Leonardo Coen

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Leonardo Coen (1948 – vivente), giornalista italiano.

Citazioni di Leonardo Coen[modifica]

1989[modifica]

  • I ventiquattro anni di potere targati Ceausescu non hanno ammesso contraddittorio, hanno annichilito dissenso ed opposizione: per ragioni ideologiche dicono qui, per i nostri occhi da occidentali imperialisti, quella che vediamo appare una generazione umiliata dal silenzio e dalla rassegnazione. Adesso, la prospettiva è quella di arrivare al 1995 così come si è arrivati al 1990, preparandosi al Duemila senza mutare la vocazione del centralismo assoluto.[1]

Da Un potere assoluto e tirannico gestito da una sola famiglia

la Repubblica, 19 dicembre 1989.

  • Visto da vicino, il Conducator è un uomo non molto alto, di corporatura leggera, che ispira fiducia. Quando parla, con leggera voce roca, sembra sempre sul punto di tossire, di star male. Poi la voce acquista tono e il tono diventa veemente, un oratore che con grande teatralità enfatizza frasi sempre eguali, concetti ripetuti sino alla nausea, un martellamento ideologico se deve spiegare al popolo romeno quali sacrifici occorre esser pronti a sostenere per combattere il peso dell' isolamento, l' orgoglio di non dover dire a nessuno grazie. Sorride dunque sempre, dai giornali, dalle strade, dalla televisione, l' ultimo strenuo difensore del socialismo reale, colui che condanna senza remissione la glasnost e la perestrojka, per forza deve sorridere, perché il popolo da lui, dalla sua famiglia, dal partito comunista non abbia la sensazione d' essere soggiogato, perchè possa ingoiare corruzioni e spietatezze, sopportando il peso sempre più aspro della repressione.
  • Se il pane e la carne mancano, la colpa non è di chi le esporta per pagarsi il debito estero, la colpa è di chi li invia dove non deve. Deve essere obiettivamente difficile e faticoso far digerire agli stomaci vuoti e doloranti dei ventitré milioni di compatrioti che la fame, la disciplina, il freddo, l' austerità, sono il necessario e indispensabile prezzo per andare avanti sulla giusta strada autarchica di un socialismo culmi de civilizatie si progres.
  • Nicolae Ceausescu soffre fisicamente quando lo si critica e lo si attacca.

2006[modifica]

Da Politkovskaja, Putin sotto accusa

la Repubblica, 20 novembre 2006.

  • Una volta il Kgb usava gli ombrelli dalla punta avvelenata per uccidere gli avversari del regime: successe nel 1978, quando il dissidente bulgaro Georgi Markov fu assassinato alla fermata del bus di Waterloo Bridge, nella City londinese. Oggi si ricorre alle tossine letali, agli intrighi e agli intrugli chimici.
  • Londra ha accolto negli ultimi anni mille miliardari come Berezovski e come il famosissimo Roman Abramovich (il patron del Chelsea, buon amico di Putin), ma anche altre 250mila persone, quasi tutte dotate di notevoli mezzi economici. Quante di costoro hanno una doppia vita? Quanti sono infiltrati negli ambienti degli oppositori di Putin? Londra, inoltre, è il mercato più fiorente delle informazioni, materia prima delle potenti lobby create dagli ex agenti segreti dei servizi dell' Est. Documenti che sono pericolosissimi strumenti di ricatto. Come nel caso dell' omicidio di Anna Politkovskaia.
  • Proprio la Cecenia è stata la causa della fuga di Aleksandr Litvinenko da Mosca, sei anni fa. Osò dire in faccia a Putin che i servizi di sicurezza si erano riorganizzati come gang criminali e che i vertici delle forze armate russe trafficavano coi leader della guerriglia cecena.

2009[modifica]

  • Markelov aveva tutelato parecchie volte la Politkovskaja, una contro gli Omon, le forze speciali del ministero degli Interni. Aveva difeso Magometsalih Massaiev, scomparso misteriosamente lo scorso agosto dopo aver accusato il presidente ceceno Ramzan Kadyrov di averlo tenuto in ostaggio per quattro mesi. Insomma, aveva affrontato i nodi più oscuri, inquietanti e pericolosi della Russia di oggi ed era diventato un personaggio scomodo.[2]
  • Eletto presidente, Boyko Borisov rischia di allungare la lista dei leader, molto machi e poco democratici, che guidano le repubbliche post-comuniste. Ispirandosi a Putin.[3]

2013[modifica]

Da Addio, piè veloce Achille

Repubblica.it, 21 marzo 2013.

  • [Su Pietro Mennea] L'agonismo nel sangue. E nel cuore. Aveva, secondo me, tanto talento quanto infinito coraggio: lo dimostrò quando corse la sua quinta Olimpiade, a Seul.
  • Pietro Mennea ha dato moltissimo all'Italia. Ha ricevuto tantissimo dagli italiani, per i quali era ed è rimasto "la Freccia del Sud". Era un uomo tenace, irriducibile; a volte testardo sino all'insopportabilità: chiedete a chi lo ha allenato. Bizzoso e cocciuto, voleva riconoscimenti che andassero aldilà dell'ambito sportivo. La sua vita era tutto un fissare nuovi record. Per questo, ha studiato come un forsennato: partendo da ragioniere, si è laureato due, tre, quattro volte. Scienze politiche, scienze motorie, legge, lettere. Voleva dimostrare che un atleta eccezionale i muscoli li aveva pure nel cervello e che correre più veloce del vento era un mezzo, non un fine. Ci è riuscito, con spirito polemico. Anzi, più che polemico, battagliero: in fondo, il suo carattere.
  • Una persona – odio che si dica: un personaggio – come Mennea pensavamo non dovesse mai lasciarci. Infatti, è solo morto. Nel nostro immaginario è vivo più che mai. Eccolo ancora lì che corre, sgomita, sbuffa, rimonta, soffre, vince. E polemizza, litiga, si batte, si infiamma. E solleva sempre in aria quel dito, come dire al mondo, oggi sono io il Numero Uno, e non era arroganza. Era istinto: lui si sentiva (e lo fu) il piè veloce Achille.

2014[modifica]

  • Le bugie di Putin, le viltà d'Europa. Tra due mesi arriva il freddo. La Russia riscalda l'UE col gas, l'Ucraina con i tank. Zitti e...mosca![4]

2016[modifica]

  • Bevuta con moderazione, diceva Mark Twain, l'acqua di solito non è dannosa. Vissuta con moderazione, invece, la vita di solito è noiosa, infelice, sprecata. Dannosa, insomma[5]

2018[modifica]

Da Caso Skripal, la sfida di Putin all'Europa

Sull'avvelenamento di Sergej e Julija Skripal', Ilfattoquotidiano.it, 18 marzo 2018.

  • L’attentato lancia due messaggi ben decifrabili. Il primo, diretto ai "nemici" di Putin e della Russia, ai traditori insomma, è semplice quanto micidiale: "Possiamo colpirvi dove e quando vogliamo". Il secondo è una sorta di codicillo del primo che allarga l’orizzonte dei potenziali bersagli: "State attenti, non potrete crescere i figli e godervi la ricca pensione all’estero, come fanno gli amici leali di Putin".
  • Le accuse contro il Cremlino e le rappresaglie diplomatiche vengono vissute in Russia come un attacco dell'Occidente, una nuova mossa in una guerra mai dichiarata, il cui fine – cito a spanne il Putinpensiero – è la graduale estensione dell'Europa (e della Nato) sino ai confini russi. Ma i russi non possono continuare a vedere ostacolata la propria influenza geopolitica. E vedere minacciati i propri interessi strategici. È la sindrome della Gran Madre Russia assediata. Non è per questo profondo sentimento nazionale che ha riportato la Crimea all'ovile, strappandola all'Ucraina, violando i principii dell’Europa e del diritto internazionale?
  • Gli affari continuano. Londra è la piattaforma finanziaria più utilizzata dai russi. Nessuna misura restrittiva è stata presa nei confronti delle proprietà finanziarie ed immobiliari allocate a Londra dagli oligarchi filoputiniani, dai loro familiari ed amici. Nessuno si stupisce più di tanto di come viene uccisa una spia doppiogiochista, la quale sa che fine l'attende, prima o poi. È una partita sporca e Putin è un professionista dell’ombra. Ed ama la mnogohodovochka, la serie delle mosse che serve a confondere l'avversario.

2019[modifica]

Da Il ventennio di Putin /1

Su Vladimir Putin, Ilfattoquotidiano.it, 30 dicembre 2019.

  • Ha grandi progetti per il futuro, dopo aver plasmato il passato e imbrigliato il presente – con un regime che è stato battezzato "democratura", un po’ democrazia, tanta dittatura. Ha riportato la Russia laddove stava quando era Unione Sovietica e dove pensa debba stare di nuovo, e cioè tra le superpotenze del mondo, come in fondo era già ai tempi di Pietro il Grande, di Caterina, dei Romanoff.
  • Consegue il Master in Economia con una relazione che anticipava le sue future strategie energetiche: "La progettazione strategica delle risorse regionali sotto la formazione dei rapporti di mercato". Qualcuno, anni dopo, scrisse che gran parte del materiale era un copia e incolla di uno studio Usa, tradotto in russo dal Kgb negli anni Novanta.
  • Gli uomini del presidente [El'cin] si erano sforzati di impedire il ritorno in forze dei comunisti, pensando che questa fosse la minaccia principale. Macché. Il vero problema era la rivolta delle periferie, i governatori regionali che non obbedivano più al potere centrale.
  • Dinanzi alle gherminelle politiche, Vladimir vuole accreditarsi come uomo d’ordine. Si rivela un primo ministro energico, abile e risoluto. Recupera la retorica patriottica cara ai comunisti, ma non rinnega d’essere difensore dei nuovi valori liberali, e della democrazia. Accondiscende alle pretese dei militari che vogliono avere mano libera nella repressione dell’insurrezione islamica nel Caucaso.
  • [Sulle bombe nei palazzi in Russia] Il pugno di ferro gli assicura un immediato consenso popolare. Mosca è scossa da attentati. Si sospetterà, anni dopo, che forse non erano stati provocati dai ceceni, ma dai servizi.
  • Da quel fatidico giorno di vent’anni fa, non ha mai smesso di consolidare l’immagine di un uomo che ha salvato la Russia dalla decomposizione e l’ha riportata al centro del mondo e della geopolitica. Che ha proclamato l’avvento del multipolarismo, che ha inventato la democratura e la "verticale del potere", che ha lubrificato nazionalismo e sovranismo, che ha schiacciato l’opposizione e progressivamente ridotte le libertà e la società civile; che negli anni del suo dominio ci sono state centinaia di morti tra politici a lui avversi, giornalisti che lo criticavano.
  • Un personaggio forse enigmatico, di certo autocrate e ormai intrappolato dalle sue ambizioni "imperiali" euroasiatiche, dallo scontro con l’Occidente colpevole di assediare la Russia con la Nato ai suoi confini e di aver umiliato Mosca nel decennio eltsiniano; il presidente che ha barattato la sicurezza dei russi privandoli di molti, troppi diritti.

Da Il ventennio di Putin /2

Su Vladimir Putin, Ilfattoquotidiano.it, 31 dicembre 2019.

  • [Sulla seconda guerra cecena] In Cecenia l’esercito russo scatena bombardamenti massicci e devastanti sulla capitale Grozny; le offensive contro i separatisti sono spietate e sanguinarie. Furono i reportage sconvolgenti di Anna Politkovskaja a svelare le atrocità, i crimini contro la popolazione civile e le sistematiche violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito russo e del governo. Violazioni, soprusi e corruzione che avevano infettato la Russia.
  • [Su Anna Stepanovna Politkovskaja] Gli strali della giornalista puntano spesso in alto, al Cremlino, al regime putiniano. È una spina nel fianco. Soprattutto perché macchia l’immagine che il presidente russo proietta nel resto del mondo e ne mina la statura di leader internazionale.
  • Fu chiaro a tutti che si trattò di un processo politico, perché Khodorkovskij aveva criticato apertamente la corruzione dell’apparato governativo, e, di conseguenza, sconfessato il ruolo di Putin. Il regime non poteva tollerare un “insider” del potere russo. Doveva essere zittito. La lezione impartita avrebbe “educato” gli altri oligarchi che si fossero messi in testa di emulare Khodorkovskij.
  • Tutto deve restare sotto controllo della presidenza, questo il principio base della dottrina putiniana: i governatori locali sono inquadrati e non devono sgarrare; gli oligarchi sorvegliati; l’opposizione messa all’angolo, perseguitata, repressa; la Russia deve essere forte territorialmente ed economicamente; la “nuova” Russia è portatrice di valori tradizionali e patriottici, la religione ortodossa è uno degli strumenti che saldano passato e presente, il nazionalismo sollecitato da Putin diventa un’arma politica ed economica.
  • Putin si fa paladino dei vari movimenti localisti, per destabilizzare l’Ue: finanzia le destre sovraniste e antiEuro, attacca la Georgia per difendere i separatisti dell’Ossezia del Sud e dell’Abkazia, che pone sotto il suo ombrello militare. Aiuta la ribellione armata del Donbass contro Kiev, annette la Crimea, va in soccorso di Damasco e diventa il burattinaio della crisi mediorientale, appoggia l’Iran e stringe alleanza con Erdogan, causando imbarazzi e problematiche strategiche nella Nato, visto che la Turchia ne rappresentava il pilastro orientale, la sentinella del Caucaso. E adesso, i tentacoli putiniani sono arrivati in Libia. Il sogno di sempre della Russia imperiale e sovietica: il Mediterraneo.
  • La concezione della sua leadership totalitaria – con annesso culto della personalità a volte imbarazzante (Putin che pilota un jet, Putin a dorso nudo mentre cavalca, o pesca salmoni, o va a caccia; Putin judoka; Putin hockeista; Putin sciatore lo conobbi nel 2001 a St-Christophe, in Austria..; Putin e la tigre dell’Altai; Putin che prega; Putin che mette in riga l’Occidente, etc.) – ha bisogno di aggressività rivolta all’esterno, per dirottare eventuali tensioni interne, come le manifestazioni di protesta per la riforma delle pensioni, o per le importazioni d’auto coreane e cinesi (a Vladivostok), o la stagnazione economica che tanto ricorda gli anni brezneviani.
  • Il regime autoritario non è capace di gestire le immense risorse del Paese, le scelte di Putin favoriscono la stabilità politica non lo sviluppo economico, tantomeno quello sociale. [...] Qualsiasi cambiamento economico è visto come un rischio per l’equilibrio politico, ossia per la sopravvivenza "della classe dominante". E così, alla fine, Putin fa quello che hanno sempre fatto gli "uomini forti" dei regimi autoritari: esibire i muscoli. Dirottare le tensioni interne. Attizzare il nazionalismo. Sfidare l’Occidente, a piccoli ma graduali passi. Ragionare cioè in termini di zone d’interesse e d’influenza.

2020[modifica]

Da Russia, così Putin riorganizza le istituzioni per mantenere il potere anche fuori dal Cremlino

Ilfattoquotidiano.it, 15 gennaio 2020.

  • Il governo russo si è dimesso. Vladimir Putin ha parlato al popolo, anzi ai sudditi. Sono annunciate importanti riforme costituzionali, tramite referendum: l’opposizione, o meglio quel poco che ne resta, teme il golpe “bianco”, mascherato da consultazione popolare. Il quarto mandato di Putin scade nel 2024: evidentemente vuole restare al potere e anticipare ogni forma di alternativa.
    È il terzo atto del sovranismo che piace tanto al sovranista di casa nostra.
  • La formula guida è il leitmotiv della politica putiniana: “La Russia deve restare una repubblica presidenziale forte”, precisando che comunque il presidente sarà il capo delle “strutture di forza” (i siloviki, ossia esercito, intelligence, polizia, dogane). E comunque, spetterà al capo dello Stato il potere di revocare la nomina del premier, quelle dei ministri, dei giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema.
    Insomma, governo al guinzaglio.
  • Più che un discorso al Maneggio, un discorso di maneggi, per un popolo sempre più al guinzaglio. Diversamente liberi.

Da Srebrenica, 25 anni dopo

Sul massacro di Srebrenica, Ilfattoquotidiano.it, 11 giugno 2020.

  • Credo sia infinitamente immorale scordarsi di Srebrenica, del genocidio, delle 8.372 vittime musulmane trucidate dai serbi, quindi della "pulizia etnica" nel cuore di un’Europa distratta e poi incredula. Credo sia ancor peggio dimenticare il ballo degli ipocriti che per anni accompagnò e continua ad accompagnare la memoria degli immondi massacri, le manovre e le oscene dichiarazioni dei negazionisti, l’imbelle caccia ai boia che li perpetrarono.
  • Dentro di me continuo a vergognarmi che ciò sia avvenuto, a due passi da casa nostra, mezzo secolo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah: ogni volta che torno da quelle parti – ho ricordi struggenti e drammatici, non posso fare a meno di ripercorrere quelle strade – il passato mi parla attraverso le insegne stradali, le tracce ancora visibili della guerra, gli sguardi tristi della gente, la voce di chi ti dice che s’incrina di dolore, di sgomento, di rassegnazione, "vedi? Laggiù hanno preso mio marito e mio figlio, ho ritrovato i loro corpi in una discarica...", "lì sono state stuprate decine di donne, volevamo posare una lapide, ce l’hanno vietato...", "per quasi quindici anni non è nato un bambino a Srebrenica...", "ecco, era laggiù a Potocari, la base del contingente olandese, quando ci hanno lasciato al nostro destino, fingendo di non vedere quello che i serbi facevano...".
  • Le tracce del male sono ovunque, perpetua geografia etica della mia coscienza. Certe notti sogno i cimiteri lungo la valle della Drina e una voce (quella di una ragazza che fa la fotografa, non ne rammento più il nome) che mi chiede: perché questa impunità? Perché gli assassini di massa sono introvabili, chi gli garantisce la libertà? Chi permette tanta ingiustizia? E io non so risponderle.

2021[modifica]

Da Anna Politkovskaja, il coraggio giornalistico in Russia si paga caro. Eppure c’è chi non desiste

Su Anna Stepanovna Politkovskaja, Ilfattoquotidiano.it, 7 ottobre 2021.

  • Parlare di Anna oggi in Russia è come inoltrarsi in un campo minato.
  • Anna incarnava il coraggio e l’indipendenza giornalistica. Ora è diventata l’emblema universale della lotta per la libertà d’opinione. Un’immagine insopportabile ed insostenibile per il Cremlino.
  • Le notizie che provengono sono ogni giorno sempre più inquietanti. Arresti di oppositori e di giornalisti, divieti per i media indipendenti, censura di Internet, brogli elettorali, processi pilotati, aggressioni a militanti pacifisti, emarginazione dei nuovi dissidenti. La pandemia ha reso soffocante questa cappa di piombo, non soltanto perché ha aggravato la cronica mancanza di risorse del sistema sanitario o perché le autorità hanno a lungo negato il reale impatto del Covid sulla popolazione.
  • Anna non concedeva sconti al Potere. Era una giornalista straordinaria, brava e impietosa nelle sue inchieste sulla corruzione dei politici, sulle connivenze del Cremlino con l’illegalità, sui comportamenti violenti e disumani dell’esercito in Cecenia, sul massacro della scuola di Beslan, dove un gruppo di 32 terroristi fondamentalisti islamici sequestrò 1200 persone.

2022[modifica]

Da Il piano di Putin e la propaganda anti-Ue: così il Cremlino ha sfruttato fake news e cyberattacchi

Sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022, Ilfattoquotidiano.it, 25 febbraio 2022.

  • [Su Vladimir Putin] Vuol essere lo zar di un terzo regime imperiale: l'invasione dell'Ucraina è il cardine di questo grande piano euroasiatico, base della dottrina geopolitica putiniana. Che si sviluppa abbinando guerra tradizionale, guerra ibrida, guerra informatica. Una guerra non lontana da casa nostra.
  • L'Europa Orientale è Europa. Cioè noi. Il conflitto scatenato da Putin – con la risibile scusa che la Nato sta brigando per far includere l'Ucraina nell'organizzazione, quando l'ipotesi di un eventuale ingresso nell'Alleanza atlantica è ritenuta inattuabile, e lo sarà per almeno altri dieci anni; allora i paesi baltici che ne fanno parte verrano invasi a loro volta? – ha innescato catastrofiche ripercussioni globali. Il conflitto, infatti, ha già provocato sensibili aumenti delle materie prime, del grano, per non parlare dello shock energetico. Chi pagherà di più saranno i Paesi poveri del mondo.
  • Il governo [italiano] si è schierato con chi vuole punire severamente la Russia, applicando sanzioni – sulla carta – articolate e pesantissime. Ma ci sono forze politiche che invece propugnano una linea più morbida. Le stesse forze che hanno progressivamente incentivato le relazioni economiche e commerciali con la Russia e che hanno favorito la nostra dipendenza energetica, senza attivare lo sviluppo delle fonti alternative, perché avrebbero ridotto il flusso di gas dalla Gazprom, il braccio energetico del Cremlino. Ciò permette a Mosca di ricattarci ed imbarazza i suoi "amici" – da Berlusconi a Salvini, il quale ha già espresso la sua ostilità alle sanzioni.
  • Un fattore determinante è rappresentata dall'offensiva mediatica (siti, agenzie, media tv), attraverso la quale sono veicolate fake news e manipolazioni storiche. La propaganda politica punta sul fattore identitario-xenofobo-sovranista, adottata dalle destre europee che, non a caso, hanno spesso e volentieri espresso posizioni filorusse. Lo scopo è plateale: fomentare il distacco da Bruxelles. Suscitare il disordine per indebolire la democrazia e i diritti civili. Quanto questo lavorìo ai fianchi dell'Ue sia stato efficace, lo dimostrano le contrastanti reazioni all'attacco russo.
  • Quando Putin attaccò la Georgia, la sua offensiva fu accompagnata da un attacco coordinato con gruppi di hacker sponsorizzati dalla Russia, almeno così venne ricostruita la dinamica in base agli algoritmi che ne furono l'unica traccia. In questi ultimi tempi, sei Paesi dell'Ue (Croazia, Estonia, Lituania, Olanda, Polonia e Romania) hanno offerto il supporto delle loro infrastrutture cyber per aiutare Kiev nel respingere questi attacchi. Le implicazioni internazionali ormai sono globali.
  • A farne le spese, oltre agli ucraini colpevoli di non volere la Russia in casa, saranno i russi, ai quali è stata somministrata l'ennesima razione di patriottismo e di etno nazionalismo. Tanto, credono, c'è la Cina che sopperirà alle esigenze russe. Ma non penso che lo farà gratis. Volendo guastare la festa a Putin e soci, basterebbe sequestrare i miliardi che da decenni vengono esportati dalla Russia in Occidente e nei paradisi fiscali, con le autorità che fanno finta di niente. E bloccare le fabbriche delle fake news.

Da Il cauto discorso di Putin è stato un perfetto esempio di manipolazione della realtà

Ilfattoquotidiano.it, 10 maggio 2022.

  • A rifletterci sopra il giorno dopo, l’impressione che emerge è quella di aver assistito ad una recita improvvisata all’ultimo momento. Neanche Mariupol poteva essere esibita come trofeo. E l’Operazione Speciale che doveva essere una sorta di parata tra il tripudio degli ucraini, si è rivelata un azzardo, una serie di calcoli sbagliati, di valutazioni assai imprecise. Pure l’architettura ideologica si è basata su precarie fondamenta. Mestiere difficile quello di giustificare una realtà che è basata su paranoie e pretesti impresentabili. Le vecchie menzogne non fanno nuove “verità”.
  • Uno dei messaggi che traspaiono dal discorso putiniano è che la Russia è isolata, ma combattiva. Isolata, sottinteso, per colpa dei “nemici” che la vogliono “invadere”. Distruggere. Annientare. Narrazione esasperata. Ma con poca enfasi trionfalistica, e poca retorica nazionalista. Del resto, che poteva offrire di più Putin, se non parole e promesse di difendere la patria?
  • Ha replicato i canoni demagogici degli ultimi mesi, accusando il cattivo e degradato Occidente, cioè noi, di essere i responsabili dell’attuale situazione, mentre la Russia aveva tentato di tutto per evitare il ricorso alle armi, e l’espressione, più dimessa che grave, con cui lo affermava pareva una parodia crozziana, ed è stato impagabile quando ha insistito sulle nostre presunte nequizie sostenendo che noi pessimi debosciati del Far West vogliamo “annullare i valori tradizionali millenari della Russia”, forse Putin è furioso perché molti (anche in Russia) preferiscono le serie di Apple Tv, Disney e Netflix ai programmi di Russia Today o del Canale 1.
  • Ogni tanto scrutavo Putin per vedere se il suo naso cresceva come quello di Pinocchio quando diceva che la “Russia ha fatto di tutto per evitare il conflitto”, usando gli strumenti diplomatici. Il che non è vero. Chiedete a Macron. E a tutti coloro che hanno chiamato il Cremlino per indurre la Russia alle trattative, dopo il plateale fallimento di quelle sponsorizzate da Erdogan. Semmai, è vero che questo intransigente atteggiamento russo ha radicalizzato la controparte della Casa Bianca, in una gara a chi ce l’ha più lungo e duro.

Da Memoria corta: quando l’Urss aggredita fu rifornita di armi, munizioni e viveri dagli Usa

Sulla legge degli affitti e prestiti, Ilfattoquotidiano.it, 12 giugno 2022.

  • Stalin non vuol far sapere ai russi quanto importante sia stato l'aiuto materiale del Paese più capitalista del mondo. L'Unione Sovietica si dimostra ingrata, bisognerà attendere Krusciov perché fosse ammesso che senza quegli aiuti – giunti nel momento più drammatico per l'Urss, costretta a ripiegare dinanzi alle forze naziste – i sovietici non avrebbero vinto la guerra (lo scriverà nelle sue "Memorie"). Degli 11,3 miliardi di dollari anticipati per le forniture (ossia 170 attuali), Washington non chiederà che 1,3 miliardi spalmati in trent'anni. Nonostante questa proposta assai generosa, Mosca trova il conto salato e non paga.
  • Lo stesso maresciallo Zukov, il comandante in capo che Stalin non vedeva di buon occhio perché troppo popolare, dirà al telefono nel 1963 che senza i materiali americani "noi non avremmo vinto la guerra". L'affermazione è documentata: il Kgb, infatti, spiava Zukov e ne intercettava le conversazioni. Quando, dopo il crollo dell'Urss, parte degli archivi della Lubianka, la famigerata sede dei servizi segreti, furono desecretati, vennero alla luce il dossier su Zukov. Solo nel 2004 qualcuno allestì un Museo degli Alleati e del Lend Lease. Dicono, tuttavia, che attualmente il museo sarebbe stato chiuso.
  • La storia riscritta da Putin si condensa in queste dieci parole: "Il popolo sovietico ha liberato l'Europa dalla peste bruna". Che l’abbia fatto anche con l'aiuto americano, è opportunamente omesso. Specie oggi.

Note[modifica]

  1. Da Ceausescu non molla, la Repubblica, 25 novembre 1989.
  2. Da Attaccavano il boia della Cecenia, la Repubblica, 20 gennaio 2009.
  3. Da Il venerdì di Repubblica, nr. 1117 del 14 settembre 2009, p. 38.
  4. Da un tweet, 29 agosto 2014.
  5. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com, 29 giugno 2016.

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