Tommaso Campanella

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Tommaso Campanella

Giovanni Domenico Campanella (1568 – 1639), filosofo, teologo, poeta e frate domenicano italiano.

Citazioni di Tommaso Campanella[modifica]

  • Anzi è chiaro che tutto il genere umano, non solo questo o quell'individuo, è tenuto a dedicarsi alle scienze. Infatti Dio creò l'uomo, affinché lo conoscesse, e conoscendolo lo amasse, e amandolo ne godesse; per questa ragione l'uomo è stato creato razionale e dotato di sensi. Invece l'uomo, se è vero che la ragione è fatta per le scienze, qualora non utilizzasse questo dono di Dio secondo il progetto divino, agirebbe contro l'ordine naturale di Dio – come suole notare Crisostomo – quasi non volesse usare i piedi per camminare. (da Apologia di Galileo, Cap. III, Seconda tesi, Dimostrazione della prima asserzione)
  • Assai sa chi non sa, se sa obbedire. (da Canzon del sommo bene, oggetto d'amor naturale)
  • Dicono che è gran dubbio sapere se 'l mondo fu fatto di nulla o delle rovine d'altri mondi o del caos; ma par verisimile che sia fatto, anzi certo. (da La città del Sole)
  • E quanto intendo più, tanto più ignoro. (da Anima immortale)
  • Gabbia de' matti è il mondo. (da Al Primo Senno, canzone terza)
  • Il mondo è il libro, dove il senno eterno | scrisse i proprii concetti. (da Modo di filosofare, in Poesie filosofiche)
  • Io nacqui a debellar tre mali estremi; | tirannide, sofismi, ipocrisia […]. | Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, | ingiustizia, lussuria, accidia, segno | tutti a que' tre gran mali sottostanno | che nel cieco amor proprio, figlio degno | d'ignoranza, radice e fomento hanno. (da Delle radici de' gran mali del mondo)
  • La morte è dolce a chi la vita è amara. (da Del dispregio della morte, canzone terza)
  • Le leggi son pochissime, tutte scritte in una tavola di rame alla porta del tempio, cioè nelle colonne, nelle quali ci sono scritte tutte le quiddità delle cose in breve. (da La città del Sole)

Aforismi politici[modifica]

  • Il dominio naturale ha la Comunità naturale; il violento, violenta.
  • Nessuno domina a sé solo, e a pena un solo ad un altro solo signoreggia. Il dominio dunque richiede unità di molti insieme, che si dice Comunità.
  • Più naturale è il dominio e la comunità dove il bene è più comune a tutti: e violento è più, dove è manco comune.
  • Signoreggia per natura chi precede di virtù; serve per natura chi manca di virtù; dove si fa il contrario è dominio violento.

Del senso delle cose e della Magia[modifica]

  • [L'istinto è] impulso di natura senziente […]. (lib. I, cap. 7; p. 42)
  • Vero è che molti animali hanno più senso che memoria, e così tra gli uomini […]. (lib. II, cap. 20; p. 95)
  • Che tutti gli animali sentano, nessun dubita. Or che molti abbino memoria si vede, ch'imparano i cavalli li salti; le simie i giochi, e l'api di tornar in casa loro. (lib. II, cap. 23; p. 102)
  • Il polpo per magnarsi la coquiglia spesso dalle conche di quella che si serra viene ad esser offeso nelli piedi, ed egli perché non li possa serrare astutamente gitta una petrella dentro le conche, e quella non può chiuderle, e così la divora; pure con astuzia alle pietre s'appiatta per parer pietra a pesciolini. (lib. II, cap. 23; pp. 102-103)
  • L'astuzia del ragno a pigliar le mosche è stupenda; come fabrica la rete, e fa le fila in tirarla; si nasconde in secreto dove le fila finiscono, e incorrendo la mosca alla rete la scote e si communica per il filo al ragno il moto, et esce a pigliarla con mille sillogismi. (lib. II, cap. 23; p. 103)
  • E così le grui hanno il capitano, il sergente, l'ordine del caminare e fermare; la più forte guida, e tutte a vicenda; e vigila la guardia con la pietra in mano per non addormentarsi. (lib. II, cap. 23; p. 103)
  • L'elefanti han tutte queste generosità e più senno; combatton con arte, imparan la lingua, fan patti con noi, conosceno la colpa, e si lavano dopo il coito, s'inginocchiano alla Luna, come gli antichi Greci, la riveriscono per lo beneficio che ricevono la notte da lei. (lib. II, cap. 23; p. 103)
  • Molti animali bramano gli onori, conoscono il disprezzo, e quanto sappiano le scimie argomentar a tutti è noto.
    L'onor e il disprezzo non si sentono con sensi esteriori, ma sono intelligibili; han dunque intendimento, e Job dice nel gallo esser intelligenza del Sole; e Cristo nelli serpi prudenza pone, e tutti gli animali disciplinabili dota Aristotile di prudenza. (lib. II, cap. 23; pp. 103-104)
  • […] quando noi miriamo i Tartari ed Etiopi, e li sentimo parlar sermoni ignoti, ci paiono più ignoranti, che li nostri cavalli, e di costumi e atti differentissimi dalli umani nostri. Così paion gli altri animali a noi esser senza discorso e favella e giudizio; ma tutti n'hanno chi più e chi meno, come tra noi avviene che molti paion bestie […]. (lib. II, cap. 23; p. 104)
  • Tutti gli animali stanno dentro il ventre del mondo, e l'uom con loro, come vermi dentro il ventre dell'animale; e pur solo gli uomini s'accorgeno che cosa è questo grande animale e li suoi principii, corsi, vita, e morte. (lib. II, cap. 25; p. 110)

Incipit di alcune opere[modifica]

La Città del Sole[modifica]

Ospitalario – Dimmi, di grazia, tutto quello che t'avvenne in questa navigazione.
Genovese – Già t'ho detto come girai il mondo tutto e poi come arrivai alla Taprobana, e fui forzato metter in terra, e poi, fuggendo la furia di terrazzani, mi rinselvai, ed uscii in un gran piano proprio sotto l'equinoziale.
Ospitalario – Qui che t'occorse?
Genovese – Subito incontrai un gran squadrone d'uomini e donne armate, e molti di loro intendevano la lingua mia, li quali mi condussero alla Città del Sole.

Lettere di Tommaso Campanella raccolte ed annotate da Michele Baldacchini[modifica]

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re,

Viene Favilla, suo servo, per negotiare la libertà mia e stampa de' libri, hora che sto senza causa, e senza processo, e Domeneddio va mutando alcune cose in favor nostro. Non starò a supplicar a V. Ecce.za che sia a lui per me favorevole, sapendo quanto per se stessa è inchinata all'opere virtuose e magnanime. Se potrà fare che venga in Roma, com'hor è agevolissimo, mi sarà singolar piacere per poter servir dopo tanti obblighi a V. E. in qualche cosella. Prego il Signor Dio per la sua salute in benefizio de' Virtuosi. Amen. Napoli, 31 di Marzo 1621 di V. E.
Principe Cesi

Servo Devotiss.mo
Fra Tommaso Campanella.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]