Pietro Grasso

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Pietro Grasso

Pietro Grasso (1945 – vivente), magistrato e politico italiano.

Citazioni di Pietro Grasso[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Ancora una volta mi trovo a deplorare il danno arrecato alle indagini dalla diffusione su vari organi di stampa di notizie in merito ai cosiddetti pizzini di Bernardo Provenzano, per altro, con evidenti differenze tra un articolo e l'altro, che tradiscono, stando anche alle informazioni in mio possesso, una scarsa corrispondenza con la documentazione sequestrata.[1]
  • Chi sfrutta i bambini spegne la luce del mondo, perché sfruttare i bambini significa fare un crimine contro l'umanità.[2]
  • I mafiosi non hanno paura del carcere; i mafiosi hanno paura che noi mettiamo loro le mani nelle tasche.[3]
  • Non c'è dubbio che la strage che colpì Falcone e la sua scorta siano state commesse da Cosa Nostra. Rimane però l'intuizione, il sospetto, chiamiamolo come vogliamo, che ci sia qualche entità esterna che abbia potuto agevolare o nell'ideazione, nell'istigazione, o comunque possa aver dato un appoggi all'attività della mafia.[4]
  • Sotto questo punto di vista darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia. Ha introdotto delle leggi che ci hanno consentito di sequestrare in tre anni moltissimi beni ai mafiosi. Siamo arrivati a quaranta miliardi di euro. Sotto altri come ad esempio una seria legge anti corruzione stiamo ancora aspettando.[5]
  • Concludo ricordando cosa mi disse il capo dell'ufficio istruzione del tribunale di Palermo, Antonino Caponnetto, poco prima di entrare nell'aula del maxiprocesso contro la mafia: «Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena diritta e testa alta e segui soltanto la voce della tua coscienza». Sono certo che in questo momento e in quest'Aula l'avrebbe ripetuto anche a tutti noi.[6]
  • Sono veramente e umanamente preoccupato per gli omofobi, anche se il termine non mi piace. Una corretta educazione su questi temi la dobbiamo fare soprattutto per loro, per chi soffre di questa presunta fobia per chi vive male, sopraffatto da un'irrazionale paura, dal terrore di uscire di casa. È un problema sociale che dobbiamo affrontare davvero, da subito, a partire dai più giovani. Dobbiamo farlo insieme, le istituzioni con le associazioni. Liberiamo gli omofobi dalle loro paure. Vivranno meglio loro, vivremo meglio tutti.[7]
  • [Su Francesco Renda] Il suo pensiero storico ha offerto un contributo fondamentale allo studio del movimento contadino siciliano e alla ricostruzione delle ragioni e delle dinamiche di una riscossa che ha minato alle radici il latifondo siciliano e il potere baronale, presupposti di quell'oscurantismo sociale e culturale senza il quale la mafia non potrebbe esistere.[8]
  • [Su Francesco Renda] Fu tra i primi a capire che per essere efficace il contrasto alla mafia richiede il consenso, la partecipazione popolare, la rivolta delle coscienze e un deciso cambio culturale.[8]
  • La scelta di nominare senatori a vita uomini e donne del mondo della cultura e della scienza ci indica chiaramente quali sono i punti di forza da premiare e valorizzare nel nostro paese: la cultura, sia artistica che scientifica, la ricerca, la meritocrazia. Solo con questo spirito, grazie al quale ciascuno dei nuovi senatori è diventato l'eccellenza nel proprio campo, possiamo sperare di tornare ad essere un punto di riferimento in Europa e nel mondo.[9]
  • L'occupazione jugoslava che a Trieste durò quarantacinque giorni, fu causa non solo del fenomeno delle foibe ma anche delle deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi di popolazioni inermi. In Istria, a Fiume e in Dalmazia, la repressione Jugoslava costrinse molte persone ad abbandonare le loro case. La popolazione italiana che apparteneva a quella regione fu quasi cancellata e di quell'orrore, per troppo tempo, non si è mantenuto il doveroso ricordo. Non possiamo dimenticare e cancellare nulla; non le sofferenze inflitte alle minoranze negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani.[10]
  • [Sulla strage di Bologna.] Nonostante il passaggio inesorabile del tempo costituisce un nostro preciso imperativo morale mantenere vivo il ricordo di quel giorno, non solo per rendere omaggio a persone innocenti, che per mano di una violenza cieca e insensata, sono state strappate alla vita e agli affetti, ma, soprattutto, per alimentare la memoria della nostra storia contro la "cultura delle dimenticanza".[11]
  • Le intercettazioni, lo dico da sempre, sono un mezzo di indagine irrinunciabile e indispensabile che non va in alcun modo limitato.[12]
  • Sul tema della libertà di stampa e della tutela dei giornalisti, ho ribadito la necessità di compiere decisivi passi in campo legislativo per adeguare il nostro impianto normativo a quello europeo. Urgenza alla quale il Parlamento deve immediatamente rispondere, approvando al più presto il disegno di legge sulla diffamazione, la cui gestazione è stata finora troppo lunga e complicata.[12]
  • Senatore Giovanardi, le sue offese sono una medaglia. Grazie.[13][14]
  • Luciano Lama ebbe in Di Vittorio un grandissimo maestro: accompagnandolo nei suoi numerosi viaggi conobbe la realtà del Mezzogiorno e comprese l'importanza del contatto diretto con le masse.[15]
  • Ogni giorno vediamo imbarcazioni e gommoni improvvisati che trasportano uomini, donne e bambini, dentro ci sono storie e speranze che affondano. Se è vero, come dice il Talmud, che 'chi salva una vita salva il mondo intero', è vero anche il contrario: per ogni singola vita perduta muore la nostra umanità.[16]
  • La storia di cosa nostra è una storia di misteri irrisolti o solo parzialmente risolti. Non solo per le stragi, ma anche per i cosiddetti omicidi politici di Michele Reina, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, che danno l'impressione di essere stati commessi non solo per le esigenze di cosa nostra; anzi, l'hanno danneggiata.[17]
  • Chi nasce in Italia, studia in Italia con i nostri figli, tifa per una squadra italiana, si impegna per il bene di tutti, è italiano.[18]
  • La "mafia stragista" non esiste più, è stata destrutturata, è stata ridotta all'impotenza attraverso gli ergastoli che sono stati inflitti tutti con il Maxiprocesso di cui sono stato giudice a latere, e rendendo inoffensivo Matteo Messina Denaro, l'unico latitante rimasto, perché pare che per proteggere la sua latitanza non si possa interessare attivamente tutta Cosa Nostra, per questo è stato anche lui ridimensionato.[19]

Citazioni su Pietro Grasso[modifica]

  • È stato un magistrato di grande esperienza, coraggio, capacità professionali, ma bisogna ricordarsi che è diventato procuratore nazionale Antimafia per una legge ad personam di Berlusconi, che ha escluso Gian Carlo Caselli, il quale aveva più numeri di Pietro Grasso. Lo stesso Grasso in una famosa intervista disse che il governo Berlusconi meritava un premio speciale per la sua attività antimafia. Pietro Grasso non è certamente di sinistra, non lo è stato nelle sue momentanee contiguità con la politica. Anche quando Caselli nel 1992 fu nominato procuratore di Palermo, Grasso era il suo avversario, candidato dell'allora ministro della giustizia Martelli. Quindi, non aveva una posizione di sinistra sinistra, come lo sono i fondatori di Liberi e Uguali. Poi è stato sostenuto dal governo Berlusconi contro Caselli. [...] Grasso ha avuto sempre posizioni molto prudenti su tante iniziative della procura di Palermo. Non volle sottoscrivere l'appello della procura di Palermo contro l'assoluzione di Andreotti in primo grado. È stato molto tiepido, quando era il mio capo, su indagini che avevo portato avanti intorno ai sistemi criminali, sulla trattativa Stato-mafia, sul processo Dell'Utri. È stato sempre un uomo prudente, legittimamente, ma anche un magistrato cauto. (Antonio Ingroia)
  • Ecco il ritratto che le fece il suo vecchio allenatore, nel 2004: "Grasso, da giovane, giocava a calcio nella mia squadra, Bacigalupo, ed era famoso perché a fine partita usciva sempre pulito dal campo: anche quando c'era il fango, riusciva sempre a non schizzarsi". Era Marcello Dell'Utri. Messaggio chiarissimo: mentre i suoi colleghi prendevano palate di fango, lei usciva sempre immacolato. Anche Dell'Utri la giudica furbo, per questo gli piace. Negli ultimi giorni l'ha elogiata tre o quattro volte: "Grasso è equilibrato, è un uomo di Stato, lui sa chi sono io... Grasso è una brava persona, sono contento per la sua elezione a presidente del Senato... Grasso non è un pm fanatico come Ingroia...". [...] Un'altra bugia riguarda le tre leggi del governo Berlusconi che nel 2005 hanno eliminato il suo unico concorrente Caselli dalla Procura nazionale antimafia, lasciando lei tutto solo a vincere per mancanza di avversari. Lei si offende perchè ho detto che quelle leggi lei le ha ottenute, e risponde che non le ha chieste. Ma, per ottenere, non serve chiedere: basta meritare. S'è mai domandato cos'ha fatto per meritare tre leggi che eliminavano il suo unico rivale? E cos'ha fatto Caselli per essere eliminato? Berlusconi doveva avere degli ottimi motivi per preferire lei a Caselli, altrimenti non avrebbe fatto tre norme contro Caselli e pro Grasso. Lei dice che le leggi non ebbero effetto perché il Csm poteva fare di corsa un plenum straordinario e decidere prima che le leggi passassero. Ma non si poteva: intanto c'erano solo otto giorni, e poi i 13 consiglieri, tra cui i 5 di destra, chiesero al vicepresidente Rognoni quel plenum straordinario e non ebbero neppure risposta: perché la proposta era irricevibile. Se lei non voleva vincere quel concorso truccato, poteva ritirarsi, per sportività e per rispetto dell'art. 105 Costituzione, che affida al Csm e non al governo le nomine dei magistrati: rifiutare la nomina in attesa che la Consulta dichiarasse incostituzionale l'ultima legge truffa e rifare il concorso regolare. Anche perché l'esclusione di Caselli gli ha impedito di ricorrere al Tar contro la nomina di Grasso: ricorso che poteva vincere, avendo più titoli e più anzianità di lei. Invece lei ha approfittato di quelle leggi e poi ha detto che non le aveva chieste. Un po' come la casa di Scajola, pagata a sua insaputa. Ma questa, appunto, è roba da furbi. Come non vistare un appello e poi inventarsi una scusa dopo. Come se una sera le consegnassero tre pizze, lei le mangiasse e poi dicesse: buone, chissà chi le ha ordinate e pagate. E lei sapeva benissimo chi aveva ordinato le tre leggi: Berlusconi. E ora le pare strano, infamante, minaccioso, mafioso, che un giornalista faccia stecca nel coro degli osanna e le ponga una domanda semplice semplice, mentre si parla di lei per un governissimo Pd-Pdl o addirittura per il Quirinale: per quale motivo, negli ultimi 20 anni, lei è l'unico pm antimafia elogiato da Dell'Utri e applaudito e premiato da Berlusconi? (Marco Travaglio)
  • È equilibrato, un uomo di Stato. Lui sa chi sono io. [...] Grasso è brava persona, sono contento per la sua elezione a presidente del Senato. [...] Non è un magistrato fanatico come Ingroia. (Marcello Dell'Utri)
  • Grasso, quando era giovane, giocava a calcio nella mia squadra, la Bacigalupo, ed era famoso perché a fine partita usciva sempre pulito dal campo: anche quando c’era il fango, lui riusciva sempre a non schizzarsi. (Marcello Dell'Utri)
  • [Nel 2017] Resta presidente del senato per quel poco tempo che ci separa dallo scioglimento delle camere, ma si dimette dal Pd perché evidentemente mettere la faccia su questa ingloriosa pagina parlamentare è stato un prezzo troppo alto da pagare. E forse un partito così ridotto gli fa anche un po' schifo. (Norma Rangeri)

Note[modifica]

  1. Citato su Adnkronos, 26 aprile 2006.
  2. Da una dichiarazione a Trieste; citato in Minori immigrati ridotti in schiavitù, scoperta banda bulgara, PositanoNews.it, 29 maggio 2006.
  3. Dalla trasmissione televisiva Che tempo che fa, Rai 3, 26 aprile 2009.
  4. Citato in Grasso: anche un'entità esterna dietro la strage di Capaci, Repubblica.it, 27 ottobre 2009.
  5. Dall'intervista alla trasmissione radiofonica La Zanzara, Radio 24, 12 maggio 2012.
  6. Dal discorso di insediamento da Presidente del Senato, seduta n. 2, 16 marzo 2013. Resoconto stenografico disponibile su Senato.it.
  7. Citato in Omofobia, Boldrini: "Riconoscimento unioni in Italia. Punire chi incita all'odio", il Fatto Quotidiano.it, 17 maggio 2013.
  8. a b Senato della Repubblica Italiana – Legislatura XVII – Aula – Seduta n. 25 del 21 maggio 2013 – Resoconto stenografico – Commemorazione di Francesco Renda. Roma, 21 maggio 2013.
  9. Citato in Nomina senatori a vita. Il Presidente Grasso: "Personalità di grande merito, cultura e scienza diventino nostri punti di forza", Comunicato del Senato della Repubblica Italiana, 30 agosto 2013.
  10. Citato in Foibe, la giornata del ricordo. Grasso: “Una pagina terribile”, La Stampa.it, 10 febbraio 2014.
  11. Citato in Due Agosto, la bomba 34 anni fa. Poletti: "Risarcimenti prima possibile". Napolitano: "Resti vivo anelito alla verità", Repubblica.it, 2 agosto 2014.
  12. a b Citato in Grasso: "Intercettazioni tra privati legittime per la Cassazione. Utili nelle indagini su estorsioni, corruzione, stalking", Repubblica.it, 28 luglio 2015.
  13. Rispondendo a Carlo Giovanardi che aveva detto: «Ma quando faceva il magistrato faceva così? Il compito della presidenza non è di tutelare una maggioranza. Lei fa il servo sciocco della maggioranza e non tutela la minoranza.»
  14. Citato in Senatore Giovanardi, le sue offese sono una medaglia. Grazie, Il Post.it, 11 febbraio 2016.
  15. Dall'intervento nel Convegno "Ricordando Luciano Lama a vent'anni dalla scomparsa"; riportato in Intervento del Presidente Grasso, nella sala Koch, alla presenza del Presidente della Repubblica, Senato.it, 31 maggio 2016.
  16. Citato in Ondata di barconi nel Canale di Sicilia, quasi 6000 in salvo. Nove morti, Repubblica.it, 3 ottobre 2016.
  17. Citato in Cosa nostra, Grasso: la mafia fu braccio di altri interessi, Corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 30 gennaio 2017.
  18. Citato in Elisabetta Rosaspina, «Siamo in 100 mila per i migranti» Sala guida la marcia «contro i muri», Corriere della Sera, 21 maggio 2017, pp. 6-7.
  19. Citato in Grasso: "Mafia stragista non esiste più", Adnkronos, 30 giugno 2017.

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