Pietro Nenni

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Pietro Nenni

Pietro Nenni (1891 – 1980), politico italiano.

Citazioni di Pietro Nenni[modifica]

  • [Dopo la caduta di Mussolini e la sua scarcerazione da Ponza] Arriviamo a Terracina dopo ore di navigazione. Bandiere a tutte le finestre, striscioni acclamanti all'esercito, scritte di «Viva Badoglio». È il volto dell'Italia festereccia; l'Italia che non amo, quella che ha un applauso per ogni vincitore. L'educazione data dal socialismo alle masse tendeva a disciplinare la «mobili fantasie del popolo mezzano» di cui già si stizziva Carducci; la diseducazione fascista ci ha ricondotti allo spagnolismo settecentesco. Anche qui è tutto da rifare. (da Tempo di guerra fredda, vol. I)
  • Ci sono nella vita delle testimonianze da rendere alle quali non ci si può sottrarre.[1]
  • Cipriano Facchinetti era uomo che, se tempi difficili per la democrazia dovessero venire, non avrebbe esitato a prendere il suo posto di lotta e di responsabilità. Per lui la democrazia era essenzialmente costume morale e fede nel progresso, ragione per cui raffigurava la vita nelle forze che rappresentano il progresso, mentre detestava quanto rappresenta il passato ed il regresso.[2]
  • Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro.[3]
  • Io non sono certamente un uomo di cultura e alla cultura non attribuisco, per un politico, una decisiva importanza. Ma qualcosa so, qualche libro l'ho letto, anche grazie a Mussolini quando mi mandò al confino a Ponza. C'era anche Sandro. Lui, l'unica cosa che leggeva era L'Intrepido. Il resto del tempo lo passava a giocare a briscola o a scopa coi nostri guardiani. Alle nostre discussioni sul futuro dell'Italia e del partito non partecipava quasi mai, e quando lo faceva, era solo per invocare il popolo sulle barricate, per lui la politica era solo quella.[4]
  • In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano.[5]
  • La politica dell'alternativa democratica, come è stata praticata negli scorsi anni, non sacrifica il domani all'oggi, ma muove dall'oggi verso il domani, dal particolare verso l'insieme. Essa attacca l'una dopo l'altra le posizioni reazionarie, quelle in cui l'avversario è maggiormente esposto ed isolato, procedendo col metodo che la saggezza contadina ha consacrato in uno dei tanti proverbi delle nostre campagne. Quando vuoi abbattere un albero non è sempre utile adoperare una corda. Col troppo tirare la corda può spezzarsi. Allora è meglio scavare attorno all'albero per farlo cadere. L'albero da far cascare è per ora quello degli interessi conservatori e reazionari.[6]
  • Lo Stato italiano è forte coi deboli e debole coi forti.[7]
  • Niente si può sperare dall'alto. Tutto dal basso. (da Tempo di guerra fredda, vol. I)
  • Hanno voluto contarsi, hanno perduto. Questa è la sorte dei comitati civici e dei fascisti. Questa è la sorte della Chiesa. Questa è politicamente la sorte della Diccì. La vittoria dei NO è un grosso fatto storico che si iscrive positivamente nella nostra vita nazionale da un secolo in qua. È una vittoria non soltanto della legge sul divorzio ma dello spirito laico su quello confessionale con conseguenze che andranno lontano nel tempo. Il risultato è per noi motivo di grande soddisfazione. Deve diventare per tutti un motivo di rimeditazione. (13 maggio 1974[8])
  • La politica si fa con qualche sentimento e nessun risentimento[9].
  • Un puro trova sempre uno più puro che lo epura.[10]

Citazioni su Pietro Nenni[modifica]

  • Caro Pietro! [...] voi avete fatto la bestialità di volere la repubblica... La repubblica è all'incanto: la compra il maggior offerente, e quindi l'America... Solo la monarchia sarebbe stata costretta a fare una politica nazionale; la triplice... La triplice con la vecchia Germania e con quella nuova Austria che va da Trieste a Vladivostock: la Russia... (Mario Missiroli)
  • Gente come te e come me, al Quirinale, se c'è una sommossa di destra, spara: se ce n'e una di sinistra, si spara. (Giuseppe Saragat)
  • Nenni aveva tagliato i ponti coi sovietici nel '56 nel corso della tragedia ungherese e De Martino lo aveva seguito, a differenza di altri che si organizzarono con i soldi russi per rovesciarlo. (Bettino Craxi)
  • Pietro Nenni. Le Confusioni di un Ottuagenario. (Marcello Marchesi)
  • Sarebbe stato uno splendido presidente delle Repubblica, e ci avrebbe fatto bene averlo al Quirinale. Ma non glielo permisero, non ce lo permisero. I suoi amici prima ancora dei suoi nemici. (Oriana Fallaci)

Note[modifica]

  1. Da Taccuino 1942, Mondadori, 1967, p. 115 e Teils, Edizioni Avanti!, 1965, p. 388.
  2. Da Discorsi parlamentari, 1946-1979, Camera dei Deputati, 1983.
  3. Citato in Enzo Biagi, Era ieri, cap. XIII.
  4. Citato in Pertini? Sono altri i grandi d'Italia, Corriere della Sera, 16 giugno 1997, p. 37.
  5. Citato in Indro Montanelli, I protagonisti, Rizzoli, 1976, p. 240.
  6. Dalla relazione al XXXIV Congresso nazionale del Partito socialista italiano, Milano, 15 marzo 1961, in Il socialismo nella democrazia, Vallecchi, 1966.
  7. Citato in Leonardo Sciascia, L'affaire Moro, p. 67.
  8. Da Gli ultimi taccuini, Mondoperaio, 2016, p. 82.
  9. Citato in Gabriele Della Rovere, C'era una volta Pietro Nenni (e la sinistra), Lindro.it, 5 ottobre 2015
  10. Citato in Alberto Ronchey, Chi vincerà in Italia?: la democrazia bloccata, i comunisti e il "fattore K", A. Mondadori, 1982, p. 39.

Bibliografia[modifica]

  • Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1971, a cura di Giuliana Nenni e Domenico Zucaro, SugarCo, 1981.

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