Louis Bromfield

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Louis Bromfield

Louis Bromfield (1896 – 1956), scrittore statunitense.

Mrs. Parkington[modifica]

Incipit[modifica]

Fuori la neve cadeva a fiocchi umidi e pesanti, cosicché il rumore del traffico di Park Avenue giungeva affievolito e lontano attraverso le cortine abbassate. La signora Parkington, seduta davanti allo specchio, con accanto mezza bottiglia di champagne, pensava com'era bello che quell'anno il Natale avesse l'aspetto di un vero Natale. Sicuramente l'indomani la neve non sarebbe stata altro che fanghiglia nerastra e le grosse macchine comprate da quell'arrogante presuntuoso del sindaco l'avrebbero raccolta per gettarla nel North River; purtuttavia, la semplice idea della neve dava una sensazione piacevole. Il solo vederla cadere in morbidi fiocchi bianchi attraverso l'alone luminoso dei lampioni nella strada dava un senso di gioia e di felicità.

Citazioni[modifica]

  • La morte e il funerale furono un interludio che interruppe il corso attivo e turbinoso della vita della signora Parkington, costituendo come una singolare vacanza dai suoi impegni. In quei tre giorni, le riunioni, le richieste di aiuti e di fondi, le seccature della famiglia, erano state messe da parte e quasi dimenticate. Per tre giorni, dacché la morte era entrata nella sua casa, la signora Parkington poté condurre una vita tranquilla, senza affanni, senza la continua seccatura del telefono e le buone intenzioni della signora Beasely. Odiava il telefono più d'ogni altra cosa e non se ne serviva mai, salvo che in caso di assoluta necessità e solo per dare o avere informazioni. Diceva che il telefono è un'invenzione del diavolo… Esso dà modo alla gente di intromettersi nella vita privata, di ficcare il naso negli affari altrui, di scombinare l'esistenza. Una persona non può aspettarsi che al telefono le si risponda benevolmente, più di quanto possa aspettarsi d'esser gradita quando va a far visita a uno che sta facendo il bagno.
  • In se stesso il denaro non ha valore, ne ha solo per quello che può dare in cambio. Molta gente se ne serve per intenti disonesti, e allora non ricava né saggezza, né soddisfazione, né rispetto per se stessa.
  • La morte del corpo non è la fine dello spirito, ma solo una tappa del viaggio, come quando nei tempi andati si cambiava diligenza.
  • La morte è una cosa rapida, chiara, che non ammette compromessi.
  • Spesso le mogli delle personalità in vista soffrono d'un profondo senso di inferiorità e fanno di tutto per imporsi, nei modi più noiosi e insopportabili, man mano che invecchiano.

La grande pioggia[modifica]

Incipit[modifica]

Era l'ora che Ransome amava di più, quella in cui, seduto sulla veranda, sorseggiava il suo cognac e guardava la luce dorata del sole inondare i banani, la casa giallogrigia, le piante rampicanti scarlatte, prima che l'astro, con un tuffo improvviso, precipitasse sotto l'orizzonte, abbandonando l'intero paese alle tenebre. Era uno spettacolo prodigioso, quello, per lui, uomo nordico, abituato ai lunghi crepuscoli viola dell'Inghilterra settentrionale; era come se, improvvisamente, il mondo intero si arrestasse per un secondo e poi scivolasse rapido in un abisso di tenebre. Per Ransome c'era sempre un'ombra di terrore primitivo nei tramonti indiani.

Citazioni[modifica]

  • Ella era venuta in India desiderosa di qualche avvenimento che desse un senso alla sua vita, ed ora standosene sul balcone di legno, capì che qualcosa di terribile, come una vendetta superante qualsiasi immaginazione, le stava accadendo. Ella non era morta, ma avrebbe potuto morire prima che molti altri giorni fossero passati, se non addirittura ore o minuti. Non aveva mai pensato molto alle case fino a quel momento, ma ora la casa del signor Bannerjee, pur avendo resistito al duplice assalto del terremoto e della inondazione, le sembrava eccessivamente debole e ridicola di fronte alla catastrofe che li circondava. Questa considerazione la indusse a pensare a se stessa, alla propria infinita fragilità, alla propria inutilità. V'era qualcosa di comico nell'assistere a uno spasimo della Natura, vestita d'un abito leggero di crespo di Cina bianco e ricoperta di gioelli. Un poco divertito, il suo spirito si mise a vagabondare, chiedendosi quale abito sarebbe stato adatto per una simile occasione. Pantaloni sportivi, direi, pensò, e una camicia di seta. Sarebbe elegante e pratico. Molte volte in Hill Street, a Cannes, in campagna, nel suo letto, stanca di leggere e semiaddormentata, s'era pigramente chiesta che cosa avrebbe provato nel trovarsi ad un tratto di fronte alla morte con la coscienza d'avere solo poche ore da vivere. Spingendo l'idea ancor più lontano s'era chiesta che cosa avrebbe fatto, indifferente ed annoiata com'era, se si fosse trovata dinanzi alla morte in compagnia di un uomo attraente. E s'era detta: Ci sarebbe una sola cosa da fare per ammazzare il tempo. Qualunque altra cosa sarebbe una noia. Ella s'era anche detta che fare all'amore in tali circostanze sarebbe stato un piacere nuovo e selvaggio, nato da qualche atavica necessità profondamente radicata nella natura umana.
  • Molta gente vive tutta la sua vita e muore senza mai conoscere che cosa sia veramente la vita e quale bellezza possa esservi nei rapporti umani. Ma questa bellezza si può conoscere solo quando si riesca a sollevarsi sulla mediocrità e la piccineria della vita quotidiana.
  • La filosofia è un lusso per i deboli, il distacco un vizio degli oziosi.

Selvaggia fiumana[modifica]

Incipit[modifica]

Girato l'angolo di Dauphine Street, il baccano della rissa si affievolì fino a perdersi completamente nelle tenebre silenziose, rotte di tanto in tanto da una lontana pistolettata o dall'urlo di una donnaccia schiamazzante. La strada per la quale egli camminava rasente al muro, nell'ombra delle case, era come un corridoio attraverso una città di morti, con porte e finestre sbarrate e un esile filo di luce là dove qualche creolo rispettabile e vendicativo, rimasto nella città devastata, vegliava in ascolto, cospirando forse contro gli invasori. L'eco dei suoi passi rimbalzava da un muro all'altro, clic-clac, clic-clac. Tom era un uomo alto, ben fatto e gli speroni dei suoi stivali militari mandavano un suono nitido e chiaro, come una pistolettata, ogni qual volta battevano sul selciato.

Citazioni[modifica]

  • Non conosco nulla di peggio per un uomo che avere dietro tutte le donne che vuole. (p. 96)
  • Il denaro ha un gran valore per me. Il denaro è potenza ed io non posso vivere senza potenza. (p. 242)

Mister Smith[modifica]

Incipit[modifica]

Due anni dopo la ine della guerra ricevetti la telefonata di uno sconosciuto che si presentò come il sergente Burke. Mi chiese un appuntamento dicendo di avere per me un pacco da parte d'un mio vecchio amico. Aveva promesso – disse – di consegnarmelo personalmente. Il vecchio amico – continuò – era un certo Wolcott Ferris di Crescent City, la città in cui ero nato. Per un attimo il nome non destò in me nessun particolare ricordo; fu l'accenno a Crescent City a darmi una traccia.

Citazioni[modifica]

  • Il vigore della gioventù dovrebbe essere fuso alla saggezza e all'esperienza acquisita negli anni precedenti. (p. 15)
  • Sulle loro tombe si sarebbe potuto scrivere con monotona uniformità. «Visse senza essere vivo. Non gli è mai capitato nulla». (p. 17)
  • Il guaio è che nel nostro mondo nessuno prova mai la passione amorosa. Nessuno, mai, ama al punto di uccidere o di commettere suicidio per amore. La gente si limita a divorziare, una o più volte, in un circolo chiuso di adulterio legale. Oppure si accontenta d'una bottiglia di vino e d'un sedile posteriore. (p. 19)
  • Ho fatto una conoscenza nuova e interessante. Ho incontrato qualcuno che prima non conoscevo. Me stesso. (p. 41)
  • Ci sono persone che hanno vissuto con ritmo, che hanno completato il ciclo dell'esistenza passando dall'infuriare della giovinezza alle solide conquiste della maturità e al quieto e pacifico declino verso la morte. La gente di questo genere non teme la morte né lotta per sfuggirla giacché la vita è sempre stata completa, realizzata come un'opera d'arte. Non hanno mai temuto né negato la vita. Non accettano la morte per stanchezza o disperazione ma l'accettano perché hanno compiuto il ciclo con compiuta soddisfazione. Quanti ne sono rimasti al giorno d'oggi? (p. 49)

Bibliografia[modifica]

  • Louis Bromfield, Mrs. Parkington, traduzione di Giorgio Monicelli, I Libri del Pavone, Mondadori, 1962.
  • Louis Bromfield, La grande pioggia, traduzione di Giorgio Monicelli, Collezione Omnibus, Mondadori, 1945.
  • Louis Bromfield, Selvaggia fiumana, traduzione di Giorgio Monicelli, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, 1964.
  • Louis Bromfield, Mister Smith (Mr. Smith), traduzione di Liliana Bonini, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, 1959.

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