stretti stretti, in un bicchiere, quindi tenuti in un formicaio per un mese. Allora, tirali fuori e troverai un'essenza che deriva dai fiori stessi; conservala in una fiala: essa è ottima per i sani e per gli ammalati, sia per gli uomini che per le donne. [...] Per le slogature fa' delle frizioni, e per le coliche prendine un cucchiaino colmo, ogni ora. (biglietto di carta; I; 2012, pp. 17-18)
  • Il viso della donna si accese di maligna collera. «Quella è la casa degli Shaws» urlò. «Eretta a prezzo di sangue, il sangue impedì di portarla a termine e il sangue la abbatterà. Guarda» urlò ancora, «sputo su quella terra e che Dio la sprofondi. Maledetta e oscura sia la sua fine! Se vedi il padrone, digli che questa è la milleduecentesima volta che Jennet Clouston ha invocato una maledizione su di lui e sulla sua casa, sulla stalla e la scuderia, su uomo, ospite e padrone, moglie e figli; maledetta maledetta sia la loro fine!» (II; 2012, p. 22)
  • Gente rude, come sono per la maggior parte i marinai, uomini racimolati con ogni mezzo, condannati ad essere sbattuti sul mare tempestoso, sotto la sferza d'un padrone crudele. (David; VII; 2003)
Erano una rozza combriccola davvero, come i marinai per lo più sono: essendo uomini privati alla radice di tutte le gentilezze della vita, e condannati ad accozzarsi sui mari agitati, con padroni per niente meno crudeli.
They were a rough lot indeed, as sailors mostly are: being men rooted out of all the kindly parts of life, and condemned to toss together on the rough seas, with masters no less cruel.
  • «Allora?» disse il gentiluomo dalla bella giacca. «È anche lei del partito degli onesti?» intendendo domandare se il capitano fosse un giacobita perché ogni partito, in tempi rivoluzionari, si arroga l'emblema dell'onestà. (IX; 2012, p. 76)
  • Il canto è questo della spada d'Alan: | il fabbro la forgiò con rosso fuoco | e or risplende nella mano d'Alan. || Molti eran gli occhi scintillanti intorno | dei nemici all'assalto: ma la spada | sola splendeva nella mano d'Alan. || Corsero i daini sopra i verdi colli, | sciamando a schiere. Ora solitario è il colle; | svaniscon quelli e solo il colle sta. || Venite a me dai colli di brughiera, | venite a me dall'isole del mare: | il vostro pasto è pronto, aquile nere! [canzone] (X; 2012, p. 91)
  • Un uomo può star lontano dalla battaglia, ma mai dalla bottiglia. (Alan; XI; 2012, p. 94)
  • Carlo II dichiarò che un uomo poteva vivere all'aperto più giorni nel clima dell'Inghilterra che in qualunque altro paese. Discorso da re che viveva in un palazzo dove poteva cambiarsi d'abito... (David; XIV; 2012, p. 123)
  • Ho visto molti uomini malvagi e sciocchi, molti, invero, e credo che entrambi alla fine abbiano a pagare per le loro colpe; ma gli sciocchi prima degli altri. (David; XIV; 2003)
  • Due son le cose delle quali gli uomini mai dovrebbero sentirsi stanchi: bontà e umiltà. Nessuno di noi ne dimostra mai abbastanza in questo aspro mondo malvagio fra gente fredda ed orgogliosa. (David; XVI; 2003)
  • L'avvocato l'aveva raccolto [Colin Ray Campbell di Glenure] e se lo teneva tra le braccia; il servo lo guardava torcendosi le mani. E ora il ferito fissava prima l'uno poi l'altro con occhi smarriti e v'era un mutamento nella sua voce, che stringeva il cuore.
    «Pensate a voi» disse, «io sono morto.»
    Tentò di aprirsi la giubba come per cercare la ferita, ma le dita gli scivolarono lungo i bottoni. Allora esalò un profondo sospiro, la testa gli cadde sulle spalle e spirò. (XVII; 2012, pp. 151-152)
  • La mia memoria è eccellente per dimenticare, David.[10] (Alan; XVIII)
  • Non c'è da aver vergogna: aver paura di una cosa e farla lo stesso, ecco quello che rende uomini, e uomini della miglior specie. (Alan; XX; 2012, p. 175)
  • [...] si discute a lungo di carità... di generosità, ma in questo precario stato di vita che noi attraversiamo, io credo che le conseguenze più favorevoli e felici si verifichino soltanto quando un gentiluomo consulta il suo avvocato e prende tutto ciò che la legge gli consente di prendere. (Signor Rankeillor; XXVIII; 2003)

Explicit[modifica]

La mano della Provvidenza mi condusse, attraverso questa impetuosa marea, fino alle porte della banca della British Linen Company.

[Traduzione di Alberto Mario Ciriello]

Citazioni su Rapito[modifica]

  • Le più grandi scene de Il ragazzo rapito, la difesa della Round House, o l'incontro dello Zio Ebeneezer con Alan Breck, sono piene di quelle frasi secche che sembrano risuonare, nel mostrare le cose, come colpi di pistola. (Gilbert Keith Chesterton)

Un'apologia per gli oziosi[modifica]

Incipit[modifica]

Di questi tempi ognuno di noi è obbligato, sotto pena di una condanna in contumacia per lesa rispettabilità, a dedicarsi a qualche professione remunerativa; e a dedicarcisi con un atteggiamento quasi simile all'entusiasmo. Una voce del partito opposto, di coloro che si accontentano del necessario e preferiscono guardarsi in giro e spassarsela, sa un po' di provocazione e di guasconata. Eppure non dovrebbe essere così. Il cosiddetto ozio – che non è affatto il non fare nulla, ma piuttosto il fare una quantità di cose non riconosciute dai dogmatici regolamenti della classe dominante – ha lo stesso diritto dell'operosità di sostenere la propria posizione.

[Traduzione di Violetta Candiani]

Citazioni[modifica]

  • I libri sono una bella cosa a modo loro, ma sono un ben misero surrogato della vita. (1994)
  • Chi ha molto osservato il puerile piacere della gente nel coltivare le proprie manie, guarderà alle proprie con indulgenza e ironia. Non lo si sentirà mai tra i dogmatici. Avrà una grande e spassionata tolleranza per gente e opinioni di ogni genere. (1994)
  • Esiste una specie di morti viventi, di gente banale che a malapena ha coscienza di esistere se non nell'esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portateli in campagna o imbarcateli su una nave e vedrete quanto si struggeranno di nostalgia per il lavoro o il loro studio. Non sono mossi da curiosità, non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del caso, non provano piacere nel mero esercizio delle loro facoltà, e, a meno che la necessità non li incalzi minacciandoli con un bastone, non muoveranno un dito. Non vale la pena di parlare con gente simile: sono incapaci di abbandonarsi alla pigrizia, la loro natura non è abbastanza generosa; e trascorrono in una specie di coma le ore che non sono applicate a una frenetica furia di arricchirsi.[44]
  • L'attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere. (1994)
  • La capacità di stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale, e un forte senso d'identità personale. (1994)
  • La devozione perpetua a ciò che un uomo chiama i suoi affari, può essere sostenuta soltanto dal perpetuo oblio di molte altre cose. (1994)
  • Non c'è dovere che sottovalutiamo di più del dovere di essere felici. (1994)
  • È meglio trovare un uomo o una donna felice piuttosto che una banconota da cinque sterline. Lui o lei sono fuochi che irradiano benevolenza; il loro ingresso in una stanza sembra accendere una candela in più. (1994)
  • Osservate per un momento uno dei vostri giovanotti indaffarati, vi prego. Egli semina fretta e raccoglie indigestione. (1994)

Explicit[modifica]

Eppure continuiamo a vedere mercanti che si affermano e si logorano fino ad ottenere una grande fortuna, e infine la bancarotta; scribacchini che scribacchiano articoletti fino a che il loro carattere diventa un supplizio per chi sta intorno – come se il Faraone avesse comandato agli ebrei di fabbricare una spilla anziché una piramide –; giovanotti che lavorano fino a deperire, e vengono portati via in un carro funebre ornato di pennacchi bianchi. Non pensate che a queste persone il Maestro delle Cerimonie deve aver sussurrato la promessa di qualche momento di gloria? E che questa palletta tiepida su cui recitano la loro farsa è il centro e il bersaglio di tutto l'universo? Ma non è così. Per quanto ne sanno, gli scopi per cui sprecano la loro impagabile giovinezza potrebbero essere chimerici o nefasti; gloria e ricchezza potrebbero non arrivare mai o scoprirli indifferenti. Essi e il mondo che abitano sono così insignificanti che la mente ne gela al pensiero.

[Traduzione di Violetta Candiani]

Un'umile rimostranza[modifica]

  • Il romanzo ben scritto echeggia e riecheggia attraverso tutti i suoi capitoli, attraverso tutte le sue frasi, il solo pensiero che domina il suo spirito creativo [...].[45]
  • La vita è mostruosa, infinita, illogica, improvvisa e straziante; l'opera d'arte, al confronto, è nitida, finita, conchiusa in sé, razionale, corriva e slombata.[46]
  • Il romanzo, che è opera d'arte, esiste non per le sue rassomiglianze con la vita, che sono forzate e materiali, come una scarpa deve pur sempre essere di pelle, ma per la sua incommensurabile diversità dalla vita, diversità che è intenzionale ed espressiva, ed è insieme metodo e il senso dell'opera.[45]
  • [...] il romanzo di avventura [...] corrisponde ad alcune tendenze nell'uomo quasi sensuali e del tutto illogiche; [...] il romanzo psicologico[47] [...] risponde al nostro interesse intellettuale per le debolezze e per i moventi complessi e incostanti dell'uomo; [...] il romanzo drammatico [...] tratta la stessa materia del teatro serio, e risponde alla nostra natura emotiva e al nostro giudizio morale.[45]
  • [A Henry James, che aveva detto: «sono stato bambino, ma non sono mai stato alla ricerca di un tesoro sepolto»] Ecco, a dire il vero, un paradosso voluto; poiché se egli non è mai stato alla ricerca di un tesoro sepolto, si può dimostrare che non è mai stato bambino.[45]
  • II desiderio è un telescopio meraviglioso [...].[45]

Una chiacchierata sul romanzesco[modifica]

Incipit[modifica]

Quando la lettura è degna di questo nome, nel procedimento stesso dovrebbe esserci qualcosa di voluttuoso e di travolgente; davanti al libro dovremmo sentirci esaltati, rapiti, praticamente svuotati di noi stessi; e quando smettiamo di leggerlo e lo mettiamo da parte, la nostra mente dovrebbe essere piena di un vero caleidoscopio di immagini, dense e fluttuanti, tanto da impedirci di prendere sonno o di pensare ad altro. Le parole, quando il libro ha una sua eloquenza, debbono danzare da quel momento nelle nostre orecchie, con il rumore e la musica delle onde che si frangono sulla riva; e la storia, se di una storia si tratta, ricomincia da capo in una serie di fantastiche e policrome visioni che si susseguono davanti ai nostri occhi.[48]

Citazioni[modifica]

  • Il drammatico è la poesia del comportamento, il romanzesco la poesia della circostanza.[49]
  • La prima parte di Montecristo, fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo.[50]
  • La narrativa è per l'adulto ciò che il gioco è per il bambino.[49]

Un giardino di versi[modifica]

Stevenson a sette anni

Dedica[modifica]

A Alison Cunningham dal suo bambino

Per tutte le notti passate senza chiudere occhio
a vegliar con amore su questo marmocchio,
per la tua mano forte e premurosa
che mi condusse alla terra misteriosa,
per tutte le fiabe che tu mi hai letto,
per le pene lenite dal tuo affetto,
per quanto hai compatito e sopportato
nei giorni tristi o felici del passato,
seconda madre, e insieme prima sposa,
angelo di quell'età meravigliosa,
dal bimbo malato, ora adulto sano
accetta il libriccino che hai in mano!

E voglia il cielo che chiunque lo legga
trovi una come te che lo protegga,
e ogni bambino che ascolti i miei versi
accanto al fuoco, come suoni sommersi,
senta una voce dolce e incantatrice
come quella che allora mi rese felice.

Robert Louis Stevenson

Citazioni[modifica]

  • D'inverno mi alzo e il buio mi raggela, | mi vesto al lume giallo di candela. | D'estate invece l'esatto contrario, | vado a letto di giorno, strano orario. (I, A letto d'estate)
  • Un bambino dovrebbe sempre dire il vero | e aprire bocca solo se interpellato, | e a tavola essere composto e educato, | finché resiste, a essere sincero. (V, Il dovere del bambino)
  • Quando la luna e le stelle sono spente | e in alto soffia forte il vento | nell'umido buio dove non vedi niente | arriva un cavaliere al galoppo violento. | A tarda notte, con i fuochi spenti, | perché galoppa e galoppa? Lo senti? (IX, Notti ventose)
  • [...] ero insomma il gigante grosso e regale | assiso sulla collina del guanciale | che vede la pianura e il vallonetto, | l'amena Terra del copriletto. (XVI, La Terra del copriletto)
  • Ho una piccola ombra che entra e esce con me | e a che serva resterà sempre un perché. (XVIII, La mia ombra)
  • Amo la cara mucca rossa e bianca | per la panna che mi dà, buona e fedele | e non si ferma mai, e non si stanca | per arricchire la mia torta di mele. (XXIII, La mucca)
  • Il mondo è tanto ricco di tante tante cose | che ognuno è uno sceicco in un giardino di rose. (XXIV, Lieto pensiero)
  • Siete piccoli bambini, | con i fragili ossicini [...] (XXVII, Bambini buoni e cattivi)
  • Il mio letto è come un veliero: | Cummy alla sera mi aiuta a imbarcare, | mi veste con panni da nocchiero | e poi nel buio mi vede salpare. (XXXI, Il mio letto è una nave)
  • Bisogna andare a letto? Va bene, | ma affrontiamo l'impresa con coraggio, | con passo intrepido, come si conviene, | attraversiamo l'oscuro passaggio. (XLI, Passaggio a Nord-OvestBuonanotte)

Viaggi con un asino nelle Cévennes[modifica]

Incipit[modifica]

In un piccolo paese chiamato Le Monastier, situato in una ridente alta valle a quindici miglia da Le Puy, passai una trentina di giorni stupendi.

Citazioni[modifica]

  • In fondo siamo tutti viaggiatori in quella che John Bunyan chiama la landa desolata del mondo e per di più viaggiamo tutti con un asino. Nei nostri viaggi l'incontro migliore che possiamo fare è un amico sincero; fortunato è colui che ne trova molti. Anzi, viaggiamo proprio per incontrarli; essi sono lo scopo e la vera ricompensa della vita perché ci aiutano a essere degni di noi stessi; e proprio quando siamo soli, li sentiamo più vicini. (p. 40)
  • Per quanto mi riguarda, viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. L'importante è muoversi; sentire più vicini i bisogni e le piccole difficoltà della vita; scendere dal letto di piume della civiltà e ritrovarsi sotto i piedi il granito del mondo, seminato di pietre taglienti. (p. 87)
  • Lo riconosco, mi piace che il mio sguardo si posi su forme definite e precise. Se i paesaggi si potessero comprare come i fogli di figurine della mia gioventù, un penny quelli semplici e due per quelli colorati, sarei disposto a spendere due pence al giorno per tutta la vita. (p. 92)
  • Parliamo spesso di disgrazie, ma la vera disgrazia è essere tanto ottusi da rovinarsi stupidamente la vita con le proprie mani. (p. 113)

Virginibus puerisque[modifica]

  • Il matrimonio è simile alla vita in questo: che è un campo di battaglia, e non un letto di rose. (2004)
  • Il tempo in genere è bello, quando la gente si corteggia. (2004)
  • L'uomo è una creatura che non vive di solo pane, ma principalmente di frasi fatte. (2004)
  • La difficoltà in letteratura non è scrivere, ma scrivere quello che si vuol dire; non colpire il lettore, ma colpirlo esattamente nel modo desiderato. (2004, p. 75)
  • Le bugie più crudeli sono spesso dette in silenzio. Un uomo può essere rimasto seduto in una stanza per ore senza aprir bocca, e tuttavia uscire da quella stanza come un amico sleale o un vile calunniatore. (2004)
  • Ma la regola è nondimeno certa: se volete il meglio degli uomini e delle donne, prendete un buono scapolo e una buona moglie. (2004, p. 20)
  • Potete leggere Kant da solo, se volete; ma uno scherzo va diviso con qualcuno. (2004)
  • Vecchi e giovani stiamo tutti facendo la nostra ultima crociera. Riferimento? Riferimento?

Weir di Hermiston[modifica]

Dedica[modifica]

A mia moglie

Ho visto la pioggia cadere e stendersi l'arcobaleno
Su Lammermuir. Porgendo l'orecchio ho udito ancora
Nella mia città precipite campane percosse
Sparpagliare l'aspro vento marino. E qui lontano,
Intento alla mia razza e alla mia terra, ho scritto.
Prendilo tu questo scritto: è tuo. Poiché chi dunque
Forbì la spada, soffiò sulla pigra brace,
Tenne sempre più alto il bersaglio, parca di lode
E prodiga di consiglio – chi, se non tu?
Così ora, alla fine, se qualche pregio ha il mio lavoro,
Se è nata un'opera, se un fuoco
Arde nella pagina imperfetta, sia lode a te.

Incipit[modifica]

Il Giudice della Corte Suprema era un estraneo in quella parte del paese; ma sua moglie, che discendeva da una vecchia famiglia del luogo, vi era conosciuta fin dall'infanzia, come, prima di lei, tutta la sua stirpe. Gli antichi «Cavalcatori Rutherford di Hermiston», di cui essa era l'ultima discendente, erano stati famosi nel passato: pessimi vicini, pessimi sudditi e pessimi mariti, ma ottimi amministratori dei propri beni. Per un raggio di venti miglia intorno correvano favole sul loro conto; e il loro nome si trovava perfino nelle pagine della nostra storia di Scozia, non sempre a titolo d'onore. Uno mangiò la polvere a Flodden; un altro fu impiccato alla porta del suo castello da Giacomo Quinto, un altro ancora fu ucciso combattendo accanto a Tom Dalyell; e un quarto, ed era questi il padre di Jean, morì mentre presiedeva una riunione del «Club del Fuoco Infernale» di cui era il fondatore. A questo castigo della giustizia divina molti scuotevano il capo a Crossmichael; tanto più che quell'uomo aveva trista reputazione presso ricchi e poveri, e così fra la gente pia come fra gl'indifferenti. All'ora della sua morte egli aveva dieci processi in corso, di cui otto riguardavano casi di sopruso. E la stessa nemesi raggiunse anche i suoi fidi: poiché il suo amministratore, che era anche il suo braccio destro in molte losche imprese, una notte su Kye Skairs fu disarcionato dal cavallo in uno stagno di torba, dove annegò; e persino il suo procuratore legale (eppure questa genia ha la pelle dura) non gli sopravvisse a lungo, e morì improvvisamente per uno sbocco di sangue.

Citazioni[modifica]

  • La sua [di Kirstie Elliott] concezione della storia era di una semplicità elementare, un disegno di neve e d'inchiostro: da una parte teneri innocenti coi salmi sulle labbra; dall'altra i Persecutori, calzati di stivali, sanguinari, eccitati dal vino; il Cristo sofferente, e Belzebù infuriato. (I)
  • Senza dubbio è facile circuire così un bambino con frasi fatte, ma rimane da sapere fino a che punto ciò sia efficace. Un istinto nel suo animo scopre il trucco, e una voce lo condanna. Si sottometterà istantaneamente, ma dentro di sé conserverà la medesima opinione. Poiché anche in questa semplice e antica relazione fra madre e figlio abbondano le ipocrisie. (I)
  • Il ghiaccio e il ferro non possono fondersi insieme [...]. (I)
  • Essere interamente dediti a un esercizio intellettuale vuol dire essere riusciti nella vita; e forse solo nel diritto e nell'alta matematica si può mantenere questa piena dedizione, farla bastare a se stessa e mantenerla intatta, e trovarvi una continua pacata ricompensa. (II)
  • Il mondo non è stato creato per noi: è stato creato per milioni d'individui, ciascuno diverso dall'altro e diverso da noi; non c'è una strada maestra, ognuno di noi deve arrampicarsi e incespicare. (Glenalmond; III)
  • [...] i luoghi comuni sono le grandi verità poetiche. (VI)

Explicit[modifica]

Archie corse a lei. Prese la povera bambina fra le braccia ed ella si strinse al suo petto come al petto di una madre, e lo serrò con mani forti come morse. Archie sentiva tutto il suo corpo scosso dagli spasimi della disperazione, e fu pieno di inesprimibile pietà per lei. Di pietà, e nello stesso tempo di paura e di stupore per questa macchina esplosiva lì fra le sue braccia, della quale era venuto stuzzicando le molle senza conoscerle. Davanti a lui si squarciò il sipario dell'adolescenza, e vide per la prima volta il volto ambiguo della donna, com'essa è. Invano si volse indietro a considerare il loro colloquio; non vedeva dove avesse offeso. Era successo tutto così, senza un motivo, come un irresistibile sussulto della natura bruta... [frase incompiuta, e con essa il romanzo, a causa della sopravvenuta morte dell'Autore]

Citazioni su Weir di Hermiston[modifica]

  • È solo nella sua [di Stevenson] ultima opera, nell'eroico frammento del Weir of Hermiston, che si manifesta una sostanziale novità. Anche qui il racconto prende le mosse dall'antico contrasto. Ma il formidabile padre, the Hanging-Judge, il Giudice-impicca, non si accontenta di mezzi termini, non si limita a più o meno reticenti manifestazioni di antipatia. Fedele al suo compito, che è quello di mandare sulla forca i colpevoli, giudica e manda spietato e sicuro e, ai primi segni d'una velleitaria ribellione nel figlio, lo condanna implacabile, venendo così ad assumere, nella timorosa e turbata fantasia di lui, l'aspetto di un Geova, che fulmina e incenerisce. Ma è proprio questa sua crudele onestà, questa chiara presa di posizione, che si rivela ricca di un effetto catartico e risolutivo. Non è che il figlio, dopo la condanna, riesca a vincere; con ogni probabilità non potrebbe. Ciò che importa è che non si prova nemmeno. L'inappellabile sentenza ha definitivamente chiuso un capitolo, quello dei risentimenti, delle velleità adolescenti. Cacciato dalla presenza del Padre, egli erra dapprima sperduto. Ma, sgombro l'animo di ogni superato rimpianto, riesce infine a trovar pace, unico tra i maggiori eroi stevensoniani, in uno scozzese Walhalla, popolato da rissosi eroi e dove regna una divinità amorosa e materna, che sola può consolarlo. (Enzo Giachino)
  • In verità (e sono tentato di aggiungere per fortuna) la storia dal titolo Weir of Hermiston non riguarda esclusivamente il Weir di Hermiston. Almeno, non riguarda il primo, e più famoso, individuo che portò quel titolo; e i capitoli migliori della parte che ci è giunta riguardano gli aspetti più sensibili e appassionati del temperamento scozzese; le sfumature di passione più ricche che sia mai riuscito a descrivere. Ed ecco, se quell'antica landa da grigia è divenuta color porpora, lo ha fatto nel momento in cui quella fanciulla prese a cantare la canzone degli Elliot. E non c'è scena che colpisca di più di quella in cui il libro dei salmi della ragazza viene strappato e distrutto. (Gilbert Keith Chesterton)

Will del mulino

in Robert Louis Stevenson, Racconti e favole.

  • [...] questo è lo scopo d'una lunga vita: che l'uomo finisca di interessarsi alla vita. (III)
  • Non c'è che una sola differenza tra un buon pranzo e una lunga vita: che, nel pranzo, il dolce viene alla fine. (III)
  • Quand'ero ragazzo, ero un po' imbarazzato, e non sapevo bene se il mondo o io stesso fossimo interessati e degni d'essere studiati. Ora, so che degno di studio e d'interesse sono io, e a questo mi sono fermato. (III)

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli allegri compari[modifica]

Quando mi misi in cammino, diretto per l'ultima volta verso Aros, era una bella mattina del tardo luglio. Una barca mi aveva condotto la sera prima a Grisapol. Avevo fatto la prima colazione, con quanto la piccola locanda aveva potuto offrirmi, e, lasciando lì tutto il mio bagaglio in attesa di venirlo a recuperare via mare, tirai dritto verso il promontorio con il cuore ricolmo di allegria.[51]

Il diavolo nella bottiglia[modifica]

Nelle Isole Hawaii viveva un uomo che chiamerò Keawe; perché a dir la verità, vive ancora e il suo nome deve esser tenuto celato. Era nato in un luogo non molto lontano da Honaunau dove, in una spelonca, dormono nascoste le ossa di Keawe il Grande. Keawe era povero, coraggioso, attivo; sapeva leggere e scrivere come un maestro di scuola ed era inoltre marinaio eccellente.[52]

Il ladro di cadaveri[modifica]

Tutte le sere dell'anno, nella saletta del "George" a Debenham, c'eravamo noi quattro: l'impresario di pompe funebri, l'oste, Fettes e io. A volte c'era anche qualcun altro; ma, vento, pioggia, neve o grandine che fosse, noi quattro eravamo sprofondati ognuno nella sua poltrona particolare. Fettes era un vecchio scozzese ubriacone, ed evidentemente un uomo istruito e con qualche proprietà, dato che viveva da ignavo. Era arrivato a Debenham anni prima, ancora giovane, e poiché aveva continuato a viverci ne era diventato cittadino d'adozione.[53]

Janet la Storta[modifica]

Il Reverendo Murdoch Soulis fu per lungo tempo curato della parrocchia di Balweary, nella valle del Dule, nella brughiera. Era un vecchio dall'aspetto severo, pallido in volto, che incuteva timore in chi lo ascoltava: trascorse gli ultimi anni della sua vita completamente solo, senza parenti né domestici, nel piccolo e isolato presbiterio sotto l'Hanging Shaw. Nonostante la ferma compostezza dei suoi lineamenti, aveva lo sguardo agitato, spaventato, incerto; e quando si soffermava, durante le confessioni, sul futuro dell'uomo impenitente, sembrava che il suo occhio penetrasse attraverso le tempeste del tempo fino ai terrori dell'eternità.[54]

Olalla[modifica]

«Adesso» disse il dottore «la mia parte è fatta e posso dire, con una certa vanità, fatta bene. Non vi rimane che andarvene da questa città fredda e velenosa, e concedervi due mesi d'aria pura e di coscienza tranquilla. Quest'ultima, è affar vostro. Per la prima, credo di potervi aiutare. È un caso piuttosto strano; proprio l'altro giorno il Padre è tornato dalla campagna, e poiché siamo vecchi amici, sebbene le altre professioni siano l'una il contrario dell'altra, si è rivolto a me per certi suoi parrocchiani, che si trovano in angustie. Si tratta di una famiglia... ma voi non conoscete la Spagna, e conoscete appena gli stessi nomi dei nostri nobili; e allora, basti ch'io vi dica che una volta erano gente d'importanza, e ora sono sull'orlo della miseria. Non possiedono più che una residencia, e certe leghe di montagne deserte, nella maggior parte delle quali nemmeno una capra potrebbe trovar di che vivere. Ma la casa è bella e antica, ed è molto in alto sulle montagne, in luogo assai salubre; e non appena sentii le parole del mio amico, mi ricordai di voi. Gli dissi che avevo un ufficiale ferito, ferito per la buona causa, che adesso era in grado di muoversi; e gli proposi che i suoi amici vi prendessero come pensionante. Subito il viso del Padre si fece scuro, come avevo maliziosamente previsto. Non c'era neppure da pensarci, disse. "E allora, che muoiano di fame" dissi io "perché non ho nessuna simpatia per l'orgoglio degli straccioni." E così ci lasciammo, non molto contenti l'uno dell'altro; ma ieri, con mia meraviglia, il Padre ritornò e riconobbe una cosa; s'era informato, disse, e la difficoltà era minore che non avesse temuto; o, in altre parole, quella gente orgogliosa aveva messo da parte il suo orgoglio. Gli tornai a fare la mia offerta; e, a condizione che approviate, ho preso un appartamento per voi nella residencia. L'aria di quei monti rinnoverà il vostro sangue; e la quiete nella quale vivrete vale tutte le medicine del mondo.»[29]

Citazioni su Robert Louis Stevenson[modifica]

  • Amo Stevenson perché pare che voli. (Italo Calvino)
  • Con R.L.S. entra nella prosa narrativa inglese, assumendovi un esotico fascino, la lezione di stile dei naturalisti francesi, la scelta della parola esatta, insostituibile, il senso del colore, del suono, della sfumatura essenziale, del particolare esattamente osservato — e insieme l'avversione a ogni intemperanza romantica o sentimentale, il gusto di una sobrietà e d'un controllo di sé quasi stoici. [...] Ma egli fu anche un narratore di favole, cui è ormai aliena ogni cronachistica e pettegola compiacenza nell'«oggettività» borghese, uno che riserva l'esattezza e la verità della frase, della sensazione, del gesto, a rendere palpabili e familiari le nostalgie, le baldanze, le fedeltà e gli eroismi dell'eterna avventura del ragazzo che entra nel mondo. Questo dissociare lo stile «veristico» del suo tempo dal programma di pseudo-scientifica inchiesta sociale che gli era congenito, nonché dal gusto decadente della sensazione scopo a se stessa, e applicarlo invece a raccontare, raccontare a rompicollo, fu un gesto inconsciamente rivoluzionario e ricco d'avvenire. (Cesare Pavese)
  • Egli possiede la capacità quasi eccezionale di usare le parole più esatte per esprimere il concetto che vuole esprimere. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Fin dall'infanzia, Robert Louis Stevenson è stato per me una delle forme della felicità. (Jorge Luis Borges)
  • Il contrasto con il padre alimenta molti capitoli dei suoi romanzi più significativi; la precaria salute gli fa vagheggiare le crudeli fatiche dei pirati; l'antipatia dei suoi concittadini, vera o immaginaria, lo porta ad associarsi nella fantasia con i discutibili eroi di una vecchia Scozia, più libera, più selvaggia e sincera di quella da lui conosciuta. (Enzo Giachino)
  • In realtà, uno scrittore come lui, ricchissimo di senso del romanzo peccava, almeno in certo senso, di eccesso di romanzesco, quando, pur con tutta la sua scaltra discrezione e la sua facoltà di dare alle immagini la positività d'un documento storico, si metteva ad architettare un romanzo. Senza contare che per questo scrittore così dotato la vita vissuta era stata, quasi dal principio, straordinaria come il più incredibile dei romanzi. (Emilio Cecchi)
  • La vita e l'opera di Stevenson sono una felice sintesi di ordine e disordine. L'irregolarità e la vagabonda libertà anarchica, simile a quella dei reietti e dei fuggiaschi che approdano alle isole remote o alle taverne dei suoi racconti, sono la legge della sua esistenza, che non potrebbe lasciarsi irregimentare nella prosa della realtà borghese. Ma la sua vita nomade e randagia rivela un profondo ordine interiore e assomiglia alla spontanea e operosa semplicità di una famiglia armoniosa, come quella fondata da Stevenson stesso con la moglie Fanny e il figliastro Lloyd. (Claudio Magris)
  • Lo stile di Stevenson non è mimetico: al contrario, è costruito come una diligente sfida agli estri imprevedibili, alle aggressioni della favola. Da questo colto disaccordo, questo squisito iato intellettuale, viene la qualità dinamica, la purezza da grafico, della fantasia stevensoniana, la sua segreta, saggia ilarità. (Giorgio Manganelli)
  • Malgrado la ricchezza della sua tavolozza cromatica, malgrado l'ampiezza dei suoi orizzonti geografici, malgrado l'infinita varietà delle sue situazioni, Stevenson non affronta mai, almeno esplicitamente, l'argomento del sesso. Di conseguenza fu ben presto proposto ai bambini, e finì per assumere, perlomeno presso la generazione che al momento attuale governa le scelte, la fisionomia dello scrittore che si è letto da piccoli e dal quale ci si emancipa per passare a qualcosa di più serio e maturo. (Masolino D'Amico)
  • Nei racconti di Stevenson, tutto ciò che supponiamo stabile e reale è al suo posto consueto: i vestiti, le convenzioni linguistiche e morali, le case grige, i giardini smorti, le rosse cassette postali; ma vi è un modo di attraversare queste strade, di salire quelle scale, di aprire le porte, di rivolgere la parola ad uno sconosciuto che trasformerà ogni cosa in sede intemporale di minaccia e illuminazione. Nel mondo quoti­diano esistono ore deputate ai gesti noti, luoghi per nascere, persone cui essere fedeli, con cui vivere e morire: in quell'altro universo ogni porta si spalanca su prospettive abissali, ogni uomo è folletto, ogni og­getto una carta da gioco. (Giorgio Manganelli)
  • Nella categoria degli scrittori vi sono quelli che, per formazione appunto genetica, e solo successivamente culturale, hanno la vocazione del viaggio, dei viaggi, del nomadismo e dell'esotismo. Tra costoro, tra i padri, va annoverato R. L. Stevenson che tanto doveva peregrinare intorno al mondo per pescare infine nel più profondo e statico fondo della sua natura con il capolavoro: L'isola del Tesoro, luogo e viaggio nati esclusivamente dalla sua fantasia. Ma non ci sarebbe stata Isola del tesoro se non fossero nati prima tutti quei libri di viaggi intorno al mondo. (Goffredo Parise)
  • Rimase profondamente ragazzo – lui che può insegnare come nessuno l'arte di diventare maturi. (Pietro Citati)
  • Rispetto al grande modello del romanzo ottocentesco, Stevenson appare un epigono e insieme un postero. Da un lato sembra un narratore settecentesco quasi ingenuamente convinto, come i ragazzi e i loro libri d'avventure, che il mondo sia ancora a disposizione dell'energia individuale. D'altro canto, come del resto molti autori del Settecento che ci appaiono oggi così vicini, è uno scrittore di arabeschi consapevole che l'immagine totalizzante e compatta del mondo e della storia, ritratta nel grande romanzo realistico-sociale, s'è infranta, come le strutture narrative che l'avevano così grandiosamente rappresentata, e che soltanto in alcune schegge e in alcuni frammenti, quasi relitti lasciati sulla riva da un naufragio, risplende l'immagine di quella totalità perduta. (Claudio Magris)
  • Stevenson è grande perché è un grande narratore, perché nell'esercito degli scrittori è un bersagliere. Va di passo elastico, va diritto allo scopo, volteggia, mira, colpisce nel segno. (Mario Praz)
  • Stevenson è oggettivo perché è soggettivo, è magnanimo perché è autistico, è epico perché è autocentrato, ha una fantasia inesauribile perché parla solo di sé, perché sa parlare solo di sé e perché vuole parlare solo di sé. (Michele Mari)
  • Stevenson è più appassionato, più diverso, più lucido, forse più degno della nostra assoluta amicizia di quanto lo sia Chesterton; ma gli argomenti che Stevenson governa sono inferiori. (Jorge Luis Borges)
  • Stevenson si trovava, rispetto alla narrativa storico-avventurosa del romanticismo, in una posizione simile a quella di Ariosto e di Cervantes, uomini colti e moderni, rispetto alla tradizione esausta della letteratura cavalleresca. Ma Ariosto e Cervantes operarono, ognuno a suo modo, un capovolgimento, entrarono in polemica con quel mondo; mentre Stevenson, con tutta la sua raffinata educazione letteraria, dice di preferire a ogni altro libro Il visconte di Bragelonne, e si volta a quelle rappresentazioni di virtù esatte e risolute, a quella limpidezza di contorni nelle vicende umane, a quella salute che sprizza fuori da tutti i pori degli eroi romanzeschi tradizionali, in implicita opposizione a un mondo che gli appare carico d'ipocrisie e di disperazione, carico di quel greve senso di malattia e di disgregazione che egli si trascina dietro nel suo corpo di tubercolotico, da un sanatorio all'altro, per tutta Europa, tra letto e chaise-longue e scrivania. (Italo Calvino)

Note[modifica]

  1. Da La moralità della professione di lettere, in L'arte della scrittura, traduzione di Francesca Frigerio, Mattioli 1885, Fidenza, 2009. ISBN 978-88-6261-094-0.
  2. Da Henry David Thoreau, V, in Familiar Studies of Men and Books; citato in Selezione dal Reader's Digest, dicembre 1962.
  3. Da Il carattere dei cani, in Il carattere dei cani e altri scritti, a cura di D. Sandid, Passigli, Firenze, 2019. ISBN 9788836817078.
  4. Da Reflections and remarks on human life, VII, in The works of Robert Louis Stevenson, Edinburgh, 1898, vol. XXVIII, p. 35.
  5. Da Familiar studies of men and book.
  6. Da A proposito di alcuni elementi tecnici dello stile letterario, in L'isola del romanzo, traduzione di Daniela Fink, introduzione di Guido Almansi, Sellerio, Palermo, 1987.
  7. a b Da Una rivista universitaria, in Robert Louis Stevenson, Con due libri nella tasca, introduzione di Antonio Pascale, traduzione di Claudia Verardi, Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere, 2008. ISBN 978-88-87583-83-0.
  8. Da Walt Whitman.
  9. a b Da Attraverso le pianure.
  10. a b Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  11. Traduzione di Giorgio Bassani. Citato in Domenico Scarpa, L'arcipelago, prefazione a Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, p. 25.
  12. Citato in Will Tuttle, Cibo per la pace, traduzione di Marta Mariotto, Sonda, Casale Monferrato, 2014, p. 145. ISBN 978-88-7106-742-1
  13. Da After Reading "Antony and Cleopatra", vv. 3-4, in New Poems. Trad. it. Dopo aver letto «Antonio e Cleopatra», in Quattro poesie di Stevenson, Panorama, edizioni 1068-1071, Mondadori, 1986, p. 150.
  14. Stevenson scrive «genial», che in lingua inglese non vuol dire «intelligente», bensì «gioviale».
  15. I libri che mi hanno influenzato, in L'arte della scrittura, a cura di Francesca Frigerio, Mattioli 1885, Fidenza, 2009, pp. 46-47.
  16. Da Lay Morals, in The Works of Robert Louis Stevenson, 35 voll., Heinemann, London, 1923-1924, vol. XVI, 1924.
  17. Robert Louis Stevenson, The Master of Ballantrae, Cassel & Company, London, 1889.
  18. Robert Louis Stevenson, Il Master di Ballantrae, traduzione di Simone Barillari, Nutrimenti, Roma, 2012 (ePub). ISBN 978-88-6594-177-5.
  19. Robert Louis Stevenson, Il Master di Ballantrae, traduzione di Giulia Celenza, Garzanti, Milano, 1978.
  20. Da My first book – Treasure island (Il mio primo libro – L'isola del tesoro), traduzione di Giacomo Scarpelli, in Stevenson e l'isola che non c'era, in La domenica di Repubblica, 28 dicembre 2008, pp. 28-29.
  21. a b Da Robert Louis Stevenson, Il mio primo libro: L'isola del tesoro, The Idler, 6 agosto 1894; in Id., L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, pp. 273-284.
  22. Samuel Lloyd Osbourne, figliastro di Stevenson.
  23. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Libero Bigiaretti, Giunti, Firenze-Milano, 2010 (edizione digitale). ISBN 9788809754560.
  24. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 9788806226589.
  25. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Alessandra Osti, la Biblioteca di Repubblica, 2004.
  26. a b Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Bianca Maria Talice, Rizzoli, Milano, 2020 (edizione elettronica). ISBN 883180071X.
  27. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, a cura di Lodovico Terzi, Adelphi, Milano, 2019 (edizione digitale). ISBN 978-88-459-8049-7.
  28. Cfr. John Silver: «Cantatemela, che la possa sentire, o se no, mettetevi alla cappa.» (VI, XXVIII; 2013)
  29. a b In Robert Louis Stevenson, Racconti e favole, cit.
  30. Da una lettera a Henry James dell'8 dicembre 1884, in Henry James e Robert Louis Stevenson, Amici Rivali. Lettere 1884-1894, traduzione di Lucio Angelini, Archinto, Milano, 1987, p. 14.
  31. Da una lettera alla signora Sitwell, giugno 1875; citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XVIII.
  32. Da una lettera a Henry James scritta poco prima di morire; citato in Alfio Bernabei, Il signore degli incubi, l'Unità, 27 aprile 1994, p. 2
  33. Da una lettera a R.A.M. Stevenson, giugno 1894; citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XXIV.
  34. Da Letters, II, 160; citato in Emilio Cecchi, R. L. Stevenson, in La Ronda, anno II, fasc. 2, febbraio 1920, p. 131.
  35. Da una lettera a John Addington Symonds, primi di marzo del 1886; citato in Andrea Bianchi, "L'equilibrio, per ciò che mi riguarda, è nell'incoerenza": Stevenson tesse le lodi di Dostoevskij, Pangea.news, 9 febbraio 2020.
  36. Da una lettera al cugino Bob Stevenson, in The Letters, a cura di B.A. Boothe e E. Mehew, New Haven, 1994-1995, vol. IV, n. 1148, 30 settembre 1883, pp. 168-169; citato in Carlo Ginzburg, Nessuna isola è un'isola, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 104. ISBN 88-07-10335-4.
  37. Da una lettera a William Archer, marzo 1894; citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XXVI.
  38. Citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XXIII. Cfr. Attilio Brilli, Introduzione a Gli accampati di Silverado, cit., p. XIII (dov'è citato come stralcio da una lettera a Sidney Colvin): «Nessuno può dire di valere qualcosa sinché non ha osato tutto [...]».
  39. Il romanzo è dedicato alla cugina dell'Autore. «La dedica allude alla lontananza dalla Scozia che Stevenson sente pesare sul suo destino di malato in perenne vagabondaggio». Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, a cura di Luciana Pirè, Giunti, 2004. ISBN 88-09-03374-4.
  40. Robert Louis Stevenson, Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, Longmans, Green, and Co., London, 1886.
  41. Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde – Il trafugatore di salme – Un capitolo sui sogni, a cura di Attilio Brilli, con uno scritto di Joyce Carol Oates, Mondadori, Milano, 2010 (ebook). ISBN 9788852011047.
  42. Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde, traduzione di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, Einaudi, Torino, 2014 (ebook). ISBN 9788858417454.
  43. Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, traduzione di Vieri Razzini, in Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore, Newton Compton, Roma, 2012 (ebook). ISBN 978-88-541-4287-9.
  44. Da In difesa dei pigri, traduzione di S. Colpi, Archinto, Milano, 2002.
  45. a b c d e In Robert Louis Stevenson, Memorie e ritratti, a cura di Arnaldo Frateili e Flaminia Cecchi, Bompiani, Milano, 1947; citato in Umile rimostranza sull’arte del romanzo: R. L. Stevenson contro Henry James, Gliasinirivista.org, 23 Ottobre 2019.
  46. Da Un'umile rimostranza; citato in Lilla Maione, introduzione a L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, p. 32.
  47. Il testo in lingua (intitolato A humble remonstrance) ha «novel of character». Infra, allorché la locuzione si ripete, Flaminia Cecchi varia la traduzione e rende letteralmente come «romanzo di caratteri». Per Stevenson, secondo quanto si legge sempre nel saggio in oggetto, il Gil Blas di Alain-René Lesage ne è un esempio. In italiano si definisce «romanzo di costume», cfr. Bruno Lavagnini, Ferdinando Neri, F. G., Emerico Varady, Romanzo, in Enciclopedia italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, 1936.
  48. Da Una chiacchierata sul romanzesco (A Gossip on Romance), citato in Antonio Faeti, La Scozia di Tusitala, 2003, in Robert Louis Stevenson, Rapito, cit., p. 276.
  49. a b Citato in Emma Letley, Introduzione a L'isola del tesoro, traduzione di Paolo Zanotti, Mondadori, Milano, 2014 (ebook). ISBN 8852056270.
  50. Da Memorie, traduzione di Flaminia Cecchi, Editori Riuniti, Roma, 1997, p. 145; citato in Riccardo Reim, Il divino supereroe, in Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo, traduzione di S. Di Martinis rivista da Riccardo Reim, Newton Compton, Roma, 2011 (ebook). ISBN 978-88-541-2578-0.
  51. Robert Louis Stevenson, Gli allegri compari, traduzione di Fabrizio Pasanisi, Nutrimenti, 2016. ISBN 978-88-6594-483-7.
  52. Robert Louis Stevenson, Il diavolo nella bottiglia, traduzione di Orsola Nemi, Passigli, Firenze, 2002. ISBN 978-88-368-0730-7.
  53. Robert Louis Stevenson, Il ladro di cadaveri, traduzione di Riccardo Reim, in Storie dell'orrore, a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1999. ISBN 8882892492.
  54. Robert Louis Stevenson, Janet la storta, traduzione di Riccardo Reim, Newton & Compton, 1995.

Bibliografia[modifica]

  • John Richard Hammond, A Robert Louis Stevenson Companion. A Guide to the Novels, Essays and Short Stories, Macmillan, London and Basingstoke 1984, pp. 3-16, 142-147; traduzione di Vilma De Gasperin come introduzione a Robert Louis Stevenson, La freccia nera, 2014, op. cit.
  • Robert Louis Stevenson, An apology for idlers (Un'apologia per gli oziosi), traduzione e cura di Violetta Candiani, Elogio dell'ozio, Stampa alternativa, Viterbo, 1994. ISBN 88-7226-152-X.
  • Robert Louis Stevenson, Catriona, traduzione di Maria Grazia Testi Piceni, Rizzoli, Milano, 1961.
  • Robert Louis Stevenson, Conversazione e conversatori, traduzione di Flaminia Cecchi, Elliot, Roma, 2018 (edizione digitale). ISBN 9788869936005.
  • Robert Louis Stevenson, Emigrante per diletto, traduzione di Cecilia Bolles, Studium, 2018. ISBN 978-88-382-4642-5.
  • Robert Louis Stevenson, Gli accampati di Silverado, a cura di Attilio Brilli, Studio Tesi, Pordenone, 1995. ISBN 88-7692-511-2.
  • Robert Louis Stevenson, Il club dei suicidi, a cura di Paola Frandini, Theoria, 1991.
  • Robert Louis Stevenson, Il diamante del Rajà e altri racconti, traduzione di Carlo Linati, Muggiani, Milano, 1944.
  • Robert Louis Stevenson, Il Diamante del Rajah, traduzione di Gian Dàuli, Lindau, Torino, 2017. ISBN 978-88-6708-831-7.
  • Robert Louis Stevenson, Il Master di Ballantrae, traduzione di Giovanni Baldi, Garzanti, Milano, 2011.
  • Robert Louis Stevenson, Il padiglione sulle dune, traduzione di Giorgio Van Straten, L'Unità, Roma, 1997.
  • Robert Louis Stevenson, Il Principe Otto, traduzione di Enzo Giachino, Adelphi, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-459-7190-7.
  • Robert Louis Stevenson, Il ragazzo rapito, traduzione di Alberto Mario Ciriello, Garzanti, 2003. ISBN 8811361737.
  • Robert Louis Stevenson, Il signore di Ballantrae, traduzione di Oriana Previtali, Rizzoli, 1989. ISBN 88-17-12199-1.
  • Robert Louis Stevenson, Kidnapped, Cassell and Company, London, Paris & Melbourne, 1895.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Richard Ambrosini, Garzanti, 2000.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Michele Mari, Rizzoli, 2011.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, Newton Compton, 2013. ISBN 978-88-541-2064-8.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014. ISBN 978-88-07-90139-3.
  • Robert Louis Stevenson, La freccia nera, Fratelli Melita Editori, 1994. ISBN 8840374639.
  • Robert Louis Stevenson, La freccia nera, traduzione di Quirino Maffi, Mondadori, Milano, 2014. ISBN 978-88-04-53444-0.
  • Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, traduzione di Oreste Del Buono, Rizzoli, Milano, 2010 (edizione digitale). ISBN 978-88-58-60480-9.
  • Robert Louis Stevenson, Nei mari del Sud, a cura di Lucio Trevisan, Mondadori, Milano, 1993. ISBN 88-04-38012-8.
  • Robert Louis Stevenson, Nei mari del Sud, traduzione di Corrado Alvaro, Tarka, Mulazzo, 2015. ISBN 978-8898823-70-3.
  • Robert Louis Stevenson, Racconti e favole, a cura di Aldo Camerino, Mondadori, Milano, 1959.
  • Robert Louis Stevenson, Rapito, traduzione di Pietro Gadda Conti, RCS, Milano, 2012.
  • Robert Louis Stevenson, Travels with a donkey in the Cévennes (Viaggi con un asino nelle Cévennes), traduzione di Giuseppe E. Picone, In viaggio con un asino nelle Cévennes, Greco & Greco, Milano, 1992. ISBN 88-7980-014-0.
  • Robert Louis Stevenson, Treasure Island, Cassel & company, London, Paris and New York, 1883.
  • Robert Louis Stevenson, Un giardino di versi, in Il mio letto è una nave, traduzione e cura di Roberto Mussapi, Feltrinelli, 1997. ISBN 88-07-81459-5.
  • Robert Louis Stevenson, Virginibus puerisque, a cura di Andrea Minucci, Robin Edizioni, 2004. ISBN 88-7371-052-2.
  • Robert Louis Stevenson, Weir di Hermiston, traduzione di Giovanna Saffi, Sellerio, Palermo, 1994. ISBN 88-389-1019-7.

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