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Sumeri

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Arte sumerica

Citazioni sui Sumeri.

Citazioni

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  • I Babilonesi e Assiri hanno avuto grande numero di miti e leggende, fondati per buona parte su quelli dei Sumeri, nazione della Mesopotamia meridionale che li ha preceduti nella storia e nella civiltà, alla quale ultima essi hanno attinto a piene mani, cosicché si può dire che tutta la civiltà babilonese e assira, e in primo luogo la religione, si erge sopra un ricco sostrato sumero. (Giuseppe Furlani)
  • Il principio fondamentale della religione sumerica o sumero-accadica era un rozzo sciamanesimo: la credenza negli spiriti maligni (donde la magia diretta a stornare gl'influssi), alla testa dei quali stavano lo spirito della terra, Inki, e quello del cielo, Anna. Dai due spiriti supremi, prima concepiti astrattamente, poi personificati, si venne svolgendo una grande schiera di divinità acquatiche e luminose, che concorsero a formare il substrato, per dir così, del pantheon caldeo posteriore. Coteste divinità dai nomi strani, di molti dei quali ignoriamo ancora il senso e la pronunzia, furono assimilate, la maggior parte, dai Semiti di Babilonia alle proprie, rappresentanti di fenomeni fisici, a cui presiedevano. (Domenico Bassi)
  • Tremila anni prima della nascita di Cristo attorno al corso inferiore dei fiumi Eufrate e Tigri, nella Mesopotamia meridionale, emersero i primi passi verso la civiltà. Poiché quella terra si trovava tra due fiumi – Sumer – le popolazioni che vi vivevano furono chiamate sumere. Le loro origini etniche non sono mai state spiegate.
    Queste genti diedero tre importanti contributi al nostro progresso – quattro se si conta l'introduzione delle comunità governate rigidamente.
    I primi due erano questi:
    la misurazione del tempo in ore, giorni e mesi e l'astrologia, lo studio dell'influenza delle stelle, che portò con il tempo all'astronomia.
    Ma il terzo contributo fu il più importante di tutti, poiché i sommi sacerdoti sumeri scoprirono un modo per rendere immortale l'uomo, non legandone eternamente lo spirito al suo guscio, ma preservandone la conoscenza. Questi sacerdoti inventarono la parola scritta e nulla di quanto si è inventato da allora in poi ha avuto un effetto maggiore sul progresso dell'umanità. (James Herbert)
  • A Sumer, un buon millennio prima che gli Ebrei componessero i primi libri della Bibbia e i Greci l'Iliade e l'Odissea, troviamo già tutta una fiorente letteratura comprendente miti ed epopee, inni e lamentazioni, e numerose raccolte di proverbi, favole e saggi. Non è affatto utopistico predire che il recupero e la ricostruzione di quest'antica letteratura per tanto tempo rimasta nell'oblio si riveleranno come uno dei maggiori contributi del nostro secolo alla conoscenza dei primordi della storia.
  • I saggi sumeri credevano e insegnavano che le sventure dell'uomo sono il risultato dei suoi peccati e delle sue cattive azioni e che nessun uomo è esente da colpevolezza. Per essi, come si è visto, non esisteva esempio di sofferenza umana ingiusta e immeritata; bisogna sempre biasimare, dicevano, l'uomo, mai gli dei. Malgrado tutto, più di un Sumero, nel momento dell'avversità, doveva essere tentato di porre in dubbio la lealtà e la giustizia degli dei.
  • I Sumeri avevano dunque una visione pessimistica dell'uomo e del suo avvenire. A dir vero sentivano nostalgia della sicurezza e, come noi, desideravano essere liberi dalla paura, dalla povertà e dalla guerra. Ma non credevano a un futuro migliore del presente, pensavano anzi che gli uomini fossero stati felici un tempo, in un remotissimo passato.
  • I Sumeri non esercitarono ovviamente un'influenza diretta sugli Ebrei, essendo scomparsi assai prima dell'apparire di questi ultimi. Ma non c'è il minimo dubbio che essi abbiano influenzato in profondità i Cananei, predecessori degli Ebrei in Palestina. Così si spiegano le numerose analogie rilevate tra i testi sumerici e alcuni libri della Bibbia.
  • Basti qui ricordare che proprio ai Sumeri va ascritto il merito di aver inventato la prima forma di scrittura del mondo, la scrittura cuneiforme, che, assieme alla urbanizzazione, ha costituito la base imprescendibile che ha permesso all'umanità tutta di entrare nella Storia.
  • Differentemente dagli Accadi, i quali consideravano il destino dell'uomo piuttosto negativamente, i Sumeri hanno giudicato il lavoro positivamente: l'uomo, per i Sumeri, era il continuatore dell'opera divina sulla terra e, lavorando, si assicurava la benedizione degli dèi. Del resto gli dèi si erano premurati di porre le condizioni adatte per un buon svolgimento del lavoro, così come apprendiamo dai succitati miti della organizzazione del mondo. Il lavoro dell'uomo consisteva soprattutto nell'agricoltura e nella costruzione dei templi per gli dèi; egli doveva quindi pensare al sostentamento proprio e degli dèi. Il Sumero accettò tale scopo della creazione come una missione, e gli stessi re amarono farsi rappresentare con la cesta da lavoro sulla testa.
  • Gli studi sulla vita sociale dei Sumeri confermano [...] la preoccupazione costante e continua per una giustizia sociale; non è certo a caso che la donna e lo schiavo godessero presso i Sumeri di più diritti di quanti ne avrebbero avuto presso i popoli semiti venuti dopo.
  • I popoli mesopotamici, e tra essi i Sumeri, furono sempre coscienti della fragilità umana di fronte ai violenti fenomeni della natura. La loro esistenza minacciata continuamente dalla potenza della natura – si ricordi che la tradizione del Diluvio universale ebbe origine proprio a Sumer – comportava una lotta ostinata per la sopravvivenza. Non fa quindi meraviglia che il Sumero considerasse la natura non come inanimata, ma come piena di vita e la sperimentasse come un «tu» più potente dell'«io» umano. Proprio sotto questa visuale sarebbe sorta e si sarebbe sviluppata la religione sumerica, nella quale il concetto trascendente di «divino» e «divinità» fu sempre assente. Gli dèi sarebbero la personificazione della natura e dei suoi singoli fenomeni. Nella concezione del divino si ebbe però uno sviluppo in due fasi: 1) dapprima gli dèi si identificavano con le varie manifestazioni della natura, così come queste venivano sperimentate dall'uomo; 2) solo nell'età storica essi ricevettero una veste antropomorfa.
  • I Sumeri ebbero molta cura dei loro morti; già nei periodi preistorici e protostorici i morti venivano seppelliti in urne speciali ripiene di doni, la qual cosa fa supporre la credenza che il morto continuasse in un certo senso a vivere anche dopo la morte. Anche la posizione del cadavere nella tomba – adagiato come un dormiente oppure raggomitolato come l'embrione nel seno materno – ci induce a concludere che i Sumeri fossero convinti che l'uomo non ricadesse nel nulla.
  • L'ipotesi più accreditata archeologicamente – su questo punto si ha l'unanimità assoluta degli studiosi – è che i Sumeri non siano autoctoni, ma che siano immigrati in un imprecisato momento della preistoria nella Bassa Mesopotamia. Circa il luogo di provenienza prevale ancora oggi l'ipotesi di una migrazione dalla Valle dell'Indo, per via marittima. In tal senso può infatti venire spiegata la denominazione che i Sumeri danno a se stessi di Teste Nere, come pure l'importanza che riveste nella mitologia sumerica il paese di Dilmun, da ricercarsi nelle odierne isole Bahrein nel Golfo Persico-Arabico, chiamato in un testo addirittura ki-en-gi, cioè «Sumer». Non vanno però taciuti altri indizi che fanno ritenere altrettanto probabile una loro provenienza dalle montagne del Caucaso, la qual cosa potrebbe rendere ragione di uno degli appellativi del dio supremo del Pantheon, Enlil, come «montagna», e forse anche la struttura templare per eccellenza dell'architettura religiosa sumerica, la Ziqurrat, che si eleva al cielo come appunto una montagna – del resto, in un mito recentemente editato, viene raccontato che Enlil creò proprio nella montagna il grano, che fu dato poi in dono ai suoi Sumeri.
  • Per quanto, quindi, i Sumeri credessero in una vita oltreterrena, non conoscevano il concetto di retribuzione, come del resto era assente nella loro cultura la concezione del peccato. Non fa meraviglia che essi abbiano cercato in tutti i modi di prolungare la vita terrena: la più grande benedizione era quella di raggiungere un'età molto avanzata. La triste sorte che li aspettava nell'aldilà li spronava a immortalarsi in questa vita con opere imperiture, e la tematica presente in tutti i poemi sumerici di Gilgamesh è appunto il «raggiungimento di un nome duraturo e perenne».
  • Si è accennato che i Sumeri, pur credendo nell'aldilà, non avevano elaborato il concetto di retribuzione. Ciò non ha impedito l'esistenza di una vita morale, che consisteva soprattutto nell'osservanza fedele delle leggi divine. L'obbedienza è la virtù fondamentale dei Sumeri: obbedienza al dio creatore, al re, suo rappresentante nello Stato, e ai genitori nella famiglia.

Voci correlate

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