Wolfgang Pauli

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la fisica (1955)
Wolfgang Pauli in gioventù

Wolfgang Ernst Pauli (1900 – 1958), fisico austriaco.

  • Anche Dirac ha una propria religione che al primo comandamento recita: Dio non esiste, ma Dirac è il suo profeta. (citato in Etienne Klein, Sette volte la rivoluzione – I grandi della fisica contemporanea, traduzione di M. Schianchi, Raffaello Cortina Editore)

Teoria della relatività[modifica]

Incipit[modifica]

La trasformazione dei concetti fisici, prodotta dalla teoria della relatività, era da lungo tempo in gestazione. Già neI 1887 Voigt osservava, in un lavoro ancora legato al punto di vista della teoria elastica della luce, come fosse formalmente utile introdurre in un sistema di riferimento mobile un tempo locale t', la cui origine è una funzione lineare delle coordinate spaziali, mentre l'unità di misura del tempo viene mantenuta invariata. È allora possibile mostrare che l'equazione ondulatoria:

 \Delta\phi - {1 \over c^2}{\delta^2\phi \over \delta t^2} = 0

conserva la sua validità anche nel sistema mobile.

Citazioni[modifica]

  • Con Einstein la fondazione della nuova disciplina giunge finalmente a una precisa conclusione. Il suo lavoro del 1905 fu presentato quasi contemporaneamente a quello di Poincaré e fu concepito del tutto indipendentemente dalla trattazione di Lorentz del 1904. In esso non solo sono contenuti tutti i risultati essenziali di entrambi i lavori citati, ma vi è in più una concezione completamente nuova e molto più profonda di tutto il problema. Nel seguito tutto questo sarà esposto particolareggiatamente. (p. 7)
  • Riassumendo possiamo dire: Il postulato di relatività implica che una traslazione uniforme del baricentro dell'universo rispetto a un sistema isolato non ha alcun influsso sui fenomeni che in quel sistema si sviluppano. (p. 10)
  • Nella teoria della relatività, la velocità della luce giuoca sotto molti rispetti il ruolo di una velocità infinitamente grande. Ma per prevenire ogni equivoco desideriamo ancora sottolineare in modo particolare che il teorema dell'impossibilità di velocità maggiori di c, proprio per come è stato dimostrato, vale solo per i sistemi di riferimento galileiani. (p. 26)
  • Poiché le equazioni di campo della teoria dell'elettrone sono covarianti rispetto al gruppo di Lorentz e per i corpi in quiete esse sono riducibili, con un passaggio ai valori medi, alle equazioni di Maxwell, esse devono necessariamente condurre, per i corpi in moto, alle equazioni di campo di Minkowski. Born, partendo da indicazioni di Minkowski, ha potuto effettivamente mostrare questo, considerando il moto degli elettroni come un moto variato della materia. Con la prima variazione si ottiene la polarizzazione elettrica, con la seconda un ulteriore contributo a questa e la magnetizzazione. (p. 157)
  • Si può dunque considerare dimostrato che il principio di relatività, congiunto ai teoremi di conservazione della quantità di moto e dell'energia, conduce al principio fondamentale dell'inerzia di ogni tipo di energia. Possiamo con Einstein considerare questo principio come il più importante risultato della teoria della relatività ristretta. Una verifica sperimentale quantitativa non è stata fino ad ora possibile. Già nella sua prima pubblicazione su questo argomento Einstein ha indicato nei processi radioattivi un possibile mezzo per la verifica della teoria. (p. 185)
  • Le leggi generali della natura dovrebbero conservare invariata la loro forma anche nei sistemi non galileiani. Questa possibilità è offerta dal cosiddetto principio di equivalenza. Nella teoria newtoniana, un sistema situato in un campo gravitazionale uniforme è perfettamente equivalente, dal punto di vista meccanico, a un sistema di riferimento uniformemente accelerato. La richiesta che anche tutti gli altri processi fisici debbano svolgersi nei due sistemi secondo le stesse leggi, costituisce il principio di equivalenza di Einstein, che è uno dei pilastri fondamentali della teoria della relatività generale, da lui sviluppata più tardi. Poiché il decorso di un processo in un sistema accelerato può venire calcolato, risulta possibile valutare l'influenza di un campo gravitazionale uniforme su un processo qualunque. In questo consiste tutto il valore euristico del principio di equivalenza. Einstein è pervenuto in questo modo al risultato secondo cui orologi situati in punti di basso potenziale gravitazionale procedono più lentamente di orologi situati in punti di più alto potenziale, e ha previsto lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali emesse dal sole rispetto a quelle emesse da sorgenti terrestri. Risultò inoltre che la velocità della luce in un campo gravitazionale è variabile, e di conseguenza i raggi luminosi vengono incurvati, come se ad ogni energia corrispondesse non solo una massa inerziale, ma anche una massa gravitazionale in E=m/c2. In un lavoro successivo Einstein mostrò che la curvatura dei raggi luminosi ha per conseguenza uno spostamento delle stelle fisse visibili in prossimità del bordo del sole, suscettibile di verifica sperimentale. L'effetto calcolato allora risultò uguale a 0,83 secondi d'arco. (pp. 212-213)

Bibliografia[modifica]

  • Wolfgang Pauli, Teoria della relatività, traduzione di Paolo Gulmanelli, Boringhieri, 1978.

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