Nicola Bux

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Nicola Bux (1947 – vivente), vescovo cattolico italiano.

Citazioni di Nicola Bux[modifica]

  • Dio molte volte e in molti modi aveva parlato...infine ha parlato per mezzo del Figlio Gesù, il Figlio di Dio incarnato, è l'unico nel quale l'uomo può essere salvato. La Chiesa deve tornare a celebrare il Santo Sacrificio, non una cena festaiola, onde avere l'autorevolezza di ammonire l'uomo a fare sacrifici. Il mondo è un altare sul quale ogni giorno è offerto il sacrificio di Cristo, al quale si uniscono le sofferenze di tanti, in specie gli innocenti. L'antidoto al cedimento immorale, è il sacrificio.[1]
  • La Chiesa non è un popolo qualunque, ma il popolo convocato, dai quattro venti, di coloro che riconoscono Dio come Padre, confessano il Figlio Gesù Cristo, e sono stati battezzati nello Spirito Santo. Perciò è detto il "popolo di Dio". La Chiesa deve occuparsi soprattutto delle anime, invitando alla conversione in vista della salvezza eterna. È l'opera della Redenzione.[1]
  • Nella Chiesa, eccetto il Signore Gesù Cristo, nulla è irreversibile, perché essa è semper reformanda. Questo fa procedere con ardore e senza temere ostacoli.[1]
  • Non è ben visibile il susseguirsi di parole e atti di sacerdoti che contraddicono altri sacerdoti, di laici che contrastano altri laici, favorito dalla divisione tra i vescovi su cosa è la fede e la morale cattolica? Per un numero crescente di cattolici, il magistero non è più segno di unità: è noto, infatti, che non si possa invocare l'autorità magisteriale, se prima non si aderisce alla verità cattolica.[2]
  • [Riguardo alla Summorum Pontificum per la S. Messa e la liturgia in latino] Quale persona di buon senso penserebbe che seguire la cucina tradizionale sia in contrasto con quella innovativa? Eppure, l'ideologia è tale da negare la realtà: tanti giovani e adulti riscoprono la fede (spesso scoprono la vocazione) partecipando alla forma straordinaria del rito romano. Si vuol negare questa evidenza: è sempre l'ideologia. Chiunque volesse annullare il motu proprio, si troverebbe davanti un grande movimento di resistenza, una Chiesa antagonista, una realtà crescente e insopprimibile, per il semplice fatto che vive la riforma della liturgia come rinascita del sacro nei cuori; non come lo spasmodica ricerca di novità attinte alle mode correnti.[2]
  • San Basilio nei Moralia apre con una decisa raccomandazione rivolta a "quelli che credono nel Signore" affinché facciano penitenza. Egli afferma che chi non ottempera a questo fondamentale dovere, subirà una condanna più grave di coloro che sono vissuti prima della proclamazione del Vangelo: egli è infatti convinto che il passaggio dalla Vecchia alla Nuova Alleanza comporti un aumento di responsabilità per chi si dichiara cristiano.[1]

Da Don Nicola Bux: "Francesco ha una visione schizofrenica della Chiesa"

Intervista a cura di Michele Ippolito, lafedequotidiana.it, 12 gennaio 2019.

  • [Meglio atei che cristiani che odiano?] Io credo che il problema sia quando il Papa si allontana dal testo scritto che gli preparano ed alza gli occhi alla platea. La mia sensazione è che certe affermazioni, oltre che da un certo autocompiacimento, nascono dal fastidio che egli nutre verso la Chiesa. Papa Francesco preferisce una visione di Chiesa come popolo indistinto rispetto a quella intesa in senso vero. Non si accorge, però, che scivola in una visione contraddittoria e peronista, una schizofrenia che cozza contro la stessa idea di misericordia tanto diffusa e seguita. [...] Certe asserzioni, se cadono su fasce deboli o poco consapevoli sono pericolose ed hanno effetti deleteri. Rischiamo di svuotare ancor di più le chiese.
  • [E allora?] Può il Papa propagandare le sue idee private rispetto a quelle della perenne verità cattolica? No. Non è un dottore privato e non è pensabile modificare a piacimento o dare versioni che urtano contro la dottrina cattolica e il deposito della fede, che non è un museo ed anche qui ci sarebbe da dire.

Da "I vescovi rincorrono il protestantesimo e la sinodalità può distruggere la Chiesa"

Intervista a cura di Michele Ippolito, lafedequotidiana.it, 31 maggio 2019.

  • Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del nostro tempo consiste nell'iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivolti a lui e in obbedienza a Lui. Di qui scaturisce l'amore al prossimo che – insegna san Tommaso – è il vicino: per un italiano è innanzitutto l'italiano povero. Altrimenti si dà l'impressione che si stia facendo politica.
  • I vescovi dovrebbero...conoscere la Dottrina sociale della Chiesa ed insegnarla correttamente. Un altro insegnamento è anche quello di insegnare chiaramente dei contenuti ed anche di gerarchizzarli. Sviluppare la democrazia in Europa è meno importante che difendere la vita e la famiglia. La verità su Dio, l'uomo e il mondo, è il principio – non negoziabile – dell'ordine e del bene sociale. È questo il nostro modo di conoscere, amare e servire Dio.
  • Nel mondo scristianizzato, senza Gesù, senza Dio, è inutile la difesa dei "valori", in quanto essi derivano dall'incontro con Cristo. Dostoevskij ha detto che, se Dio non esiste tutto è lecito. Non esiste etica senza ontologia, non esistono valori senza Cristo – sarebbero come decorazioni natalizie in assenza dell’albero – e oggi la Chiesa, diceva don Giussani, 'ha vergogna di Cristo".

Da "L'unità si fa nella verità"

Intervista a cura di Aldo Maria Valli, lamadredellachiesa.it, 13 ottobre 2018

  • L'unità autentica della Chiesa si fa nella verità. La Chiesa è stata posta dal Fondatore – Colui che ha detto: "Io sono la verità" – come "la colonna e il fondamento della verità" (1 Tim 3, 15).
Senza la verità non sussiste l'unità, e la carità sarebbe una finzione. L'idea che la Chiesa sia una federazione di comunità ecclesiali, un po’ come le comunità protestanti, renderebbe difficile al papa fare una professione di fede cattolica. Infatti, dopo i due ultimi sinodi, si sono fatte strada una fede e una morale che potremmo definire, almeno, a due velocità: prova ne sia che in taluni luoghi non è possibile dare la comunione ai divorziati risposati e in altri sì.
  • [Se il confronto non ci sarà?] Temo che si approfondirà l'apostasia e si allargherà lo scisma di fatto. [...] La Definizione di "antievangelicità" della pena capitale: definizione svolta, in maniera discutibile, mutando un articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica secondo una visione decisamente storicistica, e che pone una serie di problemi.
    Pure di coscienza. Tanto più che i precedenti catechismi, penso a quello Romano o Tridentino o a quello cosiddetto Maggiore di San Pio X, insegnavano la legittimità della pena capitale e la sua piena conformità alla Divina Rivelazione.
  • Gli ortodossi – i cristiani d'Oriente separati da Roma – si chiamano così proprio perché hanno sottolineato il primato della vera fede quale condizione della vera Chiesa. Altrimenti la Chiesa cessa di essere colonna e fondamento della verità. Di conseguenza, chi non difende la vera fede decade da ogni incarico ecclesiastico, patriarcale, eparchiale, eccetera.
  • [In caso di eresia, proprio come un cristiano eretico cessa di essere membro della Chiesa, anche il papa cessa di essere papa e capo del corpo ecclesiale, e perde ogni giurisdizione?] Sì, l'eresia intacca la fede e la condizione di membro della Chiesa, che sono la radice e il fondamento della giurisdizione. Questo è il pensiero dei padri della Chiesa, in specie di Cipriano, che ebbe a che fare con Novaziano, antipapa durante il pontificato di papa Cornelio (cfr. Lib. 4, ep. 2). Ogni fedele, compreso il papa, con l'eresia si separa dall'unità della Chiesa. È noto che il papa è nello stesso tempo membro e parte della Chiesa, perché la gerarchia è all'interno e non sopra la Chiesa, come affermato in Lumen Gentium (n. 18).

Note[modifica]

  1. a b c d Da Cosa sta accadendo alla Chiesa?, orienteoccidente.org.
  2. a b Dall'intervista di Claudio Cartaldo, Il collaboratore di Benedetto: "C'è apostasia dentro la Chiesa", il Giornale.it, 27 settembre 2017.

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