Carl August Schneegans

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Carl August Schneegans (1835 – 1898), scrittore e diplomatico tedesco.

La Sicilia nella natura, nella storia, nella vita[modifica]

  • Siamo ancora in Europa? Abbiamo già passato la soglia dell'Oriente?
    Come un porto di una delle isole Cicladi, bianca e quasi impallidita dal sole, con tetti piani, sparsa di cupole moresche e con le cime dei campanili stranamente acuminate, si stende Messina sul mare e sale dai monti, che si alzano rapidamente dalla costa. Scabrosa e con profilo irregolarmente dentato e solcato dalle spaccature profonde, taglienti e irte delle valli, si stende la catena dei monti Pelori fino al promontorio, all'apertura dello stretto.
    Le linee belle, dolci e ben disegnate dei monti di Napoli, di Capri e di Sorrento, sono sparite. È un nuovo paese che si presenta ai nostri sguardi, un paese strano, mezzo orientale e mezzo africano, bizzarro e meraviglioso. E come la città, come le montagne, così anche gli abitanti, hanno un carattere speciale. Il riso e il canto dei napoletani, qui tacciono, qui invano cercheresti il brioso e goderesco tipo degli uomini e delle donne.
  • L'impronta di questo popolo, di questa città, di tutto questo paese, a prima vista non è più europea e neanche italiana: si sente la vicinanza del continente africano.
  • Nella Sicilia, ahimè! foreste, sorgenti, ruscelli, sono parole vuote di senso; e anche per questo rispetto ci sentiamo già in Oriente. Nudi si elevano i monti siciliani: pini isolati, talvolta in gruppi, nelle piccole vallate, dove sono protetti dal vento, interrompono le loro linee duramente profilate.
  • Laggiù alla marina, l'occhio si ferma con ammirazione sui palazzi che in lunga, eguale e magnifica fila incorniciano il porto; una cornice quale non potrebbe sognarla il più ingegnoso architetto! Dopo il terremoto del 1783, quando la città risorgeva dai rottami e dalle rovine, il governo ordinò che fosse fabbricata questa Palizzata.
    In quel tempo era chiamata «l'ottava meraviglia del mondo»...
  • [Sull'Etna] [...] per vedere il cratere stesso e la lava, dobbiamo ancora salire fino a quel dorso di monte, sul quale nel 1883 i santi furono esposti contro la lava. Ancora pochi passi, e siamo arrivati sul piccolo rialto: davanti ai nostri occhi si stende, in tutto il suo terribile splendore, il campo dell'eruzione.
    Ogni parola sarebbe vana per dipingere siffatto spettacolo, che supera ogni opinione e vince ogni descrizione. Avevo assistito, anni addietro, a una eruzione del Vesuvio; ma quale differenza tra quella e questa del monte siciliano. Il Vesuvio è un bambino in confronto a questo gigante!
  • Se vivessimo ancora al tempo dei pagani e degli eroi olimpici, non si adorerebbe alcun altro dio che Helios o Dionisio, il dio del sole sfolgorante, l'uno accanto all'altro, come padre e figlio, malgrado tutti gli alberi genealogici delle famiglie mitologiche: Helios, che produce il vino imbevuto degli ardenti raggi del sole; Dionisio, nelle cui vene circola il sangue caldo del padre, del sole, e, accanto a loro Poseidone che abbraccia i monti, il dio della medesima famiglia, ma che fa valere i suoi diritti incontestati e incontestabili, sopra un altro regno.
  • Eccoci dunque seduti all'ombra, guardando il mare e il promontorio di Milazzo, che a man sinistra sporge in fuori lontano nel mare, in forma di sprone. Come Messina ha la sua falce, così Milazzo ha il suo sprone o la sua lancia. In nessuna altro paese, come nella Sicilia, la costa si diletta di formazioni di rocce e di piccoli seni così strani, capricciosi e anche pittoreschi.
  • Vista dalla riva, Milazzo pare una Napoli siciliana, e i milazzesi notano con un certo orgoglio questa somiglianza.

[Augusto Schneegans, La Sicilia nella natura, nella storia, nella vita, traduzione di Oscar Bulle; citato in Rina La Mesa, Viaggiatori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961.]

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