Leonardo Coen

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Leonardo Coen (1948 – vivente), giornalista italiano.

  • Eletto presidente, Boyko Borisov rischia di allungare la lista dei leader, molto machi e poco democratici, che guidano le repubbliche post-comuniste. Ispirandosi a Putin.[1]
  • [Su Pietro Mennea] L'agonismo nel sangue. E nel cuore. Aveva, secondo me, tanto talento quanto infinito coraggio: lo dimostrò quando corse la sua quinta Olimpiade, a Seul.[2]
  • Pietro Mennea ha dato moltissimo all'Italia. Ha ricevuto tantissimo dagli italiani, per i quali era ed è rimasto "la Freccia del Sud". Era un uomo tenace, irriducibile; a volte testardo sino all'insopportabilità: chiedete a chi lo ha allenato. Bizzoso e cocciuto, voleva riconoscimenti che andassero aldilà dell'ambito sportivo. La sua vita era tutto un fissare nuovi record. Per questo, ha studiato come un forsennato: partendo da ragioniere, si è laureato due, tre, quattro volte. Scienze politiche, scienze motorie, legge, lettere. Voleva dimostrare che un atleta eccezionale i muscoli li aveva pure nel cervello e che correre più veloce del vento era un mezzo, non un fine. Ci è riuscito, con spirito polemico. Anzi, più che polemico, battagliero: in fondo, il suo carattere.[2]
  • Una persona – odio che si dica: un personaggio – come Mennea pensavamo non dovesse mai lasciarci. Infatti, è solo morto. Nel nostro immaginario è vivo più che mai. Eccolo ancora lì che corre, sgomita, sbuffa, rimonta, soffre, vince. E polemizza, litiga, si batte, si infiamma. E solleva sempre in aria quel dito, come dire al mondo, oggi sono io il Numero Uno, e non era arroganza. Era istinto: lui si sentiva (e lo fu) il piè veloce Achille.[2]

Note[modifica]

  1. Da Il venerdì di Repubblica, nr. 1117 del 14 settembre 2009, p. 38.
  2. a b c Da Addio, piè veloce Achille, Repubblica.it, 21 marzo 2013.

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