I dieci comandamenti (film 1956)

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I dieci comandamenti

Immagine The-Ten-Commandments-1956-Paramount.jpg.
Titolo originale

The Ten Commandments

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1956
Genere Epico, Drammatico, Storico, Biografico, Biblico
Regia Cecil B. DeMille
Soggetto J.H. Ingraham
A.E. Southon
Dorothy Clarke Wilson
Sceneggiatura Aeneas MacKenzie, Jesse L. Lasky Jr., Jack Gariss, Fredric M. Frank
Produttore Cecil B. DeMille, Henry Wilcoxon
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I dieci comandamenti, film del 1956 con Charlton Heston e Yul Brynner, regia di Cecil B. DeMille.

Incipit[modifica]

  • E Dio disse "La luce sia!", e la luce fu. E dopo la luce Dio creò la vita sulla terra. E all'uomo dette il dominio su tutte le cose della terra, e la facoltà di discernere il bene dal male, ma gli uomini preferirono agire a loro piacimento poiché la luce della legge di Dio era loro sconosciuta. L'uomo dominò sull'uomo, i vinti dovettero servire i vincitori, i deboli dovettero servire i forti, e la libertà scomparve dal mondo. Così gli egiziani assoggettarono i figli di Israele, costringendoli ai più duri servigi, la loro vita fu resa amara da una crudele schiavitù ma il loro pianto fu udito da Dio. Allora Iddio dette vita nell'umile capanna egiziana di due schiavi ebrei, Amram e Yochabel, ad un uomo, alla mente e al cuore del quale avrebbe poi dettato le sue leggi eterne e i suoi comandamenti un uomo che da solo avrebbe affrontato un impero.

Frasi[modifica]

  • Ogni neonato ebreo di sesso maschile venga ucciso. Così sia scritto, e così sia fatto. (Ramses I)
  • Sceglierò l'uomo che dimostrerà la miglior capacità di governare. Ho questo debito con i miei padri, non con i miei figli. (Seti I)
  • Per quello che hai fatto, il tuo nome [Mosè] apparirà insieme al mio su ogni pilone. Il tuo [Ramesse], invece, non apparirà in nessun luogo, poiché falsamente hai accusato Mosè tuo fratello! (Seti)
  • La città che ha costruito porterà il mio nome, la donna che egli ama sarà la mia sposa. Così sia scritto, e così sia fatto. (Ramses II)
  • Grazie figliolo, ma credi la morte è una liberazione, poiché i miei occhi si chiudono senza che la mia preghiera sia esaudita... che prima di lasciar questa vita potessi vedere colui che guiderà gli uomini verso la libertà. [Ultime parole] (Vecchio schiavo)
  • Che il nome di Mosè sia cancellato da ogni libro e da ogni tavola. Sia cancellato da ogni colonna e da ogni obelisco, cancellato da ogni monumento dell'Egitto. Che il nome di Mosè non sia più pronunciato e scompaia dalla memoria di ognuno... per sempre. (Seti I)
  • Non è con la spada che il Signore libererà il suo popolo, ma con il bastone di un pastore. (Mosè)
  • Lascia partire il mio popolo. (Mosè)
  • Ma la quantità dei mattoni non dovrà diminuire, così sia scritto e così sia fatto. (Ramses II)
  • Anche se durasse sette volte sette giorni, non saranno i tuoi giochi di magia a liberare il tuo popolo. (Ramses II)
  • E Dio rovesciò sull'Egitto ogni genere di piaghe, ma il cuore del faraone era ancora di pietra. (Narratore)
  • Sorgi o Israele! Contempla l'alba della libertà. (Aronne)
  • E fu la liberazione. Dopo l'opprimente notte di terrore, spuntò un giorno che il mondo non aveva mai visto. Da levante a ponente, da settentrione a mezzogiorno, giunsero quegli uomini con tutto ciò che possedevano, con i loro almenti, con i loro cammelli, a centinaia, migliaia, interminabili fiumane di uomini, di cose, di bestie, fluenti nella via delle sfingi, ai piedi delle quattro colossali statue di Ramesse, che i loro muscoli, il loro sudore e il loro sangue avevano ricavato dalla pietra. Una nazione era nata. La libertà era sorta nel mondo. (Narratore)
  • I vostri primogeniti sono morti. Morte agli schiavi! E così al loro dio! (Ramses II)
  • Andate e proclamate la libertà fra tutte le terre e fra tutti i suoi abitanti. (Mosè)

Dialoghi[modifica]

  • Sacerdote: Oh eccelso, ascolta il pianto degli egiziani.
    Ramesse: Si lamenterebbero ancora di più se dovessero fare mattoni! Cacciateli via!
    Sacerdote: Il popolo è già stato afflitto dalla sete, ha conosciuto la piaga delle rane, delle zanzare, dei tafani, della peste e delle pustole, non resisterà più!
    Ramesse: [Nota che alle spalle del sacerdote vi è Mosè] Perché conduci alla mia presenza questo malefico ebreo?
    Sacerdote: Il popolo diserta i templi. Si allontana dagli dèi.
    Ramesse: Quali dèi?! Voi sacerdoti avete creato degli dèi per trarr profitto dalla paura degli uomini! Quando il Nilo si arrossò anch'io ebbi paura... sin quando non seppi che da una montagna, oltre le cateratte, si staccava del fango rosso che inquinava le acque. È il bastone che Dio ti diede a causare tutto ciò? È un prodigio del tuo dio se le rane son venute fuori dalle acque? È un miracolo se le zanzare e i tafani hanno abbandonato le carogne e han diffuso la pestilenza tra gli uomini? Tutto ciò è soltanto opera della natura, e non del tuo Dio. E ora vai. [Il sacerdote se ne va]
    Mosè: Io ti dico, Ramesse, che tutto ciò è opera di Dio. E poiché il tuo cuore resta di pietra, vedrai la grandine cadere dal cielo sereno e ardere giungendo al suolo! Vedrai le tenebre avvolgere l'Egitto quando il sole sarà allo zenit. Allora saprai anche tu che Dio è Dio, e ti piegherai alla sua volontà.
    Ramesse: Nessun potere mi farà inchinare davanti a te.
    Mosè: Stà attento, la grandine s'avvicina. Quando le tenebre avranno avvolto l'Egitto per tre giorni, i tuoi ministri verranno a cercarti. [Se ne va, e ben presto la grandine infuocata cade sull'Egitto]
  • Esattore: Quali imposte ricaverai dai raccolti distrutti e dal bestiame morto?
    Ramesse: È la paura che regge l'Egitto?! O io?
  • Nefertari: [Dopo che Ramesse sembra accettare la richiesta degli ebrei di uscire dall'Egitto] E che penserà il mondo, di un trono vacante?
    Ramesse: Vacante?
    Nefertari: Cos'è un re che si disinteressa della sorte del suo regno? Se tu lasci partire gli ebrei, chi costruirà le sue città? Hai detto a Mosè di fare i mattoni senza paglia... oggi lui ti dice di fare le città senza mattoni. Chi è lo schiavo, e chi è il principe? Odi queste risate, Ramesse? Sono i re che sghignazzano. I re di Babilonia, Canaan, Troia... Ridono, vedendoti prosternato al Dio degli schiavi.
  • Mosè: Per quanto tempo ancora rifiuterai di umiliarti davanti a Dio?
    Ramesse: Se tu attirerai un altro flagello su di noi, non sarà il tuo Dio a far rosseggiare di sangue il Nilo, ma sarò io!
    Mosè: Come il padre di tuo padre imporporò di sangue le strade di Jessem, facendo sgozzare i nostri piccini? Se un altro flagello si abbatterà sull'Egitto, sarà per tua parola che Dio l'avrà mandato, e un tal pianto si leverà allora da tutta la tua terra che tu sarai costretto a liberare la mia gente. [Fa per andarsene]
    Ramesse: Non comparir più davanti a me, Mosè, poiché il giorno in cui rivedrai il mio volto sarà l'ultimo tuo giorno.
    Mosè: E sia, se così e scritto.
  • Dathan: Perché questi soldati? Io non ho messo sangue sulla porta.
    Soldato: Allora è la pietra che sanguina!
    Dathan: [Si accorge del sangue che gronda sulla porta di casa sua] Portate fuori i carri! Preparate i muli! [A Lilia] È stato il tuo Giosuè a farmi questo?
    Lilia: Tutto il tuo oro non cancellerà quel segno dalla tua porta, Dathan... né dal mio cuore.
    Dathan: Per insegnarti a rispettarmi andrai a piedi sino a- [S'interrompe, non sapendo dove andranno gli Israeliti] Ma dov'é che andremo? Nessuno sa dove andremo?
    Soldato: All'inferno, spero!
  • Nefertari: Per quanti giorni ancora continuerai a pregare? Egli non ti ascolta [Sokhar].
    Ramesse: Oh grande dio delle tenebre [Sokhar], non sei dunque più forte del Dio di Mosè. Ho levato a te la mia voce, e ancora la vita non torna a scaldare il corpo di mio figlio. Ascoltami!
    Nefertari: Non può sentirti. Tu implori un pezzo di pietra con la testa di uccello.
    Ramesse: Deve sentirmi. Io sono l'Egitto.
    Nefertari: L'Egitto? Tu non sei niente. Hai lasciato che Mosè uccidesse mio figlio, e nessun dio lo riporterà in vita. Come hai ucciso Mosè? Lo hai torturato? E implorava mercè quando lo torturavano? Portami il suo cadavere. Voglio vederlo, Ramesse! Voglio vederlo!
    Ramesse: Era mio figlio. Sarebbe divenuto Faraone. Avrebbe governato il mondo. Chi lo piange, adesso? Nemmeno tu. Tu non pensi che a Mosè. Non vedrai il suo cadavere. Ho scacciato l'ebreo dall'Egitto! Non posso niente contro la potenza del suo Dio!
    Nefertari: Il suo Dio...? Dicono che anche il Faraone è un dio, ma tu non sei un dio. Sei meno di ogni altro uomo. Ascolta, Ramesse: quando andai da Mosè, tu pensasti che mi umiliai. E avevi ragione. Sai cosa avvenne quel giorno, Ramesse? Mi respinse, come una vile prostituta. Me, Nefertari, la regina d'Egitto! Tutto ciò che a te piace di me, lo ha lasciato indifferente. Non odi delle risate di scherno? Ora non sono le risate dei re, ma quelle degli schiavi nel deserto!
    Ramesse: [Si volta] Ridono? Ridono?!? [Spinge via Nefertari e suona il gong] Figlio mio, io eleverò la tua tomba sopra i loro cadaveri... e quelli che sfuggiranno al massacro saranno maledetti e perseguitati in eterno! [Allo scudiero, giunto ai suoi piedi] La mia armatura! Il mio carro di guerra! Ridono... Io farò cambiare le risate di quei vili schiavi in urla di terrore! E se nel mondo resterà memoria di Mosè, sarà solo perché morì sotto le ruote del mio carro.
    Nefertari: No, uccidilo di tua mano.
  • Nefertari: [Dona a Ramesse la sua spada] Riportami questa spada, lorda del suo sangue [di Mosè]!
    Ramesse: Lo farò... [Prende la spada e fa per andarsene] ... e al mio ritorno la lorderò del tuo.
  • [Di ritorno alla sua sala del trono, Ramesse alza la sua spada per uccidere Nefertari]
    Nefertari: Prima di colpire, mostrami il suo sangue [di Mosè] sulla tua spada.
    [Ramesse abbassa il braccio, rassegnato, poi getta via la spada e si siede sul suo trono]
    Nefertari: Non sei riuscito a ucciderlo.
    Ramesse: Il suo dio... è Dio.
  • [Durante il sacrificio di Lilia, in onore del loro idolo, il Vitello d'Oro, Giosué squilla la tromba, richiamando l'attenzione di tutti]
    Donna: Mosè!
    Lilia: Giosué!
    Mosè: Anatema a te, o Israele! Hai commesso un grande peccato al cospetto di Dio! Tu non sei degno di ricevere i suoi comandamenti!
    Dathan: Siamo tutti unanimi contro di te, Mosé! Nessuno crede più alla tua superiorità! Possiamo vivere senza i tuoi comandamenti, siamo liberi!
    Mosè: Non c'è libertà senza legge!
    Dathan: Quale legge, la tua? Hai inciso le tavole per diventare principe d'Israele!
    Mosè: Nessuno è dalla parte di Dio? Chi lo è, venga qua da me! [Una moltitudine di seguaci, dimostrandosi redenta e pentita, passa dalla parte di Mosè, nonostante Dathan cerchi di fermarli, mentre Lilia viene liberata]
    Dathan: [Ultime parole] Egli non vi ha dato nessuna terra grondante miele e latte, e io un idolo d'oro! Venite con me!
    Mosè: Blasfemi! Idolatri! Voi conoscerete ancora amarezza e vergogna! In questo giorno Dio ha scritto per voi le sue leggi della vita e della morte, del bene e del male! Chi rifiuta di vivere seguendo queste leggi... DI QUESTE LEGGI PERIRÀ!!! [Getta le tavole addosso al Vitello d'Oro, provocando un'esplosione e una voragine che ingoia l'idolo, Dathan e quelli che gli stanno vicino, e dividendo i fedeli a Mosè a quelli che hanno peccato.]

Explicit[modifica]

  • Andate, proclamate che la libertà è dono di Dio ovunque, e ne devono godere tutti gli uomini! (Mosè)

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